sabato 3 maggio 2014

(Lc 24,13-35) Lo riconobbero nello spezzare il pane.

VANGELO 
 (Lc 24,13-35) Lo riconobbero nello spezzare il pane. 
+ Dal Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e insegnami a pensare come Te, insegnami a  vivere con Te ed aiutami a guardare con Te questa pagina del Vangelo.
Torniamo,come il 22 aprile scorso ( Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua ) a leggere questo brano che vede i discepoli tornare indietro dopo aver conosciuto Gesù, dopo averlo ascoltato, visto operare miracoli. Per chi vuole rileggersi quello che fu la mia riflessione allora, la può ritrovare in questo link:  http://bricioledivangelo.blogspot.it/2014/04/lc-2413-35-riconobbero-gesu-nello.html.Oggi invece voglio vedere da un altro lato la storia, perchè penso che i due poveri discepoli, mi fanno veramente tenerezza.Quando uomini di potere agiscono, danno l'impressione di schiacciare il piccolo credente, lo vediamo anche in questi tempi, in cui le leggi sembrano voler spazzar via tutto quello che è Cristiano.Gesù da fastidio, la Chiesa  da fastidio a chi non vuole avere nessuno che gli indichi come vivere.A volte anche nella Chiesa stessa Gesù da fastidio, specialmente quando indica l' amore verso i nemici, verso chi ci perseguita, l' amore per la giustizia e non la vendetta. 
Capire che la morte non ha fermato nulla, ma anzi, che ha dato un senso alla sofferenza presente sulla terra, non è ancora facile, neanche per noi, figuriamoci per i primi cristiani, anche se erano stati vicini a Gesù e per questo mi sento proprio come loro.Gesù è risorto, lo hanno visto alcuni discepoli, di loro ci si può fidare? Nella Bibbia troviamo il profeta Geremia che dice: Così dice il Signore: " Maledetto l’uomo che confida nell’ uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. " E ancora: " Benedetto l’ uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia."Noi generalmente pensiamo al peccato come ad  una trasgressione della legge o di un precetto fissati dalla Chiesa, anche perchè così in fondo ci è stato insegnato e, quindi,  come il fare o il non fare una determinata azione.
Questo ragionamento  non solo è riduttivo, ma anche distruttivo, perché tralascia la radice teologica del peccato, la sua vera causa, ci conduce ad una vita "quasi" cristiana, ma mai del tutto.
Il peccato è proprio ridurre  Dio alla bassezza dell' uomo e giudicare che ci abbia indicato delle scelte per la nostra esistenza, a cui umanamente, possiamo dare un nostro senso, senza valutare l'aspetto Divino dei suoi comandamenti, della sua parola .È Dio che parla e cerca con noi un dialogo, un vero rapporto d'amore e di fedeltà;  cerca di guidare la nostra vita, proprio come chi ci insegna a tirare una freccia e a fare centro; il peccato infatti in ebraico si dice " amartia" che si traduce con un termine sportivo, tirare l'arco e sbagliare il centro. Questa è la radice del peccato ed è per questo che, quando ciò accade, non andiamo mai letteralmente a segno nelle nostre scelte, perché appunto abbiamo sbagliato mira.Se i discepoli di Emmaus hanno avuto bisogno di un nuovo incontro con il Signore, per tornare indietro, verso Gerusalemme, verso la città santa, di quanti nuovi incontri anche noi abbiamo bisogno? Quante volte cercheremo di seguire altre vie, ci lasceremo allontanare pensando che è più giusto essere moderni, stare nel mondo, seguire gli uomini che gestiscono il potere e,  anche se in fondo non ne siamo convinti del tutto, ci lasciamo trascinare nella vita, pensando solo al nostro presente e non alla nostra resurrezione. L'incontro con Cristo è l' occasione per cambiare la nostra vita, per vivere in comunione con lui, sia nella sofferenza, che nella morte e ancora nella resurrezione.  Il rischio è restare lontani da Dio per tutto il resto della nostra esistenza...per l'eternità.Ho pubblicato una nota in cui si può leggere lo stesso episodio come lo descrive attraverso la penna di Maria,Gesù stesso: ( https://www.facebook.com/notes/lella-mingardi/iii-domenica-di-pasqua-rivelazione-di-ges%C3%B9-a-maria-valtorta/10152423853751419 ).

