venerdì 25 luglio 2014

Sant' Anna e San Gioacchino

Sant' Anna e San Gioacchino
Genitori della Beata Vergine Maria
Nonni di Gesù
26 Luglio 
Anna e Gioacchino sono due santi venerati come genitori di Maria, madre di Gesù.
Non sono mai nominati nei testi biblici canonici;
la loro storia fu narrata per la prima volta nei Vangeli apocrifi.

Secondo la tradizione Anna e Gioacchino, con Maria bambina, abitavano a Gerusalemme nei pressi dell'attuale Porta dei Leoni, nella parte nord orientale della città vecchia, laddove ci sono i resti della piscina di Betzaeta. Oggi nel luogo dove avrebbero abitato e dove sarebbe cresciuta Maria sorge una chiesa costruita dai crociati nel XII secolo, dedicata a sant'Anna e custodita dai Padri Bianchi.
Anna e Gioacchino
A chi si può paragonare questa coppia le cui sante preghiere sono state esaudite in modo così straordinario che essa ha generato la Madre del Figlio di Dio?
Le Sacre Scritture non parlano direttamente
dei genitori della Vergine Maria.
Sappiamo semplicemente che Maria è allo stesso tempo fidanzata ad un uomo, Giuseppe, della tribù di David e parente di Elisabetta, sposa di Zaccaria, Sommo Sacerdote.
 I suoi genitori erano dunque legati alla tribù di David ed alla tribù di Levi.

La tradizione cristiana ci trasmette il nome dei genitori di Maria:
Gioacchino e Anna e ci dice anche il luogo della loro casa,
a Gerusalemme, vicino al tempio.
C' è una tradizione molto antica che risale al racconto apocrifo di Giacomo. 
Le meditazioni cristiane sui genitori di Maria sono di una grandissima profondità in un equilibrio teologico prezioso per la vita spirituale:
C'è una continuità ed una novità: Maria è senz'altro la discendente naturale
 dei suoi genitori ma allo stesso tempo c'è in Maria una novità
che non può venire soltanto dalla natura.
La continuità:
Maria è parte del popolo, della Chiesa, e si sottolinea il merito e la crescita dell'umanità
che si prepara all' Incarnazione.
- Maria è in lotta contro il male. Si leggeranno in questo senso le omelie di N. Cabasilas, bizantino; la lettura mariana di genesi 3,15 fatta in Ineffabilis Deus (dogma romano dell'Immacolata Concezione).

- Dal momento che Sant'Anna e San Gioacchino hanno compiuto perfettamente la legge,
 il loro frutto è stato Maria (N. Cabasilas, bizantino).

- Si parla d'una concezione naturale da parte di Anna e Gioacchino
 (Giustino Popovitch, ortodosso e quasi tutta la tradizione cristiana). 
Attenzione, se si è esclusivamente nella continuità senza vedere anche la novità, si rischia di condurre una vita del tutto umana, senza dimensione carismatica, senza i frutti dello Spirito Santo (amore, pace, mitezza ecc....) che vengono dall'alto.
Ma se si dimentica questa continuità, Maria non è imitabile, e tutto ciò che ha preceduto Maria non ha alcun significato: Dio sarebbe ripartito da zero.
La novità:
In questa linea, Maria è parte mistero del Cristo,
poiché la novità di Maria viene dalla novità del Cristo, Verbo incarnato.
- La novità la si è a volte voluta vedere suggerendo una concezione verginale di Maria da parte dei suoi genitori (alcune versioni dell'apocrifo di Giacomo).
- In oriente, la novità s'esprime dicendo ad esempio che " la natura non può portare nulla alla generazione della Tutta Pura" o che Maria "è creata al modo del primo uomo, Adamo.
 (N. Cabasilas, bizantino).

- Nella Chiesa Cattolica romana, il dogma di l' Immacolata Concezione
 esprime questa novità.
Questa dimensione sottolinea la sete di salvezza, l'importanza della preghiera, 
la grazia di Dio, il dono di Dio. 
Se si è esclusivi in questo senso dimenticando la continuità,
si rischia di volere vivere la trascendenza perdendo il senso della nostra responsabilità,
 oppure si può fare una ' mariologia dei privilegi' dove Maria non è più imitabile
 (Santa Teresa di Lisieux aveva reagito contro tali eccessi).
 
Conclusione
L'interesse per i genitori di Maria supera di gran lunga il folclore o l'immaginario, riguarda il senso della vita. Maria è la discendente naturale dei suoi genitori (lo sforzo delle generazioni passate è stato utile) ed allo stesso tempo c'è in Maria una novità che non può venire soltanto dalla natura: Maria è l' esaudimento di una preghiera. 
Leggendo attentamente le tradizioni, constatiamo che la Chiesa d'Oriente come la Chiesa d'Occidente hanno sempre cercato di esprimere le due dimensioni dell' amore divino.
 Dio è amore; Egli ci ama responsabilizzandoci;
ci dona perché possiamo meritare i doni che Egli vuole nuovamente farci.

