domenica 21 gennaio 2018

(Mc 3,22-30) Satana è finito.


VANGELO DI LUNEDì 22 GENNAIO 2018
(Mc 3,22-30) Satana è finito.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Parola del Signore




LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito a far luce nella nostra vita, fa che la parola di Dio ci unisca e che non la usiamo per dividerci. Fa che lasciamo a Te il giudizio e che pensiamo solo a portar frutti alla Tua mensa.


Pregare per l’unità dei cristiani, può anche sembrare inutile; sembra quasi che non ci sia popolo più diviso del popolo di Dio. Difficile accettare di riconoscere Gesù come il re della nostra vita; non ci porta al potere, anzi , ci insegna a non fare del potere il nostro dio; non ci porta alla pace, perché ci sentiamo sempre messi in discussione da tutti; eppure Gesù è l’unico che ci porta a Dio.
Se potessimo immaginarci come atleti che camminano verso la stessa meta, ci troveremmo a farci gli sgambetti uno con l’altro, a indicarci sbagliando la strada o la scorciatoia per arrivare, ci fermeremmo a discutere, invece di aiutarci l’un l’altro ad andare dritti verso la meta.
L’uomo divide, ma Gesù ci vuole tutti riuniti sotto a quella croce, tutti amati, tutti perdonati.
Non viene da Dio la divisione, ma spetta a Gesù il giudizio, e non a noi che invece ci diamo più da fare per giudicare e condannare che per pregare.
Già dai primi discepoli c’erano incomprensioni, ricordiamo il passo della seconda lettura di domenica: < tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? >
La divisione nasce dal voler parlare per se e non per Cristo, nel voler agire in Suo nome e non far agire lo Spirito Santo. Dalle discordie, dai rancori,
dall’ odio…. in genere nasce quando anziché lasciarci guidare dalla parola di Dio, seguiamo il nostro egoismo ed il nostro orgoglio. La condivisione della stessa fede e dello stesso amore, crea comunione, amicizia e vera gioia.
Una fede forte in Cristo, sarà sempre rafforzata dall’ unione nello stesso Spirito, negare beffardamente la verità, è negare lo Spirito Stesso.


COMMENTO DI:
Rev. D. Vicenç GUINOT i Gómez
(Sant Feliu de Llobregat, Spagna)
Oggi, leggendo il Vangelo del giorno, non finiamo di stupirci –“È allucinante” come si direbbe in gergo popolare-, «Gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme», vedono la compassione di Gesù verso la gente ed il Suo potere con cui favorisce gli oppressi, e, nonostante tutto, Gli dicono che «Costui è posseduto da Belzebu e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni» (Mc 3,22). Realmente si rimane sorpresi vedendo fino a che punto può arrivare la cecità e la malizia umana e in questo caso, da persone dotte. Hanno davanti a loro la Bontà personificata, Gesù, l’umile di cuore, l’unico Innocente, e non se ne accorgono. Si suppone che loro sono gli esperti, quelli che conoscono le cose di Dio per aiutare il popolo e, invece non solo non Lo riconoscono, ma addirittura Lo accusano di diabolico.
Con questo panorama, verrebbe voglia di voltargli le spalle dicendo: «Addio per sempre!». Ma il Signore sopporta con pazienza questo giudizio temerario nei Suoi riguardi. Come ha affermato Giovanni Paolo II, Lui «è un testimone insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine». La Sua condiscendenza senza limiti Lo muove, perfino, a cercare di scuotere i loro cuori per mezzo di parabole e di argomenti ragionevoli. Sebbene, alla fine, nota, con la Sua autorità divina, che questa cecità di cuore è una ribellione contro lo Spirito Santo e che non troverà perdono (cf. Mc 3,39). E non perché Iddio non voglia perdonare, ma perché, per essere perdonati, bisogna riconoscere prima il proprio peccato.
Come annunciò il Maestro, è lunga la lista dei discepoli che anche hanno sofferto l’incomprensione quando agivano con le migliori intenzioni. Pensiamo, per esempio, a santa Teresa di Gesù, quando cercava di avviare ad una maggior perfezione le sue suore.
Non ci meravigliamo, perciò, se, nella nostra vita, si presentano queste contraddizioni. E’ un indizio che stiamo sulla buona strada. Preghiamo per queste persone e chiediamo al Signore che ci dia pazienza.

sabato 20 gennaio 2018

(Mc 1,14-20) Convertitevi e credete al Vangelo.




VANGELO DI DOMENICA 21 GENNAIO 2018
(Mc 1,14-20) Convertitevi e credete al Vangelo.


+ Dal Vangelo secondo Marco


Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.


Parola del Signore




LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA.
Vieni o Santo Spirito e donami la sapienza che occorre per comprendere e per saper esprimere a parole, i senso delle parole di Gesù.


«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Queste parole sembrano indicare “ il Vangelo “ libro in cui sono scritte le azioni e le parole di Gesù, ma proprio questo ci deve far comprendere che essere Cristiani non è leggere un libro, ma convertire il nostro modo di vivere a quello di Gesù, perchè il Vangelo non è un libro, ma una persona: Gesù Cristo.
Questo è quello che ci viene chiesto: seguire il Signore!
Ricordate? Chi cercate? Chiese Gesù... I discepoli di Giovanni risposero con un’altra domanda: dove abiti?
Gesù non gli ha indicato un posto; infatti non sarà un posto che attirerà tutti a se, ma qualcosa di indefinibile, un desiderio di vivere alla sua ombra, di vivere accanto a Lui e di lasciare tutto perché la nostra vita alla sua sequela, cambia totalmente.


