venerdì 2 marzo 2018

(Lc 15,1-3.11-32) Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.



VANGELO DI SABATO 3 MARZO 2018
(Lc 15,1-3.11-32) Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore




LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego o Spirito d'amore,fammi riconoscere il vero volto dell'amore che Dio vuole farci comprendere in questo brano del vangelo,in ogni sua più piccola sfaccettatura.
Comincerò col leggere insieme a voi, tra le righe, l'amore del Padre.Un padre che ha lavorato sodo per non far mancare niente ai figli, che li ha educati al lavoro, alla responsabilità, ha fatto questo con tutti e due, ma all'improvviso, uno di loro, stanco e con una irrefrenabile voglia di ribellarsi al padre, decide che vuole partire, vuole andare lontano per avere tutto quello che il padre per buon senso gli negava. Il padre con il cuore infranto,non può trattenerlo,e così gli dà la sua parte di eredità e lui va. All'inizio,non si rende conto dell'errore fatto,gode di tutto quello che vuole,ma dopo un po' si rende conto che tutto quello che ora ha,non gli ha dato la felicità,ma anzi,ha ancora di meno di quello che aveva quando si sentiva sottomesso al padre,infatti nel vangelo Luca ci parla di una grave carestia in quel paese,facile da rapportare alla tristezza del suo cuore.Non aveva conquistato nulla ed aveva perso anche quello che aveva...ripensava alla sua casa,dove tutti potevano godere dei beni e dell'amore del padre,persino l'ultimo dei suoi servi,e lui se n'era andato per rincorrere cosa?Si era perduto!Ecco la nuda e cruda verità,si sentiva perduto e disperato e con fatica,perchè era molto orgoglioso,decide di tornare dal padre. Chissà cosa pensava ,chissà come sarebbe stato accolto,certamente non si sentiva degno,ma avrebbe trovato le parole per chiedere scusa? Quanti pensieri prima di incamminarsi,quanto tempo perso in inutili elucubrazioni...Appena il padre lo vede da lontano gli corse incontro e lo abbracciò, lo strinse forte e ordinò ai suoi servi di portare il vestito più bello, l'anello e i calzari e gli restituisce la sua dignità di uomo e di figlio, e così anche il figlio ingrato capisce quanto è grande la gioia del padre per il suo ritorno, quanto è grande il suo amore! Ed ora passiamo all'altro figlio, quello che aveva sempre fatto il volere del padre, quello che gli era stato sempre vicino....cosa succede in lui? Non gli sembra giusto che per il padre questo ritorno sia motivo di gioia, non accetta che sia messo sul suo stesso piano, forse invidia, forse rabbia, o forse solo dolore, ma qualcosa lo spinge a voler giudicare il modo di agire del padre, addirittura criticarlo...quante volte noi ci mettiamo in questa condizione? Ecco quello che per me è un punto fondamentale di questo brano del vangelo,il punto in cui la mia riflessione,mi ha portato a capire che noi troppo spesso giudichiamo,condanniamo e vogliamo decidere chi fa il bene e chi il male, dimenticando troppo spesso che Dio non la pensa come noi, ma noi dobbiamo pensare come lui!
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COMMENTO DI:
Rev. D. Llucià POU i Sabater
(Granada, Spagna)
Oggi, vediamo la misericordia, la nota caratteristica di Dio Padre, nel momento in cui contempliamo una Umanità “orfana”, perché –smemorata- non sa che è figlia di Dio. Cronin parla di un figlio che andò via di casa, dissipò denaro, salute, l’onore della famiglia...fu imprigionato. Poco prima di uscire in libertà, scrisse a casa: se i suoi lo perdonavano che mettessero un fazzoletto bianco sul melo, vicino alla ferrovia. Al vederlo sarebbe tornato a casa; se no, non lo avrebbero più visto. Il giorno che uscì dal carcere, arrivando, non si azzardava a guardare, ci sarà il fazzoletto? «Apri gli occhi!...Guarda!» gli disse un compagno. E rimase a bocca aperta: nell’ albero non c’era solo un fazzoletto bianco, ma centinaia di questi; era pieno di fazzoletti bianchi!
Ci ricorda quel quadro di Rembrandt nel quale si vede il figlio che ritorna, indifeso e affamato, ed è abbracciato da un anziano, con due mani diverse: una da padre che abbraccia fortemente; e l’altra da madre affettuosa e dolce, accarezzandolo. Dio è padre e madre...
«Padre, ho peccato» (cf. Lc 15,21), vogliamo dire anche noi, e sentire l’abbraccio di Dio nel sacramento della confessione, e partecipare alla festa dell’Eucarestia: «mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita»(Lc 15,23-24). Così, visto che – «Dio ci aspetta – ogni giorno!- come quel padre della parabola aspettava suo figlio prodigo» (San Josemaría), ricorriamo il cammino con Gesù verso l’incontro con il Padre, dove tutto sarà più chiaro: «Il mistero dell’uomo solo diventa comprensibile alla luce del mistero del Verbo incarnato» (Consiglio Vaticano II).
Il protagonista è sempre il Padre. Che il deserto della Quaresima ci porti a interiorizzare questa chiamata e a partecipare nella misericordia divina, giacché la vita è un ritornare al Padre.