Sant'Anna e San Gioacchino,
rappresentano un pezzo fondamentale della storia della salvezza.
Davvero preziosa è la loro eredità,
se essa è costituita dalla persona stessa del Verbo incarnato!
Il loro nipote è Gesù Cristo, Dio generato nella carne umana da Maria.


Gesù dice Dai frutti conoscerete la pianta

Dalla santità del frutto, cioè di Maria, Immacolata fin dal concepimento,
colei che doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo,
deduciamo la santità dei suoi genitori :
Anna e Gioacchino.


Celebrare la festa dei “nonni” di Cristo,
significa per la Chiesa prendere sul serio, fino in fondo,
l’inserzione di Dio stesso nelle generazioni umane.

Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia),
Gioacchino in ebraico significa Dio rende forti.

Sant'Anna, madre della Beata Vergine Maria,
è patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti,
viene spesso ritratta con un mantello verde, il colore delle gemme a primavera,
perché dal suo seno è germogliata la Speranza del mondo.

Mancando nei Vangeli ogni accenno ai genitori della Vergine,
i nomi dei genitori di Maria si conoscono dall'apocrifo
'Protovangelo di Giacomo' (II Sec.)
dal quale emergono due biografie dense di fede e di tenerezza.

Il Protovangelo inizia la sua narrazione con gli eventi
che cambiarono la vita di Gioacchino e Anna.

Gioacchino era un uomo molto ricco,
che faceva le sue offerte al Tempio in misura doppia,
dicendo: “Quello che do in più sia per tutto il popolo”».

Ma quest’uomo ricco e pio viveva il grande dolore di non aver avuto figli
in vent’anni di matrimonio con la sua pia sposa Anna.

Egli si ricordò del patriarca Abramo, al quale Dio,
nella vecchiaia aveva concesso un figlio, Isacco.
Profondamente afflitto Gioacchino si ritirò nel deserto per quaranta giorni:
«Non scenderò di qui né per mangiare né per bere,
finché il Signore mio Dio non mi avrà guardato benignamente,
e la preghiera sarà per me cibo e bevanda».

Anna intanto viveva un duplice dolore:
«Piangerò la mia vedovanza, e piangerò la mia sterilità»,
e implorava il Signore dicendo:
«Benedicimi ed esaudisci la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara».

Ed ecco che l’angelo del Signore le si presentò davanti:
“Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai,
e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.

E Anna rispose: “Se io metterò al mondo un figlio lo darò come offerta al Signore
mio Dio e starà al suo servizio per tutti i giorni della sua vita”.

Gioacchino, avvertito da un angelo, ritornò a casa da sua moglie,
che appena lo vide arrivare gli si appese al collo piena d’emozione
«Ora so che il Signore Iddio mi ha grandemente benedetta».

Dopo nove mesi Anna diede alla luce una bambina, alla quale mise il nome Maria.
 

Quando la bambina ebbe compiuto tre anni fu portata al Tempio,
dove venne accolta dal sacerdote che, la benedisse dicendo:
«Il Signore ha glorificato il tuo nome per tutte le generazioni,
in te alla fine dei tempi il Signore manifesterà la sua redenzione per i figli d’Israele».

Pur nella discordante letteratura apocrifa, il fondamento storico,
è probabilmente arricchito da elementi secondari,
copiati dalla vicenda della madre di Samuele.

 

La tradizione cristiana ha comunque, accolto e venerato
Gioacchino e Anna come i genitori della Vergine.
Il culto di Gioacchino e di Anna è molto antico,
si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente
Il culto di Sant'Anna è documentato in Oriente nel VI Sec.,
in Occidente nel X Sec.,
quello di San Gioacchino nel XIV Sec.
La Chiesa li festeggia il 26 Luglio.


PREGHIERA A SAN GIOACCHINO

O grande e glorioso san Gioacchino,
quanto sono felice pensando che fosti eletto fra tutti i santi
a cooperare ai divini misteri e ad arricchire il mondo
della Madre di Dio, Maria Santissima!

Per questo singolare privilegio divenisti potentissimo
presso la Madre e il Figlio, per ottenerci le grazie necessarie.

Con tale fiducia ricorro alla tua protezione e ti raccomando
tutte le necessità mie e della mia famiglia, spirituali e temporali;
ti raccomando inoltre la grazia particolare che desidero
e che attendo dalla tua paterna intercessione...(chiedere la grazia)
e poichè fosti modello perfetto di vita interiore,
ottienimi il raccoglimento e il distacco da tutti i beni passeggeri
di questa terra e un amore vivo e perseverante a Gesù e a Maria.

Ti prego d'implorare per me all' Eterno Padre devozione
e obbedienza sincera alla santa Chiesa e al sommo Pontefice che la governa,
e ti prego di chiedere al Signore che io possa vivere e morire
nella fede, speranza e carità perfette,
invocando i nomi Santissimi di Gesù e di Maria, e salvarmi.
Amen.