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COMMENTO DI:
Rev. D. Lluís ROQUÉ i Roqué
(Manresa, Barcelona, Spagna)
Oggi, la Chiesa ci invita a convertirci e, con Gesù, ci dice: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Perciò, bisognerà far caso a Gesù Cristo, correggendo e migliorando quanto sia necessario.
Ogni azione umana è collegata con il progetto eterno di Dio su di noi e con la vocazione di ascoltare Gesù, seguirlo in tutto e per tutto, e proclamarlo acclamarlo così come lo fecero i primi discepoli, così come l’hanno fatto e cercano di farlo milioni di persone.
Questa è l’opportunità di incontrare Dio in Gesù Cristo; adesso è il momento della nostra vita che ci congiunge con l’eternità felice o infelice; adesso è il tempo che Dio ci offre per incontrarci con Lui, di vivere come figli Suoi e procurare che gli avvenimenti giornalieri abbiano quella carica divina che Gesù Cristo –con la Sua vita nel tempo- ha inculcato a loro.
Non possiamo lasciar perdere l’opportunità presente! Questa vita, più o meno lunga nel tempo, ma pur sempre breve, giacché «Passa infatti la figura di questo mondo!»(1Cor 7,31). Dopo verrà un’eternità con Dio e con i Suoi fedeli in una vita e in una felicità totale, o lontani da Dio –con quelli che non gli sono stati fedeli- in una vita e una infelicità eterne.
Così, dunque le ore, i giorni, i mesi e gli anni, non sono da sciuparsi ne da viverli senza pena ne gloria con uno sterile “tirare avanti”. Bisogna vivere -qui e adesso- quello che Gesù ha proclamato nel Vangelo salvatore: vivere in Dio, amando tutto e tutti. E, così, quelli che hanno amato –Maria, Madre di Dio e Madre nostra; i santi; quelli che sono stati fedeli fino alla fine della vita terrena- hanno potuto ascoltare: «Bene, servo buono e fedele (...), prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,23).
Convertiamoci, dunque! Ne vale la pena! Ameremo e saremo felici fin da questo momento!

venerdì 19 gennaio 2018

(Mc 3,20-21) I suoi dicevano: «E' fuori di sé».



VANGELO DI SABATO 20 GENNAIO 2018
(Mc 3,20-21) I suoi dicevano: «E' fuori di sé».

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Parola del Signore.

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni Gesù, portami con te alla luce del tuo Santo Spirito, perché possa vederti come veramente sei, come vuoi che io ti veda ed impari a seguirti attraverso le scritture.
Questo brano, che è qui riportato in solo due versetti, ci parla di un nuovo ostacolo che si presenta a Gesù nel compiere la sua missione.
Era talmente indaffarato ad occuparsi della gente, dei bisognosi che giungevano a Lui da tutte le parti, che non aveva neanche il tempo di mangiare, di occuparsi della sua famiglia d’origine.
Allora i suoi vennero a cercarlo, erano preoccupati e non riuscivano ad entrare dentro casa per quante persone c’erano fuori; tutto quello che Gesù faceva sembrava strano ai loro occhi, perché andava fuori da tutte le regole che che in genere gli uomini adottano per gestire la loro vita.
Le esigenze degli uomini e le esigenze di Dio... e tutto il resto? Gesù è così preso dalla sua missione dal trascurare tutto il resto.
Certo era così assurdo quello che Gesù diceva e faceva, aiutare gli ultimi non conveniva, non rendeva nulla; non era furbo Gesù, chiunque con il suo carisma ed i suoi poteri, avrebbe potuto fare meglio, avrebbe avuto la possibilità di trarne vantaggi economici.... chiunque avrebbe dubitato delle sue facoltà mentali…. ma non coloro per i quali era venuto!
Loro lo cercavano ed erano trascinati dal suo carisma, loro riconoscevano in quest’ uomo il Santo di Dio, perché li guariva veramente nello spirito e nel corpo e lo volevano vedere, toccare, lo acclamavano e lui si donava completamente a loro senza più pensare a se, ne tanto meno alla sua famiglia.
Così ci invita a fare Gesù, per rispondere a Dio, non guardiamoci indietro, non cerchiamo il nostro interesse, anche se non saremo capiti, se saremo giudicati pazzi o stupidi.
Abbiamo degli esempi di santità che ci debbono far pensare; certamente Gesù è troppo elevato come termine di paragone, ma ce ne sono tanti altri, uno di quelli che mi piacciono di più è certamente san Francesco, ma l’elenco è lungo, anche tra quelli la cui santità non è salita alle cronache della chiesa e dei calendari, persone che hanno lasciato una scia di amore e di devozione che come un profumo, ancora riempie l' aria.
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COMMENTO DI:
Rev. D. Antoni CAROL i Hostench
(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)
Oggi, vediamo che gli stessi parenti di Gesù osano dire di Lui che «E’ fuori di se» (Mc 3, 21). Ancora una volta si compie l’antico proverbio «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua» (Mt 13,57). Non c’è nemmeno bisogno di dire che questo lamento non “macchia” Maria Santissima, perché dal primo all’ ultimo momento –quando Lei si trovava ai piedi della Croce- si sostenne saldamente nella fede e fiducia verso Suo Figlio.
Dunque, e noi? Esaminiamoci! Quante persone vivono accanto a noi, che abbiamo a portata di mano, sono luce per la nostra vita, e noi...? Non è necessario andar lontano: pensiamo al Papa Giovanni Paolo II: quanti lo seguirono, e... allo stesso tempo, quanti lo giudicarono “testardo-antiquato”, geloso del suo “potere”? É possibile che Gesù –duemila anni dopo- resti ancora sulla Croce per la nostra salvezza e che noi, di sotto, continuiamo a dire: «Scendi e crederemo in te» (cf. Mc 15,32)? O viceversa. Se ci sforziamo per configurarci con Cristo, la nostra presenza non risulterà per quelli con cui conviviamo per motivi di parentela, lavoro, ecc. Peggio ancora, a qualcuno ciò risulterà fastidioso, perché sarà per lui un rimorso di coscienza. Ci è già stato garantito!: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Dietro le loro beffe, vorranno occultare la loro paura; mediante i loro giudizi negativi, faranno una pessima difesa della propria “pigrizia”.
Quante volte accusano noi cattolici di essere “esagerati”? Dobbiamo rispondere che non lo siamo, perché in tema di amore è impossibile esagerare. Però sì, che è vero che siamo “radicali”, perché l’amore è così: “totalizzante”: «o tutto o niente»; «o l’amore uccide l’io o l’io distrugge l’amore».
É questa la ragione per cui il Santo Padre ci parlò di “radicalismo evangelico” e di “non aver paura”: «Nelle questioni del Regno non c’ è tempo per guardare indietro e, meno ancora per lasciarci trasportare dalla pigrizia» (San Giovanni Paolo II).

