domenica 15 giugno 2014

estratto dell'evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta corrispondenza con il discorso della montagna



171. Terzo discorso della Montagna: i consigli evangelici che perfezionano la Legge.
Continua il discorso del Monte. Il luogo e l'ora sono sempre gli stessi. La gente è ancora più aumentata. In un angolo, presso un sentiero, come volesse udire ma non eccitare ripugnanze fra la folla, è un romano. Lo
distinguo per la veste corta e il mantello diverso. Ancora vi sono Stefano ed Erma. E Gesù va lentamente al
suo posto e riprende a parlare.
«Con quanto vi ho detto ieri non dovete giungere al pensiero che Io sia venuto per abolire la Legge. No.
Solo, poiché sono l'Uomo e comprendo le debolezze dell'uomo, Io ho voluto rincuorarvi a seguirla col
dirigere il vostro occhio spirituale non all'abisso nero, ma all'Abisso luminoso. Perché, se la paura di un
castigo può trattenere tre volte su dieci, la certezza di un premio slancia sette volte su dieci. Perciò più che la
paura fa la fiducia. Ed Io voglio che voi l'abbiate piena, sicura, per potere fare non sette parti di bene su dieci,ma dieci parti su dieci e conquistare questo premio santissimo del Cielo. Io non muto un iota della Legge. E chi l'ha data fra i fulmini del Sinai? L'Altissimo. Chi è l'Altissimo? Il Dio uno e trino. Da dove l'ha tratta?Dal suo Pensiero. Come l'ha data? Con la sua Parola. Perché l'ha data? Per il suo Amore. Vedete dunque che la Trinità era presente. Ed il Verbo, ubbidiente come sempre al Pensiero e all'Amore, parlò per il Pensiero e per l'Amore. Potrei smentire Me stesso? Non potrei. Ma posso, poiché tutto Io posso, completare la Legge, farla divinamente completa, non quale la fecero gli uomini che durante i secoli non la fecero completa ma soltanto indecifrabile, inadempibile, sovrapponendo leggi e precetti, e precetti e leggi, tratti dal loro pensiero, secondo il loro utile, e gettando tutta questa macia a lapidare e soffocare, a sotterrare e sterilire la Legge santissima data da Dio. Può una pianta sopravvivere se la sommergono per sempre valanghe, macerie e innondazioni? No. La pianta muore. La Legge è morta in molti cuori, soffocata sotto le valanghe di troppe soprastrutture. Io sono venuto a levarle tutte e, disseppellita la Legge, risuscitata la Legge, ecco che Io la faccio non più legge ma regina. Le regine promulgano le leggi. Le leggi sono opera delle regine, ma non sono da più delle regine. Io invece faccio della Legge la regina: la completo, l'incorono, mettendo sul suo sommo il serto dei consigli evangelici. Prima era l'ordine.
Ora è più dell'ordine. Prima era il necessario. Ora è più del necessario.
 Ora è la perfezione. Chi la disposa, così come Io ve la dono, all'istante è re perché ha
raggiunto il "perfetto", perché non è stato soltanto ubbidiente ma eroico, ossia santo, essendo la santità la
somma delle virtù portate al vertice più alto che possa esser raggiunto da creatura, eroicamente amate e
servite col distacco completo da tutto quanto è appetito e riflessione umana verso qual che sia cosa. Potrei
dire che il santo è colui al quale l'amore e il desiderio fanno da ostacolo ad ogni altra vista che Dio non sia.
Non distratto da viste inferiori, egli ha le pupille del cuore ferme nello Splendore Ss. che è Dio e nel quale
vede, poiché tutto è in Dio, agitarsi i fratelli e tendere le mani supplici. E senza staccare gli occhi da Dio, il
santo si effonde ai fratelli supplicanti. Contro la carne, contro le ricchezze, contro le comodità, egli drizza il
suo ideale: servire. Povero il santo? Menomato? No. E’ giunto a possedere la sapienza e la ricchezza vere.
Possiede perciò tutto. Né sente fatica perché, se è vero che è un produttore continuo, è pur anche vero che è un nutrito di continuo. Perché, se è vero che comprende il dolore del mondo, è anche vero che si pasce della letizia del Cielo. Di Dio si nutre, in Dio si allieta. È la creatura che ha compreso il senso della vita. Come vedete, Io non muto e non mutilo la Legge, come non la corrompo con le sovrapposizioni di fermentanti teorie umane.