III DOMENICA DI PASQUA Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta

III DOMENICA DI PASQUA
Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta
Domenica 4 maggio 2014
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24, 13-35
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di Angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Corrispondenza nell' "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta
Volume 10 Capitolo 625 pagina 255
Per una strada montuosa due uomini, di media età, vanno lesti volgendo le spalle a Gerusalemme, le cui alture scompaiono sempre più dietro le altre che si susseguono con ondulazioni di cime e di valli continue. Parlano fra di loro. E il più anziano dice all’altro, che avrà un trentacinque anni al massimo:
«Credi che è stato meglio fare così. Io ho famiglia e tu ce l’hai. Il Tempio non scherza. Vuole proprio farla finita. Avrà ragione? Avrà torto? Non lo so. So che in esso è chiaro il pensiero di finirla per sempre con tutto questo».
«Con questo delitto, Simone. Dagli il nome giusto. Perché almeno delitto lo è».
«Secondo. In noi l’amore fa lievito contro il Sinedrio. Ma forse... chissà!».
«Niente. L’amore illumina. Non porta all’errore».
«Anche il Sinedrio, anche i sacerdoti e i capi amano. Loro amano Jeovè, Colui che tutto Israele ha amato da quando il patto fu stretto fra Dio e i Patriarchi. Allora pure ad essi l’amore è luce e non porta errore!».
«Non è amore per il Signore il loro. Sì. Israele da secoli è in quella Fede. Ma dimmi. Puoi dire che è ancora una fede quella che ci danno i capi del Tempio, i farisei, gli scribi, i sacerdoti? Tu lo vedi. Con l’oro sacro al Signore ‑già si sapeva, o almeno si sospettava che ciò avvenisse‑ con l’oro sacro al Signore essi hanno pagato il Traditore e ora pagano le guardie. Il primo perché tradisse il Cristo, le seconde perché mentano. Oh! Io non so come la Potenza eterna si sia limitata a scardinare le muraglie e a lacerare il Velo! Ti dico che io avrei voluto che sotto le macerie seppellisse i nuovi filistei. Tutti!».
«Cleofa! Tu saresti tutto vendetta».
«Vendetta sarei. Perché, ammettiamo che Egli fosse solo un Profeta, è lecito uccidere un innocente? Perché innocente era! Lo hai mai visto fare uno dei delitti di cui fu accusato per ucciderlo?».
«No. Nessuno. Però un errore lo ha fatto».
«Quale, Simone?».
«Quello di non sprigionare potenza dall’alto della sua Croce. Per confermare la nostra Fede e per punire gli increduli sacrileghi. Egli doveva raccogliere la sfida e scendere di Croce».
«Ha fatto di più. È risorto».
«Sarà poi vero? Risorto come? Con lo Spirito solo o con lo Spirito e la Carne?».
«Ma lo Spirito è eterno! Non ha bisogno di risorgere!», esclama Cleofa.
«Lo so anche io. Volevo dire: se è risorto con la sua unica natura di Dio, superiore ad ogni insidia dell’uomo. Perché ora il suo Spirito fu insidiato col terrore dall’uomo. Hai sentito, eh? Marco ha detto che nel Getsemani, dove Egli andava a pregare contro un masso, è tutto Sangue. E Giovanni, che ha parlato con Marco, gli ha detto:
“Non far calpestare quel luogo, perché è Sangue sudato dall’Uomo Dio”.
Se ha sudato Sangue prima della tortura, deve ben avere avuto terrore di essa!».
«Nostro povero Maestro!...».
Tacciono afflitti.
Li raggiunge Gesù e chiede: «Di chi parlavate? Sentivo nel silenzio le vostre parole a intervalli. Chi fu ucciso?».
È un Gesù velato sotto una apparenza modesta di povero viandante frettoloso. I due non Lo ravvisano.
«Sei d’altri luoghi, uomo? Non sostasti in Gerusalemme? La tua veste polverosa ed i sandali così ridotti ci paiono di instancabile pellegrino».
«Lo sono. Vengo da molto lontano...».
«Stanco sarai, allora. E vai lontano?».
«Molto, ancora più di quanto Io ne venga».
«Hai commerci da fare? Mercati?».
«Ho da acquistare un numero sterminato di greggi per il più grande Signore. Tutto il mondo devo girare per scegliere pecore e agnelli, e scendere anche fra greggi selvatiche che pure, quando saranno rese domestiche, saranno migliori di quelle che selvatiche ora non sono».
«Difficile lavoro. E hai proseguito senza sostare in Gerusalemme?».
«Perché lo chiedete?».
«Perché tu solo sembri ignorare quanto in essa è accaduto in questi giorni».
«Che vi è accaduto?».
Tu vieni da lontano e perciò forse non sai. Ma la tua parlata è pure galilea. Perciò, anche se servo di un re straniero o figlio di galilei espatriati, saprai, se sei circonciso, che da tre anni nella patria nostra era sorto un grande Profeta di nome Gesù di Nazaret, potente in opere e in parole davanti a Dio e agli uomini, che andava predicando per tutto il Paese. E si diceva il Messia. Le sue parole e le sue opere erano realmente da Figlio di Dio, come Egli si diceva. Ma solo da Figlio di Dio. Tutto Cielo... Ora lo sai perché... Ma sei circonciso?».
«Primogenito sono e sacro al Signore».
«Allora sai la nostra Religione?».
«Non ne ignoro una sillaba. Conosco i precetti e gli usi. L’halascia, il midrascia a l’aggada mi sono note come gli elementi dell’aria, dell’acqua, del fuoco e della luce, che sono i primi a cui tende l’intelligenza, l’istinto, il bisogno dell’uomo che da poco è nato da seno».
«Orbene, allora tu sai che Israele ebbe promesso il Messia, ma come re potente che avrebbe riunito Israele. Questo invece così non era...».
«Come, dunque?».
«Egli non mirava a terreno potere. Ma di un Regno eterno e spirituale si diceva re. Egli non ha riunito, ma anzi ha scisso Israele, perché ora esso è diviso fra coloro che in Lui credono e coloro che malfattore Lo dicono. In verità, di re non aveva stoffa, perché voleva solo mitezza e perdono. E come soggiogare e vincere con queste armi?...».
«E allora?».
«E allora i capi dei Sacerdoti e gli Anziani d’Israele Lo presero e Lo hanno giudicato reo di morte... accusandolo, per verità, di colpe non vere. Sua colpa era essere troppo buono e troppo severo...».
«Come poteva, se era l’uno, essere l’altro».
«Poteva, perché era troppo severo nel dire le verità ai Capi d’Israele e troppo buono nel non fare su essi miracolo di morte, fulminando i suoi ingiusti nemici».
«Severo come il Battista era?».
«Ecco... non saprei. Duramente rimproverava, specie negli ultimi tempi, scribi e farisei, e minacciava quelli del Tempio come segnati dall’ira di Dio. Ma poi, se uno era peccatore e si pentiva, ed Egli vedeva nel suo cuore vero pentimento, perché il Nazareno leggeva nei cuori meglio che uno scriba nel testo, allora era più dolce di una madre».
«E Roma ha permesso fosse ucciso un innocente?».
«Lo ha condannato Pilato... Ma non voleva e lo diceva “Giusto”. Ma di accusarlo a Cesare lo minacciarono ed ebbe paura.
Insomma fu condannato alla croce e vi morì. E questo, insieme al timore dei sinedristi, ci ha molto avviliti. Perché io sono Clofé figlio di Clofé e questo è Simone, ambedue di Emmaus, e parenti, perché io sono lo sposo della sua prima figlia, e discepoli del Profeta eravamo».
«E ora più non lo siete?».
«Noi speravamo che sarebbe Lui che libererebbe Israele e anche che, con un prodigio, confermasse le sue parole. Invece!...».
«Che parole aveva dette?».
«Te lo abbiamo detto: “Io sono venuto al Regno di Davide. Io sono il Re pacifico” e così via. E diceva: “Venite al Regno”, ma poi non ci ha dato il regno. E diceva: “Il terzo giorno risorgerò”. Ora è il terzo giorno che è morto. Anzi è già compiuto, perché l’ora di nona è già trascorsa, e Lui non è risorto. Delle donne e delle guardie dicono che sì, è risorto. Ma noi non Lo abbiamo visto. Dicono le guardie, ora, che così hanno detto per giustificare il furto del cadavere fatto dai discepoli del Nazareno. Ma i discepoli!... Noi Lo abbiamo tutti lasciato per paura mentre era vivo... e non certo Lo abbiamo rapito ora che è morto. E le donne... chi ci crede ad esse? Noi ragionavamo di questo. E volevamo sapere se Egli si è inteso di risorgere solo con lo Spirito tornato divino, o se anche con la Carne.
Le donne dicono che gli Angeli ‑perché dicono di avere visto anche gli Angeli dopo il terremoto, e può essere, perché già il venerdì sono apparsi i giusti fuori dai sepolcri‑ dicono che gli Angeli hanno detto che Egli è come uno che non è mai morto. E tale infatti alle donne parve di vederlo. Ma però due di noi, due capi, sono andati al Sepolcro. E, se lo hanno visto vuoto, come le donne hanno detto, non hanno visto Lui, né lì, né altrove. Ed è una grande desolazione, perché non sappiamo più che pensare!».
«Oh! come siete stolti e duri nel comprendere! e come lenti nel credere alle parole dei Profeti! E non era ciò stato detto? L’errore di Israele è questo: dell’avere male interpretato la regalità del Cristo. Per questo Egli non fu creduto. Per questo Egli fu temuto. Per questo ora voi dubitate. In alto, in basso, nel Tempio e nei villaggi, ovunque si pensava ad un re secondo l’umana natura. La ricostruzione del regno d’Israele non era limitata, nel pensiero di Dio, nel tempo, nello spazio e nel mezzo, come fu in voi.