PREGHIERA A S.ANNA

O benedetta fra le madri,
gloriosa Sant'Anna che aveste per figliola
a voi soggetta ed obbediente la Madre di Dio,
ammiro l'altezza di vostra elezione
e le grazie di cui adornò l'Altissimo !
Mi unisco a Maria Santissima sempre Vergine
nell'onorarvi, nell'amarvi, nell'affidarmi alla vostra tutela.
A Gesù, a Maria ed a Voi consacro tutta la mia vita
come un umile tributo della mia devozione;
Voi ottenetemi che passi per me santa e degna del Paradiso.
Così sia.

O benignissima S. Anna ,
madre ideale della Vergine Maria,
nonna fortunata di Cristo Signore,
esaltata con gioia dal popolo cristiano ,
sollecitato dalla tua santità ti supplico
di ottenermi dal Signore la remissione
di tutti i peccati commessi con pensieri,
parole, opere ed omissioni, perché dalla
rinnovata profondità della coscienza può
germogliare quella novità di vita che tutti
affannosamente cerchiamo.

La tua vita, o grande Santa, sia per me un
forte stimolo a vivere di fede, di speranza e
di carità, nel nome del Signore. Con te nella
vita, soprattutto nel'ora del dolore voglio unirmi
a Dio, fonte e traguardo degli umani sospiri, e
la tua parola sia per me luce e forza come lo fu per te.

E' così che voglio cantarti la mia lode e manifestarti
la mia devozione. A te ricorro con ferma fede, invoco
la tua protezione della quale non dubiterò mai ed
imploro la tua tenerezza e la tua assistenza.
Tu dunque, o S. Anna, dolcissima speranza mia, poiché
non hai mai abbandonato i tuoi devoti, consola anche me
con l'ottenermi dall'Altissimo la grazia di cui ti
supplico...(chiedere la grazia).

Sostienimi infine, o potentissima S. Anna nell'impegno
di moltiplicare, giorno dopo giorno, atti di giustizia,
di fraternità e di perdono per contribuire a costruire
un mondo nuovo, degno dell'uomo e del cristiano, e
per accendere così nel cuore dei fratelli la luce della
speranza nelle nuove terre e cieli nuovi promessi da Dio.
Amen
 
Preghiamo :
O Dio dei nostri padri, che a Sant’Anna hai dato il privilegio di avere come figlia,
Maria, madre del Signore, per sua intercessione concedi ai tuoi figli
di godere i beni della salvezza eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Amen

                                                                                                                                                                     

(Mt 13,24-30) Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

VANGELO
(Mt 13,24-30) Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Snto Spirito e guidami tra le righe della tua parola, dammi la mano per camminare accanto a te e per vivere con te questa parabola.
Le parabole hanno uno scopo, ed in questa è espresso chiaramente: dare un' immagine concreta al regno dei cieli.Gesù ci ha detto chiaramente che il suo regno non è di questo mondo, dove siamo noi a decidere come vivere,ma nel regno dei cieli,sarà lui a trarre le conclusioni della nostra vita.
Sa perfettamente che dobbiamo lottare con le tentazioni, che satana riesce ad ingannarci ed abbindolarci con facilità e, ci spiega tra le righe, che questo avviene perchè come le piantine si confondono con la zizzania,anche noi ci lasciamo contagiare dal peccato. 

Le regole non sono mai piaciute a nessuno, e ancor più difficile è rispettarle quando ci si frequentano altre persone che non le rispettano. Ma ci è anche il lato positivo dello errore, ed è che sbagliando strada, capiamo che il mondo con le sue passioni, non ci rende nè liberi, nè soddisfatti, nè felici, ma anzi, sembra aumentare il nostro disagio, aumentando la nostra trasgressione.
 L'insoddisfazione è sempre latente e conduce pian piano nella rete del peccato, fino a che , neanche il peccato appassiona più e al risveglio dell' inebriatura, non resta nulla nel cuore,se non un vuoto assordante.Altro discorso invece è la ricerca della santità, cammino difficile, ma affascinante, che invece non finisce mai di infiammare il cuore, che concede al cuore più che al corpo e lascia emozioni immense e non fuggitive. 

giovedì 24 luglio 2014

(Mt 20,20-28) Il mio calice, lo berrete.(Mt 20,20-28) Il mio calice, lo berrete.