giovedì 18 gennaio 2018

(Mc 3,13-19) Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.



VANGELO DI VENERDì 19 GENNAIO 2018
(Mc 3,13-19) Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e trova per me le parole che spiegano questo momento della vita pubblica di Gesù. Grazie amen.
Guardiamo le azioni di Gesù,per capire cosa e come compie.
Salì sul monte : Per la mentalità biblica, il monte è il luogo dove Dio si rivela e fa udire la sua voce
Li chiamò a se: É Dio che chiama l'uomo, lo attira, parla al suo cuore, lo seduce, manifestandosi nella storia.
C0stituì: Li stabilì,li ordinò.
Li chiamò Apostoli!
Qindi l’apostolo è ognuno dei dodici discepoli di Cristo da lui scelti come continuatori dell'opera sua e predicatori nel mondo della sua dottrina.
Ora detto questo,pensiamo a quante volte pensiamo o diciamo che non ci sta bene, questo o quel sacerdote...Questo o quel Vescovo...Questo o quel Papa...
Non possiamo certo dire il nostro SI a Dio se continuiamo a contestare le sue decisioni.
Personalmente vedo in ogni persona da Lui scelta che non mi garba,una bellissima sfida per crescere in obbedienza ed umiltà.

COMMENTO DI:

Rev. D. Llucià POU i Sabater
(Granada, Spagna)
Oggi, il Vangelo sintetizza la teologia della vocazione cristiana: il Signore sceglie quelli che vuole che stiano con Lui e siano inviati come apostoli (cf.Mc 3,13-14). In primo luogo, li sceglie: prima della creazione del mondo, ci ha destinati ad essere santi (cf. Ef 1,4). Ci ama in Cristo ed in Lui ci modella, dandoci le qualità per essere figli suoi. Solo alla luce della nostra vocazione, possono capirsi le nostre qualità; la vocazione è la “parte” che ci ha affidato nella redenzione. E’ la scoperta dell’intimo “perché” della mia esistenza, quando sento di essere pienamente “me stesso”, quando vivo la mia vocazione.
E perché ci ha chiamati? Per stare con Lui. Questa scelta implica corrispondenza: «Un giorno –non voglio generalizzare, apri il tuo cuore al Signore e raccontagli la tua storia- forse un amico, un cristiano comune, uguale a te, ti scoprì un panorama profondo e nuovo, anche se, allo stesso tempo, era vecchio come il Vangelo. Ti suggerì la possibilità d’impegnarti seriamente a seguire Cristo, ad essere apostolo di apostoli. Forse perdesti allora la tranquillità e non la ricuperasti, trasformata in pace, fino a quando volontariamente, perché tu lo decidesti –che è la ragione più soprannaturale- dicesti quel “sì” a Dio. Ed arrivò la gioia, vigorosa, costante, che solo sparisce quando ti allontani da Lui» (San Jose María).
E’ dono, ma è anche impegno: santità per mezzo della preghiera e dei sacramenti ed inoltre una lotta personale. «Tutti i fedeli di qualunque stato e condizione di vita sono chiamati alla pienezza della vita cristiana ed alla perfezione della carità, santità che, anche nella società terrena, promuove un modo più umano di vivere» (Concilio Vaticano II).
Così, possiamo capire la missione apostolica: guidare gli altri verso Cristo; possederLo e portarLo. Oggi possiamo considerare con maggior attenzione questa chiamata e perfezionare alcuni dettagli della nostra risposta d’amore.

mercoledì 17 gennaio 2018

(Mc 3,7-12) Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.


