lunedì 11 aprile 2016

MOMENTO DI ETERNITA’



Video : https://www.youtube.com/watch?v=vGx... Watch Ian's testimony in Italian - A Glimpse of Eternity - Italian


http://vimeo.com/21539682


DVD : You can also obtain a copy of Ian's Mauritius Reeactment testimony voiced over in Italian from:


Parola Di Vita Chiesa Cristiana, Via Monte Pastel, 6 / b - San Giovanni Lupatoto - Verona. Tel.: 045-875.2871, Email: info@paroladivita.it , Pastor Mauro Girgenti,http://www.paroladivita.it Another DVD is being made in Rome : www.mxg.it MXG Minstero per Giovani, CEIZS Roma, info@mxg.it , Pastor Fernando Franca.


Written: A book of Ian's testimony is about to be published in Florence - contact Centro Cristiano Fede Speranza Amore. http://www.fedesperanzaamore.org/it/lorenzo-lippi


Pastor Lorenzo Lippi, tel: 055373936, email : fedesperanzaamore@libero.it ,


MOMENTO DI ETERNITA’


L’INIZIO DEL VIAGGIO


Era il 1980, avevo 24 anni quando ho vissuto un’avventura che avrebbe segnato una svolta decisiva nella mia vita. Avevo messo dei soldi da parte e, insieme al mio migliore amico mi lanciai in un safari di surf, una lunga vacanza senza limiti di tempo...


Facciamo però un passo indietro:sono nato e cresciuto in Nuova Zelanda. I miei genitori erano insegnanti di scuola e per questo motivo spesso cambiavamo città. Avevo due fratelli e insieme potevamo godere del privilegio di passare le vacanze al mare.


Laureato in scienze agricole all’università di Lincoln ho poi lavorato per due anni come consulente in un’azienda agricola per la commissione dei prodotti caseari del paese.


Mi piaceva la vita della fattoria e lavorare all’aperto. Passavo la maggior parte dei fine settimana a fare immersioni, surf, passeggiate e molti altri tipi di sport.


Conclusi i due anni di lavoro, avevo sentito il desiderio di viaggiare.


Con il mio amico iniziai a percorrere varie spiagge dell’Australia fino a Darwin per poi proseguire verso Bali in Indonesia e Java.


In oriente spesso le persone mi chiedevano se ero cristiano. Questa domanda era per me una sfida, perché sono cresciuto in una famiglia cristiana, ma non avevo mai avuto un’esperienza personale con Dio. Una volta, mia madre, alla quale chiesi se Dio le avesse mai parlato personalmente, mi rispose che aveva gridato a Lui nel momento di una tragedia e Lui le aveva parlato. Poi continuò dicendo : “Spesso ci vuole una tragedia che ci umilia per volgerci a Dio. Gli esseri umani per natura tendono ad essere orgogliosi. Non ti forzerò a venire in chiesa, ma ricorda: qualsiasi cosa farai nella vita, dovunque tu andrai, non importa quanto lontano da Dio pensi di essere arrivato, se sei nei guai e hai bisogno di aiuto, grida a Lui dal tuo cuore e ti ascolterà e perdonerà.”


Mi ricordavo sempre di quelle parole, che rimasero impresse nella mia mente. Ma io decisi di non voler essere ipocrita. Non sarei andato in una chiesa dal momento che non avevo avuto un’esperienza personale con Dio. Per me andare in chiesa era solo una pratica formale.


Ritorniamo al mio viaggio: proseguii verso Singapore, l’isola di Tiomen, Malesia, Colombo, Shri Lanka e infine le isole Mauritius, dove vissi nella Baia di Tabarin tra i pescatori creoli del posto e i ragazzi che facevano surf. La marijuana creava tra noi un legame comune, mi accettarono nella loro cerchia e m’insegnarono a fare immersioni notturne sulla barriera corallina.


Queste immersioni erano esperienze incredibili. I pesci vanno a dormire di notte e dovevamo solo decidere quali prendere per cena. Era uno sport fantastico e in più vendevamo il nostro pescato agli hotel turistici del posto.


Ad un certo punto mi ritrovai con pochi soldi, quindi mi diressi in Sudafrica, dove guadagnai insegnando windsurf e sci nautico. I miei piani furono interrotti dalla notizia dell’imminente matrimonio di mio fratello. Così decisi di ritornare in Australia passando di nuovo per l’arcipelago delle Mauritius.


Era ormai il mese di marzo del 1982 e avevo viaggiato per due anni interi, spesso dormendo in tende o sulle spiagge e vivendo come un nomade. Era tempo di ritornare a casa.


LA ‘MEDUSA SCATOLA’


‘Nel Tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi erano destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.’ (Salmo 139:16).


Ritornato alle Mauritius per poche settimane, mi ricongiunsi ai miei amici creoli e passavo le giornate a fare surf e immersioni notturne. Una sera, una settimana prima del mio rientro in Nuova Zelanda, il mio amico di pesca Simon ed io decidemmo di uscire per una immersione, nonostante ci fosse un forte temporale all’orizzonte. I fulmini bianchi illuminavano il cielo scuro. Avevo paura che la corrente ci sbattesse contro la barriera corallina e diventasse pericolosa. Lui mi rassicurò dicendo: “Andrà tutto bene, ci sposteremo solo di cinque miglia lungo la costa, verso una parte della barriera molto bella. Sarai sorpreso dalla sua bellezza.” Erano le 11 di notte. Insieme ad un altro giovane e ad un ragazzino, che portava la barca, navigammo fino al punto esatto di cui aveva parlato Simon. Ancorammo la barca nella laguna interna. Dovevamo immergerci nella parte esterna della barriera che scende profondamente nell’oceano.