 Ma la completo. Essa è quello che è, e tale sarà fino all'estremo giorno, senza che se ne muti
una parola o se ne levi un precetto. Ma è incoronata del perfetto. Per avere salute basta accettarla così come
fu data. Per avere immediata unità con Dio occorre viverla come Io la consiglio. Ma poiché gli eroi sono
l'eccezione, Io parlerò per le anime comuni, per la massa delle anime, acciò non si dica che per volere il
perfetto rendo ignoto il necessario. Però di quanto dico ritenete bene questo: colui che si permette di violare
uno fra i minimi di questi comandamenti sarà tenuto minimo nel Regno dei Cieli. E colui che indurrà altri a
violarli sarà ritenuto minimo per lui e per colui che egli indusse alla violazione. Mentre colui che con la vita
e le opere, più ancora che con la parola, avrà persuaso altri all'ubbidienza, costui grande sarà nel Regno dei
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Cieli, e la sua grandezza si aumenterà per ognuno di quelli che egli avrà portato ad ubbidire e a santificarsi
così. Io so che ciò che sto per dire sarà agro alla lingua di molti. Ma Io non posso mentire anche se la verità
che sto per dire mi farà dei nemici. In verità vi dico che se la vostra giustizia non si ricreerà, distaccandosi
completamente dalla povera e ingiustamente definita giustizia che vi hanno insegnata scribi e farisei; che se
non sarete molto più, e veramente, giusti dei farisei e scribi, che credono esserlo con l'aumentare delle
formule ma senza mutazione sostanziale degli spiriti, voi non entrerete nel Regno dei Cieli. Guardatevi dai
falsi profeti e dai dottori d'errore. Essi vengono a voi in veste d'agnelli e lupi rapaci sono, vengono in veste di
santità e sono derisori di Dio, dicono di amare la verità e si pascono di menzogne. Studiateli prima di
seguirli. L'uomo ha la lingua e con questa parla, ha gli occhi e con questi guarda, ha le mani e con esse
accenna. Ma ha un'altra cosa che testimonia con più verità del suo vero essere: ha i suoi atti. E che volete che sia un paio di mani congiunte in preghiera se poi l'uomo è ladro e fornicatore? E che due occhi che volendo fare gli ispirati si stravolgono in ogni senso, se poi, cessata l'ora della commedia, si sanno fissare ben avidi sulla femmina, o sul nemico, per lussuria o per omicidio? E che volete che sia la lingua che sa zufolare la
bugiarda canzone delle lodi e sedurvi con i suoi detti melati, mentre poi alle vostre spalle vi calunnia ed è
capace di spergiurare pur di farvi passare per gente spregevole? Che è la lingua che fa lunghe orazioni
ipocrite e poi veloce uccide la stima del prossimo o seduce la sua buona fede? Schifo è! Schifo sono gli occhi e le mani menzognere. Ma gli atti dell'uomo, i veri atti, ossia il suo modo di comportarsi in famiglia, nel
commercio, verso il prossimo ed i servi, ecco quello che testimoniano: "Costui è un servo del Signore".
Perché le azioni sante sono frutto di una vera religione. Un albero buono non dà frutti malvagi e un albero
malvagio non dà frutti buoni. Questi pungenti roveti potranno mai darvi uva saporita? E quegli ancora più
tribolanti cardi potranno mai maturarvi morbidi fichi? No, che in verità poche e aspre more coglierete dai
primi e immangiabili frutti verranno da quei fiori, spinosi già pur essendo ancora fiori. L'uomo che non è
giusto potrà incutere rispetto con l'aspetto, ma con quello solo. Anche quel piumoso cardo sembra un fiocco
di sottili fili argentei che la rugiada ha decorato di diamanti. Ma se inavvertitamente lo toccate, vedete che
fiocco non è, ma mazzo di aculei, penosi all'uomo, nocivi alle pecore, per cui i pastori lo sterpano dai loro
pascoli e lo gettano a perire nel fuoco acceso nella notte perché neppure il seme si salvi. Giusta e previdente
misura. Io non vi dico: "Uccidete i falsi profeti e gli ipocriti fedeli". Anzi vi dico: "Lasciatene a Dio il
compito". Ma vi dico: "Fate attenzione, scostatevene per non intossicarvi dei loro succhi". Come debba
essere amato Dio, ieri l'ho detto. Insisto a come debba essere amato il prossimo. Un tempo era detto:
"Amerai il tuo amico e odierai il tuo nemico" No. Non così. Questo è buono per i tempi in cui l'uomo non
aveva il conforto del sorriso di Dio. Ma ora vengono i tempi nuovi, quelli in cui Dio tanto ama l'uomo da
mandargli il suo Verbo per redimerlo. Ora il Verbo parla. Ed è già Grazia che si effonde. Poi il Verbo
consumerà il sacrificio di pace e di redenzione e la Grazia non solo sarà effusa, ma sarà data ad ogni spirito
credente nel Cristo. Perciò occorre innalzare l'amore di prossimo a perfezione che unifica l'amico al nemico.