VANGELO DI GIOVEDì 18 GENNAIO 2018
(Mc 3,7-12) Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.


+ Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.


Parola del Signore
LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego Signore di far scendere su di me il tuo Spirito, per darmi piena conoscenza della tua parola e delle cose che bisogna mettere in atto per seguirla correttamente e con amore, come Tu ci hai insegnato.


La fama di Gesù, delle guarigioni da Lui operate arriva da tutte le parti e da tutti i confini continua ad arrivare gente che vuole conoscerlo, che vuole toccarlo… Gesù fa preparare una barca dai suoi discepoli.
Penso in questo momento a tutti i cristiani che discutono tra loro per chi ha la giusta fede, la giusta chiesa, le giuste regole…. e mi domando da quale Gesù sono stati salvati! Gesù non divideva chi lo cercava in gruppi, non escludeva nessuno, ma anzi, per parlare a tutti, saliva sulla barca . Servire Gesù è anche questo, farlo salire sulla nostra barca, farlo mettere al timone e farci guidare, incuranti d’ogni avversità e di quello che può sembrare troppo difficile per noi.
Gesù viene tra noi per farci capire cose che fino a quel momento gli uomini sembrava non avessero capito o, che erano state deviate dalle leggi degli uomini che credevano di poter amministrare la religiosità del popolo.
Così, mentre i capi della sinagoga complottavano per zittire Gesù, per ucciderlo, con quelli che detenevano il potere, la povera gente cercava in lui conforto e consolazione. Noi pensiamo di aver bisogno di Gesù? Pensiamo di voler vivere con Lui, per essere suoi discepoli, salvati dalla sua parola? Pensiamo di lasciare a Lui il timone della nostra vita? Se vogliamo tutto questo, se vogliamo appartenere a Cristo e con Cristo, preghiamo per l’unità dei cristiani, perché sicuramente questo è quello che Gesù vuole.
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COMMENTO DI:



Rev. D. Melcior QUEROL i Solà
(Ribes de Freser, Girona, Spagna)
Oggi, pensando al recente il battesimo di Giovanni nelle acque del fiume Giordano, dovremmo ricordare l’aspetto il senso della conversione del nostro proprio battesimo. Tutti siamo stati battezzati in un solo Signore, in una sola fede, «un solo Spirito in un solo corpo» (1Cor 12,13). Ecco qui l’ideale di unità: formare un solo corpo, essere, in Cristo, una sola cosa, affinché il mondo creda.
Nel Vangelo di oggi vediamo come «molta folla dalla Galilea e pure altre grandi masse di genti procedenti da altri luoghi (cf.Mc 3, 7-8) si avvicinano al Signore che li accoglie e cerca il bene di tutti, senza eccezioni. Questo dobbiamo averlo molto presente durante l’ottavario per l`unità dei cristiani.
Rendiamoci conto di come, nel trascorso dei secoli, i cristiani ci siamo divisi in cattolici, ortodossi, anglicani, luterani ed in una lunga sfilza di confessioni cristiane. Peccato storico contrario ad una delle note essenziali della Chiesa: l’unità.
Cerchiamo quindi di atterrare nella nostra realtà ecclesiastica di oggi. Quella della nostra diocesi , della nostra parrocchia, quella del nostro gruppo cristiano. Siamo realmente una sola cosa? In realtà, la nostra relazione di unità è motivo di conversione per quelli che vivono lontano dalla Chiesa? «Che tutti siano una sola cosa, (...) perché il mondo creda» (Gv 17,21), così Gesù prega il Padre. Questa è la sfida. Che i pagani vedano come si trattano quelli che formano parte di un gruppo di credenti che, riuniti dallo Spirito Santo, nella Chiesa di Cristo, costituiscono un solo cuore ed una sola anima (cf. At 4,32-34).
Ricordiamo che, quale frutto dell’Eucarestia –oltre all’unione di ognuno di noi con Gesù- bisogna far risaltare l’unità dell’assemblea, giacché ci nutriamo dello stesso Pane per formare un solo corpo. Perciò quello che i sacramenti significano e la grazia che contengono, esigono da noi gesti di comunione verso gli altri. La nostra conversione è verso l’unità trinitaria (e questo è un dono che viene dall’alto) e il nostro lavoro santificatore non può ovviare i gesti di comunione, di comprensione, di accoglienza e di perdono verso gli altri.

martedì 16 gennaio 2018

(Mc 3,1-6) È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?