Non nel tempo: ogni regalità, anche la più potente, non è eterna. Ricordate i potenti Faraoni che oppressero gli ebrei ai tempi di Mosè. Quante dinastie non sono finite, e di esse restano mummie senz’anima in fondo ad ipogei secreti! E resta un ricordo, se pur resta quello, del loro potere di un’ora, e anche meno, se misuriamo i loro secoli sul Tempo eterno. Questo Regno è eterno.
Nello spazio. Era detto: regno di Israele. Perché da Israele è venuto il ceppo della razza umana; perché in Israele è, dirò così, il seme di Dio, e perciò, dicendo Israele, volevasi dire: il regno dei creati da Dio. Ma la regalità del Re Messia non è limitata al piccolo spazio della Palestina, ma si estende da settentrione a meridione, da oriente a occidente, dovunque è un essere che nella carne abbia uno spirito, ossia dovunque è un uomo. Come avrebbe potuto uno solo accentrare in sé tutti i popoli fra loro nemici e farne un unico regno senza spargere a fiumi il sangue e tenere tutti soggetti con crudeli oppressioni d’armati? E come allora avrebbe potuto essere il re pacifico di cui parlano i profeti?
Nel mezzo: il mezzo umano, ho detto, è l’oppressione. II mezzo sovrumano è l’amore. Il primo è sempre limitato, perché i popoli ben si rivoltano all’oppressore. Il secondo è illimitato, perché l’amore è amato o, se amato non è, è deriso. Ma, essendo cosa spirituale, non può mai essere direttamente aggredito. E Dio, l’Infinito, vuole mezzi che come Lui siano. Vuole ciò che finito non è perché eterno è: lo Spirito; ciò che è dello Spirito; ciò che porta allo Spirito. Questo è stato l’errore: di avere concepito nella mente un’idea messianica sbagliata nei mezzi e nella forma.
Quale è la regalità più alta? Quella di Dio. Non è vero? Or dunque, questo Ammirabile, questo Emmanuele, questo Santo, questo Germe sublime, questo Forte, questo Padre del secolo futuro, questo Principe della pace, questo Dio come Colui dal quale Egli viene, perché tale è detto e tale è il Messia, non avrà una regalità simile a quella di Colui che Lo ha generato? Sì, che l’avrà. Una regalità tutta spirituale ed eterna, pura da rapine e sangue, ignara di tradimenti e soprusi. La sua Regalità! Quella che la Bontà eterna concede anche ai poveri uomini, per dare onore e gioia al suo Verbo.
Ma non è detto da Davide che questo Re potente ha avuto messa sotto i suoi piedi ogni cosa a fargli da sgabello? Non è detta da Isaia tutta la sua Passione e da Davide numerate, potrebbesi dire, anche le torture? E non è detto che Egli è il Salvatore e Redentore, che col suo olocausto salverà l’uomo peccatore?
E non è precisato, e Giona ne è segno, che per tre giorni sarebbe ingoiato dal ventre insaziabile della Terra e poi ne sarebbe espulso come il profeta dalla balena? E non è stato detto da Lui: “Il Tempio mio, ossia il mio Corpo, il terzo giorno dopo essere stato distrutto, sarà da Me (ossia da Dio) ricostruito”?
E che pensavate? Che per magia Egli rialzasse le mura del Tempio? No. Non le mura. Ma Se stesso. E solo Dio poteva far sorgere Se stesso. Egli ha rialzato il Tempio vero: il suo Corpo di Agnello. Immolato, così come ne ebbe l’ordine e la profezia Mosè, per preparare il “passaggio” da morte a Vita, da schiavitù a libertà, degli uomini figli di Dio e schiavi di satana.
“Come è risorto?”, vi chiedete. Io rispondo: È risorto con la sua vera Carne e col suo divino Spirito che l’abita, come in ogni carne mortale è l’anima abitante regina nel cuore. Così è risorto dopo avere tutto patito per tutto espiare, e riparare all’Offesa primigenia e alle infinite che ogni giorno dall’Umanità vengono compite. È risorto come era detto sotto il velo delle profezie. Venuto al suo tempo, vi ricordo Daniele, al suo tempo fu immolato. E, udite e ricordate, al tempo predetto dopo la sua morte la città deicida sarà distrutta.
Io ve ne consiglio: leggete con l’anima, non con la mente superba, i profeti, dal principio del Libro alle parole del Verbo immolato; ricordate il Precursore che lo indicava Agnello; vi risovvenga quale era il destino del simbolico agnello mosaico. Per quel sangue furono salvati i primogeniti d’Israele. Per questo Sangue saranno salvati i primogeniti di Dio, ossia quelli che con la buona volontà si saranno fatti sacri al Signore. Ricordate e comprendete il messianico salmo di Davide e il messianico profeta Isaia.
Ricordate Daniele, riportatevi alla memoria, ma alzando questa dal fango all’azzurro celeste, ogni parola sulla regalità del Santo di Dio, e comprenderete che altro segno più giusto non vi poteva essere dato più forte di questa vittoria sulla Morte, di questa Risurrezione da Se stesso compiuta.
Ricordatevi che difforme alla sua misericordia e alla sua missione sarebbe stato il punire dall’alto della Croce coloro che su essa Lo avevano messo. Ancora Egli era il Salvatore, anche se era il Crocifisso schernito e inchiodato ad un patibolo! Crocifisse le membra, ma libero lo Spirito e il volere. E con questi volle ancora attendere, per dare tempo ai peccatori di credere e di invocare, non con urlo blasfemo, ma con gemito di contrizione, il suo Sangue su loro.
Ora è risorto. Tutto ha compiuto. Glorioso era avanti la sua incarnazione. Tre volte glorioso Lo è ora che, dopo essersi annichilito per tanti anni in una carne, ha immolato Se stesso, portando l’Ubbidienza alla perfezione del saper morire sulla croce per compiere la Volontà di Dio. Gloriosissimo, con la Carne glorificata, adesso che Egli ascende al Cielo ed entra nella Gloria eterna, iniziando il Regno che Israele non ha compreso.
A questo Regno Egli, più che mai pressantemente, con l’amore e l’autorità di cui è pieno, chiama le tribù del mondo. Tutti, come videro e previdero i giusti di Israele ed i profeti, tutti i popoli verranno al Salvatore.
E non vi saranno più Giudei o Romani, Sciti o Africani, Iberi o Celti, Egizi o Frigi. L’oltre Eufrate si unirà alle sorgenti del Fiume perenne. Gli iperborei a fianco dei numidi verranno al suo Regno, e cadranno razze e idiomi. Costumi e colori di pelle e capelli non avranno più luogo. Ma sarà uno sterminato popolo fulgido e candido, un unico linguaggio, un solo amore. Sarà il Regno di Dio. Il Regno dei Cieli. Monarca eterno: 1’Immolato Risorto. Sudditi eterni: i credenti nella sua Fede. Vogliate credere per essere di esso.
Ecco Emrnaus, amici. Io vado oltre. Non è concessa sosta al Viandante che tanta strada ha da fare».
«Signore, tu sei istruito più di un rabbi. Se Egli non fosse morto, diremmo che Egli ci ha parlato. Ancora vorremmo udire da te altre a più estese verità. Perché ora, noi pecore senza pastore, turbate dalla bufera dell’odio d’Israele, più non sappiamo comprendere le parole del Libro. Vuoi che veniamo con te? Vedi, ci istruiresti ancora, compiendo l’opera del Maestro che ci fu tolto».
«L’avete avuto per tanto e non vi poté fare completi? Non è questa una sinagoga?».
«Sì. Io sono Cleofa, figlio di Cleofa il sinagogo, morto nella sua gioia di avere conosciuto il Messia».
«E ancora non sei giunto a credere senza nube? Ma non è colpa vostra. Ancora dopo il Sangue manca il Fuoco. E poi crederete, perché comprenderete. Addio».
«O Signore, già la sera si appressa e il sole si curva al suo declino. Stanco sei, e assetato. Entra. Resta con noi. Ci parlerai di Dio mentre divideremo il pane e il sale».
Gesù entra e viene servito, con la solita ospitalità ebraica, di bevande e acque per i piedi stanchi. Poi si mettono a tavola e i due Lo pregano di offrire per loro il cibo. Gesù si alza tenendo sulle palme il pane e, alzati gli occhi al cielo rosso della sera, rende grazie del cibo e si siede. Spezza il pane e ne dà ai suoi due ospiti. E nel farlo si disvela per quello che Egli è: il Risorto.
Non è il fulgido Risorto apparso agli altri a Lui più cari. Ma è un Gesù pieno di maestà, dalle piaghe ben nette nelle lunghe Mani: rose rosse sull’avorio della pelle. Un Gesù ben vivo nella sua Carne ricomposta. Ma anche ben Dio nella imponenza degli sguardi e di tutto l’aspetto.
I due Lo riconoscono e cadono in ginocchio... Ma, quando osano alzare il viso, di Lui non resta che il pane spezzato. Lo prendono e lo baciano. Ognuno prende il proprio pezzo e se lo mette, come reliquia, avvolto in un lino sul petto. Piangono dicendo:
«Egli era! E non Lo conoscemmo. Eppure non sentivi tu arderti il cuore nel petto mentre ci parlava e ci accennava le Scritture?».
«Sì. E ora mi pare di vederle di nuovo. E nella luce che dal Cielo viene. La luce di Dio. E vedo che Egli è il Salvatore».
«Andiamo. Io non sento più stanchezza e fame. Andiamo a dirlo a quelli di Gesù, in Gerusalemme».
«Andiamo. Oh! se il vecchio padre mio avesse potuto godere quest’ora!».
«Ma non lo dire! Egli più di noi ne ha goduto. Senza il velo usato per pietà della nostra debolezza carnale, egli, il giusto Clofé, ha visto col suo spirito il Figlio di Dio rientrare nel Cielo. Andiamo! Andiamo! Giungeremo a notte alta. Ma, se Egli lo vuole, ci darà maniera di passare. Se ha aperto le porte di morte, ben potrà aprire le porte delle mura! Andiamo».
E nel tramonto tutto purpureo vanno solleciti verso Gerusalemme.
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta

3 MAGGIO






AVVICINACI A TUO FIGLIO

Siamo uniti nella preghiera

con Te, Madre di Cristo:
con Te, che hai partecipato
alle sue sofferenze.
Tu ci conduci al Cuore
del Tuo Figlio
agonizzante sulla Croce:
quando nella sua spogliazione
si rivela fino in fondo come Amore.
O tu, che hai partecipato
alle sue sofferenze,
permettici di perseverare sempre
nell'abbraccio di questo mistero.
Madre del Redentore!
Avvicinaci al Cuore del Tuo Figlio!


Giovanni Paolo II

venerdì 2 maggio 2014

Santi Filippo e Giacomo il Minore Apostoli

Santi Filippo e Giacomo il Minore Apostoli
3 maggio - Festa
L'apostolo Filippo e Giacomo il minore vengono ricordati lo stesso giorno poichè le loro reliquie furono deposte insieme nella chiesa dei Dodici Apostoli a Roma.
Filippo (primo secolo) era originario della città di Betsaida, la stessa degli apostoli Pietro e Andrea. Discepolo di Giovanni Battista, fu tra i primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i Parti.
Giacomo (primo secolo) era figlio di Alfeo e cugino di Gesù. Ebbe un ruolo importante nel concilio di Gerusalemme (50 circa) divenendo capo della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento. Secondo Giuseppe Flavio (37 circa - 103) fu lapidato tra il 62 e il 66. Tuttavia l'attendibilità del racconto è dubbia.





Il 3 di maggio la Chiesa ricorda la memoria liturgica di due santi:

San FILIPPO, Apostolo - Festa
Palestina, I secolo d.C.

San GIACOMO IL MINORE, Apostolo - Festa
Palestina, I secolo d.C.

2 MAGGIO

PREGHIERA A MARIA REGINA DEL MESE DI MAGGIO
Maria, Regina del mese di maggio e Madre degli uomini, eccoci intorno a te, come ritornati da un lungo cammino; stremati da un lungo peregrinare, siamo in cerca di pace e di felicità. Tu sola puoi ridonarci la speranza. Il tuo sorriso ci faccia dimenticare tante cose che ci angustiano. In questa primavera dell’anno ritorniamo a te per sentire la tua voce materna, stimolatrice, affettuosa, ammonitrice e dolce. Dopo i nostri paurosi sbandamenti ritorniamo a te, perché tu ci indichi la strada da percorrere, quella insegnata da Gesù ai suoi discepoli. Noi ritorniamo a te per illuminare del tuo sorriso le nostre realtà di tutti i giorni, i problemi che attendono soluzione, i doveri che ci incombono. Guidaci a risoluzioni impegnative, capaci di rincuorare un mondo stanco e affamato di felicità.
Maria, tu ci conosci, sai quello che vogliamo, ciò che possiamo fare e quello di cui abbiamo bisogno. Aiutaci a conseguirlo. I vari giorni del tuo mese siano tanti anelli di una dolce e splendida catena che ci stringe sempre più a te. Aiutaci a stare sempre accanto a te, o Regina dell’universo o Madre di tutti.
Amen.

(Gv 14,6-14) Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

VANGELO
 (Gv 14,6-14) Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’ egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e aiutami a leggere tra le righe, le intenzioni che il Signore ha per ognuno di noi, aiutami a far si che la tua parola si agganci nella nostra mente,ed azioni tutto il nostro essere,per vivere in comunione con il Cristo,che è l'Unica via, l'Unica verità, l'unica vita!