9 commenti:

  1. VERSIONE IN INGLESE DI SABATO 3 MARZO 2018
    Liturgical day: Saturday 2nd of Lent
    Saints March 18th: St. Cyril of Jerusalem, bishop and doctor of the Church
    Gospel text (Lc 15,1-3.11-32): Tax collectors and sinners were seeking the company of Jesus, all of them eager to hear what He had to say. But the Pharisees and the scribes frowned at this, mut­tering: «This man welcomes sinners and eats with them». So Jesus told them this parable: «There was a man with two sons. The younger said to his father: ‘Give me my share of the estate’. So the father divided his property between them. Some days later, the younger son gathered all his belongings and started off for a distant land where he squandered his wealth in loose living. Having spent everything, he was hard pressed when a severe famine broke out in that land. So he hired himself out to a well-to-do citizen of that place and was sent to work on a pig farm. So famished was he that he longed to fill his stomach even with the food given to the pigs, but no one offered him anything. Finally coming to his senses, he said: ‘How many of my father's hired men have food to spare, and here I am starving to death! I will get up and go back to my father and say to him: Father, I have sinned against God and before you. I no longer deserve to be called your son. Treat me then as one of your hired servants’. With that thought in mind he set off for his father's house.
    He was still a long way off when his father caught sight of him. His father was so deeply moved with compassion that he ran out to meet him, threw his arms around his neck and kissed him. The son said: ‘Father, I have sinned against Heaven and before you. I no longer deserve to be called your son...’. But the father turned to his servants: ‘Quick! Bring out the finest robe and put it on him. Put a ring on his finger and sandals on his feet. Take the fattened calf and kill it. We shall celebrate and have a feast, for this son of mine was dead and has come back to life. He was lost and is found’. And the celebration began.
    Meanwhile, the elder son had been working in the fields. As he returned and was near the house, he heard the sound of music and dancing. He called one of the servants and asked what it was all about. The servant answered: ‘Your brother has come home safe and sound, and your father is so happy about it that he has ordered this celebration and killed the fattened calf’. The elder son became angry and refused to go in. His father came out and pleaded with him. The indignant son said: ‘Look, I have slaved for you all these years. Never have I disobeyed your orders. Yet you have never given me even a young goat to celebrate with my friends. Then when this son of yours returns after squandering your property with loose women, you kill the fattened calf for him’. The father said: ‘My son, you are always with me, and everything I have is yours. But this brother of yours was dead, and has come back to life. He was lost and is found. And for that we had to rejoice and be glad’».