VANGELO DI MERCOLEDì 17 GENNAIO 2018
(Mc 3,1-6) È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Spirito del Signore, Spirito di discernimento, aiutami a capire le letture e più di tutto fammi capire dove sbaglio nel seguirle, dove in qualcosa manco, dove il mio orgoglio mi rende cieca e sorda.
Stavolta Gesù si trattiene veramente a stento e giustamente, si schiera in difesa di un malato dalla mano rattrappita, che rappresenta tutti quelli che hanno bisogno di cure; ma gli erodiani ed i farisei, si coalizzano contro di lui.
Duri di cuore, mettono sempre i loro interessi al primo posto, ossia
quello che loro considerano la cosa giusta e non ascoltano ragioni.
Per loro il sabato non si deve fare assolutamente nulla e quindi neanche salvare una persona in pericolo di vita.
Quale legge giusta farebbe morire qualcuno per quella che oggi chiameremmo “burocrazia religiosa”?
Gesù non accetta che gli uomini si mettano al di sopra del diritto alla vita, alla salute, eppure ancora oggi vediamo che ci vogliamo arrogare il diritto di decidere sulla vita e sulla morte delle persone ammalate.
I casi di eutanasia e di disinteresse da parte delle istituzioni sia civili che religiose, fanno rabbrividire e Gesù è anche tra noi oggi e ci incita a seguirlo in questa scelta umana per la difesa della salute e della vita.
Non facciamo come quelli che mettevano i loro interessi prima di quelli degli altri, ma pensiamo che in ogni uomo che soffre c’è un fratello che ha bisogno di aiuto e di essere difeso.
Tutti i giorni leggo ed ascolto discussioni contro i migranti, e con grande tristezza, pur comprendendo le paure di tutti,e quindi anche mie, mi rendo conto che quella ci anima, è egoismo mascherato da prudenza.
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COMMENTO DI:

Rev. D. Joaquim MESEGUER García
(Sant Quirze del Vallès, Barcelona, Spagna)
Oggi, Gesù ci insegna che bisogna fare il bene in ogni momento: non vi è un tempo per fare il bene e un altro per trascurare l’amore al prossimo. L’amore che ci viene da Dio ci guida alla Legge suprema, che Gesù ci ha lasciato nel comandamento nuovo: «che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato» (Gv 13,34). Gesù non abroga o critica la Legge di Mosè, poiché Lui stesso compie i precetti e frequenta la sinagoga il sabato; ma ciò che Gesù critica è la ristretta interpretazione della legge da parte dei Maestri e dei Farisei, una interpretazione che lascia poco spazio alla misericordia.
Gesù è venuto a proclamare il Vangelo della salvezza, ma i suoi avversari, lontani dal lasciarsi convincere, cercano pretesti contro di Lui: «C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in sabato per poi accusarlo» (Mc 3,1-2). Allo stesso tempo possiamo vedere l’azione della grazia e constatiamo la durezza di cuore di uomini orgogliosi che pensano di essere in possesso della verità. Si rallegrarono i farisei al vedere quel povero uomo con la salute ristabilita? No, al contrario, si offuscarono ancora di più, a tal punto di andare a trattare con gli erodiani –loro nemici naturali- per cercare di perdere Gesù. Curiosa alleanza!
Con questa sua azione, Gesù libera anche il sabato dalle catene con le quali scribi e farisei lo avevano legato, e ripristina così il suo vero significato: giorno di comunione tra Dio e l’uomo, giorno di liberazione dalla schiavitù, giorno di salvezza dalle forze del maligno. Sant’Agostino ci dice: «Chi ha la coscienza in pace, è tranquillo, e questa stessa tranquillità è il sabato del cuore». In Gesù, il sabato si apre già al dono della domenica.

lunedì 15 gennaio 2018

(Mc 2,23-28) Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!