Oggi la chiesa ci invita a ricordare gli apostoli Giacomo e Filippo, e lo fa proponendoci due letture che meritano tutta la nostra attenzione.La 1° lettera di Paolo ai Corinzi, annuncia che il Signore dopo la sua morte, apparve risorto ai suoi discepoli e nel Vangelo di Giovanni, veniamo esortati a credere che tutto quello che Gesù ha fatto, quello che ha detto, non è stata un'effimera illusione creata dal bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno, ma una straordinaria realtà che non finiremo mai di scoprire.
Da quanto tempo sentiamo parlare di Gesù? Da quanto tempo abbiamo stabilito questo contatto... e ancora non riusciamo a conoscerlo veramente!
Essere discepoli sembrava facile, sicuramente per un pò i primi discepoli, pensavano di aver trovato un condottiero che li conducesse alla gloria, ma presto hanno capito che quell'uomo che parlava con autorità e attraeva le folle, non era un abile condottiero, ma un umile uomo proprio quanto il bambino nato in una stalla.
La sua famiglia terrena, santa, ma modesta, aveva impresso in lui i segni dell' umiltà, dell' obbedienza, e questo che sembrava un segno di debolezza è invece la forza dell'amore.
Credere in Gesù significa anche riconoscersi in lui, nelle sue opere e nelle sue azioni, perché tutto quello che faremo nel suo nome, sarà benedetto da Dio. 
Questa è una cosa fondamentale della nostra fede religiosa, credere che Gesù è il Figlio di Dio, mandato dal Padre, per tracciare quella via che dobbiamo seguire, per avere la vita eterna nella casa del Padre.
In questo brano, come negli ultimi che abbiamo letto, Gesù torna a sottolineare la sua unicità col Padre, quindi non ci soffermeremo a ripetere le stesse cose, ma voglio invece sottolineare come stare in comunione con Gesù significa stare in comunione col Padre. È Gesù stesso che lo afferma e ci dice che attraverso questa comunione il Padre compie le sue opere, ma quello che mi colpisce è che ci dice che chiunque entrerà in questa comunione, farà opere altrettanto grandi.
 Quindi Gesù ci spinge a considerarci importanti agli occhi di Dio, perché credendo in Lui, crederemo in colui che l’ ha mandato, e qualunque cosa chiederemo nel suo nome ci verrà concessa. Sono parole importanti, e poiché sappiamo che le parole di Gesù sono verità, non vedo perché dovremmo credere solo in parte alle sue parole…Quando pensiamo che Gesù ha dato la vita per noi, dovremmo accompagnare questo pensiero alla consapevolezza che in Gesù c’è il Padre ed il suo immenso amore.
Questo è importante perché credendo in questo ,noi affidiamo le nostre certezze a Dio.
Dimentichiamo forse che gli apostoli compivano miracoli nel suo nome…e i Santi, ancora oggi persone che erano esattamente come noi, ma che da noi differenziavano per la grande fede e l’ abbandono alla volontà di Dio. Abbiamo tanti esempi da imitare, tocca cominciare a fare sul serio, non credete?

IL ROSARIO MEDITATO con brani degli scritti mistici di Maria Valtorta

IL ROSARIO MEDITATO con brani degli scritti mistici di Maria Valtorta
MISTERI GAUDIOSI (lunedì e sabato) 

L’ANNUNCIAZIONE

“Ave Maria, piena di Grazia, ave..Maria trasale e abbassa lo sguardo.. il suo viso esprime stupore e sgomento…..non per opera di uomo sarai madre, o Maria. Tu sei l’eterna Vergine, la Santa di Dio..che debbo dire al mio Signore? Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendono la tua parola! Maria incrociando a sua volta le sue mani sul petto e curvandosi in un profondo inchino, dice “Ecco l’ancella di Dio”.. Maria: “ Nella gioia, poiché quando ho compreso la missione a cui Dio mi chiamava fui ripiena di gioia, il mio cuore si aprì come un giglio serrato e se ne effuse quel sangue che fu zolla al Germe del Signore… aver desiderato questa pace per amor di Dio e di prossimo, e saper che per mezzo di me, povera ancella del Potente, essa veniva al mondo.. oh uomini non piangete più.. io porto in me il segreto che vi farà felici”.
Gesù : “ Ricordatevi sempre che lei è la Figlia del Padre, la Madre del Figlio, la Sposa dello Spirito Santo, la sua fusione con la Trinità è perfetta. Ella, del suo Signore, possiede le potenze, le sapienze, le intelligenze..inutile andare da Maria con l’anima sporca di corruzione e di odio. Ella vi è madre e sa medicare le vostre ferite, ma vuole che sia in voi il desiderio di guarirle.” 

LA VISITA A SANTA ELISABETTA

“Ma  Elisabetta, guarda Maria sorridendo con venerazione come se vedesse un angelo, e poi si inchina in un profondo saluto …Come ho meritato che  venga a me, tua serva, la Madre del mio Signore?..Te benedetta, per la Salvezza che generi alla stirpe di Giacobbe! Te benedetta, per aver portato la Santità al figlio mio che, lo sento, balza come capretto festante di giubilo nel mio seno, perché si sente liberato dalla colpa, chiamato ad essere colui che precede, santificato prima della redenzione dal Santo che cresce in Te. Maria, con due lacrime che scendono come perle dagli occhi..con volto levato al cielo…esclama “ l’anima mia magnifica il suo Signore.. 

LA NASCITA DEL SIGNORE

MARIA: “ seduta, dopo averti adorato in ginocchio, ti ho amato. Finalmente ti ho potuto amare senza barriere di carne, e qui fra due rustiche colonne ti ho offerto al Padre. Qui hai riposato per la prima volta sul Cuore di Giuseppe.. ti ho fasciato e ti ho deposto qui.. io ti cullavo mentre Giuseppe  asciugava il fieno.. poi lì, ad adorarti tutti e due, curvi su di te, a bere il tuo respiro, a vedere a che annichilimento può portare l’amore a piangere le lacrime che si piangono certo in Cielo, per la gioia inesausta di vedere Dio..fui la madre che da il latte al suo bambino e che lo lava e fascia come tutte le madri fanno.. la Madre ha allora conosciuto il Figlio e la serva di Dio il suo Signore. E fui donna e adoratrice. 