Siete calunniati? Amate e perdonate. Siete percossi? Amate e porgete l'altra guancia a chi vi schiaffeggia
pensando che è meglio che l'ira si sfoghi su voi, che la sapete sopportare, anziché su un altro che si
vendicherebbe dell'affronto. Siete derubati? Non pensate: "Questo mio prossimo è un avido", ma pensate
caritativamente: "Questo mio povero fratello è bisognoso" e dategli anche la tunica se già vi ha levato il
mantello. Lo metterete nella impossibilità di fare un doppio furto perché non avrà più bisogno di derubare un
altro della tunica. Voi dite: "Ma potrebbe essere vizio e non bisogno". Ebbene, date ugualmente. Dio ve ne
compenserà e l'iniquo ne sconterà. Ma molte volte, e ciò richiama quanto ho detto ieri sulla mansuetudine,
vedendosi così trattato, cade dal cuore del peccatore il suo vizio, ed egli si redime giungendo a riparare il
furto col rendere la preda. Siate generosi con coloro che, più onesti, vi chiedono, anziché derubarvi, ciò di
cui abbisognano. Se i ricchi fossero realmente poveri di spirito come ho insegnato ieri, non vi sarebbero le
penose disuguaglianze sociali, cause di tante sventure umane e sovrumane. Pensate sempre: "Ma se io fossi
nel bisogno, che effetto mi farebbe la ripulsa di un aiuto?", e in base alla risposta del vostro io agite. Fate agli
altri ciò che vorreste vi fosse fatto e non fate agli altri ciò che non vorreste fatto a voi. L'antica parola:
"Occhio per occhio, dente per dente", che non è nei dieci comandi ma che è stata messa perché l'uomo privo
della Grazia è tal belva che non può che comprendere la vendetta, è annullata, questa sì che è annullata, dalla
nuova parola: "Ama chi ti odia, prega per chi ti perseguita, giustifica chi ti calunnia, benedici chi ti maledice,
benefica chi ti fa danno, sii pacifico col rissoso, condiscendente con chi ti è molesto, soccorri di buon grado
chi a te ricorre e non fare usura, non criticare, non giudicare". Voi non sapete gli estremi delle azioni degli
uomini. In tutti i generi di soccorso siate generosi, misericordiosi siate. Più darete più vi sarà dato, e una
misura colma e premuta sarà versata da Dio in grembo a chi fu generoso. Dio non solo vi darà per quanto
avete dato, ma più e più ancora. Cercate di amare e di farvi amare. Le liti costano più di un accomodamento
amichevole e la buona grazia è come un miele che a lungo resta col suo sapore sulla lingua. Amate, amate!
Amate amici e nemici per essere simili al Padre vostro che fa piovere sui buoni e sui cattivi e fa scendere il
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sole sui giusti e sugli ingiusti riservandosi di dare sole e rugiade eterne, e fuoco e grandine infernali, quando i
buoni saranno scelti, come elette spighe, fra i covoni del raccolto. Non basta amare coloro che vi amano e dai
quali sperate un contraccambio. Questo non è un merito, è una gioia, e anche gli uomini naturalmente onesti
lo sanno fare. Anche i pubblicani lo fanno e anche i gentili. Ma voi amate a somiglianza di Dio e amate per
rispetto a Dio, che è Creatore anche di quelli che vi sono nemici o poco amabili. Io voglio in voi la
perfezione dell'amore e perciò vi dico: "Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei Cieli. Tanto è
grande il precetto d'amore verso il prossimo, il perfezionamento del precetto d'amore verso il prossimo, che
Io più non vi dico come era detto: "Non uccidete ", perché colui che uccide sarà condannato dagli uomini.
Ma vi dico: "Non vi adirate" perché un più alto giudizio è su voi e calcola anche le azioni immateriali. Chi
avrà insultato il fratello sarà condannato dal Sinedrio. Ma chi lo avrà trattato da pazzo, e perciò danneggiato,
sarà condannato da Dio. Inutile fare offerte all'altare se prima non si è sacrificato nell'interno del cuore i
propri rancori per amore di Dio e non si è compito il rito santissimo del saper perdonare. Perciò se quando
stai per offrire a Dio tu ti sovvieni di avere mancato verso il tuo fratello o di avere in te rancore per una sua
colpa, lascia la tua offerta davanti all'altare, fa' prima l'immolazione del tuo amor proprio, riconciliandoti col
tuo fratello, e poi vieni all'altare, e santo sarà allora, solo allora, il tuo sacrificio. Il buon accordo è sempre il
migliore degli affari. Precario è il giudizio dell'uomo, e chi ostinato lo sfida potrebbe perdere la causa e
dovere pagare all'avversario fino all'ultima moneta o languire in prigione. Alzate in tutte le cose lo sguardo a
Dio. Interrogatevi dicendo: "Ho io il diritto di fare ciò che Dio non fa con me?". Perché Dio non è così
inesorabile e ostinato come voi siete. Guai a voi se lo fosse! Non uno si salverebbe. Questa riflessione vi
induca a sentimenti miti, umili, pietosi. E allora non vi mancherà da parte di Dio, qui e oltre, la ricompensa.
Qui, a Me davanti, è anche uno che mi odia e che non osa dirmi: "Guariscimi", perché sa che Io so i suoi
pensieri. Ma Io dico: "Sia fatto ciò che tu vuoi. E come ti cadono le scaglie dagli occhi così ti cadano dal
cuore il rancore e le tenebre". Andate tutti con la mia pace. Domani ancora vi parlerò».
La gente sfolla lentamente, forse in attesa di un grido di miracolo che non viene. Anche gli apostoli e i
discepoli più antichi, che restano sul monte, chiedono:
«Ma chi era? Non è guarito forse? » e insistono presso il Maestro che è rimasto in piedi, a braccia conserte, a veder scendere la gente.
Ma Gesù sulle prime non risponde; poi dice: «Gli occhi sono guariti. L'anima no. Non può perché è carica di
odio».
«Ma chi è? Quel romano forse? ».
«No. Un disgraziato».
«Ma perché lo hai guarito, allora? » chiede Pietro.
«Dovrei fulminare tutti i suoi simili?».
«Signore... io so che Tu non vuoi che dica: "sì ", e perciò non lo dico.. - ma lo penso.. - ed è lo stesso... »
«E’ lo stesso, Simone di Giona. Ma sappi che allora... Oh! quanti cuori pieni di scaglie d'odio intorno a Me!
Vieni. Andiamo proprio là in cima, a guardare dall'alto il nostro bel mare di Galilea. Io e te soli ».