VANGELO
(Mt 20,20-28) Il mio calice, lo berrete.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore
                                    (Mt 20,20-28) Il mio calice, lo berrete.(Mt 20,20-28) Il mio calice, lo berrete.
LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego Spirito Santo, di entrare nel mio cuore, per fare posto alla persona nuova che Gesù vuole per me. Te lo chiedo per vivere in comunione con Cristo nostro Signore. Amen.
Giacomo e Giovanni seguirono Gesù, senza avere tentennamenti, gli furono vicini nel Getzemani, nella trasfigurazione e in molte occasioni importanti della sua vita, per questo forse, la mamma pensava che era giusto stessero al fianco di Gesù nel suo regno. Onore e gloria… noi uomini cerchiamo sempre questo; siamo uomini, e rimaniamo uomini, con i nostri difetti e i nostri miseri pregi, noi non capiamo mai, neanche quando la fede è forte, neanche quando abbiamo Gesù vicino al cuore, che il nostro ruolo non è apparire, ma servire. Vogliamo apparire, essere i primi, farci vedere migliori di quello che siamo, anche a volte solo per noi stessi, come se guardandoci allo specchio e vedendo la nostra anima così scarsa nella fede, non ci piacessimo e volessimo riempirla a tutti i costi con palliativi privi di contenuto.
Bisogna che ci rendiamo finalmente conto che non siamo noi a stare vicino a Gesù, ma è Lui che ci resta vicino sempre. San Paolo nella prima lettura ci spiega come la vita dei discepoli sia legata alla grazia di Dio. Non è facile seguire Gesù quando siamo tribolati e impauriti, ma è proprio Gesù che ci sostiene con la sua grazia.
Testimoniare la nostra fede in Cristo ci fa scontrare con il mondo, anche con quello che è dentro di noi, perché non saremo mai abbastanza perfetti né credibili come testimoni, ma nonostante le nostre crepe, siamo vasi che Cristo riempie di grazia. Non cerchiamo in noi quello che non c’è, ma permettiamo al Signore di operare in noi e con noi, colmandoci di Spirito Santo; non chiediamo di essere favoriti, ma di saper servire.

mercoledì 23 luglio 2014

(Gv 15,1-8) Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

VANGELO 
(Gv 15,1-8) Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego Spirito Santo di starmi vicino e di assistermi con la tua sapienza nella lettura e nella riflessione della tua parola.
Spesso uso l’espressione, siamo operai della vigna del Signore e oggi il vangelo ci spiega proprio questo passo.
Quella della vite e dei tralci è una delle immagini più belle che Gesù ci propone, addirittura ci fa l' esempio di come il Padre ci tiene a che la vite produca buoni frutti. La pianta della vite è una pianta che si aggroviglia, si arrampica e si attorciglia tutta intorno alla madre vite, dalla quale riceve la linfa, e l'agricoltore la cura, taglia i rami inutili, che non portano frutto e la pota perché sia più robusta. I ruoli sono chiari, il raccolto va a Dio, è di Dio la vigna, di cui Cristo è la madre vite da cui partono i tralci, che siamo noi tutti. L' importante quindi è rimanere aggrappati alla pianta madre, a Gesù, e alla Chiesa da lui istituita, di cui lo Spirito Santo è la linfa. Tante sono le immagini che mi vengono alla mente, una è quella delle sofferenze che nella vita ognuno di noi passa, che in qualche modo, anche se sono difficili da accettare, sembrano arrivare per distruggerci e invece ci fanno crescere e ci rendono più forti, e l'altra è l'immagine della Chiesa, che per quanto imperfetta e divisa è in ogni modo la parte portante della vite. Restiamo quindi attaccati a questa chiesa, e lasciamo a Dio il giudizio e la potatura dei tralci, lui sa quello che è giusto, noi non sappiamo vedere più in là del nostro naso, se vogliamo essere un tralcio e non d’intralcio, affidiamoci alla parola di Dio e abbracciamo con fiducia Cristo Gesù.
Aggiungiamo al vangelo, una nota che mi sembra molto importante cogliere, Gesù dice molto chiaramente che senza di lui, cercando di fare le cose a modo nostro, non potremo fare nulla , questo non vuol dire che da soli non sappiamo fare niente, ma che da soli, non sappiamo fare niente di buono, ma posso dire anche di più, noi da soli, non sappiamo neanche riconoscere quello che è buono e quello che non lo è.

martedì 22 luglio 2014

(Gv 15,1-8) Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

VANGELO 
(Gv 15,1-8) Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE

PREGHIERA
Ti prego Spirito Santo di starmi vicino e di assistermi con la tua sapienza nella lettura e nella riflessione della tua parola.


Spesso uso l’espressione, siamo operai della vigna del Signore e oggi il vangelo ci spiega proprio questo passo.
Quella della vite e dei tralci è una delle immagini più belle che Gesù ci propone, addirittura ci fa l' esempio di come il Padre ci tiene a che la vite produca buoni frutti. La pianta della vite è una pianta che si aggroviglia, si arrampica e si attorciglia tutta intorno alla madre vite, dalla quale riceve la linfa, e l'agricoltore la cura, taglia i rami inutili, che non portano frutto e la pota perché sia più robusta. I ruoli sono chiari, il raccolto va a Dio, è di Dio la vigna, di cui Cristo è la madre vite da cui partono i tralci, che siamo noi tutti. L' importante quindi è rimanere aggrappati alla pianta madre, a Gesù, e alla Chiesa da lui istituita, di cui lo Spirito Santo è la linfa. Tante sono le immagini che mi vengono alla mente, una è quella delle sofferenze che nella vita ognuno di noi passa, che in qualche modo, anche se sono difficili da accettare, sembrano arrivare per distruggerci e invece ci fanno crescere e ci rendono più forti, e l'altra è l'immagine della Chiesa, che per quanto imperfetta e divisa è in ogni modo la parte portante della vite. Restiamo quindi attaccati a questa chiesa, e lasciamo a Dio il giudizio e la potatura dei tralci, lui sa quello che è giusto, noi non sappiamo vedere più in là del nostro naso, se vogliamo essere un tralcio e non d’intralcio, affidiamoci alla parola di Dio e abbracciamo con fiducia Cristo Gesù.
Aggiungiamo al vangelo, una nota che mi sembra molto importante cogliere, Gesù dice molto chiaramente che senza di lui, cercando di fare le cose a modo nostro, non potremo fare nulla , questo non vuol dire che da soli non sappiamo fare niente, ma che da soli, non sappiamo fare niente di buono, ma posso dire anche di più, noi da soli, non sappiamo neanche riconoscere quello che è buono e quello che non lo è.