VANGELO DI MARTEDì 16 GENNAIO 2018
(Mc 2,23-28)
Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».
Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Spirito Santo e illuminami, dammi la grazia di comprendere la tua parola, dammi la forza di viverla e la sapienza di saperla esprimere. In questo brano, io vedo quel Gesù che mi piace da morire, quello che io definisco “anarchico di Dio”. Nessuno può dirgli quello che è giusto, quello che secondo gli uomini è giusto, perché lui segue la legge del cuore, là dove c’è l’ amore del Padre, dove la misericordia del Padre parla al posto della legge scritta e corretta dagli uomini. Un Dio che conosce i suoi figli sa che il rispetto e l’ amore per Lui, non vengono meno perché non si rispettano certe regole di culto, ma perché non si rispetta l’ oggetto stesso del culto. Fare sacrifici e offrire olocausti, non sempre significava fare cosa gradita a Dio, anche perché gli stessi sacerdoti che credevano di rendere onore a Dio, non hanno saputo riconoscere in Gesù , il Messia atteso. Infatti questo loro riprendere Gesù senza riconoscerlo, pieni di superbia e alterigia, li porterà a non conoscere il vero tempio dell’ olocausto permanente, quel Gesù che prova compassione dei nostri peccati, fino a accettare di offrire se stesso. Si, Gesù prova compassione per noi, in Lui non c’è mai una parola di rimprovero solo perché non riusciamo ad essere perfetti, ci sprona a cercare la perfezione, ma lo fa unicamente per il nostro bene, non ci obbliga, ci ama ed il suo amore è veramente immeritato. Se solo pensassimo a quanto ci ama, anche quando ci allontaniamo, quando lo flagelliamo con la nostra indifferenza, quando lo crocifiggiamo con i nostri peccati, allora si che cominceremmo a scoprire quanto è bello essere amati, anche e soprattutto perché imperfetti.. Non perdiamo tempo in diatribe per stabilire quale sia la parola da seguire, la legge scritta da rispettare, impariamo a seguire l’ unica parola che conta, amore, e allora capiremo tutti i discorsi di Gesù che possono sembrare difficili a volte, ma che hanno solo una chiave di lettura, e la chiave è proprio questa: AMORE! In questa settimana per l'unità dei cristiani, ( 18-25 gennaio) voglio chiedervi una preghiera per questa unità; io partecipo con profonda condivisione a questi incontri ecumenici, e scopro delle persone meravigliose, e mentre prima ci si scontrava sulle diversità, oggi ci si riunisce sulle cose in comune. Il vero incontro parte dal nostro cuore, se è veramente aperto verso i fratelli.
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COMMENTO DI:
Rev. D. Ignasi FABREGAT i Torrents (Terrassa, Barcelona, Spagna)
Oggi, come ieri, Gesù se la deve vedere con i farisei, che hanno deformato la Legge di Mosè, conservando le minuzie e dimenticando lo spirito che la conforma. I farisei, infatti, accusano i discepoli di Gesù di contravvenire il sabato (cf. Mc 2,24). D’accordo alla loro casistica opprimente, cogliere spighe corrisponde a “mietere”, e trebbiare significa “battere”: questi lavori di campagna –e una quarantina in più che si potrebbero aggiungere- erano proibiti il sabato, giorno di riposo. Come sappiamo già, i pani dell’offerta dei quali ci parla il Vangelo, erano dodici pani che ogni settimana si disponevano nel tavolo del santuario, come un’omaggio delle dodici tribù d’Israele al suo Dio e Signore. Il comportamento di Abiatar è lo stesso che oggi ci insegna Gesù: i precetti della Legge che hanno meno importanza devono cedere davanti ai più importanti; un precetto cerimoniale deve cedere davanti a un precetto di legge naturale; il precetto del riposo del sabato non si trova, pertanto, al di sopra delle elementari necessità di sopravvivenza. Il Concilio Vaticano II, ispirandosi nel brano che commentiamo, e per sottolineare che la persona deve stare al di sopra delle questioni economiche e sociali, dice: «L’ordine sociale e il suo conseguente sviluppo, devono subordinarsi in ogni momento al bene della persona, perché l’ordine delle cose deve sottomettersi all'ordine delle persone e non al rovescio. Lo stesso Signore, lo avvertì quando disse che il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato (cf. Mc 2,27)». Sant'Agostino ci dice: «Ama e fa quello che vuoi». L’abbiamo capito bene, o ancora l’ossessione per quello che è di secondo ordine affoga l’ amore che bisogna mettere in tutto quello che facciamo? Lavorare, perdonare, correggere, andare a messa la domenica, curare gli ammalati, compiere i comandamenti ? Lo facciamo perché è un obbligo o per amore a Dio? Speriamo che queste considerazioni ci aiutino a vivificare tutte le nostre opere con l’amore che il Signore ha messo nei nostri cuori, precisamente per potere amare Lui.

domenica 14 gennaio 2018

(Mc 2,18-22) Lo sposo è con loro.



VANGELO DI LUNEDì 15 GENNAIO 2018
(Mc 2,18-22) Lo sposo è con loro.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Santo Spirito vieni, scendi nel mio animo e portami il senso della tua parola,
Fa che mi sia chiara e che trovi sempre il coraggio di seguirla, per Cristo nostro Signore. Amen.

Questa pagina ci riporta a Gesù che viene a rivoluzionare tutte le cose come al solito e ci fa capire che con il nuovo, viene migliorato il vecchio; che la sua venuta porta a dei cambiamenti, prima di tutto sul digiuno e sul sacrificio offerto in olocausto a Dio.
Cerca piano piano di farci entrare nel nuovo olocausto, in quello che sarà il suo, agnello sacrificato per la nostra salvezza,e per farlo, comincia a farci capire, che i discepoli di Giovanni,che fanno parte di tutto quello che riguarda il periodo precedente alla sua venuta, digiunano; ma che con la sua venuta,le cose cambiano e chi è con lui deve cominciare a ragionare diversamente.
Non è con il digiuno o il sacrificio che si fa il volere di Dio, ma rispettando la sua parola e non serve far vedere agli altri quanto si è fedeli a Dio, nè stare a discutere per quale religione deve o no rispettare il digiuno, Gesù ci parla di una fede vera, convinta, che si sta compiendo sotto ai nostri occhi.
Ci parla dello sposo, che è con noi, quindi ci porta a vedere la figura di Gesù al centro della nostra fede e a non concentrarci sulle varie chiese e sulle varie incomprensioni tra di loro.
Non riduciamo il digiuno ad una pratica religiosa, ma mettiamo in pratica la comunione con Cristo, che non ci chiede di offrire chissà cosa, ma di vivere aspirando alla salvezza per noi e per tutti i fratelli; salvezza per cui Lui ha dato la sua vita.

COMMENTO DI:

Rev. D. Joaquim VILLANUEVA i Poll
(Barcelona, Spagna)
Oggi, verifichiamo come i giudei oltre al digiuno prescritto per il giorno della espiazione (cf. Lev 16, 29-34) osservavano molti altri digiuni, tanto pubblici come privati. Erano espressioni di cordoglio, di penitenza, di purificazione, di preparazione per una festa o una missione, di petizione, di grazia a Dio, ecc.
I giudici pietosi apprezzavano il digiuno come un atto proprio di virtù della religione e molto grato a Dio: chi digiuna si rivolge a Dio in un atto di umiltà, Gli chiede perdono privandosi di quelle cose che soddisfacendolo, lo avrebbero appartato da Lui.
Che Gesù non inculchi questa pratica ai suoi discepoli e a chi lo ascolta sorprende ai discepoli di Giovanni e ai farisei. Pensano che è una omissione importante nei suoi insegnamenti. E Gesù dà a loro una ragione fondamentale: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. (Mc 2,19)». Lo sposo, secondo l’espressione dei profeti di Israele indica lo stesso Dio, è la manifestazione dell’amore divino verso gli uomini (Israele è la moglie, non sempre fedele, oggetto dell’amore fedele del marito, Yahvè). Vuol dire che Gesù si paragona a Yahve. Quì stà dichiarando la sua divinità: chiama ai suoi discepoli «Gli amici dello sposo» quelli che stanno con Lui, e così non hanno bisogno di digiunare perché non stanno separati da Lui.
La Chiesa è rimasta fedele a questo insegnamento che venendo dai profeti e incluso essendo una pratica naturale e spontanea in tante religioni, Gesù Cristo lo conferma e gli da un senso nuovo: digiuna nel deserto come preparazione alla sua vita pubblica, ci dice che la preghiera si rafforza con il digiuno, ecc.
Fra quelli che ascoltavano il Signore, la maggioranza erano poveri e sapevano di rammendi, c’erano vendemmiatori che sapevano ciò che accade quando il vino nuovo si versa in barili vecchi. Gesù ricorda loro che devono ricevere il suo messaggio con Spirito nuovo, che rompa il conformismo e la consuetudine delle anime avvantaggiate, ciò che Lui propone non è una interpretazione in più della legge, ma una vita nuova.

sabato 13 gennaio 2018

(Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui. 



VANGELO DI DOMENICA 14 GENNAIO 2018
(Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e riempimi di Te...sono certa di non meritarti,ma anche certa dell’amore che Dio ha per ognuno di noi; sono certa che Lui sa quanto è necessario che noi entriamo in sincero contatto con la Parola.

Ecco l’ agnello di Dio... Chi lo segue,non lo fa pensando di seguire un leone, un predatore, un condottiero, ma un personaggio che è disposto a tutta la mansuetudine possibile.
Il nostro Gesù non ci guiderà alla lotta contro il resto del mondo, ma ad una conquista ben superiore, che è la pace interiore di chi si sente almeno sulla buona strada per piacere a Dio.
“Che cosa cercate?”
Molto dipende da questo!
Sappiamo cosa cerchiamo? Sappiamo cosa ci manca ? Sappiamo che senza quello che Gesù ci ha insegnato con la sua vita, non possiamo che andare nella direzione sbagliata? Non possiamo far altro che perderci nel caos delle nostre scelte,spesso sbagliate, a volte deleterie sia per la nostra salute fisica che per quella spirituale.
Tienici stretti al tuo cuore Gesù e non permettere che ci allontaniamo da Te!
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COMMENTO DI:

Rev. D. Lluís RAVENTÓS i Artés
(Tarragona, Spagna)
Oggi, vediamo Gesù venire per la riva del Giordano: E’ Cristo che passa! Sono forse le quattro del pomeriggio quando, al vedere che due giovani lo seguono, si rivolge a loro per chiedergli: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Essi, sorpresi della domanda, rispondono: «Rabbi –che tradotto significa Maestro-, dove dormi?». `Venite e vedrete´» Gv 1,39).
Anch’io seguo Gesù, ma cosa voglio? Cosa cerco? E’ Lui che me lo chiede: «Realmente che cosa vuoi?» Oh, se fossi sufficientemente audace, per dirGli: «Cerco Te, Gesù!», certamente L’avrei trovato, «perché (...) chi cerca trova» (Mt 7,8). Sono, però, troppo pusillanime e gli rispondo con parole che non mi impegnano eccessivamente: «Dove dormi?». Gesù non si conforma con la mia risposta, sa benissimo che non sono un mucchio di parole di cui ho bisogno, ma di un amico, dell’Amico: di Lui! Perciò mi dice: «Vieni e lo vedrai», «Venite e lo vedrete».
Giovanni ed Andrea, i due giovani pescatori, andarono con Lui, «Videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui» (Gv 1,39). Entusiasta dell’incontro , Giovanni potrà scrivere: «La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17). E Andrea? Correrà a cercare suo fratello per fargli sapere: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). «e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù gli disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu ti chiamerai Cefa». –che significa “Pietra”» (Gv 1,42).
Pietra! Simone, una pietra? Nessuno di loro è preparato per capire queste parole. Non sanno che Gesù è venuto a edificare la Sua Chiesa con pietre vive. Egli ha già scelto i due primi pilastri, Giovanni ed Andrea, e ha deciso che Simone sia la rocca su cui deve appoggiarsi tutto l’edificio.
E, prima di ascendere al Padre, ci risponderà alla domanda: «Rabbi, dove dormi?». Benedicendo la sua Chiesa dirà: «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

venerdì 12 gennaio 2018

(Mc 2,13-17) Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.


VANGELO DI SABATO 13 GENNAIO 2018
(Mc 2,13-17) Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.


+ Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Parola del Signore.





LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego o Spirito santo di penetrare in ogni ruga della mia pelle, in ogni piega del mio cuore. Fa che solo tua sia la voce che canta alle mie orecchie, che il tuo amore che mi circonda mi faccia esprimere con altrettanto amore, per Cristo nostro Signore, che col suo sangue ha purificato la mia colpa.