Era veramente stupendo!


Ci immergemmo. Io mi fermai nella parte alta della barriera mentre i miei due amici andarono più in profondità. Normalmente rimanevamo sempre insieme, ma per qualche ragione ci separammo. Stavo cercando degli astici, quando la mia torcia illuminò una strana creatura marina nell’acqua buia. Somigliava ad un calamaro.


Incuriosito, nuotai verso questa creatura e, allungando la mano, la toccai. Indossavo i guanti da sub ed ebbi l’impressione di aver toccato una medusa. Mentre si allontanava, la guardai interessato perché sembrava davvero uno strano tipo di medusa.


Aveva la testa a forma di scatola e degli insoliti tentacoli trasparenti ed io non ne avevo mai visto prima di quel genere.


Mi voltai e continuai la ricerca di astici.


Improvvisamente qualcosa mi toccò l’avambraccio dandomi una scarica elettrica con la forza di un migliaio di volt. Indossavo una tuta da sub senza maniche e l’unica parte del corpo scoperta, erano gli avambracci. Guardai il mio braccio per vedere se ci fosse del sangue, ma non c’era niente, solo un forte dolore. Lo strofinai, il che era la cosa peggiore da fare, in quanto ciò aiutò a diffondere il veleno nel mio corpo. Il braccio iniziò ad intorpidirsi, ma non volevo entrare in panico e continuai a cercare altri astici. Voltandomi mi trovai faccia a faccia con altre due meduse come quella che avevo visto poco prima. Con la coda dell’occhio notai che i loro tentacoli stavano per sfiorare il mio braccio. Fui di nuovo colpito dalla stessa scarica elettrica.


A quel punto capii cosa era successo. Avevo imparato al corso di sopravvivenza che alcune meduse sono incredibilmente velenose.


Così salii in superficie e cercai la barca. Nuotando verso di essa, sentii qualcosa scivolarmi sulla schiena e avvertii una terza scarica. Illuminai l’acqua sotto di me e con grande orrore mi resi conto di essere finito dentro un branco di meduse.


Pensai che se una di esse mi avesse colpito in faccia, non ce l’avrei fatta.


Vidi in lontananza il mio amico Simon e, per attirare la sua attenzione, gli puntai contro la torcia. Lui affiorò e gli dissi che volevo uscire. A quel punto vidi davanti a me la sagoma di un’altra medusa. Potei solo scegliere di spingerla con il braccio in modo da allontanarla dalla mia faccia. Così, ricevetti una quarta scarica. Raggiunsi la barriera corallina con mio amico Simon, che mi chiese cosa fosse successo. Mentre gli esponevo il mio racconto potei capire dall’espressione della sua faccia la gravità della situazione. “Solo una puntura e sei morto! Tu ne hai ricevute quattro. Devi andare all’ospedale velocemente!”. L’ospedale principale era lontano quindici miglia, era notte fonda ed eravamo a mezzo miglio dalla costa.


Mi trascinò verso la barca e io mi resi conto che il braccio destro era gonfio come un pallone e completamente paralizzato. Nel frattempo una quinta medusa colpì di nuovo il mio braccio.


Poi i miei amici spinsero la scialuppa nella laguna, ma preferirono non venire con me per renderla più leggera.


Il ragazzino quindi si mise a muovere l’imbarcazione aiutandosi con una pertica.


Mi sembrava di andare a fuoco.


Potevo sentire il veleno fluire nelle vene e avvertivo che anche le ghiandole linfatiche sotto il braccio si stavano gonfiando.


Con il polmone destro respiravo a fatica.


La muta da sub cominciava a soffocarmi così, mentre potevo ancora muovermi, riuscii a toglierla e a indossare i pantaloni. Anche la gamba destra ora iniziava ad intorpidirsi e pensai che se il veleno fosse arrivato al cuore o al cervello, sarebbe stata la fine.


Mentre ci avvicinavamo alla riva, anche la vista iniziava ad annebbiarsi.


Una volta a riva il ragazzino dovette aiutarmi per scendere.


Mi condusse fino al ciglio della strada ed io mi afferravo a lui. Era mezzanotte e non c’era anima viva. Come avrei fatto a raggiungere l’ospedale?


Poi il giovinetto, indicandomi i suoi fratelli rimasti in mare, mi disse spaventato che doveva tornare a prenderli. Mi lasciò solo e tornò verso la barca. A questo punto ogni speranza che era in me si estinse.


Mi sdraiai a terra per riposare...


LA PROVA DI RESISTENZA


‘Quando lo spirito mio è abbattuto in me, tu conosci il mio sentiero. Sulla via per la quale io cammino, essi hanno teso un laccio per me. Guarda alla mia destra e vedi; non c’è nessuno che mi riconosca. Ogni rifugio mi è venuto a mancare; nessuno si prende cura dell’anima mia.’ (Salmo 142:4-5).