172. Quarto discorso della Montagna: il giuramento, la preghiera, il digiuno. Il vecchio Ismaele e Sara.
Continua il discorso sulla Montagna. Lo stesso luogo e la stessa ora. La folla, meno il romano, è la stessa,
forse ancora più numerosa perché molti sono fin sull'inizio dei sentieri che conducono alla valletta. Gesù
parla:
«Uno degli errori facili nell'uomo è la mancanza di onestà anche verso se stesso. E dato che l'uomo è
difficilmente sincero e onesto, ecco che da se stesso si è creato un morso per essere obbligato ad andare per
la via che ha detto. Morso che, del resto, egli, come cavallo indomito, presto si sposta modificando a suo
piacere l'andare, o si leva del tutto facendo il suo comodo senza più riflessione a ciò che può ricevere di
rimprovero da Dio, dagli uomini e dalla sua propria coscienza. Questo morso è il giuramento. Ma non è
necessario il giuramento fra gli onesti, e Dio, di suo, non ve lo ha insegnato. Anzi vi ha fatto dire: "Non dire
falso testimonio" senza altra aggiunta. Perché l'uomo dovrebbe essere schietto senza bisogno di altro che
della fedeltà alla sua parola. Quando nel Deuteronomio si parla dei voti, anche dei voti che sono una cosa
sorta da un cuore che si pensa fuso a Dio o per sentimento di bisogno o per sentimento di riconoscenza, è
detto: "La parola uscita una volta dalle tue labbra la devi mantenere, facendo quanto hai promesso al Signore
Iddio tuo, quanto di tua volontà e di tua bocca hai detto". Sempre si parla di parola data, senza altro che la
parola. Colui che sente il bisogno di giurare è perché è già insicuro di se stesso e del concetto del prossimo a
suo riguardo. E chi fa giurare testifica con quell'esigenza che diffida della sincerità e onestà del giurante.
Come vedete, questa abitudine del giuramento è una conseguenza della disonestà morale dell'uomo. Ed è una
vergogna per l'uomo. Doppia vergogna, perché l'uomo non è fedele neppure a questa cosa vergognosa che è
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il giuramento e irridendosi di Dio, con la stessa facilità con cui si irride del prossimo, giunge a spergiurare
con la massima facilità e tranquillità. Vi può essere creatura più abbietta dello spergiuro? Costui, usando
sovente una formula sacra, e chiamando perciò a suo complice e mallevadore Iddio, o usando l'invocazione
degli affetti più cari - il padre, la madre, la moglie, i figli, i suoi morti, la sua stessa vita e i suoi organi più
preziosi, invocati ad appoggio del suo bugiardo dire - induce il suo prossimo a credergli. Lo conduce perciò
in inganno. E’ un sacrilego, un ladro, un traditore, un omicida. Di chi? Ma di Dio, perché mescola la Verità
all'infamia della sua menzogna e lo sbeffeggia sfidandolo: "Colpiscimi, smentiscimi, se puoi. Tu sei là, io
son qua e me ne rido - Oh! sì! Ridete, ridete pure, o mentitori e beffeggiatori! Ma vi sarà un momento che
non riderete, e sarà quando Colui a cui ogni potere è deferito vi apparirà terribile nella sua maestà e solo col
suo aspetto vi farà atterriti e solo coi suoi sguardi vi fulminerà, prima, prima ancora che la sua voce vi
precipiti nel vostro destino eterno marcandovi della sua maledizione. E’ un ladro perché si appropria di una
stima che non merita. Il prossimo, scosso dal suo giurare, gliela dona, e il serpente se ne orna fingendosi ciò
che non è. E’ un traditore perché col giuramento promette cose che non vuole mantenere. E’ un omicida
perché, o uccide l'onore di un suo simile levandogli col falso giuramento la stima del prossimo, o uccide la
sua anima, perché lo spergiuro è un abbietto peccatore agli occhi di Dio, i quali, anche se nessun altro vede la
verità, la vedono. Dio non si inganna né con false parole, né con ipocrite azioni. Egli vede. Non perde per un
attimo di vista ogni singolo uomo. E non vi è munita fortezza, né profonda cantina, dove non possa penetrare
il suo sguardo. Anche nell'interno vostro, la fortezza singola che ogni uomo ha intorno al suo cuore, penetra
Iddio. E vi giudica non per quello che giurate ma per quello che fate. Perciò Io, all'ordine che vi fu dato,
quando fu messo in auge il giuramento per mettere freno alla menzogna e alla facilità di mancare alla parola
data, sostituisco un altro ordine. Non dico come gli antichi: "Non spergiurare, ma anzi mantieni i tuoi
giuramenti", ma vi dico: " Non giurate mai ". Né per il Cielo che è trono di Dio, né per la terra che è sgabello
ai suoi piedi, né per Gerusalemme e il suo Tempio che sono la città del gran Re e la casa del Signore Iddio
nostro. Non giurate né sulle tombe dei trapassati né sui loro spiriti. Le tombe sono piene di scorie di ciò che è
inferiore nell'uomo e comune col bruto, gli spiriti lasciateli nella loro dimora. Fate che non soffrano e
inorridiscano, se spiriti di giusti che già sono nella precognizione di Dio. E per quanto sia una precognizione,
ossia cognizione parziale, perché fino al momento della Redenzione non possederanno Dio nella sua
pienezza di splendori, non possono non soffrire del vedervi peccatori. E, se giusti non sono, non aumentate il
loro tormento dall'aver ricordato col vostro il loro peccato. Lasciate, lasciate i morti santi nella pace, i morti
non santi nelle loro pene. Non levate ai primi, non aggiungete ai secondi. Perché appellarsi ai morti? Non
possono parlare. I santi perché la carità loro lo vieta: vi dovrebbero smentire troppe volte. I dannati perché
l'Inferno non apre le sue porte e i dannati non aprono le bocche che per maledire, e ogni voce resta soffocata
dall'odio di Satana e dei satana, perché i dannati satana sono. Non giurate né sul capo del padre né su quello
della madre, né su quello della sposa e degli innocenti figli. Non ne avete diritto. Sono forse una moneta o
una merce? Sono una firma su una carta? Sono più e meno di queste cose. Sono sangue e carne del tuo
sangue, uomo, ma sono anche creature libere e tu non le puoi usare come schiave per avallo di un tuo falso.