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    1. MY REFLECTION
      PRAYER
      Please or the Spirit of love, let me recognize the true face of love that God wants us to understand this passage of the Gospel in all its historical pieces.
      I'll start with read along with you, between the lines, the love of the Father. A father who worked hard to not to leave anything to their children, that raised them to work, responsibility, did this with both of them, but suddenly, one of them, tired and with an irresistible desire to rebel against the father, decides he wants to leave, wants to go far to have everything his father for common sense denied him. The father with a broken heart, can not hold, and thus, gives him his inheritance, and he goes. At the beginning, do not realize the mistake made, has everything he wants, but after a while you realize that everything now, did not give him happiness, but rather, has even less than they had when he felt submissive to his father. In fact, in the gospel of Luke tells us of a severe famine in that country, easy to relate to the sadness of his heart. He had not won anything and had also lost what he had. He thought of his home, where everyone could enjoy the goods and of the 'love of the Father, even the least of his servants, and he had gone to chase what? Was lost! Here's the unvarnished truth, he felt lost and in despair and starvation, because he was very proud, decides to return to his father.
      I wonder what she thought of him, who knows how it would be received! Certainly he did not feel worthy, but he found the words to apologize? How many thoughts before walking, how much time lost in useless speculations. As soon as his father sees him from afar, and ran and embraced him, hugged him and ordered his servants to bring the best robe, the ring, and shoes and return the dignity of man and child and so the ungrateful son understand how great the father's joy for his return, how great is his love!And now for the other son, the one who always did the will of his father, who had always been close, what happens inside him?
      Does not seem right that this return to the father is a source of joy, does not accept that his brother is put on the same plane, and perhaps envy, anger perhaps, or maybe just pain, but something drives him to want to judge the mode of action of father, even criticize ... how many times we put ourselves in this situation? Here's what to me is a key to this passage of the Gospel, where my reflection has led me to understand that we too often judge, condemn and we want to decide who is good and who is evil, forgetting all too often God does not think like us, but we must think like him! Even today, a thought to what will be my Pope, with his good night last night, invited us to remain united in prayer with him, for this church is not ours, but God He as the father of parable has tried in every way to educate us to hear the word of God, to follow, to crumble, to make it our own, with quests' act of humility of his resignation, he also taught us how to trust God more than ourselves. We are united with him in prayer, and implore the Lord to forgive us and to cleanse us all, and the Church!

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    2. COMMENT OFF:
      Fr. Llucià POU i Sabater
      (Granada, Spain)

      Today we see our Father's mercy, His distinctive feature in Heaven, while gazing at an orphan Mankind —orphan because forgetful— which does not know it is a child of God. Cronin speaks of a son that left home, squandered all his money, his health, the family honor... was finally imprisoned. Shortly before being freed, he wrote to his home: if he was forgiven, they should hang a white handkerchief in the apple tree, next to the railway. If he could spot it, he would return home; otherwise, he would never come back... The day of his freedom, while arriving home, he didn't dare to look... Would there be a handkerchief? «Open your eyes!... look!», a friend tells him. And he remained speechless: on the apple tree there was not a single white handkerchief... there were hundreds of them; it was full of white handkerchiefs.
      It reminds us of the Rembrandt's painting where it can be seen the son that comes back, destitute and famished, who is hugged by an old man, with two different hands: one, from the father that holds him tight; the other, from the mother, sweet and tender, that caresses him. God is Father and Mother...
      «Father, I have sinned» (Lk 15:21), we wish to say it too, and feel God embrace in the Sacrament of Confession, while participating in the Eucharistic feast: «We shall celebrate and have a feast, for this son of mine was dead and has come back to life. He was lost and is found» (Lk 15:23-24). Thus, since «God is waiting for us —each and every day!— like that father of the parable was waiting for his prodigal son» (Saint Josemaria), let's keep on marching in with Jesus to the encounter with the Father, where all becomes clear: «The mystery of man can only be solved through the mystery of the Incarnated Word» (II Vatican Council).
      The protagonist is always the Father. Let's beg the desert of Lent to take us to internalize this appeal to participate in the divine compassion, as life is nothing but gradually returning to the Father.