Tutti quelli che conoscono Gesù, vengono ogni volta stupiti da come si comporta, da come parla; specialmente quelli che sono i più colti, che credono di avere più diritto degli altri di parlare, quelli che si sentono sempre un gradino più su. Ma Gesù ancora una volta stupisce tutti ed è lo stesso Matteo che ci racconta come fu chiamato a seguirlo. Questa è quella che noi oggi potremmo chiamare testimonianza di una conversione. Matteo era un esattore delle tasse, e quasi sicuramente un po’ disonesto, frequentava gente senza fede e disonesta come lui, ma proprio a lui il Signore dice :- Vieni e seguimi! - A Matteo, che era abituato ad esigere le imposte, viene chiesto di imparare dal Signore ad elargire misericordia, perché con quella verrà giudicato, e tante ne userà agli altri, altrettanta ne sarà usata per lui.
Gesù non chiede tasse, non si paga con il denaro quello che Lui offre, ma con quella che chiameremo “la stessa moneta”.
Perdona e sarai perdonato! Abbi pietà dei fratelli ed il Signore avrà pietà di te!
Quello che forse non salta subito agli occhi, ma che ci richiede un momento di riflessione e di silenzio interiore, è CHE PER PRIMO LUI FA QUESTO CON NOI! Ci dona la sua misericordia, a noi miseri e peccatori di tutte le razze; a noi che siamo assenti mentre ha bisogno di noi; a noi che non vogliamo pensare ad altro che alle cose materiali; a noi che non ci sediamo mai vicino a lui raccolti in preghiera; a noi che giudichiamo il prossimo; a noi che portiamo rancore per ogni torto subito ed ancora, potrei continuare per ore, elencando quelli che sono tutte le nostre mancanze. Cerchiamo di riflettere su quanto siamo immeritevoli di tanto amore e cominciamo a provare ad essere migliori, ad avere più amore e misericordia fra di noi, chiediamo a Lui che è il Maestro di aiutarci.
Gesù è anticonformista per eccellenza,non ha preferenze, anzi, sembra quasi snobbare gli scribi, i farisei e i ricchi e sembra invece prediligere i poveri e i peccatori.
Spesso, mi sono chiesta, perché Gesù nasce ebreo e perché in questi territori così complicati, ma forse la risposta è proprio in pagine di Vangelo come questa, perché in quei tempi in Palestina, c’ erano varie correnti religiose e in più c’ era il dominio romano.
Erano i tempi in cui Erode aveva ottenuto il titolo di <re dei giudei>, c’ erano tra questi i farisei (rispettosi della legge di Mosè e degli scribi), i sadducei (che rispettavano solo la legge scritta), gli zeloti (che erano quelli che oggi chiameremmo anarchici e terroristi, che non accettavano il governo di Roma, ma ritenevano che non potesse esserci altro governo che quello di Dio) ed infine c’erano gli Esseni (che vivevano appartati in comunità nel deserto).
Trovare un popolo più complicato non credo fosse possibile, dominato da stranieri, e per natura un popolo nomade.
Gesù nasce tra loro e come sempre cerca con questo di dirci qualcosa.
Trova tra questi personaggi così diversi i suoi discepoli e li riunisce tutti alla sua tavola. Molti lo guardano irritati e sconvolti, vorrebbero stare loro con Gesù perché si sentono più giusti e lascerebbero fuori gli altri, ma Lui rispondeva che non era venuto per i sani, ma per i malati, che non era venuto per salvare i giusti, ma i peccatori.
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COMMENTO DI:
Rev. D. Joaquim MONRÓS i Guitart
(Tarragona, Spagna)
Oggi, nella scena che ci presenta san Marco, vediamo Gesù che insegnava e come tutti venivano ad ascoltarLo. E’ chiaro il grande desiderio di adottrinarsi, allora come adesso, perché il peggior nemico è l’ignoranza. Tant'è vero che è diventata classica l’espressione: «Smetteranno di odiare quando smetteranno d’ignorare».
Passando da quelle parti, Gesù vide Levi, figlio di Alfeo, seduto dove riscuotevano le tasse e, al dirgli: «seguimi», lasciò tutto e se ne andò con Lui. Con questa prontezza e generosità realizzò un grande “affare”. Non solamente l’ “affare del secolo”, ma anche quello dell’eternità.
Bisogna considerare da quanto tempo l’affare di riscuotere i tributi per i romani è finito e, invece, Matteo –oggi più conosciuto con il suo nuovo nome che quello precedente di Levi-, continua ad accumulare benefici con i suoi scritti per essere diventato una delle dodici colonne della Chiesa. Succede così quando si segue senza indugi il Signore. Lo disse Lui: «Chiunque avrà lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19,29).
Gesù, accompagnato dai Suoi apostoli, accettò il convito che Matteo Gli offerse a casa sua, assieme agli altri esattori di imposte e peccatori. I farisei, quali spettatori del lavoro altrui, fanno presente ai discepoli che il loro Maestro pranza con gente che essi qualificano di peccatori. Il Signore li sente e difende la Sua forma abituale di trattare le anime: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 2,17). Tutta l’umanità ha bisogno del Medico divino. Tutti siamo peccatori e, come dirà san Paolo: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rom 3,23).
Rispondiamo con la stessa prontezza con la quale Maria rispose sempre alla sua vocazione redentrice.