giovedì 25 luglio 2013

VOCE DI SAN PIO :

- "Devi avere sempre prudenza ed amore. La prudenza ha gli occhi, l’amore le gambe. L’amore che ha le gambe vorrebbe correre a Dio, ma il suo impulso di slanciarsi verso di lui è cieco, e qualche volta potrebbe inciampare se non fosse guidato dalla prudenza che ha gli occhi. La prudenza, quando vede che l’amore potrebbe essere sfrenato, gli presta gli occhi." (CE, 17).

6 commenti:

  1. La prudenza è una virtù necessaria,che troppo spesso dimentico di chiedere al Signore.
    I miei passi sono frettolosi e la smania di agire mi porta spesso a parlare senza prudenza,e per questo satana ne approfitta e trasforma alcune mie azioni in male anche se sono partite con tutte le migliori intenzioni.
    Quando qualcuno ci fraintende,o lo feriamo coi nostri discorsi,è perchè abbiamo mancato di prudenza.
    Se ci fossimo soffermati a chiedere consiglio a Dio,non sarebbe successo.
    Ma poichè la prudenza è una virtù,non appartiene al diavolo e dobbiamo essere astuti e approfittare della sua imprudenza per strappargli le nostre e le altrui anime.

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  2. Dai Proverbi

    L’inesperto crede a quanto si dice,
    ma il prudente bada ai suoi passi.
    Il saggio è cauto e schiva il male,
    lo stolto è arrogante e presuntuoso.
    La persona irosa commette sciocchezze,
    ma l’uomo riflessivo sa sopportare.
    Gli stolti si fan belli della loro follia,
    ma i prudenti si adornano di scienza.
    I cattivi si inchineranno davanti ai buoni,
    e gli empi alla porta del giusto.
    Il povero è odioso persino ai parenti,
    il ricco, invece, ha molti amici.
    Chi disprezza il tapino, commette peccato;
    felice chi ha pietà dei poveri.
    Chi macchina del male vuole rovinarsi.
    Amore e fedeltà per chi opera il bene.
    Ogni lavoro porta i suoi frutti,
    ma la chicchera produce miseria.
    Diadema dei savi è la loro saggezza,
    corona degli stolti è la loro follia.
    Il teste veritiero salva gli accusati,
    ma il teste falso li tradisce

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  3. Dal Catechismo



    La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo “accorto controlla i suoi passi” (Prv 14,15). “ Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera ” (1 Pt 4,7). La prudenza è la “retta norma dell’azione”, scrive San Tommaso sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. è detta “ auriga virtutum ” - cocchiere delle virtù: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

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  4. La Prudenza secondo San Tommaso



    Perché la prudenza è virtù morale quando invece risiede nella ragione? Essa è una virtù strana, che sta al confine tra la ragione e la parte appetitiva. È radicata nella ragione e tuttavia è virtù di conoscenza che è mossa dalla volontà che tende al bene. La volontà è cieca e chiede alla ragione: “io voglio tendere al bene, ma non so quale sia il comportamento che veramente esprime giustizia e temperanza”. La prudenza è detta virtù morale perché è nella ragione al servizio dell’appetito o della volontà.



    Come mai oltre alla prudenza sono necessarie altre virtù? La prudenza è complessa e deve produrre molti atti per cui ha bisogno dell’aiuto delle altre virtù.

    Perché la prudenza ha bisogno delle altre virtù morali? Perché la ragione può essere fuorviata dalla parte morale viziosa.



    Un’immagine della prudenza: la prudenza può essere raffigurata come una virtù che fa da ponte, in moltissimi casi, tra la parte speculativa (dei principi) e la parte pratica (azioni concrete). Fa da collegamento tra la parte conoscitiva e la parte speculativa con la parte pratica. Fa da collegamento tra passato, presente e futuro. Essa prevede il futuro per provvedere al presente, cioè per come debbo comportarmi oggi.



    La prudenza risiede nella potenza razionale. Perché la prudenza è nella ragione? Perché tutta la vita morale è nella ragione in quanto ogni decisione nel presente deve essere presa in previsione del futuro in quanto è un’azione della ragione che sa confrontare. Etimologicamente prudenza significa: guardare lontano, guardare intorno

    La grande differenza tra coscienza e prudenza: la coscienza sa cosa è bene, ma non ha la forza di farlo e supplisce con il senso del dovere; la prudenza invece sa cosa è bene ed ha la forza di compierlo in quanto è il bene stesso che mi attira. L’introduzione della coscienza al posto della prudenza nella morale è stato un grande sbaglio, in quanto la prima obbliga, mentre la seconda viene attirata dal bene. Le cose amate le facciamo più facilmente, più gioiosamente, più spontaneamente.