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  2. VERSIONE IN SPAGNOLO DI SABATO 3 MARZO 2018
    Día litúrgico: Sábado II de Cuaresma
    Santoral 18 de Marzo: San Cirilo de Jerusalén, obispo y doctor de la Iglesia
    Texto del Evangelio (Lc 15,1-3.11-32): En aquel tiempo, viendo que todos los publicanos y los pecadores se acercaban a Jesús para oírle, los fariseos y los escribas murmuraban, diciendo: «Este acoge a los pecadores y come con ellos». Entonces les dijo esta parábola. «Un hombre tenía dos hijos; y el menor de ellos dijo al padre: ‘Padre, dame la parte de la hacienda que me corresponde’. Y él les repartió la hacienda. Pocos días después el hijo menor lo reunió todo y se marchó a un país lejano donde malgastó su hacienda viviendo como un libertino. Cuando hubo gastado todo, sobrevino un hambre extrema en aquel país, y comenzó a pasar necesidad. Entonces, fue y se ajustó con uno de los ciudadanos de aquel país, que le envió a sus fincas a apacentar puercos. Y deseaba llenar su vientre con las algarrobas que comían los puercos, pero nadie se las daba. Y entrando en sí mismo, dijo: ‘¡Cuántos jornaleros de mi padre tienen pan en abundancia, mientras que yo aquí me muero de hambre! Me levantaré, iré a mi padre y le diré: Padre, pequé contra el cielo y ante ti. Ya no merezco ser llamado hijo tuyo, trátame como a uno de tus jornaleros’. Y, levantándose, partió hacia su padre.
    Estando él todavía lejos, le vio su padre y, conmovido, corrió, se echó a su cuello y le besó efusivamente. El hijo le dijo: ‘Padre, pequé contra el cielo y ante ti; ya no merezco ser llamado hijo tuyo’. Pero el padre dijo a sus siervos: ‘Traed aprisa el mejor vestido y vestidle, ponedle un anillo en su mano y unas sandalias en los pies. Traed el novillo cebado, matadlo, y comamos y celebremos una fiesta, porque este hijo mío estaba muerto y ha vuelto a la vida; estaba perdido y ha sido hallado’. Y comenzaron la fiesta.
    Su hijo mayor estaba en el campo y, al volver, cuando se acercó a la casa, oyó la música y las danzas; y llamando a uno de los criados, le preguntó qué era aquello. El le dijo: ‘Ha vuelto tu hermano y tu padre ha matado el novillo cebado, porque le ha recobrado sano’. Él se irritó y no quería entrar. Salió su padre, y le suplicaba. Pero él replicó a su padre: ‘Hace tantos años que te sirvo, y jamás dejé de cumplir una orden tuya, pero nunca me has dado un cabrito para tener una fiesta con mis amigos; y ¡ahora que ha venido ese hijo tuyo, que ha devorado tu hacienda con prostitutas, has matado para él el novillo cebado!’ Pero él le dijo: ‘Hijo, tú siempre estás conmigo, y todo lo mío es tuyo; pero convenía celebrar una fiesta y alegrarse, porque este hermano tuyo estaba muerto, y ha vuelto a la vida; estaba perdido, y ha sido hallado’».

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    1. MI REFLEXIÓN
      ORACIÓN
      Por favor, o el Espíritu de amor, deja que reconocer el verdadero rostro del amor que Dios quiere que entendamos este pasaje del Evangelio en todas sus piezas históricas.
      Voy a empezar con leer con usted, entre líneas, el amor del Padre. Un padre que trabajó duro para no dejar nada a sus hijos, que elevaron a trabajar, la responsabilidad, lo hizo con los dos, pero de repente, uno de ellos, cansados y con un deseo irresistible de rebelarse contra el padre, decide que él quiere irse, quiere ir muy lejos para tener todo a su padre por el sentido común le negó. El padre con el corazón roto, no se puede sostener, y por lo tanto, le da su herencia, y él se va. Al principio, no se dan cuenta del error cometido, tiene todo lo que quiere, pero después de un tiempo te das cuenta de que todo lo que ahora, no le da la felicidad, sino más bien, tiene incluso menos de lo que tenía cuando se sentía sumiso a su padre. De hecho, en el evangelio de Lucas nos habla de una gran hambre en aquel país, fácil de relacionar con la tristeza de su corazón. Él no había ganado nada y también había perdido lo que tenía. Pensó en su casa, donde todo el mundo puede disfrutar de los bienes y del amor del Padre, incluso el más pequeño de sus siervos, y se había ido a cazar qué? ¿Se ha perdido! Esta es la pura verdad, se sentía perdido y desesperado y el hambre, porque él era muy orgulloso, decide volver a su padre.
      Me pregunto lo que ella pensaba de él, quién sabe cómo sería recibido! Ciertamente, él no se sentía digno, pero no encontró las palabras para disculparse? Cuántos pensamientos antes de caminar, la cantidad de tiempo perdido en especulaciones inútiles. Tan pronto como su padre lo ve desde lejos, corrió y lo abrazó, lo abrazó y le ordenó a sus siervos para llevar el mejor vestido, el anillo y los zapatos y devolver la dignidad del hombre y del niño por lo que el hijo ingrato comprender cuán grande es la felicidad del padre para su regreso, cuán grande es su amor!Y ahora, el otro hijo, el que siempre hizo la voluntad de su padre, que había estado siempre cerca, lo que pasa dentro de él?
      No me parece justo que este retorno al Padre es fuente de alegría, no acepta que su hermano se pone en el mismo plano, y tal vez la envidia, la ira tal vez, o tal vez sólo el dolor, sino algo que le lleva a querer juzgar el modo de acción de padre, incluso criticar ... ¿Cuántas veces nos ponemos en esta situación?Esto es lo que para mí es la clave de este pasaje del Evangelio, donde mi reflexión me ha llevado a comprender que nosotros también muchas veces juzgar, condenar y queremos decidir quién es bueno y quién es malo, olvidándose con demasiada frecuencia Dios no piensa como nosotros, pero tenemos que pensar como él! Incluso hoy en día, un pensamiento a lo que será mi Papa, con su buena noche de ayer por la noche, nos invitaron a permanecer unidos en oración con él, porque esta iglesia no es nuestra, sino de Dios Él como el padre de parábola ha intentado por todos los medios de educarnos para escuchar la palabra de Dios, a seguir, a desmoronarse, para que sea nuestro, con misiones acto de humildad de la renuncia, él también nos enseñó a confiar en Dios más que a nosotros mismos. Estamos unidos con él en la oración y suplicar al Señor que nos perdone y nos limpie de todo, y de la Iglesia!