Fui sopraffatto dalla stanchezza. Stavo per chiudere gli occhi quando sentii una voce parlarmi in modo chiaro: “Ian, se chiudi gli occhi ora non ti sveglierai mai più”.


Mi guardai intorno aspettandomi di vedere qualcuno in piedi vicino a me, ma non vidi nessuno. Questo mi sorprese e mi aiutò a cacciare via la sonnolenza. Mi rialzai e, trascinandomi penosamente, raggiunsi un distributore di benzina dove erano parcheggiati due taxi. Chiesi agli autisti di portarmi all’ospedale. Loro mi domandarono quanto potevo pagare. “Non ho soldi!” Dissi. Poi mi resi conto della stupidità della mia risposta. Avrei potuto mentire, ma dissi la verità. Così loro mi risposero che ero pazzo e ubriaco. Si voltarono accendendosi una sigaretta. Sentii di nuovo la voce che mi diceva: “Ian, sei disposto ad implorare per la tua vita?”. Certo che lo ero. Così mi misi in ginocchio e li implorai di condurmi all’ospedale. Uno di loro, mosso da compassione, mi raccolse, mi mise nella macchina e partì. Però a metà strada cambiò idea.


Mi chiese in quale hotel vivessi e come avrebbe fatto a ricevere i suoi soldi.


Gli risposi di non preoccuparsi, che gli avrei dato tutti i soldi che voleva se mi portava all’ospedale. Non mi credette. Mi portò verso un grande hotel turisticoo dicendomi che non avrebbe continuato la corsa.


Mi chiese di uscire, ma non riuscivo a muovermi. A quel punto aprì la portiera della macchina e con una spinta mi buttò fuori. Giacevo in terra pieno di disgusto per il mondo in cui vivevo. Era facile a quel punto lasciarsi andare; ma mi ricordai di mio nonno. Aveva combattuto in due guerre mondiali ed era stato anche in Africa contro Rommel. Lui era sopravvissuto, ma ecco qui suo nipote sul punto di morire per la puntura di cinque miserevoli meduse. Decisi allora che avrei combattuto fino all’ultimo respiro. Proprio in quel momento sentii dei passi avvicinarsi. Mi voltai, era il mio amico Daniel, mio compagno di bevute, un uomo scuro di carnagione e molto amabile. Mi chiese cosa fosse successo e gli mostrai il braccio pieno di ustioni. Mi raccolse e mi portò dentro l’hotel facendomi sedere su una sedia di paglia. Mi sembrava di essere stato aiutato da un angelo.


Poco lontano i proprietari dell’albergo, cinesi, erano seduti a giocare a mahjong. Solo loro erano ancora svegli, il bar era chiuso e i turisti erano andati a dormire.


Daniel era sparito, non sapevo dove fosse andato, ma mi ricordai che in quel paese un nero può parlare ad un cinese solo se interpellato. Così a quel punto sapevo che avrei dovuto chiedere aiuto da solo.


Feci loro vedere il mio braccio gonfio, e chiesi di essere accompagnato all’ospedale perché ero stato colpito da cinque meduse. Uno di loro si alzò e mi rispose: “Ragazzo bianco, l’eroina non ti fa bene.”


Pensavano che mi fossi iniettato qualcosa.


Avrei voluto reagire, ma rimasi seduto frustrato, cercando di mantenermi calmo per non far diffondere il veleno in tutto il corpo. Cominciai a tremare colpito da violenti spasmi muscolari che mi facevano scivolare dalla sedia. I cinesi vennero verso di me per tenermi fermo. Poi un freddo glaciale cominciò a diffondersi nel mio corpo fin nella colonna vertebrale.


Gli uomini mi coprirono con delle coperte. Uno di loro cercò anche di farmi bere del latte come antiveleno.


Vedendo la loro macchina parcheggiata, li implorai di portarmi all’ospedale, ma risposero che dovevo aspettare l’ambulanza.


Fu a quel punto che questa arrivò a sirene spiegate e con tutte le luci accese.


Anche il mio amico Daniel apparve fuori dal nulla e mi resi allora conto che era stato lui a chiamarla.


Mi presero a bordo e, invertita la marcia, iniziò la corsa verso l’ospedale.


L’ambulanza era in realtà una Renault 4 alla quale avevano tolto un sedile, sostituendolo con una barella da campo.


Eccomi qua, alla fine ce l’avevo fatta. Cercavo disperatamente di non chiudere gli occhi. Se solo fossi riuscito a rimanere sveglio fino all’ospedale...


IL PADRE NOSTRO


‘Padre nostro Che sei nei cieli


Sia santificato il Tuo nome


Venga il Tuo Regno


Sia fatta la Tua volontà come in cielo,


Così in terra


Dacci anche oggi il nostro pane quotidiano


E rimetti a noi i nostri debiti come noi li Rimettiamo ai nostri debitori


Non ci indurre in tentazione,


Ma liberaci dal male


Poiché Tuo è il Regno, Tua la potenza e la Gloria nei secoli dei secoli, amen’.


(Matteo 6:9-13).


A circa metà strada dall’ospedale, l’auto stava risalendo una collina.