E sono meno di una firma tua propria, perché tu sei intelligente, libero e adulto, e non un interdetto o un
pargolo che non sa quello che si fa e che perciò deve essere rappresentato dai parenti. Tu sei tu, un uomo
dotato di ragione, e perciò sei responsabile delle tue azioni e devi agire da te, mettendo ad avallo delle tue
azioni e delle tue parole la tua onestà e la tua sincerità, la stima che hai saputo suscitare tu nel prossimo, non
l'onestà, la sincerità dei parenti e la stima che essi hanno saputo suscitare. Sono responsabili i padri dei figli?
Sì, ma finché sono minorenni. Dopo, ognuno è responsabile di se stesso. Non sempre da giusti nascono
giusti, né una santa donna è coniugata ad un santo uomo. Perché allora usare per base di garanzia la giustizia
di chi vi è congiunto? Ugualmente, da un peccatore possono nascere figli santi e, finché innocenti sono, tutti
sono santi. Perché allora invocare un puro per un vostro atto impuro quale è il giuramento che si vuole poi
spergiurare? Non giurate neppure per la vostra testa, i vostri occhi, e lingua e mani. Non ne avete diritto.
Tutto quanto avete è di Dio. Voi non ne siete che i temporanei custodi, i banchieri dei tesori morali o
materiali che Dio vi ha concessi. Perché usare allora di ciò che non è vostro? Potete voi aggiungere un
capello al vostro capo o mutarne il colore? E se non potete fare questo, perché allora usate la vista, la parola,
la libertà delle membra, per convalidare un vostro giuramento? Non sfidate Dio. Potrebbe prendervi in parola
e seccare i vostri occhi come può seccare i vostri frutteti, o strapparvi i figli come può svellervi la casa, per
ricordarvi che Lui è il Signore e voi i sudditi, e che è maledetto chi si idolatra al punto da ritenersi da più di
Dio sfidandolo con la menzogna. Il vostro parlare sia: sì, sì; e no, no. Non di più. Il di più ve lo suggerisce il
Maligno, e per ridere poi di voi che, non potendo tutto ritenere, cadete in menzogna e siete sbeffeggiati e
conosciuti per mentitori. Sincerità, figli. Nella parola e nella preghiera. Non fate come gli ipocriti che quando
pregano amano stare a pregare nelle sinagoghe o sugli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini e
lodati come uomini pii e giusti mentre poi, nell'interno delle famiglie, sono colpevoli verso Dio e verso il
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prossimo. Non riflettete che questo è come uno spergiuro? Perché voi volete sostenere ciò che vero non è
allo scopo di conquistarvi una stima che non meritate? La orazione ipocrita ha lo scopo di dire: "In verità io
sono un santo. Lo giuro agli occhi di chi mi vede e che non possono mentire di vedermi pregare". Velo steso
sulla malvagità esistente, la preghiera fatta con simili scopi diviene una bestemmia. Lasciate che Dio vi
proclami santi, e fate che tutta la vostra vita gridi per voi: " Ecco un servo di Dio " Ma voi, ma voi, per carità
di voi, tacete. Non fate della vostra lingua, mossa dalla vostra superbia, un oggetto di scandalo agli occhi
degli angeli. Meglio sarebbe diveniste sull'istante muti se non avete la forza di comandare all'orgoglio e alla
lingua, autoproclamandovi giusti e gradevoli a Dio. Lasciate ai superbi e ai falsi questa povera gloria!