lunedì 21 luglio 2014

( Gv 20,1-2.11-18) Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

VANGELO
( Gv 20,1-2.11-18) Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA

Vieni o Santo Spirito,vieni nel mio cuore e riempimi di grazia. Donami la luce per vedere quello che è giusto e la sapienza per saperlo decifrare tra le pieghe della tua parola.


Mi piace molto l’idea che gli apostoli di Gesù, abbiano delle donne un rispetto nuovo, strano per quei tempi, che non si vede nelle piccole cose che comunque gli spettavano, ma
 nell’ ascolto che dedicavano a loro, nella loro partecipazione alla vita di Gesù,  e nel fatto che erano accettate tra di loro, anche dopo la sua morte, come se Maria, avesse aperto una nuova via di accesso alle donne nella vita pubblica.
In questo brano vediamo Maria di Magdala (Maddalena) che mentre è ancora notte, ci reca al sepolcro di Gesù e non trovandolo piange disperatamente. Notiamo che ci sono ancora le tenebre, che lei pensa come prima cosa che qualcuno ha rubato il corpo di Gesù, perché altro umanamente non poteva pensare.
All’ improvviso, tra le lacrime, vide due angeli, che le chiesero perché piangeva, dietro di lei ecco Gesù, ma lei non lo riconobbe subito, ma solo quando la chiamò per nome.
Questo è il passaggio che mi ha colpito di più, questo chiamarla per nome, con familiarità, come chi ti conosce bene, come chi in quel suo chiamarti dimostra tutto il suo amore.
Questo è Gesù, è colui che poteva vincere la morte, che è molto di più che vincere una battaglia contro i nemici, avrebbe potuto fare qualunque cosa, ma ha voluto morire su una croce per noi, per dimostrarci il suo amore immenso, per dimostrarci che la vita dei figli di Dio va oltre la morte, che si può vincere la morte, come si può vincere il peccato.
Collego questi due fattori,perché come la morte uccide il corpo, così il peccato uccide l’ anima.
Maria , che dapprima così disperata perché non trovava il Signore, non appena lo riconosce, accetta subito la missione che Lui stesso gli affida. - Va e di ai miei fratelli che salgo al Padre mio e Padre vostro - Maria va e felice di fare quello che Gesù le ha chiesto, felice di averlo rivisto vivo, lo annuncia e lo testimonia ai discepoli.
Fratelli Cristiani, non piangiamo un Cristo Morto, ma gioiamo della sua resurrezione e ricordiamo una frese che Gesù stesso disse:- Lasciate che i morti seppelliscano i morti - perché con Gesù siamo risorti al peccato e quindi alla morte.
Mi viene in mente che Davide, come giovane pastore, lottò contro animali selvaggi per proteggere le pecore di suo padre. Egli era pronto a morire per esse. Cristo fu ucciso per difendere quelle che il Padre gli aveva dato. Gli eletti di Dio sono stati uccisi dal tempo del giusto Abele e questo continuò attraverso la storia e continuerà ad essere il destino di molti chiamati, fino al ritorno di Cristo.

domenica 20 luglio 2014

(Mt 12,38-42) La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.

VANGELO  
(Mt 12,38-42) La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
 PREGHIERA
Alla luce del Tuo Spirito Signore, fammi capire, fammi vedere dove sbaglio e come posso cambiare. Fa che tutti quelli che mi mandi, trovino sempre un cuore aperto a loro come io l' ho trovato in te, fa che il mio piccolo cuore, batta nel tuo. Voglio imparare ad essere un Tuo segno, non a cercare un segno. Amen!