I miei piedi sobbalzavano e sentivo delle ondate di veleno arrivare al cervello.


Iniziai a vedere l’immagine di un ragazzino biondo. Poi ne arrivò un’altra, stavolta il bambino era leggermente cresciuto.


Improvvisamente realizzai che quelle visioni, erano flash della mia vita.


Era un’esperienza molto forte. Avevo sentito già parlare di questo; molti dicono che poco prima di morire, la propria vita scorre come in un film davanti agli occhi.


Potevo sentire a malapena il battito del mio cuore e i pensieri iniziavano a rincorrersi: ero troppo giovane per morire.


Perché ero uscito per l’immersione? Cosa sarebbe successo se fossi morto?


Dove sarei andato?


Ebbi allora un’immagine vivida di mia madre. Sembrava ripetere quelle stesse parole che aveva pronunciate anni prima: “Ian, non importa quanto lontano da Dio tu sia o cosa hai fatto di sbagliato: grida a Lui dal tuo cuore, Lui ti ascolterà e perdonerà!”.


Più tardi, ritornato in Nuova Zelanda parlai con mia madre; lei mi disse che nello stesso momento in cui io ero in ambulanza, si era svegliata nel sonno. Il Signore le aveva fatto vedere un’immagine dei miei occhi pieni di sangue e le aveva detto: “Tuo figlio maggiore Ian è quasi morto. Prega per lui.”.


Avrei pregato anche io? C’è una preghiera per chi è in punto di morte? Da bambino, mia madre mi aveva insegnato il ‘Padre Nostro’. Iniziai a recitarlo, ma non ricordavo niente, perché il veleno, arrivato alla mente, inibiva la mia capacità di pensare e di pregare. Avevo confidato così tanto nelle sua capacità e ora stava morendo. Era un vuoto totale, zero. Era terrificante.


Mi ricordai che mia madre diceva che non si deve pregare con la mente, ma con il cuore. Così dissi: “Dio, ti voglio pregare, aiutami.” Improvvisamente le parole della preghiera iniziarono ad uscire direttamente dal mio spirito. Pregai: “Rimetti a noi i nostri debiti – e continuai- ma Signore, ho fatto così tante cose sbagliate! Per favore, perdona i miei peccati.” Ero sincero. Volevo pulire la fedina penale. Venne allora da dentro un’altra parte della preghiera: “Come noi li rimettiamo ai nostri debitori…”. Capii che dovevo perdonare quelli che mi avevano fatto dei torti. Pensai: “Io di solito non mi offendo facilmente.


Ci sono un bel po’ di persone che mi hanno pugnalato alla schiena e hanno parlato male di me, le perdono.”


Sentii di seguito la voce di Dio che diceva: “Perdonerai il tassista indiano che ti ha spinto fuori dal taxi e il cinese che non ti ha portato all’ospedale?” Risposi: “Scherzi? Vorrei far loro qualcos’altro!”. Come risultato di questa mia reazione, nessun’altra parte della preghiera usciva più dal mio intimo. Sapevo che ero con le spalle al muro. Così dissi tra me: “Va bene, li perdonerò. Se Tu puoi perdonare me, anche io perdonerò. Non metterò mai mani addosso a loro.” Continuai: “Sia fatta la Tuavolontà… Dio, – dissi - non conosco quale sia la Tua volontà, ma so che compiere cose sbagliate va contro di essa.


Comunque, se mai uscirò da questa situazione, cercherò la Tua volontà nella mia vita e ti seguirò con tutto il cuore.” Al momento non lo capii, ma quella fu la mia preghiera per ricevere la salvezza, preghiera uscita non dalla mente, ma dal cuore.


Una incredibile pace mi pervase.


Tutte le paure si dileguarono.


Ero ancora sul punto di morte, ma in pace. Mi ero riappacificato con il mio Dio. Potevo sentirLo parlare.


Nessun altro all’infuori di Lui avrebbe mai potuto suggerirmi il ‘Padre Nostro’ e io lo sapevo. Quella preghiera fu il cardine di tutto ciò che mi successe subito dopo.


IL SOLLIEVO FINALE


‘Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano.’


(Matteo 7:13,14).


L’ambulanza arrivò all’ospedale.


L’autista mi adagiò su una sedia a rotelle e mi spinse velocemente nell’area di emergenza. Mi misurarono la pressione.


L’infermiera guardò lo strumento e poi lo colpì. Pensai: “In che tipo di ospedale mi trovo?” Era un vecchia costruzione della seconda guerra mondiale, costruita dai britannici e in seguito lasciato ai creoli. Sembrava di essere ancora nel 1945: tutto era sporco e decrepito.


L’infermiera colpì nuovamente il manometro. Il problema non era lo strumento: il mio cuore non pompava. Tolto il bracciale, cercò un altro strumento nel cassetto. Ripetè l’operazione, ma niente era cambiato. Mi guardò, io avevo gli occhi spalancati. Con quella pressione, i miei occhi dovevano essere chiusi. Cercavo disperatamente di resistere a tutti i costi. Mi stavo aggrappando alla vita con tutte le mie forze. A quel punto l’autista, capendo che la situazione era tragica, mi tolse il bracciale e di corsa mi portò in sala medica, dove due dottori erano seduti mezzo addormentati. Il più giovane iniziò a rivolgermi le domande di rito senza neanche guardarmi: “Chi sei, dove vivi, quanti anni hai?” Diressi lo sguardo verso il più anziano, sperando che si volgesse a guardarmi. Quando lo fece, con tutta la forza che potevo trovare, gli bisbigliai che stavo per morire e che avevo bisogno di anti-tossina. Fu allora che, spinto da una parte l’autista, mi condusse a gran velocità lungo il corridoio.