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    2. COMENTARIO DE:

      Rev. D. Llucià POU i Sabater
      (Granada, España)

      Hoy vemos la misericordia, la nota distintiva de Dios Padre, en el momento en que contemplamos una Humanidad “huérfana”, porque —desmemoriada— no sabe que es hija de Dios. Cronin habla de un hijo que marchó de casa, malgastó dinero, salud, el honor de la familia... cayó en la cárcel. Poco antes de salir en libertad, escribió a su casa: si le perdonaban, que pusieran un pañuelo blanco en el manzano, tocando la vía del tren. Si lo veía, volvería a casa; si no, ya no le verían más. El día que salió, llegando, no se atrevía a mirar... ¿Habría pañuelo? «¡Abre tus ojos!... ¡mira!», le dice un compañero. Y se quedó boquiabierto: en el manzano no había un solo pañuelo blanco, sino centenares; estaba lleno de pañuelos blancos.
      Nos recuerda aquel cuadro de Rembrandt en el que se ve cómo el hijo que regresa, desvalido y hambriento, es abrazado por un anciano, con dos manos diferentes: una de padre que le abraza fuerte; la otra de madre, afectuosa y dulce, le acaricia. Dios es padre y madre...
      «Padre, he pecado» (cf. Lc 15,21), queremos decir también nosotros, y sentir el abrazo de Dios en el sacramento de la confesión, y participar en la fiesta de la Eucaristía: «Comamos y celebremos una fiesta, porque este hijo mío estaba muerto y ha vuelto a la vida» (Lc 15,23-24). Así, ya que «Dios nos espera —¡cada día!— como aquel padre de la parábola esperaba a su hijo pródigo» (San Josemaría), recorramos el camino con Jesús hacia el encuentro con el Padre, donde todo se aclara: «El misterio del hombre sólo se esclarece en el misterio del Verbo encarnado» (Concilio Vaticano II).
      El protagonista es siempre el Padre. Que el desierto de la Cuaresma nos lleve a interiorizar esta llamada a participar en la misericordia divina, ya que la vida es un ir regresando al Padre.

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  3. VERSIONE IN FRANCESE DI SABATO 3 MARZO 2018.