L’OFFERTA AL TEMPIO

Maria offre il Bambino – che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni - al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il tempio…. Simeone ha atteso tutta una lunga vita di vedere “la Luce” di sapere compiuta la promessa di Dio, non ha mai dubitato. Egli , lo prende e lo bacia. Gesù gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti. Sembra che l’osservi curioso, perché il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale Gesù tende le manine” 

IL RITROVAMENTO NEL TEMPIO

Gesù: “Termino l’insegnamento ai dottori con l’insegnamento del dolore alla Regina dei dottori..Vedi l’angoscia di Maria, quando, riunitesi le schiere degli uomini e delle donne, ella vede che io non sono con Giuseppe. Non alza la voce in rimproveri aspri verso lo sposo. Tutte le donne l’avrebbero fatto. Il dolore che traspare dal volto di Maria trafigge Giuseppe..un giorno di cammino a ritroso e poi l’affannosa ricerca per la città..dove può essere il suo Gesù.. nessuno in città sapeva di questo bambino. Poi, dopo tre giorni, simboli di altri tre giorni di angoscia futura.. ecco  Maria sente, oltre una barriera di persone, la cara voce che dice : “ queste pietre fremeranno..” .Ella cerca di fendere la calca.. ecco il Figlio, a braccia aperte, ritto fra i dottori.. corre..lo abbraccia levandolo dallo sgabello e posandolo al suolo esclama: “la tua mamma sta per morire di dolore, Figlio. Il padre tuo è sfinito di fatica. Perché Gesù?” 
MISTERI LUMINOSI  (giovedì) 

IL BATTESIMO DI GESU’ NEL GIORDANO

Il Precur­sore non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. E' un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà…. Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: «Ecco l'Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?». Gesù risponde placido: «Per compiere il rito di penitenza». «Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me? ». E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s'era curvato davanti a Gesù, risponde: « Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito di­venga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uo­mini che la Vittima è nel mondo». Giovanni lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e lo precede verso la riva. 

GESU’ E MARIA ALLE NOZZE DI CANA

Maria si accorge che i servi parlottano col maggiordomo e che questo è impacciato, e capisce cosa c'è di spiacevole. «Figlio » dice piano, richiamando l'attenzione di Gesù con quel­la parola. «Figlio, non hanno più vino». «Donna, che vi è più fra Me e te?»…Gesù: “Il mio primo miracolo è avve­nuto per Maria. Il primo, Simbolo che è Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia, e per sua pre­ghiera anticipo anche il tempo della grazia. Io conosco mia Ma­dre, la seconda in bontà dopo Dio. So che farvi grazia è farla felice, poiché è la Tutta Amore. Ecco perché dissi, Io che sape­vo: "Andiamo a farla felice Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mon­do insieme alla mia. Destinata ad essere a Me congiunta nel­la carne - poiché fummo una carne: Io in Lei, Lei intorno a Me, come petali di giglio intorno al pistillo odoroso e colmo di vita - congiunta a Me nel dolore, poiché fummo sulla croce Io con la carne e Lei col suo spirito, così come il giglio odora e colla corolla e coll'essenza tratta da essa, era giusto fosse con­giunta a Me nella potenza che si mostra al mondo.” 

ANNUNCIO DEL REGNO DI DIO E INVITO ALLA CONVERSIONE

GESU’: “O voi di Israele! Il tempo della Redenzione è giunto. Ma preparatene le vie in voi con la buona volontà. Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non sprezzate; mercanti, non frodate; poveri, non invidiate. Siete tutti di un sangue e di un Dio. Siete tutti chiamati ad un destino. Non chiudetevi il Cielo, che il Messia vi aprirà, con i vostri peccati. Avete sin qui errato? Ora non più. Ogni errore cada. Semplice, buona, facile è la Legge che torna ai dieci comandi iniziali, ma tuffati in luce d’amore.
Venite. Io ve li mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore fra prossimo. Sempre amore, perché Dio è amore e figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni concupiscenza muoia.
Una gloria nuova vi è porta: quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno la Legge di Dio vero studio del loro cuore. Iniziate dall’amore. Non vi è cosa più grande. Ma quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni tentazione. La benedizione di Dio sia su chi volge a Lui cuore pieno di buona volontà”.   

LA TRASFIGURAZIONE

Gesù sta col Volto alzato verso il cielo e sorride ad una sua visione che lo sublima. Gli apostoli ne hanno quasi paura e lo chiamano, perché non pare più a loro che sia il loro Maestro tanto è trasfigurato… La luce aumenta ancora per due fiamme che scendono dal cielo e si collocano ai lati di Gesù. Quando sono stabilite sul pianoro, il loro velo si apre e ne appaiono due maestosi e lumi­nosi personaggi. L'uno più anziano, dallo sguardo acuto e se­vero e da una lunga barba bipartita. Dalla sua fronte partono corni di luce che me lo indicano per Mosè…. I due Profeti prendono una posa di riverenza davanti al loro Dio Incarnato e, sebbene Questi parli loro con famigliarità, es­si non abbandonano la loro posa riverente. Non comprendo neppure una delle parole dette. I tre apostoli cadono a ginocchio tremanti, col volto fra le mani… e una Voce potente e armonica vibra ed empie di sé lo spazio, i tre cadono col volto contro l'erba. «Questo è il mio Figliuolo diletto, nel quale mi sono com­piaciuto. Ascoltatelo». Pietro nel gettarsi bocconi esclama: «Misericordia di me, peccatore! É la Gloria di Dio che scende!» 

L’ISTITUZIONE DELL’EUCARESTIA

Gesù parla: «Ora che l'antico rito è compiuto, Io celebro il nuovo rito. Vi ho promesso un miracolo d'amore. È l'ora di far­lo. Per questo ho desiderato questa Pasqua. Da ora in poi que­sto è l'ostia che sarà consumata in perpetuo rito d'amore. . Io me ne va­do. Ma resteremo per sempre uniti mediante il miracolo che ora Io compio».«Prendete e mangiate. Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me che me ne vado». Gesù è tristissimo. Ogni sorriso, ogni traccia di luce, di co­lore lo hanno abbandonato. Ha già un volto d'agonia. Con quanto è accaduto adesso è stato glorificato il Figlio dell'uomo, perché è testimonianza di potere il miracolo che non è che possibile agli amici di Dio. Più è grande il miracolo e più è sicura e profonda questa divina ami­cizia. Questo è un miracolo che, per la sua forma, durata e na­tura, per gli estremi di esso ed i limiti che tocca, più forte non ce ne può essere. Io ve lo dico: tanto è potente, soprannaturale, inconcepibile all'uomo superbo, che ben pochi lo comprende­ranno come va compreso, e molti lo negheranno… il Sacramento opera quanto più uno è degno di riceverlo. Giovan­ni, che mi amava come nessuno e che era puro, ebbe dal Sacra­mento il massimo della trasformazione. Ma guai a chi riceve il Sacramento senza esserne affatto degno, allora esso diviene non germe di preservazione e di vita ma di corruzione e di morte. Morte dello spirito e putrefazione della carne, per cui essa "crepa", come dice Pietro di quella di Giu­da. . La morte del profanatore del Sacramento è sempre la morte di un disperato. 
MISTERI DOLOROSI  (martedì e venerdì) 

IL GETSEMANI

“La luna, che gli batte in volto così forte nel suo chiarore d’argento, che rende sempre più pallida la veste rossa, mi fa vedere il suo Volto sconfortato, addolorato, invecchiato. Lo sguardo è sempre dilatato, ma pare appannato. La bocca ha una piega di stanchezza.. chiama il Padre sempre più affannosamente..ha un grido soffocato e alza un viso sconvolto. Un attimo solo, poi piomba al suolo, proprio volto a terra, e resta così. Uno straccio d’uomo su cui preme tutto il peccato del mondo, su cui si abbatte tutta la Giustizia del Padre, su cui scende la tenebra, la cenere, il fiele, quella tremenda, tremenda.. tremendissima cosa che è l’abbandono di Dio mentre Satana ci tortura. E’ l’asfissia dell’anima, è l’essere sepolti vivi in questo carcere che è il mondo, quando non si può più sentire che tra noi e Dio  vi è in legame, è l’essere incatenati, imbavagliati, lapidati dalle nostre preghiere stesse che ci ricadono addosso irte di punte e sparse di fuoco.. è la persuasione di essere scacciati da Dio, di essere dannati. E’ l’inferno!..Gesù geme fra rantoli e sospiri propri d’agonia.. splende la luna sul povero volto. E’ appare tutta la tremenda agonia nel sangue che trasuda dai pori.. le ciglia, i capelli, i baffi, la barba sono aspersi e cospersi di sangue.. 