    La prudenza porta dentro di sé sia la parte razionale che la parte appetitiva. Essa è immersa nella tendenza (retta e virtuosa) che chiede alla ragione cosa fare, ma lo percepisce già. La prudenza si distingua da tutte le altre virtù intellettuali perché quelle intellettuali tendono agli universali, mentre la prudenza tende ai singolari. Ma si distingue anche da tutte le altre virtù morali perché essa tende alla conoscenza.

    Lo scopo della prudenza non è determinare i fini, ma è quello di cercare i mezzi per realizzare i fini virtuosi. La prudenza si muove tra i fini e le conclusioni (i mezzi da trovare). Il fine a cui guarda la prudenza è il bene globale della vita, essa prepara al futuro. L’atto principale della prudenza è il comando. Il prudente è un uomo di azione che dopo aver analizzato, pensato, studiato agisce prevedendo anche le situazioni prima che avvengono.

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  5. La prudenza secondo Sant'Agostino



    Che cosa ottiene la virtù che si chiama prudenza? Essa con la sua grande accortezza distingue il bene dal male, affinché nel compiere l’uno ed evitare l’altro non s’insinui l’errore e perciò anch’essa comprova che noi siamo nel male o che il male è in noi. Insegna appunto che il male è acconsentire al piacere immoderato per peccare e che il bene è non acconsentirgli per non peccare.

    La città di Dio



    Quando si dice che la virtù si divide in quattro, si dice, mi pare, in ragione dei diversi affetti che provengono dall’amore: per cui non avrei alcun dubbio nel definire quelle quattro virtù in modo tale che la temperanza sia l’amore che si dà interamente a Dio; la fortezza, un amore che sopporta volentieri tutte le cose per Dio; la giustizia, un amore che serve Dio solo e per questo comanda rettamente a tutto ciò che dipende dall’uomo; la prudenza, un amore che sceglie ciò che giova per unirsi a Dio e respinge tutto ciò che nuoce.

    I costumi ecclesiastici

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  6. La carità comprende tutte le virtù

    Per irrigare il Paradiso terrestre usciva dal luogo di delizie un fiume che si divideva in quattro rami (Gn 2,10).

    Ora, l’uomo si trova in un luogo di delizie, dove Dio fa sgorgare il fiume della ragione e del lume naturale per irrigare tutto il Paradiso del nostro cuore; e quel fiume si divide in quattro rami, ossia prende quattro direzioni, secondo i quattro settori dell’anima. Infatti, 1. Sull’intelletto che viene detto pratico, ossia quello che distingue tra le azioni che si debbono fare e quelle che si debbono fuggire, il lume naturale effonde la prudenza, che inclina il nostro spirito a giudicare saggiamente del male che dobbiamo evitare ed allontanare e del bene che dobbiamo operare e perseguire; 2. Sulla nostra volontà fa sorgere la giustizia, che non è altro che una ferma e costante volontà di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto; 3. Sull’appetito di concupiscenza fa fluire la temperanza che modera le passioni che vi trova; 4. E sull’appetito irascibile o collerico fa galleggiare la fortezza, che imbriglia e governa tutti i movimenti dell’ira.

    Ora, questi quattro fiumi, così distinti, si suddividono poi in altri, affinché tutte le passioni umane possano essere ben indirizzate all’onestà ed alla felicità naturale; ma oltre a ciò, Dio, volendo arricchire i cristiani di un favore speciale, fa zampillare sulla cima della parte superiore del loro spirito una sorgente soprannaturale che noi chiamiamo grazia, che comprende realmente la fede e la speranza, ma che tuttavia consiste nella carità, che purifica l’anima da tutti i peccati, poi l’adorna e l’abbellisce di una bellezza molto gradevole e, alla fine, riversa le proprie acque su tutte le sue facoltà e operazioni per dare all’intelletto una prudenza celeste, alla volontà una santa giustizia, all’appetito di concupiscenza una santa temperanza ed all’appetito irascibile una devota fortezza, perché tutto il cuore umano tenda all’onestà e alla felicità soprannaturale, che consiste nell’unione a Dio.

    Se questi quattro torrenti e fiumi della carità incontrano in un’anima qualche virtù naturale, la riducono alla loro obbedienza, mescolandosi a lei per perfezionarla, come l’acqua di profumo perfeziona l’acqua naturale quando vengono mescolate insieme. Ma se la santa dilezione così sparsa non trova le virtù naturali nell’anima, allora essa stessa compie tutte le loro operazioni secondo quanto richiedono le circostanze.

    Trattato dell’amor di Dio

    Anonimo

    Non fare affidamento sulla tua prudenza, ma su quella di coloro che Dio ti ha dato per guidarti.

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