    Jour liturgique : Temps du Carême - 2e Semaine: Samedi

    Texte de l'Évangile (Lc 15,1-3.11-32): Tous les publicains et les gens de mauvaise vie s'approchaient de Jésus pour l'entendre. Et les pharisiens et les scribes murmuraient, disant: «Cet homme accueille des gens de mauvaise vie, et mange avec eux». Mais il leur dit cette parabole: Il dit encore: «Un homme avait deux fils. Le plus jeune dit à son père: ‘Mon père, donne-moi la part de bien qui doit me revenir’. Et le père leur partagea son bien. Peu de jours après, le plus jeune fils, ayant tout ramassé, partit pour un pays éloigné, où il dissipa son bien en vivant dans la débauche. Lorsqu'il eut tout dépensé, une grande famine survint dans ce pays, et il commença à se trouver dans le besoin. Il alla se mettre au service d'un des habitants du pays, qui l'envoya dans ses champs garder les pourceaux. Il aurait bien voulu se rassasier des carouges que mangeaient les pourceaux, mais personne ne lui en donnait. Étant rentré en lui-même, il se dit: ‘Combien de mercenaires chez mon père ont du pain en abondance, et moi, ici, je meurs de faim! Je me lèverai, j'irai vers mon père, et je lui dirai: Mon père, j'ai péché contre le ciel et contre toi, je ne suis plus digne d'être appelé ton fils; traite-moi comme l'un de tes mercenaires’. Et il se leva, et alla vers son père.» Comme il était encore loin, son père le vit et fut ému de compassion, il courut se jeter à son cou et le baisa. Le fils lui dit: ‘Mon père, j'ai péché contre le ciel et contre toi, je ne suis plus digne d'être appelé ton fils’. Mais le père dit à ses serviteurs: ‘Apportez vite la plus belle robe, et l'en revêtez; mettez-lui un anneau au doigt, et des souliers aux pieds. Amenez le veau gras, et tuez-le. Mangeons et réjouissons-nous; car mon fils que voici était mort, et il est revenu à la vie; il était perdu, et il est retrouvé’. Et ils commencèrent à se réjouir.» Or, le fils aîné était dans les champs. Lorsqu'il revint et approcha de la maison, il entendit la musique et les danses. Il appela un des serviteurs, et lui demanda ce que c'était. Ce serviteur lui dit: ‘Ton frère est de retour, et, parce qu'il l'a retrouvé en bonne santé, ton père a tué le veau gras’. Il se mit en colère, et ne voulut pas entrer. Son père sortit, et le pria d'entrer. Mais il répondit à son père: ‘Voici, il y a tant d'années que je te sers, sans avoir jamais transgressé tes ordres, et jamais tu ne m'as donné un chevreau pour que je me réjouisse avec mes amis. Et quand ton fils est arrivé, celui qui a mangé ton bien avec des prostituées, c'est pour lui que tu as tué le veau gras!’. ‘Mon enfant, lui dit le père, tu es toujours avec moi, et tout ce que j'ai est à toi; mais il fallait bien s'égayer et se réjouir, parce que ton frère que voici était mort et qu'il est revenu à la vie, parce qu'il était perdu et qu'il est retrouvé’».

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    1. REFLEXION DE LELLA

      PRIERE: Je te prie o Esprit d'amour aide-moi à reconnaître le vrai visage de l'amour que Dieu veut nous faire comprendre dans ce passage de l'évangile, en toute ses plus petite facette.