Lasciate ai superbi e ai falsi questa effimera ricompensa. Povera ricompensa! Ma è quale la vogliono, e non
ne avranno altra perché più di una non se ne può avere. O quella vera, del Cielo, e che è eterna e giusta. O
quella non vera, della terra, che dura quanto la vita dell'uomo e anche meno e che poi, essendo ingiusta, è
pagata, oltre la vita, con una ben mortificante punizione. Udite come dovete pregare e col labbro e col lavoro
e con tutto voi stessi, per impulso del cuore che ama, sì, Dio, e Padre lo sente, ma che anche sempre ricorda
chi è il Creatore e che è la creatura, e sta con amore riverenziale al cospetto di Dio, sempre, sia che òri o che
traffichi, sia che cammini o che riposi, sia che guadagni o che benefichi. Per impulso del cuore, ho detto. E’
la prima ed essenziale qualità. Perché tutto viene dal cuore, e come è il cuore tale è la mente, tale la parola, lo
sguardo, l'azione. L'uomo giusto dal suo cuore di giusto trae fuori il bene, e più ne trae più ne trova, perché il
bene fatto procrea novello bene, così come il sangue che si rinnovella nel circolo delle vene e torna al cuore
arricchito di sempre nuovi elementi, tratti dall'ossigeno che ha assorbito e dal succo dei cibi che ha
assimilato. Mentre il perverso dal suo buio cuore pieno di frode e di veleni non può che trarre frode e veleno,
che sempre più si accrescono, corroborati come sono dalle colpe che si accumulano, come nel buono dalle
benedizioni di Dio che si accumulano. Credete pure che è l'esuberanza del cuore quella che trabocca dalle
labbra e si rivela nelle azioni. Voi fatevi un cuore umile e puro, amoroso, fiducioso, sincero; amate Dio col
pudico amore che ha una vergine per lo sposo. In verità vi dico che ogni anima è una vergine sposata
all'eterno Amatore, a Dio Signor nostro; questa terra è il tempo del fidanzamento nel quale l'angelo dato a
custode di ogni uomo è lo spirituale paraninfo, e tutte le ore della vita e le contingenze della vita altrettante
ancelle che preparano il corredo nuziale. L'ora della morte è l'ora delle nozze compiute e allora viene la
conoscenza, l'abbraccio, la fusione, e con veste di sposa compiuta l'anima può alzare il suo velo e gettarsi
nelle braccia del suo Dio senza che per amare così lo Sposo possa indurre altri allo scandalo. Ma per ora, o
anime ancora sacrificate nel laccio del fidanzamento con Dio, quando volete parlare allo Sposo, mettetevi
nella pace della vostra dimora, e soprattutto nella pace della vostra dimora interiore, e parlate, angelo di
carne fiancheggiato dall'angelo custode, al Re degli angeli. Parlate al Padre vostro nel segreto del vostro
cuore e della vostra stanza interiore. Lasciate fuori tutto quanto è mondo: e la smania di essere notati e quella
di edificare, e gli scrupoli delle lunghe preghiere colme di parole, parole, parole e monotone, e tiepide e
scialbe d'amore. Per carità! Liberatevi dalle misure nel pregare. In verità vi sono alcuni che sprecano più e
più ore in un monologo ripetuto con le labbra sole, e che è un vero soliloquio perché neppur l'angelo custode
lo ascolta, tanto è rumore vano che egli cerca di rimediare sprofondandosi di suo in ardente orazione per il
suo stolto custodito. In verità vi sono alcuni che non userebbero quelle ore diversamente neppure se Dio
apparisse loro dicendo: "La salute del mondo dipende dal tuo lasciare questa loquela senz'anima per andare,
magari, semplicemente ad attingere dell'acqua ad un pozzo ed a spargere quell'acqua al suolo per amore di
Me e dei tuoi simili". In verità vi sono alcuni che credono più grande il loro monologo all'atto cortese di
accogliere un visitatore o a quello caritativo di soccorrere un bisognoso. Sono animi caduti nell'idolatria della
preghiera. La preghiera è azione d'amore. E amare si può tanto orando che facendo il pane, tanto meditando
che assistendo un infermo, tanto compiendo pellegrinaggio al Tempio che accudendo alla famiglia, tanto
sacrificando un agnello quanto sacrificando i nostri anche giusti desideri di raccogliersi nel Signore. Basta
che uno intrida tutto se stesso e ogni sua azione nell'amore. Non abbiate paura! Il Padre vede. Il Padre
comprende. Il Padre ascolta. Il Padre concede. Quante grazie non sono date anche per un solo, vero, perfetto
sospiro d'amore! Quanta abbondanza per un sacrificio intimo fatto con amore. Non siate simili ai gentili. Dio
non ha bisogno che gli diciate ciò che deve fare perché voi ne abbisognate. Ciò possono dirlo i pagani ai loro
idoli che non possono intendere. Non voi a Dio, al vero, spirituale Iddio che non è solo Dio e Re, ma è Padre
nostro e sa, prima ancora che voi glielo chiediate, di che avete bisogno. Chiedete e vi sarà dato, cercate e
troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e verrà aperto a chi
picchia. Quando un figlio vostro vi tende la manina dicendovi: "Padre, ho fame", gli date forse un sasso? Gli
date un serpente se vi chiede un pesce? No, anzi che date pane e pesce, ma inoltre date carezza e
benedizione, perché è dolce ad un padre nutrire la sua creatura e vederne il sorriso felice. Se dunque voi di
imperfetto cuore sapete dare buoni doni ai vostri figli solo per l'amore naturale, comune anche all'animale
verso la prole, quanto più il Padre vostro che è nei Cieli concederà a coloro che gliele chiedono le cose buone
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e necessarie al loro bene. Non abbiate paura di chiedere e non abbiate paura di non ottenere! Però (ecco che
Io vi metto in guardia contro un facile errore) però non fate come i deboli nella fede e nell'amore, i pagani
della religione vera - perché anche fra i credenti vi sono pagani la cui povera religione è un groviglio di
superstizioni e di fede, un manomesso edificio in cui si sono infiltrate erbe parassitarie d'ogni specie, al punto
che esso si sgretola e cade in rovina - i quali, deboli e pagani, sentono morire la fede se non si vedono
esauditi. Voi chiedete. E vi pare giusto di chiedere. Infatti per quel momento non sarebbe neanche ingiusta
quella grazia. Ma la vita non termina in quel momento. E ciò che è bene oggi può essere non bene domani.