LA FLAGGELLAZIONE

“Le voci dei giocatori si cadenzano sul suono dei flagelli, che fischiano come serpi e poi suonano come sassi gettati sulla pelle tesa di un tamburo, percuotendo il povero corpo così snello e di un bianco d’avorio vecchio, e che diviene prima zebrato di un rosa sempre più vivo, poi viola, poi si orna di rilievi d’indaco gonfi di sangue, e poi, si crepa e rompe lasciando colare sangue da ogni parte. E infieriscono specie sul torace e l’addome, ma non mancano i colpi dati alle gambe e alle braccia e fin sul capo, perché non vi fosse brano di pelle senza dolore. E  non un lamento.. se non fosse sostenuto dalla fune, cadrebbe. Ma non cade e non geme. Solo la testa gli pende, dopo i colpi e i colpi ricevuti, sul petto, come per svenimento. I due boia si fermano e si asciugano il sudore. “Siamo sfiniti” dicono. Lo slegano, e Gesù si accascia al suolo, in una pozza di sangue, come morto. Lo lasciano là. Urtandolo ogni tanto col piede calzato per vedere se geme. Ma Egli tace. ”
Gesù: “ Le mie carni sono lacerate per per punire in me l’idolatria che voi date al vostro corpo, il veleno del senso, del non pudore dell’ammirazione della carne destinata a tornare polvere” 

LA CORONAZIONE DI SPINE

Gli legano di nuovo le mani. E la corde torna a segare la dove è già un rosso braccialetto di pelle scorticata. “E ora? Che ne facciamo?”..torna con un fascio di rami di biancospino selvatico.. piegano a cerchio i rami e li calcano sul povero capo.. ma la barbara corona ricade sul collo.. la levano e sgraffiano le guance, rischiando di accecarlo, e strappando i capelli nel farlo. La stringono..ora va bene..dietro, dove gli estremi dei tre rami si incrociano, è un vero nodo di spine che entrano nella nuca.. mettono il sudicio straccio rosso sulle spalle di Gesù e, prima di mettergli fra le mani la canna, gliela danno sul capo. Gesù li lascia fare.. li guarda solo.. ed è uno sguardo di una dolcezza e di un dolore così atroce che non lo posso sostenere senza sentirne ferita al cuore.  

LA SALITA AL CALVARIO

Prima di dare la croce a Gesù, gli passano al collo la tavola con la scritta “ Gesù Nazareno ecc..” la fune si imbriglia nella corona che si sposta.. dando nuovo dolore facendo sgorgare nuovo sangue..La gente ride di sadica gioia, insulta, bestemmia…Gesù scende tre scalini, appare subito evidente che Gesù è in condizioni di forte debolezza.. vacilla nello scendere, impicciato dalla croce che preme sulla spalla tutta piagata.. i giudei ridono, nel vederlo come ubriaco tentennare e gridano ai soldati: “Urtatelo, fatelo cadere nella polvere il bestemmiatore!”
Gesù è congestionato dalla fatica, dalla febbre, dal caldo, anche la luce e le urla gli danno tormento.. i giudei non posso più colpirlo direttamente, ma qualche sasso e qualche bastonata arriva..  Gesù soffre acutamente nel salire e col peso della croce che, deve anche pesar molto… trova una pietra sporgente e sfinito com'è, alza ben poco il piede, inciampa e cade sul ginocchio destro..la croce che gli sfugge, cade dopo averlo percosso fortemente sulla schiena.. appare nettamente visibile sulla spalla destra la piaga fatto dallo sfregamento della croce, che ha aperto molte piaghe dei flagelli.. 

LA CROCIFISSIONE E MORTE

Egli si stende mite sul legno. Il boia appoggia la punta del chiodo al polso, alza il martello e dà il primo colpo.. Gesù che aveva gli occhi chiusi, all'acuto dolore ha un grido e una contrazione.. deve essere un dolore atroce quello che prova.. il chiodo penetra spezzando muscoli, vene, nervi, frantumando ossa.. Maria risponde al grido della sua Creatura torturata con un gemito e si curva come spezzata.. pare prossima ad essere spezzata da quella tortura. Tutto il peso del corpo di Gesù si sposta in avanti e in basso, e i buchi si allargano.. la corona, quando la croce ondeggia, si sposta, conficcando nella nuca il grosso nodo di spine. Gesù tace, anelante per lo sforzo della posizione, la febbre, il tremore nelle fibre delle braccia, che sono sforzate in quella posizione, e devono essere gelate nelle loro estremità perchè il sangue a fatica giunge hai polsi e poi geme dai buchi dei chiodi.. il tronco, poi svela tutta la sua pena col suo movimento… la congestione e l’asfissia aumentano di minuto in minuto, come lo indicano il colorito cianotico che sottolinea le labbra.. il Volto ha già l’aspetto che vediamo nella sindone, col naso deviato e gonfio da una parte, l’occhio destro quasi chiuso per il gonfiore che ha..il cielo si fa sempre più fosco, le nubi difficilmente si aprono per far passare il sole.. Gesù sembra illividire sinistramente, quasi fosse già morto. La testa gli comincia a pendere sul petto.. trema, nonostante la febbre che lo arde. E nella sua debolezza mormora “ Mamma!”.. Maria, ogni volta, ha un atto irrefrenabile  di tendere le braccia come per soccorrerlo..cerca, la povera Madre, di non piangere, perché non può, non può piangere.. il volto di Cristo passa alternativamente da vampe di rossore intensissimo a pallori verdastri di morente.. poi  pronuncia con infinita dolcezza, con ardente preghiere: “ Padre nelle tue mani raccomando lo spirito mio!”. 
MISTERI GLORIOSI (mercoledì e domenica) 

LA RISURREZIONE DI GESU’