 Ancora cerchiamo segni, ancora guardiamo fuori di noi per trovarli, ancora chiediamo miracoli… eppure il segno più grande siamo proprio noi.  Il fatto di averci creati a sua immagine e somiglianza secondo voi che cosa vorrà dire? Che Dio ha gli occhi azzurri? O verdi? O marroni? Quanto siamo stolti a volte nel cercare lontano quello che è dentro di noi.
San Paolo, Sant’Agostino… e mille e mille persone prima di noi l’ hanno scoperto, ma per farlo dobbiamo uscire fuori di noi stessi e guardare dentro…. Bene a fondo, con la lente di ingrandimento dell’umiltà, perché senza di quella non andremo mai da nessuna parte, tantomeno alla ricerca dei nostri difetti; non vedremo mai quanti muri mettiamo tra noi e Dio.
Cominciamo piano piano, martello e scalpello (preghiera e fede) a buttare giù orgoglio, paura, superbia, incoerenza, miracolismo, falsa fede, idolatria, concetto del dare per avere che spunta da ogni dove, falsità, ipocrisia …. e milioni di difetti …. Cominciamo con un bel lavaggio dell’ anima, una profonda meditazione sulla nostra mancanza di umiltà.
Se ci riteniamo un po' giusti,se vediamo tante cose belle in noi e brutte negli altri, stiamo già sbagliando.
SIAMO TUTTI UGUALI, TUTTI SIAMO PECCATORI E SE NON CE NE ACCORGIAMO……STIAMO GIA’ PECCANDO DI SUPERBIA.
 Buon lavoro a tutti, anche io ho il mio bel da fare!!!!

sabato 19 luglio 2014

(Mt 13,24-43) Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

VANGELO 
 (Mt 13,24-43) Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura. 
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:«Aprirò la mia bocca con parabole,proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.



LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito,e inondami della tua sapienza,per saper discernere quello che il Signore vuole che io capisca, fammi conoscere la luce della sua parola, per Cristo nostro Signore. Amen.


Con questa parabola il Signore ci vuole far capire che anche se Dio è il padrone del campo e ha seminato solo buon seme, è venuto il nemico, ed ha seminato il male. Rapportabile alla vita sulla terra, sicuramente, dove è chiaro che esiste il bene ed anche il male, ma ci spinge a non strappare la zizzania, perché?
Certamente perché non sta a noi il giudizio e la divisione tra il buon seme e la zizzania, tutto ha un senso, ma a me invece viene un altro pensiero, forse insolito, ma lo voglio coraggiosamente esprimere.
Quando Dio creò il mondo, creò gli angeli e anche se spiritualmente erano molto più dotati di noi umani erano anche loro esseri liberi, perché non si può pensare che Dio volesse dei servi, degli schiavi, dei sudditi, in quanto bontà infinita, amore infinito.
Ma un angelo, il più bello, non accettò di essere secondo a Dio, non gli bastava essere il più bello del paradiso, e preso da odio verso Dio, si ribellò e fu punito.
Con gli uomini il Signore è misericordioso, perché sa le nostre debolezze, anzi, forse ci ha fatto apposta così deboli, perché possiamo capire che con la sola nostra natura umana, non siamo in grado di fare nulla, ma con gli angeli ribelli il suo sdegno fu immediato, e per loro la punizione arrivò subito e creò l’inferno, dove li precipitò.
Pensate che rabbia a vedere che per l’ uomo c’era un paradiso a disposizione, per quell’ essere così imperfetto,  così insulso, se non sopportava di essere secondo nemmeno a Dio, è facile capire che la sua rabbia si scatenò, e che il suo scopo sia quello di dimostrare a Dio che lui è più forte di Gesù e che può trascinare gli uomini dalla sua parte.
Nella Bibbia,vediamo la storia di Giobbe che risplende la virtù della pazienza del servo di Dio e la gelosia del demonio. Satana avrebbe voluto perderlo, ma il Signore si servi dell'opera diabolica per aumentare il merito di Giobbe e per dare all'umanità un esempio di rassegnazione e di pazienza.
Consideriamo quindi la zizzania come una prova da superare e non come qualcosa da scartare a priori, perché superare la prova ci farà ottenere meriti agli occhi di Dio, e potremo bilanciare le nostre buone prove vinte, con quelle che avremo perduto, di fronte al Giudizio Divino.
Gesù fa uso delle parabole, perché quello che dice sia comprensibile a chi non ne sa di teologia. Vediamo che non cerca paroloni o leggi da imparare a memoria, anzi per chi non riusciva a comprendere i Dieci comandamenti, li ha riassunti in due leggi comprensibili che facilitano il tutto.
Per esempio quel non uccidere che gli uomini interpretano un po’ troppo seccamente come non togliere la vita, messo in relazione con ama il prossimo tuo come te stesso, acquista un molto più ampio contesto.
Ecco perché usa le parabole, perché tutti possano comprendere, anzi , in quella di oggi ce lo conferma.
Ha cercato più volte di farci sentire che il regno di Dio, pur non essendo un regno visibile agli occhi di molti, è però una realtà alla quale si deve cercare di arrivare.
Oggi ci parla del granello di senape… io penso a quanto poco capivo i primi tempi che ascoltavo la parola di Dio,l o chiamavo: Gesù questo sconosciuto, era tutto incomprensibile, perché non mi disponevo all’ ascolto, ma gli parlavo sopra.
Chi ha orecchie intenda dice Gesù, ed io non ascoltavo, poi piano pianissimo, ho imparato ad ascoltarlo, a conoscerlo, ad amarlo e a lasciarmi amare. È stato così come un piccolo granellino di senape che la sua parola ha germogliato nel mio cuore .
Il Lievito fermenta e fa crescere la pasta, poi basta che un piccolo pezzetto di pasta lievitata si mescoli ad altra farina ed ecco che anche questa lieviterà, la tua parola Signore fa da lievito nel cuore di chi l’ ascolta, fammi impastare di te e fa che io contamini di te chi mi ascolta.
Tutto è in tuo potere, tutto tu puoi trasformare da niente ad un universo di meraviglia. Ti prego Signore aiutami ad aiutarti, aiutami a non guardare quello che semino, ma a fidarmi di quello che tu semini, a non cercare di vedere il raccolto perché non è a me che spetta, ma a te la mietitura , a non volermi sentire ne seminatore ne seme, ma polvere che tu impasti e crei come ti sembra più giusto, aiutami ad annullarmi per rinascere in te. Te lo chiedo nel nome di Gesù Cristo, che ci ha detto, chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, ed io ci credo; ci credo fermamente. Amen.