Voi questo non lo sapete, perché voi sapete solo il presente, ed è una grazia di Dio anche questa. Ma Dio
conosce anche il futuro. E molte volte per risparmiarvi una pena maggiore vi lascia non esaudita una
preghiera. Nel mio anno di vita pubblica più di una volta ho sentito dei cuori gemere: "Quanto ho sofferto
allora, quando Dio non mi ha ascoltato. Ma ora dico: 'Fu bene così perché quella grazia mi avrebbe impedito
di giungere a quest'ora di Dio' "Altri ho sentito dire e dirmi: "Perché, Signore, non mi esaudisci? A tutti lo
fai, e a me no? ". E pure, avendo dolore di veder soffrire, ho dovuto dire: "Non posso", perché l'esaudirli
avrebbe voluto dire mettere un intralcio al loro volo alla vita perfetta. Anche il Padre delle volte dice: "Non
posso". Non perché non possa compiere l'atto immediato. Ma perché non lo vuole compiere per conoscenza
delle conseguenze future. Udite. Un bambino è malato alle viscere. La madre chiama il medico e il medico
dice: "Per guarire occorre digiuno assoluto". Il bambino piange, strilla, supplica, pare languire. La madre,
pietosa sempre, unisce i suoi lamenti a quelli del figlio. Le pare durezza del medico quel divieto assoluto. Le
pare che possa nuocere al figlio quel digiuno e quel pianto. Ma il medico resta inesorabile. Infine dice:
"Donna, io so, tu non sai. Vuoi perdere tuo figlio o vuoi che io te lo salvi? "La madre urla: "Voglio che egli
viva! "."E allora " dice il medico "io non posso concedere cibo. Sarebbe la morte "Anche il Padre dice così,
delle volte. Voi, madri pietose del vostro io, non lo volete sentire piangere per negata grazia. Ma Dio dice:
"Non posso. Sarebbe il tuo male "Viene il giorno, o viene l'eternità, in cui si giunge a dire: "Grazie, mio Dio,
di non avere ascoltato la mia stoltezza! ". Quanto ho detto per l'orazione dico per il digiuno. Quando
digiunate non prendete un'aria melanconica come usano gli ipocriti, che ad arte si sfigurano la faccia acciò il
mondo sappia e creda, anche se vero non è, che essi digiunano. Anche essi hanno già avuto, con la lode del
mondo, la loro mercede e non ne avranno altra. Ma voi, quando digiunate, prendete un'aria lieta, lavatevi a
più acque il volto perché appaia fresco e liscio, ungetevi la barba e profumatevi le chiome, abbiate il sorriso
del ben pasciuto sulle labbra. Oh! che in verità non vi è cibo che pasca quanto l'amore! E chi fa digiuno con
spirito d'amore, di amore si nutre! In verità vi dico che se anche il mondo vi dirà "vanitosi" e "pubblicani", il
Padre vostro vedrà il vostro segreto eroico e ve ne darà doppia ricompensa. E per il digiuno, e per il
sacrificio di non essere lodati per esso. Ed ora andate a dare cibo al corpo dopo che l'anima fu nutrita. Quei
due poverelli restino con noi. Saranno gli ospiti benedetti che daranno sapore al nostro pane. La pace sia con
voi». E i due poverelli restano. Sono una donna molto scarna e un vecchio molto vecchio. Ma non sono
insieme. Il caso li ha riuniti, ed erano rimasti in un angolo avviliti, tendendo inutilmente la mano a quelli che
passavano loro davanti. Gesù va direttamente verso di loro che non osano venire avanti e li prende per mano
portandoli al centro del gruppo dei discepoli, sotto una specie di tenda che Pietro ha drizzato in un angolo e
sotto la quale forse si ricoverano nella notte e si riuniscono di giorno nelle ore più calde. E una tettoia di
frasche e di... mantelli. Ma serve allo scopo per quanto sia così bassa che Gesù e l'Iscariota, i due più alti, si
debbano abbassare per entrarvi.
«Ecco il padre ed ecco una sorella. Portate quanto abbiamo. Mentre prendiamo il cibo udremo la loro storia».
E personalmente Gesù serve i due vergognosi e ne ascolta la lamentosa narrazione. Solo il vecchio, dopo che
la figlia è andata lontano col marito e si è dimenticata del padre. Sola la donna, dopo che la febbre le ha
ucciso il marito, ed è malata per giunta.
«Il mondo ci sprezza perché poveri siamo» dice il vecchio. «Io vado elemosinando per raggranellare di che
compiere la Pasqua. Ho ottant'anni. Ho sempre fatto Pasqua e può essere l'ultima questa. Ma non voglio
andare in seno ad Abramo con nessun rimorso. Come perdono alla figlia così spero essere perdonato. E
voglio fare la mia Pasqua».
«Lunga è la via, padre».
«Più lunga è quella del Cielo, se si manca al rito ».
«Vai solo? Se ti senti male per via? ».
«Mi chiuderà le palpebre l'angelo di Dio ». Gesù lo carezza sulla testa tremula e bianca e chiede alla donna:
« E tu? ».
