martedì 15 ottobre 2013

LA DURA VITA DEI CRISTIANI IN PAKISTAN " Autore: Nicola Morcavallo "

- «La domenica dopo l’attentato suicida, le chiese erano piene. I cristiani pachistani hanno sì paura, ma non perdono la loro fede». Così monsignor Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan, ha raccontato il coraggio dei suoi fedeli a margine della conferenza “Vittime della legge nera-La libertà religiosa in Pakistan”, organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre in collaborazione con la Pontificia Università della Santa Croce. L’incontro, tenutosi lo scorso 10 ottobre, è stato aperto dai saluti del professor Norberto González Gaitano, docente di Opinione Pubblica presso la Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale dell’Università della Santa Croce. Poi il direttore di ACS-Italia, Massimo Ilardo, ha ricordato lo storico impegno della fondazione pontificia nella tutela della libertà religiosa, e presentato alcuni esempi di paesi in cui essa è negata o limitata, quali Cina, Eritrea e Corea del Nord. Monsignor Coutts ha approfondito le drammatiche conseguenze della legge sulla blasfemia: norma introdotta dal dittatore Zia-ul-Haq nel 1986, che punisce con l’ergastolo chiunque profani il Corano e condanna a morte chi insulta il profeta Maometto. «Anche se è nata per proteggere l’onore del Profeta Maometto e impedire dissacrazioni del Corano – ha spiegato il presule – questa legge può essere facilmente usata in modo improprio. È infatti molto facile per un musulmano accusare chiunque di blasfemia, perfino un altro musulmano». Seppure la maggior parte delle accuse sono infondate, la cosiddetta legge nera rappresenta un potente strumento per ritorsioni personali. Un’arma particolarmente efficace se la persona contro la quale si punta il dito è un cristiano, infatti non è richiesta alcuna prova a sostegno dell’accusa formulata ed il presunto bestemmiatore viene immediatamente incarcerato. «Diventa molto difficile per la persona accusata provare la propria innocenza – ha continuato – e quando le emozioni della gente, incitata dai locali leader islamici, prendono il sopravvento possono scatenarsi veri e propri massacri». Come accaduto a Gojra, nel 2009, dopo che dei bambini avevano trasformato dei vecchi fogli di giornale in coriandoli per festeggiare un matrimonio. Su quelle pagine erano stati trascritti dei versetti del Corano e così una folla di centinaia di persone inferocite, a caccia del blasfemo, hanno appiccato il fuoco a quasi cento case. Otto persone sono morte tra le fiamme. Dall’entrata in vigore della legge fino alla metà del 2011 si contano ben 1081 accuse di blasfemia. «La legge sulla blasfemia rappresenta uno degli elementi tragici del sistema giuridico internazionale», ha affermato Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione. Tuttavia la “legge nera” non è l’unica causa di sofferenza per la piccola minoranza cristiana pachistana. «I non musulmani sono considerati cittadini di seconda classe – ha aggiunto monsignor Coutts – e sono discriminati in molti modi, specie in ambito lavorativo o scolastico. Nelle scuole statali, gli alunni non musulmani sono penalizzati negli studi e non è insolito che agli studenti sia assegnato un tema dal titolo:“Invita un tuo amico non musulmano a convertirsi all’Islam”».

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