Lui continuava a gridare qualcosa, ma io non riuscivo a decifrare nessuna delle sua parole. Entrammo in una stanza piena di bottiglie ed equipaggiamenti medici. Un minuto dopo ero circondato da dottori, infermieri e inservienti. Alla fine, qualcosa succedeva! Un’infermiera mi mise una flebo. Il dottore mi disse: “Non so se riesci a sentirmi, figliolo, ma stiamo cercando di salvarti la vita; mantieni gli occhi aperti e combatti il veleno più che puoi.” Tentarono di iniettarmi l’antitossina, ma il problema era trovare la vena in quanto la pressione estremamente bassa e il gonfiore dei tessuti non permettevano di evidenziarla. Quando alla fine la trovarono e iniettarono il liquido, la vena si gonfiò come un palloncino perché il sangue non circolava. Cominciai a scivolare in uno stato comatoso. Ero totalmente paralizzato, incapace di parlare; il mio cuore batteva molto fievolmente e mi sentivo come se stessi scivolando via; tuttavia riuscivo a sentire tutto ciò che veniva detto di me e intorno a me. Non sapevo niente della medusa a scatola e che sulla spiaggia di Darwin, negli ultimi 20 anni, erano morte sessanta persone a causa di questo animale. Una sola puntura di questo tipo di meduse, può uccidere un uomo in 15 minuti.


Ero adagiato su un lettino. Il liquido che ora entrava nel mio corpo attraverso la flebo, faceva sì che io iniziassi a sudare. Le gocce di sudore scivolavano negli occhi e il medico inizialmente le asciugava con un panno. Si allontanò poco dopo per fare qualcosa e non ritornò. Speravo che tornasse, perché il sudore negli occhi bruciava e appannava la visione. Provai a chiamarlo, ma dalla mia bocca non uscivano suoni. Cercai di girare la testa, ma non ci riuscii.


Iniziai a sbattere le palpebre nel tentativo di espellere il sudore dagli occhi. Continuai a fare così, finché, ad un certo punto, ebbi un sospiro di sollievo: sentii che qualche cosa era successa.


IL BUIO


‘La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce.’ (Giovanni 3:19).


‘Molti… saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridore di denti.’ (Matteo 8:12).


Improvvisamente avevo sentito sollievo, la battaglia per rimanere in vita sembrava finita. Nessuno mi aveva detto che ero morto. Infatti, non lo sapevo. Tutto ciò che riuscivo a capire era che non lottavo più per mantenere gli occhi aperti.


Non era stato come chiudere gli occhi per dormire. Sapevo di essere andato da qualche parte. Durante i venti minuti precedenti avevo avuto la sensazione di fluttuare nell’aria, poi, chiusi gli occhi, non fluttuavo più: ero andato.


La Bibbia dice in Ecclesiaste che, quando un uomo muore, il suo spirito ritorna a Dio, Che glielo ha dato e il corpo ritorna alla polvere da dove proviene. Bene, io sapevo che il mio spirito era andato da qualche parte, ma non sapevo di essere morto. Ero arrivato in un luogo molto vasto, come una sala enorme e cavernosa con un buio pesto.


Ero in piedi. Iniziai a cercare l’interruttore della luce. Ma non riuscivo a trovarlo. Perché il dottore aveva spento le luci? Cercavo di toccare qualcosa, ma non trovavo niente. Mi resi conto che non riuscivo a trovare neanche il mio letto. Mi muovevo, ma non inciampavo in niente. Non vedevo nemmeno la mano che mi ero portato davanti al volto. Faceva estremamente freddo. Aguzzai la vista per capire dove fossi; cercavo di orientarmi in questo nuovo ambiente. Alzai la mano cercando di toccarmi il viso, ma questa passò senza trovare niente. Fu un’esperienza terrificante.


Allora mi resi conto di essere senza un corpo fisico, tuttavia ero ancora me stesso. Sentivo di avere un corpo, ma non potevo toccarlo. Ero un essere spirituale; il mio fisico era morto, eppure, mi sentivo vivo, cosciente di avere ancora braccia, gambe e testa, ma non riuscivo a toccarle.


“Dove sono?” Pensai. Mentre mi trovavo in quel buio, un incredibile freddo e pericolo incombevano su di me. Mi sentivo osservato da presenze malvagie che mi circondavano.


Io non parlavo a voce alta, ma loro, come se leggessero i miei pensieri, iniziarono a gridarmi: “Fai silenzio!”


Mi scostai e qualcun altro urlò: “Meriti di essere qui!” Alzai le braccia quasi per proteggermi e pensai: “Dove sono?” “Sei all’inferno!- Mi rispose una voce - adesso fai silenzio.” Ero terrificato, avevo paura di muovermi e di respirare: forse meritavo proprio di essere lì.


