martedì 4 febbraio 2014

SANTI é BEATI :


Beata Elisabetta Canori Mora Madre di famiglia, terziaria trinitaria

5 febbraio

Roma, 21 novembre 1774 - Roma, 5 febbraio 1825

Elisabetta Canori nasce nel 1774 da un’agiata famiglia romana. A 22 anni sposa un giovane avvocato. Ma la felicità dei due giovani è presto distrutta dalla fragilità psicologica ed emotiva del marito,Tommaso Mora, che cede alle lusinghe di una donna di bassa condizione con la quale sperpera il patrimonio familiare, riducendo la famiglia all’indigenza. Tuttavia egli non abbandona né la moglie né le due figlie, ma torna a casa solo a notte tarda, distrutto dalla vita disordinata. Elisabetta decide allora per una totale fedeltà al marito e alle due figlie che mantiene faticosamente col proprio lavoro. Ella trae la sua forza da una preghiera intensa, dalla propria fedele appartenenza al Terz’Ordine Trinitario, e dalla persuasione che il sacramento del Matrimonio l’ha veramente legata in maniera preziosa e indissolubile. Elisabetta sa che la fedeltà che ella riserva al marito, pur immeritata, è dovuta a Cristo; e onora il sacramento ricevuto, anche se da sola. S’inoltra così in un terreno 'mistico' fatto di carità inesauribile, aiuto prestato alle altre famiglie in difficoltà, educazione attenta delle figlie, familiarità con Gesù suo sposo, che la assiste con prodigi d’amore. Il marito – che non sa darsi pace per quella fedeltà e per quell’onore che sa di non meritare e tuttavia gli viene ugualmente donato – si rifugia apparentemente nello scherno verso tanta umile dedizione, ma interiormente è travagliato dalla santità della moglie. Dopo la morte di lei, infatti,Tommaso si convertirà, fino a farsi frate francescano conventuale e a diventare sacerdote. Giovanni Paolo II nel 1994 – Anno Internazionale della Famiglia – ha beatificato assieme Elisabetta Canori Mora e Gianna Beretta Molla definendole «donne d’eroico amore».

Martirologio Romano: A Roma, beata Elisabetta Canori Mora, madre di famiglia, che, dopo avere a lungo sofferto a causa dell’infedeltà del marito, per le ristrettezze economiche e le crudeli molestie da parte dei parenti, tutto sopportò con insuperabile carità e pazienza e offrì la vita al Signore per la conversione, la salvezza, la pace e la santificazione dei peccatori aggregandosi al Terz’Ordine della Santissima Trinità.

Elisabetta Canori Mora nasce a Roma il 21 novembre 1774 da Tommaso e Teresa Primoli.
La sua è una famiglia benestante, profondamente cristiana e attenta all'educazione dei figli. Il padre era importante proprietario terriero e gestiva molte tenute agricole, un gentiluomo vecchio stampo, amministrava senza avidità disdegnando il sopruso e la sopraffazione.
I coniugi Canori hanno dodici figli, sei dei quali muoiono nei primi anni di vita. Quando nasce Elisabetta trova cinque fratelli maschi ed una sorella, Maria; dopo due anni arriva un'altra sorella, Benedetta.
Nel giro di pochi anni, i cattivi raccolti, la moria di bestiame e l'insolvenza dei creditori, cambia la situazione economica e Tommaso Canori si trova costretto a ricorrere all'aiuto di un fratello che abita a Spoleto che si fa carico delle nipoti Elisabetta e Benedetta.
Lo zio decide di affidare le nipoti alle Suore Agostiniane del monastero di S. Rita da Cascia, qui Elisabetta si distingue per intelligenza, profonda vita interiore e spirito di penitenza.
Rientrata a Roma, conduce per alcuni anni vita brillante e mondana, facendosi notare per raffinatezza di tratto e bellezza. Elisabetta giudicherà questo periodo della sua vita un "tradimento", anche se la sua coerenza morale non viene meno e la sua sensibilità religiosa è in qualche modo salvaguardata.
Un alto prelato che conosce bene i problemi economici e le qualità spirituali della famiglia Canori, propone di far entrare Elisabetta e Benedetta nel monastero delle Oblate di S. Filippo, facendosi carico di tutte le spese. Benedetta accetta e si fa suora nel 1795, Elisabetta no, non se la sente di lasciare la famiglia in difficoltà.
Il 10 gennaio 1796 nella chiesa di Santa Maria in Campo Corleo, si celebra il matrimonio con Cristoforo Mora, ottimo giovane, colto, educato, religioso, ben avviato nella carriera di avvocato. Il matrimonio è una scelta maturata attentamente ma, dopo alcuni mesi, la fragilità psicologica di Cristoforo Mora compromette tutto. Allettato da una donna di modeste condizioni, tradisce la moglie e si estranea dalla famiglia, riducendola sul lastrico.
Elisabetta alle violenze fisiche e psicologiche del marito risponde con una totale fedeltà. La nascita delle figlie Marianna nel 1799 e Maria Lucina nel 1801 non migliora le cose. Costretta a guadagnarsi da vivere col lavoro delle proprie mani, segue con la massima attenzione le figlie e la cura quotidiana della casa, dedicando nello stesso tempo molto spazio alla preghiera, al servizio dei poveri e all'assistenza degli ammalati.
La sua casa diventa punto di riferimento per molte persone che a lei si rivolgono per necessità materiali e spirituali. Svolge un'azione particolarmente attenta alle famiglie in difficoltà. Conosce ed approfondisce la spiritualità dei Trinitari e ne abbraccia l'ordine secolare, rispondendo con dedizione alla vocazione familiare e di consacrazione secolare.
La fama della sua "santità", l'eco delle sue esperienze mistiche e dei suoi "poteri taumaturgici" hanno grande risonanza particolarmente a Roma e nelle sue vicinanze. Niente, però, incide sul suo stile di vita povero, improntato ad una grande umiltà e ad un generoso spirito di servizio ai poveri e ai lontani da Dio.
Dona se stessa per la conversione del marito, per il Papa, la Chiesa e la sua città di Roma, dove muore il 5 febbraio 1825. È sepolta nella Chiesa di San Carlino.
Subito dopo la sua morte, il marito si converte, entra nell'Ordine secolare dei Trinitari e diviene, poi, frate Minore Conventuale e sacerdote, come gli aveva predetto la consorte.
Elisabetta Canori Mora viene beatificata il 24 aprile 1994 -Anno Internazionale della Famiglia.

"Mi distaccai dalle vanità, vinsi molti ostacoli che m 'impedivano d'andare a Dio…".

"Propongo di non desiderare niente che sia di mio profitto, ma di compiere in ogni istante della mia vita la santa volontà di Dio".

"Figlia mia diletta, offriti al mio celeste Padre a pro della Chiesa: ti prometto il mio aiuto …".

(dall'autobiografia)

"Una simile madre non si trova al mondo, e io sono indegno di esserle consorte".
( il marito Cristoforo alle figlie) .

Autore: Carmelo Randello

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