venerdì 18 luglio 2014

(Mt 12,14-21) Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.

VANGELO 
 (Mt 12,14-21) Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto. 
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:«Ecco il mio servo, che io ho scelto;il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta ,finché non abbia fatto trionfare la giustizia;nel suo nome spereranno le nazioni».

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
 PREGHIERA
 Alla luce del Tuo Spirito Signore, fammi restare, per conoscere la verità tutta, che non posso conoscere senza il tuo aiuto.

Quante ingiustizie in questo mondo, quante volte ognuno di noi ha detto una frase come questa: -se esiste una giustizia divina…- I soprusi, l’ingordigia, le cattiverie contro i poveri, contro i piccoli che non  possono e non sanno difendersi, non finiscono mai.
Sono sotto gli occhi di tutti, ma sono considerati gesti normali, da furbi, non da disonesti.Il senso del peccato si è perso strada facendo, di peccato in peccato, e per noi è comodo pensare al decalogo come 10 regole e basta, facendo finta di non comprendere, che non sono " 10 no"  ma " 10 si " da dire al Signore , per iniziare un cammino che ci impegna alla collaborazione con Lui, sotto la sua guida divina.
La legge del Signore è chiara, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, ma gli uomini sono così presi dalla loro corsa verso il potere, verso il benessere, che perdono completamente di vista il senso dell’onestà e dell’amore verso i fratelli.
Il Signore guarisce, mentre noi continuiamo a cercare di toglierlo di mezzo dalla nostra vita. Si alzano le voci che vogliono distruggere la figura di Gesù e della sua Chiesa, e noi che cosa facciamo per difendere la Chiesa di Cristo? La Madonna ci chiede continuamente preghiere per il Papa, quanti minuti dedichiamo al giorno per quest’intenzione? Quanta pazienza ha il Signore, quanta ne dimostra con noi, ce ne rendiamo conto? Pensiamo mai a fare un confronto con la nostra di pazienza? Gesù non alza la voce, non punisce, non grida, ma vuole la salvezza di tutti gli uomini, per questo consola, guarisce, comprende, aiuta; non c’è nessuno che è troppo peccatore per lui, nessuno troppo cattivo, la sua misericordia è per tutti quelli che la cercano.Per Lui non ci siamo altro che noi, la nostra salvezza è lo scopo della nostra esistenza, ma spesso passiamo la maggior parte della vita, bighellonando tra un idolo e l'altro, senza mai intrecciare un vero rapporto d'amore con l'unico Dio.

giovedì 17 luglio 2014

(Mt 12,1-8) Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.

VANGELO
(Mt 12,1-8) Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA Vieni o Spirito Santo, e illuminami, dammi la grazia di comprendere la tua parola, dammi la forza di viverla e la sapienza di saperla esprimere.


In questo brano, io vedo quel Gesù che mi piace da morire, quello che io definisco “anarchico di Dio”.Nessuno può dirgli quello che è giusto, quello che secondo gli uomini è giusto, perché lui segue la legge del cuore, là dove c’è l’amore del Padre, dove la misericordia del Padre parla al posto della legge scritta e corretta dagli uomini.

Un Dio che conosce i suoi figli sa che il rispetto e l’amore per Lui, non vengono meno perché non si rispettano certe regole di culto, ma perché non si rispetta l’oggetto stesso del culto.
Fare sacrifici e offrire olocausti, non sempre significava fare cosa gradita a Dio, anche perché gli stessi sacerdoti che credevano di rendere onore a Dio, non hanno saputo riconoscere in Gesù, il Messia atteso.
Infatti, questo loro riprendere Gesù senza riconoscerlo, li porterà a non conoscere il vero tempio dell’olocausto permanente, quel Gesù che prova compassione dei nostri peccati, fino ad accettare di offrire se stesso per i nostri peccati.
Si, Gesù prova compassione per noi, in Lui non c’è mai una parola di rimprovero solo perché non riusciamo ad essere perfetti, ci sprona a cercare la perfezione, ma lo fa unicamente per il nostro bene, non ci obbliga, ci ama ed il suo amore è veramente immeritato.
Se solo pensassimo a quanto ci ama, anche quando ci allontaniamo, quando lo flagelliamo con la nostra indifferenza, quando lo crocefiggiamo con i nostri peccati, allora sì che cominceremmo a scoprire quanto è bello essere amati anche e soprattutto perché imperfetti..
Non perdiamo tempo a stabilire quale sia la parola da seguire, la legge scritta da rispettare, impariamo a seguire l’unica parola che conta, amore, e allora capiremo tutti i discorsi di Gesù che possono sembrare difficili a volte, ma che hanno solo una chiave di lettura, e la chiave è proprio questa: AMORE!