A volte le persone hanno una strana immagine dell’inferno. Io ero solito pensare ad esso come ad un luogo dove si possono fare tutte quelle cose che non si dovrebbero fare sulla terra. Questo è molto lontano dalla realtà. Non mi ero mai trovato in un luogo così spaventoso. Le persone lì non possono fare niente di ciò che i loro cuori malvagi vorrebbero e non ci si può gloriare della propria malvagità.


In quel luogo non c’è nessuna relazione con il tempo. Nessuno sa che ora è, né da quanto tempo si trova là: dieci minuti, dieci anni o forse diecimila.


La Bibbia dice che ci sono due Regni: il Regno delle Tenebre, che è governato da Satana e il Regno della Luce.


Il libro di Giuda dice che il luogo delle tenebre fu preparato non per le persone, ma per gli angeli che disobbedirono a Dio.


Non augurerei nemmeno al mio peggiore nemico, di trovarsi in un posto simile.


Non avevo idea di come poterne uscire. Avevo pregato e chiesto a Dio di perdonarmi prima di morire. Perché ero finito qui?


Gridai di nuovo a Lui interiormente: “Perché sono qui? Ti ho chiesto di perdonarmi, Ti ho dato il mio cuore, perché sono finito qui?”.


Improvvisamente un bagliore mi illuminò e, mentre mi avvolgeva, mi risucchiava fuori dal buio. Questa luce mi infondeva un senso di leggerezza e venni innalzato dal suolo come un granello di polvere in un raggio di sole.


LA LUCE


‘Perché il Dio che disse: ‘splenda la luce fra le tenebre’, é quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di Gesù Cristo.’


(II Corinzi 4:6).


Guardai in alto e vidi un tunnel verso il quale ero attirato e che terminava con un’apertura larga e circolare.


Non volevo guardare dietro di me per paura di scivolare di nuovo nel buio.


Ero molto felice di uscire da quelle tenebre e la luce oltre il tunnel era di un bagliore indescrivibile. Nonostante ciò, ci si poteva guardare dentro e io venivo attirato ad essa ad una velocità sorprendente.


Mentre venivo trasportato ondate di luce intensa scendevano verso di me. Quella luce vivente mi trasmetteva emozioni forti.


La prima ondata mi diede calore e conforto insieme ad amore ed accettazione. Arrivò poi una seconda ondata, che mi coprì con una pace completa, come non avevo mai sperimentato prima. Mi chiesi a questo punto come si presentava il mio corpo, che avevo tentato di vedere e toccare nel buio; con sorpresa mi accorsi che non solo lo vedevo, potevo addirittura vedere attraverso di esso! Ero trasparente. Il mio essere irradiava luce, come se questa fosse dentro di me, quella stessa luce che mi aspettava oltre il tunnel. Alla terza onda luminosa fui pervaso da una gioia completa. Era così emozionante! Era l’inizio dell’esperienza più sorprendente di tutta la mia vita. La mia mente non riusciva a concepire dove stavo andando, né conoscevo parole adatte a descrivere ciò che vedevo.


Quando, alla fine del tunnel, mi trovai di fronte alla fonte di tutta la luce, la mia vista era completamente riempita da essa.


Sembrava un fuoco bianco o una montagna di diamanti scintillanti. Sulla terra avevo visto immagini di Gesù contornato di luce, ma questa era indescrivibile.


Gesù è morto per riscattarci dall’inferno.


E’ risuscitato dai morti ed è asceso al cielo; ora è seduto alla destra del Padre, è glorificato, circondato di luce e in Lui non c’è buio. Lui è il Re della gloria, il Principe della Pace, il Signore dei Signori e il Re di ogni Re. Credo che ciò che vidi in quel momento fosse la gloria di Dio. Nel Vecchio Testamento Mosè andò per 30 giorni sul Monte Sinai e vide la gloria di Dio. Quando scese il suo volto brillava. Si coprì con un velo affinché la gente non si spaventasse. L’apostolo Paolo fu accecato da una luce gloriosa sulla strada per Damasco, la gloria di Gesù. Ora io ero di fronte a questa gloria incredibile .


Mentre ero là molte domande iniziarono a correre nella mia mente. “Questa luce è solo una forza, come la chiamano i Buddisti, o un karma o yin e yang?


E’ qualche tipo di energia o c’è realmente Qualcuno al di là di essa?” Come se questi pensieri fossero stati proferiti ad alta voce, dal centro della luce vennero le seguenti parole: “Ian, desideri ritornare?”. Venni scosso nell’apprendere che c’era veramente Qualcuno davanti a me e che, Chiunque fosse, conosceva il mio nome.


“Ritornare dove?- Pensai – Dove sono?” Voltandomi indietro potevo ancora vedere il tunnel che saliva dal buio. Pensai che forse stavo ancora sognando nel mio letto d’ospedale. Chiusi gli occhi mentre mi chiedevo se tutto ciò fosse reale. La voce parlò di nuovo: “Desideri ritornare?” Risposi: “Se sono fuori dal corpo non so dove sono. Sì, desidero ritornare.” La risposta fu: “Se desideri ritornare, allora devi vedere le cose della terra in una luce nuova”.