      - Je commencerai par lires avec vous, entre les lignes, l'amour du Père. Un père qui a travaillé dur pour ne rien faire manquer à ces fils qu'il a éduqués au travail, à la responsabilité, cela a fait avec tous les deux, mais soudain, l'un d'eux, fatigué et avec une envie irrésistible de se rebeller envers le père, décide qu'il veut partir, il veut aller pour avoir tout ce qu'il n'a pas encore. Le père avec le coeur brisé ne peut pas le retenir et il lui donne, sa part d'héritage et lui s'en va. Au début, il ne se rend pas compte de la faute faite, il jouit de tout ce qu'il veut, mais après peu de temps il se rend compte que tout ce qu'il a maintenant, ne lui a pas donné le bonheur, mais il en a encore moins, que ce qu'il avait quand il se sentait soumis à son père. En effet dans l'évangile Luc nous parle d'une famine grave dans ce pays, facile à porter la tristesse dans son coeur. Il n'avait rien conquis et il avait aussi perdu ce qu'il avait. Est-ce qu'il repensait à sa maison, où tous pouvaient jouir des biens et de l'amour du père, jusqu'au dernier de ses serviteurs et lui s'en ai allé pour poursuivre quoi ? il s'était perdu! Voilà la vérité nue et crue il se sentait perdue et désespéré avec tant de fatigue, parce qu'il était très orgueilleux, il décide de revenir vers son père. Qui sait ce que l'ont pensé de lui, qui sait comment il aurait été accueilli! Il ne se sentait certainement pas digne, mais il aurait trouvé les mots pour s'excuser ? Combien pensées avant de s'acheminer, combien de temps perdu en élucubrations inutiles. Le père le voit à peine de loin il cours à sa rencontre et il l'enlaça, il le serra fort et il ordonna à ses serviteurs de porter le vêtement le plus beau, sa bague et le reste il lui rend sa dignité d'homme et de fils et ainsi le fils ingrat comprend combien elle est grand la joie du père pour son retour, combien il est grand son amour! Et maintenant nous passons à l'autre fils, celui qui avait toujours fait la volonté du père; qui avait toujours été prés, que ce passe t-il en lui? Cela ne semble pas juste que pour le père ce retour soit un motif de joie il n'accepte pas que le frère soit mis à son niveau à lui; peut-être d'envie, peut-être de colère, ou peut-être de douleur seulement, mais quelque chose le pousse à vouloir juger la manière d'agir du père, à vouloir vraiment le critiquer... combien de fois nous nous mettons dans cette condition? Voilà ce qui est un point fondamental de ce passage de l'évangile pour moi, le point dans lequel ma réflexion m'a porté à comprendre que nous jugeons trop souvent, nous condamnons et nous voulons décider qui fait le bien et qui fait le mal, en oubliant trop souvent que Dieu ne pense pas comme nous, mais nous devons penser comme lui ! Aujourd'hui aussi une pensée à celui qui restera mon Pape, qu'avec sa bonne nuit hier soir, il nous a invité à rester unis en prière avec lui, pour cette église qui n'est pas la notre, mais celle de Dieu. Lui aussi comme le père de la parabole nous a cherchés de toutes les manières à nous éduquer à écouter la Parole de Dieu, à la suivre, à l'émietter à la faire notre; avec cet acte d'humilité de démissions, il nous a aussi enseignés comment nous confier à Dieu plus qu'à nous mêmes. Restons unis à lui en prière, et implorons le Seigneur de nous pardonner tous et de nous purifier nous et l'Église!

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    2. Commentaire de l'Abbé Llucià POU i Sabater
      (Granada, Espagne)

      Aujourd'hui, nous regardons la Miséricorde, la note distinctive de Dieu le Père, en ce moment où nous contemplons une Humanité orpheline, car elle —dans un oubli de sa mémoire— ne sait plus qu'elle est Fille de Dieu. Cronin parle d'un fils qui est parti de chez lui, qui a gaspillé tout son argent, sa santé, son honneur de famille et est allé en prison. Peu avant de reprendre sa liberté, il écrit chez lui en disant que si on le pardonnait il fallait accrocher au pommier qui donnait sur la voie ferrée un mouchoir blanc. Si le mouchoir était là il reviendrait à la maison sinon ils ne le reverraient plus jamais. Y aurait-il un mouchoir accroché au pommier? «Ouvre les yeux…! et regarde!», lui dit un compagnon. Il ouvre les yeux et reste bouche-ouverte, il n'y avait pas un mouchoir accroché au pommier… mais il y en avait des centaines!

      Cela nous rappelle ce tableau de Rembrandt où on voit comment le fils qui revient, malade et affamé est accueilli par un vieillard avec deux mains différentes, l'une forte d'un père qui le serre fort, l'autre délicate d'une mère qui douce et affectueuse le caresse. C'est pareil pour Dieu, Il est Père et Mère…

      «Mon père, j'ai péché» (Lc 15,21), nous aussi nous voulons dire cela au Père et sentir comment Il nous serre dans Ses bras au moment de la confession pour nous préparer à participer à la fête de l'Eucharistie. Ainsi, puisque: «Dieu nous attend chaque jour, comme ce père de l'Evangile attendait son fils prodigue» (San Josemaría), parcourons le chemin de retour avec Jésus jusqu'à notre rencontre avec le Père, où tout sera lumière: «Le mystère de l'homme ne s'éclaire vraiment que dans le mystère du Verbe incarné» (Concile Vatican II).

      Le sujet principal est toujours le Père. Demandons que le trajet à travers le désert du Carême nous amène à nous interroger intérieurement sur cet appel à participer dans le mystère de la Miséricorde Divine, puisque, après tout, la vie n'est que un retour vers le Père.

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