mercoledì 16 luglio 2014

(Mt 11,28-30) Io sono mite e umile di cuore.

VANGELO
 (Mt 11,28-30) Io sono mite e umile di cuore. 
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE 
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito, in me, che non ho merito, per poterti servire con semplicità, e così poter per tuo merito,fare qualcosa di utile al Signore.

Anche oggi ritroviamo una pagina che abbiamo percorso già in questi ultimi giorni ( http://bricioledivangelo.blogspot.it/2014/06/mt-1125-30-io-sono-mite-e-umile-di-cuore.html ), ma poichè il Vangelo , pur essendo sempre lo stesso , ogni giorno ci offre un nuovo punto di vista, un nuovo spunto per riflettere; questo nuovo incontro non può essere che un invito a soffermarci ancora sulle parole di Gesù.
" In quel tempo " infatti non può essere solo la descrizione di eventi accaduti,perchè sarebbe in contraddizione con :
"I cieli e la terra passeranno, ma la mia parola non passerà". GESU' CRISTO (Matteo 24, 35)
Gesù  non si contraddice, Gesù provoca delle reazioni con le sue parole, che ci fanno mettere in discussione tutta la nostra vitae le nostre contraddizioni tra la parola e le opere.
Quel tempo è ogni tempo che viviamo, e a volte , io vedo che alcune cose gravi, faticose e pesanti, mi riescono meglio che altre che sembrano più facili. A volte la stanchezza prende il sopravvento, perchè quando si spende tutto di se stessi, non dico che si vogliano vedere dei risultati, ma trovare sempre muri di marmo, è abbastanza duro.
Gesù ci ha avvertito, ci ha dato nelle batitudini un memorandum da tenere sempre presente :
{« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli » (Mt 5,3-12).}
Quando tutto sembra troppo difficile, troppo stancante, c'è qualcosa che deve suonare come un campanello d'allarme. Stiamo cercando di combattere la nostra battaglia da soli, non cerchiamo nel Signore la nostra forza,perchè altrimenti il nostro peso,sarebbe dolce e leggero.
Il giogo è un asse di legno curvo con con un anello centrale, che viene appoggiata sulla base del collo di una coppia di buoi e fissata con due sottogola e 
 ha una funzione specifica: portare i pesi in due e lasciare che il peso vada al centro… perfettamente distribuito… in più, ed è proprio questo il bello, Gesù mica parla a caso… ci sta dicendo che il peso è portato da entrambi,Lui ci dice: “Percorriamo questo cammino” e noi seguiamo semplicemente i suoi passi… ci lasciamo andare… questo è un vero riposo…
Se ci pensate bene allora, non c’è sforzo nel condividere con Lui i nostri pesi e non c’è via più SERENA se non quella di seguire i suoi movimenti.
Facciamo attenzione alla nostra presunzione, perchè dietro alla nostra stanchezza può nascondersi l'accidia, la voglia di mollare tutto, di pensare che tanto è inutile, ma, ancor peggio,di non poter fare di più.
L'accidia è una vera e propria malattia dello spirito, che approfitta della nostra stanchezza, per inserirsi in pianta stabile e farci fermare, ed irrimediabilmente tornare indietro.
È abbastanza sconosciuta come peccato e, spesso, la nominiamo tra i 7 vizi capitali, senza rifletterci molto, ma a mio avviso è veramente uno dei vizi più infidi, più subdoli che ci sia.
S.Bernardo la chiamava tiepidezza, l’ombra della morte. Il tiepido assomiglia ad una vigna non coltivata, una vigna che è stata abbandonata. Il tiepido è così: è una casa senza porta, senza chiusura. Qualcun altro ha detto: “E’ un verme che nella radice divora dal di dentro”. Divora soprattutto le virtù principali anche se esternamente la vita continua apparentemente come prima.
 Un’altra immagine del pigro a livello accidioso, è quella di colui che nasconde i talenti sotto terra, o la persona non troppo buona né troppo cattiva alla quale si applicano le parole tremende dell’Apocalisse: “Conosco le tue opere, non sei né freddo né caldo, magari tu fossi freddo o caldo, ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”.
Vincere l'accidia non è un optional, ma un dovere, un passo che costa tantissimo , ma che va fatto, per non perdersi e non perdere tutto quello che si è  costruito assieme a Dio nella nostra persona e nella nostra vita.