Nel momento in cui ascoltai le parole ‘vedere in una luce nuova’ mi ricordai che una volta mi era stata data una cartolina con su scritto ‘Gesù è la luce del mondo’ e ‘Dio è luce e in Lui non c’è buio’. Ero appena arrivato dal buio, ma qui certamente non c’era buio. Avevo meditato su queste parole in quel tempo. Mi resi conto allora che la luce poteva venire solo da Dio. Cosa ci facevo io in questo luogo? Certo, non meritavo di essere qui.


ONDATE D’AMORE


‘Perché siate resi capaci… di conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.’ (Efesini 3:19)


Compresi quindi che questo era Dio! Lui è luce. Conosceva il mio nome e i pensieri segreti del mio cuore e della mia mente. Pensai: “Se questo è Dio allora deve anche conoscere tutto ciò che ho fatto nella mia vita.” Mi sentivo totalmente esposto e trasparente davanti a Lui.


Provavo vergogna e pensai: “Ci deve essere qualche errore, hanno portato la persona sbagliata quassù. Non sono molto buono. Dovrei sprofondare sotto il pavimento e ritornare al buio dove ero prima.”


Mentre iniziavo a tornare lentamente verso il tunnel, un’ondata di luce scaturì da Dio e m’investì. Il mio primo pensiero fu che questa luce mi avrebbe rigettato in fondo all’abisso, ma con mio stupore, un’ondata di amore puro e incondizionato fluì attraverso di me. Era l’ultima cosa che mi aspettavo.


Invece di essere giudicato, venivo lavato con amore puro.


Un amore puro, incontaminato, pulito, senza inibizioni, non meritato, iniziò a riempirmi dall’interno, facendo formicolare le mie mani e tutto il corpo, finché non iniziai a barcollare. Pensai: “Forse Dio non sa tutte le cose sbagliate che ho fatto.”


Così procedetti nel raccontarGliele.


Lui, però, mi aveva già perdonato


Dio mi mostrò infatti che quando Gli avevo chiesto perdono nell’ambulanza, aveva cancellato sul momento tutti quanti i miei peccati...e l’intensità del Suo amore aumentava sempre più.


Mi ritrovai a piangere in modo incontrollato mentre l’amore in me diventava più forte. Non mi ero sentito amato in quel modo da tanti anni, da quando ero a casa con i miei genitori.


Ero partito per il mondo e lì fuori di amore non ce n’era tanto. Avevo vissuto esperienze come il sesso, che pensavo fossero amore, ma non lo erano.


La concupiscenza è come un fuoco dentro di te, un desiderio incontrollabile che ti consuma. Questo amore invece, guariva il mio cuore e io cominciavo a sentire di nuovo speranza. Mentre ero là, ondate di luce pura mi avvolsero. C’era una tale quiete!


Pensai: “Sono così vicino, mi chiedo se posso fare un passo dentro la luce che circonda Dio e vederLo faccia a faccia. Allora conoscerei la verità. Ero stato in tanti posti alla ricerca della verità, ma nessuno aveva mai potuto rivelarmela. Così presi coraggio e feci un passo. Fu come oltrepassare un velo scintillante e mentre camminavo dentro la luce sentivo che questa guariva le ferite più profonde del mio uomo interiore.


Mi diressi verso la parte più luminosa, al centro della quale intravvidi Qualcuno con le sembianze di Uomo: era Gesù.


Le Sue vesti, composte non di tessuto terreno, ma di luce, arrivavano fino alle caviglie. Potevo vederne i piedi nudi. Alzai gli occhi e notai il petto di un Uomo con le braccia aperte in segno di benvenuto.


Guardai: il Suo volto era dieci volte più brillante della luce che avevo appena visto.


Al suo confronto, il sole sembrava di un giallo pallido e opaco.


Era così brillante che non riuscivo a metterne a fuoco i lineamenti.


Sentii che la Sua purezza iniziava a penetrare dentro me. Ero a pochissima distanza, cercai di guardare il viso più da vicino e, così facendo, Lui si spostò da un lato. Con Lui anche la luce si mosse.


LA PORTA E LA DECISIONE


‘Io (Gesù) sono la porta; se uno entra per me sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore’. (Giovanni 10:9-11).


Alle spalle di Gesù, c’era un’apertura circolare. Sbirciando attraverso di essa, riuscivo a vedere un intero mondo aprirsi davanti a me. Mi sentivo alla porta del paradiso, mentre guardavo all’eternità. Era un luogo incontaminato. C’erano campi e colline verdi. L’erba emanava la stessa luce e vita che avevo visto alla presenza di Dio.


Un torrente di acqua cristallina si snodava tra i prati, con alberi su entrambe le rive. I fiori risplendevano di colori meravigliosi. Era il Paradiso, io sapevo che appartenevo a quel posto. Lo avevo cercato dappertutto e ora ero a casa. Davanti a me, l’eternità.


Stavo facendo un passo verso di essa, ma Gesù si mise davanti all’entrata. La Bibbia dice che Gesù è la porta e che se uno passa attraverso di Lui troverà pastura. Gesù è la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre, se non per mezzo di Lui. Lui è l’unica via. C’è solo un passaggio stretto che porta nel Suo Regno. Pochi lo trovano.