«Io vado cercando lavoro. Se fossi più pasciuta guarirei dalle febbri. E se fossi guarita potrei lavorare anche
ai grani».
«Credi. che solo il cibo ti guarirebbe? ».
«No. Ci sei anche Tu... Ma io sono una povera cosa, una troppo povera cosa per poter chiedere pietà».
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«E se ti guarissi, che vorresti dopo? ».
«Nulla più. Avrei avuto già ben più di quanto possa sperare ».
Gesù sorride e le dà un pezzo di pane intinto in un poco di acqua e aceto che fa da bevanda. La donna lo
mangia senza parlare e Gesù continua a sorridere. Il pasto cessa presto. Era così parco! Apostoli e discepoli
vanno in cerca d'ombra per le pendici, fra i cespugli. Gesù resta sotto la tenda. Il vecchione si è messo contro
la parete erbosa e dorme stanco. Dopo un poco la donna, che pure si era allontanata cercando ombra e riposo,
viene verso Gesù che le sorride per rincuorarla. Lei viene avanti timida e pure lieta, fin quando quasi è presso
la tenda, e poi la vince la gioia e fa gli ultimi passi velocemente, cadendo bocconi con un grido soffocato:
«Tu mi hai guarita! Benedetto! È l'ora del grande brivido ed io non l'ho più... Oh! » e bacia i piedi di Gesù.
«Sei sicura di essere guarita? Io non te l'ho detto. Potrebbe essere un caso... »
«Oh! no! Ora ho compreso il tuo sorriso nel darmi quel pane. La tua virtù è entrata in me con quel boccone.
Io non ho nulla da ricambiarti fuorché il mio cuore. Comanda alla tua serva, Signore, ed ella ti ubbidirà fino
alla morte ».
«Sì. Vedi quel vecchio? E’ solo ed è un giusto. Tu avevi un marito e te lo levò la morte. Egli aveva una figlia
e gliela levò l'egoismo. E’ peggio. Eppure non impreca. Ma non è giusto che vada solo nelle sue ultime ore.
Siigli figlia ».
«Sì, mio Signore ».
«Ma guarda che vuol dire lavorare per due».
«Sono forte, ora, e lo farò ».
«Vai allora là, su quel greppo, e di' all'uomo che riposa là, a quello vestito di bigio, che venga da Me ».
La donna va sollecita e torna con Simone Zelote.
«Vieni, Simone. Ti devo parlare. Attendi, donna ». Gesù si allontana qualche metro.
«Pensi che Lazzaro avrebbe difficoltà ad accogliere una lavoratrice di più? ».
«Lazzaro? Ma io credo che non sappia neppure quanti sono i suoi servi! Uno più, uno meno!... Ma chi è? ».
«Quella donna. L'ho guarita e... »
«Basta Maestro, se Tu l'hai sanata è segno che l'ami. Ciò che Tu ami è sacro a Lazzaro, mi impegno per lui ».
«E’ vero. Ciò che Io amo è sacro a Lazzaro. Hai detto bene. E per questo Lazzaro diventerà santo, perché
amando ciò che Io amo amerà la perfezione. Voglio unire quel vecchio a quella donna e far fare l'ultima sua
Pasqua in letizia a quel patriarca. Voglio molto bene Io ai vecchi santi, e se posso dar loro tramonto sereno
sono felice ».
«Vuoi bene anche ai bambini... »
«Sì, e ai malati... »
«E a quelli che piangono... »
«E a quelli che sono soli... »
«Oh! mio Maestro! Ma non ti accorgi di volere bene a tutti? Anche ai tuoi nemici? ».
«Non me ne accorgo, Simone. Amare è la mia natura. Ecco che il patriarca si sveglia. Andiamo a dirgli che
farà la Pasqua con una figlia vicino e senza più bisogno del pane». Tornano alla tenda dove la donna li
attende e vanno tutti e tre dal vecchio che si è seduto e si riallaccia i sandali.
«Che fai, padre?».
«Scendo a valle. Spero trovare un ricovero per la notte, e domani mendicherò sulla via, e poi giù, giù, giù, fra
un mese, se non muoio, sarò al Tempio ».
«No».
«Non devo? Perché? ».
«Perché il buon Dio non vuole. Non andrai solo. Questa verrà con te. Ti condurrà dove Io dirò e sarete
accolti per amor mio. Farai la tua Pasqua, ma senza fatica. La tua croce l'hai già portata, padre. Posala
adesso. E raccogliti solo in orazione di grazie al buon Dio».
«Ma perché... ma perché... io... io non merito tanto... Tu... una figlia... Più che se mi donassi vent'anni... E
dove, dove mi mandi?...» Il vecchio piange fra il cespuglio del suo barbone.
«Da Lazzaro di Teofilo. Non so se lo conosci ».
«Oh!... io sono dei confini della Siria e ricordo Teofilo. Ma... ma... oh! Figlio benedetto di Dio, lascia che io
ti benedica!».
E Gesù, seduto come è sull'erba, di fronte al vecchione, veramente si curva per lasciare che lo stesso gli
imponga, solenne, le mani sul capo, tuonando, con la sua voce cavernosa di vegliardo, l'antica benedizione:
«Il Signore ti benedica e custodisca. Il Signore ti mostri la sua faccia e abbia di te misericordia. Il Signore
volga a te il suo volto e ti dia la sua pace».
E Gesù, Simone e la donna rispondono insieme: «E così sia».

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