Le guardie alzano il capo stupite, anche, perché, con la luce, viene un boato potente, armonico, solenne, che empie di sé tutto il creato. Viene dalle profondità paradisiache. È l’alleluia, il gloria angelico, che segue lo Spirito di Cristo..entra nel buoi del sepolcro, che si fa chiaro della sua luce indescrivibile e mentre questa permane sospesa nell'aria immobile, lo Spirito si rinfonde nel Corpo immoto sotto le bende.. tutto questo in frazione di minuto.. la Carne gloriosa si ricompone in bellezza eterna, si desta dal sonno di morte, ritorna dal “niente” in cui era, vive dopo essere stata morta.. così diverso da quanto la mente ricorda, ravviato, senza ferite ne sangue, ma solo sfolgorante della luce che scaturisce a fiotti dalle cinque Piaghe e si emana da ogni poro della sue epidermide.. quando si sposta, venendo verso l’uscita, e l’occhio può vedere oltre il suo fulgore, ecco che due luminosità bellissime, ma simili a stelle rispetto al sole, mi appaiono l’una di qua, l’altra di là della soglia, prostrate nell’adorazione al loro Dio che passa avvolto nella luce, beatificante nel suo sorriso, ed esce, abbandonando la funebre grotta tornando a calpestare la terra, che si desta di gioia e splende tutta nelle sue rugiade.. le guardie sono tramortite.. le forze corrotte dell’uomo non vedono Dio, mentre le forze pure dell’universo, i fiori, gli uccelli, ammirano e venerano il Potente che passa in un nimbo di luce. 

L’ASCENSIONE DI GESU’ AL CIELO

Sono delle centinaia le persone che circondano Gesù, che ascende, verso la cima dell’Uliveto. Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente. Il sole lo investe, facendo biancheggiare come neve la sua veste. Gli occhi sfavillano di una luce divina. Apre le braccia i un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della terra, che il suo Spirito vede rappresentate in quel gruppo. Si trasfigura in bellezza. Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia.sfavilla il creato della luce del Cristo che ascende. Luce che scende dal cielo incontro alla luce che sale.. è Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare dalla vista degli uomini, in questo oceano di splendori. 

LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO

Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo.. Maria legge lentamente, gli altri la seguono in silenzio, meditando..ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico.. la lettura è finita.. Maria si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto.. un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell’arpa, risuona all'improvviso nel silenzio..ecco la luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo..lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell’ Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il viso benedetto è trasfigurato di gioia soprannaturale e ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta. 

L’ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO IN ANIMA E CORPO

Maria: “Come mi fu estasi la nascita del Figlio, così la mia impropriamente “morte” fu un rapimento in Dio.. più la vita passava, più aumentava in me il desiderio di fondermi nell’Eterna Carità. L’Eucarestia era per me come una rugiada per un fiore assetato.. tutta me stessa voleva Dio Uno e Trino.. giungete o cristiani, a questo totale amore. Tutto quanto è terreno è perda valore. Mirate solo Dio. Quando sarete ricchi di questa povertà di desiderio, che è immensurabile ricchezza, Dio si chinerà sul vostro spirito per istruirlo prima, per prenderlo poi, e voi ascenderete con esso al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazia per i fratelli…l’Amore, ossia lo Spirito Santo, mi dette il suo terzo bacio nella mia vita, quel bacio così potentemente divino che in esso l’anima mia si esalò, perdendosi nella contemplazione.” 

L’INCORONAZIONE DI MARIA SANTISSIMA
Maria: “ Davanti ai Patriarchi, profeti e Santi, davanti agli Angeli e ai Martiri, Dio pose me, assunta in anima e corpo alla gloria del Cielo e disse: “Ecco l’opera perfetta del Creatore, meraviglia dell’universo che vede chiuso in un solo essere il divino nello spirito eterno come Dio e come Lui spirituale, intelligente, libero, e la creatura materiale nella più innocente e santa delle carni, alla quale ogni altro vivente, nei tre regni del creato, è costretto a inchinarsi.. per il suo Cuore Immacolato, che non conobbe mai macchia alcuna, Io apro i tesori del Cielo. Benedetta la Vincitrice che schiaccia il tentatore sotto il candore della sua natura immacolata. Benedetta la Vergine che non conobbe che il bacio del Signore. Benedetta la Madre divenuta tale per obbedienza. Benedetta la Martire che accatta il martirio per pietà di tutti voi. Genitrice di Grazia e di salvezza, genitrice della Divina Misericordia, genitrice della Chiesa universale, Sacerdotessa santa, che hai celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di te l’Ostia da immolare sull’ altare del Mondo..Santa, Santa, Santa, che non mi hai fatto rimpiangere il seno del Padre, sei stata il conforto del Figlio sulla terra, e il gaudio del Figlio in Cielo, sei la gloria del Padre e l’Amore dello Spirito.” 

giovedì 1 maggio 2014

1 maggio


Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei la benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Salve Regina, madre di misericordia, vita dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi a piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. 

(Gv 6,1-15) Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

VANGELO
(Gv 6,1-15) Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Spirito Santo, ad accendere la luce della mente, ad aprire le orecchie al verbo del Signore, a guidare il mio cuore verso la strada che lui ci ha indicato e percorso prima di noi.
Nella prima lettura, ci troviamo a vedere come anche chi dice di non credere comincia ad avere dubbi.
I farisei ed i giudei, avevano già risolto il problema di chi si trascinava dietro le folle, come avevano fatto con Gesù, uccidendolo, e i loro discepoli si erano dispersi, ma stavolta era diverso, questi discepoli non si disperdevano, continuavano a predicare nel nome di Gesù, e se fossero stati veramente mandati da Dio ? Li fecero frustare e loro ne furono felici perché venivano colpiti per testimoniare come Gesù, e si sentivano conformi a lui.Dal vangelo vediamo che cosa significa essere conformi a Gesù, vuol dire essere in comunione con i fratelli, affidare a Gesù anche la nostra materialità, i nostri bisogni fisici, condividere con gli altri, e collaborare con Gesù.Il miracolo che compie il Signore è il simbolo di come sia possibile sfamare tutti condividendo in nome dell' amore. Questa sembra che sia oggi la cosa più difficile, dire al Signore Gesù:- io ho solo questo, come posso aiutarti a sfamare il mondo intero?-
Dire a Gesù: - Usami, fai Tu di me strumento delle tue mani. Dire:- Padre ho fame aiutami, ho fame di Te, abbracciami. Ho fame di giustizia, fammi essere giusto per primo; ho fame d' amore, fammi amare come tu ami i miei fratelli.-Abbiamo fame Signore, tu ci hai detto di chiedere a te ogni cosa, ci hai detto che se anche il padre che abbiamo sulla terra al posto del pane ci può dare un sasso, Tu non lo faresti mai, e noi ti crediamo Padre.
L’ amore non ha limiti, i limiti sono nell’ uomo, nel nostro modo di amare e di donarci.
A volte diciamo di non aver tempo per pregare, per aiutare, per dedicarci alle opere di carità … questo ci deve far capire che siamo ancora troppo lontani dal Signore, troppo attaccati alla nostra umanità, perché Gesù, ci spinge a provare ad andare oltre i nostri limiti, oltre quello che pensiamo di poter fare, ci spinge ad essere comunione, ad essere testimoni della sua presenza nel mondo e dentro di noi.