Gesù mi chiese: “Ian, adesso che hai visto, desideri ritornare?” “Ritornare a cosa, – pensai – perché dovrei ritornare in un mondo di miseria e odio? Non ho moglie, non ho figli, nessuno che mi ama per quello che sono, così come hai fatto Tu. No, voglio rimanere qui”.


Lui non si spostò, così guardai indietro per l’ultima volta. Vidi mia madre. Ecco una persona che mi aveva amato ed anche pregato per me tutti i giorni della mia vita. Aveva cercato di mostrarmi Dio, ma nel mio orgoglio e arroganza avevo deriso il suo credo. Lei però, aveva ragione: Dio esiste e così anche l’Inferno e il Paradiso. Mi resi conto che se fossi rimasto là, mia madre mi avrebbe creduto all’Inferno. Non poteva sapere che, sul letto di morte avevo chiesto perdono a Gesù e che Lui mi aveva perdonato. Lei avrebbe ricevuto solo un corpo morto dalle isole Mauritius. Così dissi: “C’è solo una persona per cui desidero ritornare: mia madre.” Poi guardai di nuovo e vidi dietro di lei anche mio padre, mio fratello, mia sorella, i miei amici e una moltitudine di altre persone. Dio mi stava mostrando che c’erano molti altri che non lo avrebbero mai saputo, a meno che io non fossi tornato a dirglielo. Chiesi: “Chi sono tutte quelle persone?” Lui rispose: “Se tu non ritorni molti non avranno l’occasione di sentir parlare di me, perché non metterebbero mai il piede in una chiesa.” “Ma io non le amo” replicai, “Figlio, io le amo e desidero che tutte loro giungano a conoscermi.”


E continuò dicendo: “Se tu torni, devi vedere le cose sotto una nuova luce.” Capii che dovevo vedere il mondo attraverso i Suoi occhi di amore e perdono, così come Lui lo vede. “Dio, come posso ritornare? – Chiesi. - Devo ripercorrere quel tunnel fino al mio corpo?” Lui disse: “Ian, gira la testa… ora senti il sudore che gocciola nei tuoi occhi… adesso apri gli occhi e guarda...”


RITORNO


‘… perché tu hai salvato l’anima mia dalla morte, hai preservato i miei piedi da caduta, perché io cammini, davanti a Dio, nella luce dei viventi.’(Salmo 56:13).


Ero ritornato nel mio corpo. La mia testa era girata verso destra e avevo gli occhi aperti. Guardavo il giovane dottore indiano che punzecchiava il mio piede con uno strumento appuntito. Cercava segni di vita senza accorgersi che lo stavo osservando. Improvvisamente si girò verso di me.


I nostri sguardi si incrociarono e sbiancò come se stesse vedendo un fantasma.


Voltai il capo dall’altra parte. Le infermiere e gli assistenti, guardavano verso di me sorpresi e spaventati .


Nessuno diceva una parola. Ero stato morto per circa 15 o 20 minuti e mi stavano preparando per portarmi all’obitorio.


Mi sentivo molto debole, chiusi gli occhi, ma li riaprii subito dopo per assicurarmi di essere vivo.


Ero ancora paralizzato, così chiesi a Dio di aiutarmi. Sentii un formicolio nelle gambe, accompagnato da una sensazione di calore che lentamente saliva fino al tronco e alle braccia. Dio mi stava guarendo. Mi misero in un letto e lì dormii fino al mattino seguente. Al mio risveglio trovai il mio amico Simon e un altro ragazzo della Nuova Zelanda. Ancora non potevano credere che fossi vivo. “Questo posto puzza come una latrina, ti portiamo via di qui, poi mi portarono di peso fino ad un taxi che aspettava nella strada. Ritornato al mio bungalow, esausto, mi misi a dormire.


Mi svegliai in mezzo alla notte, sudavo e tremavo, ma soprattutto il mio cuore era pieno di terrore. Sdraiato su un fianco con il viso rivolto alla parete, mi girai per capire cosa mi stesse spaventando e, attraverso la zanzariera, vidi che, al di là dell’inferriata della finestra, otto paia di occhi rossi mi fissavano. Avevano pupille a fessura, come quelle dei gatti. Sembravano in parte umani e in parte animali.


Mentre li guardavo sentii un bisbiglio: “Sei nostro e noi stiamo tornando a prenderti.” Gridai loro che non era vero poi, impugnata la torcia, li illuminai.


Mi sedetti e cercai di convincermi che non stavo diventando pazzo.


Erano successe così tante cose nelle ultime ore! Pregai Dio e rividi, passo passo tutti gli avvenimenti che avevo vissuto. Gli chiesi chi fossero quegli esseri che volevano attaccarmi. Gesù mi aiutò a ripetere di nuovo il “Padre Nostro”, frase dopo frase fino a “liberaci dal male”. Quindi spensi prima la luce principale della stanza, poi la torcia. Non successe più nulla: la preghiera era stata efficace e io tornai a dormire.


VEDERE CON UNA LUCE NUOVA


‘Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi con coraggio, siate forti.’ (I Corinzi 16:13).


Il mattino dopo i miei amici vennero a trovarmi. Io mi sentivo diverso. Ascoltandoli mi rendevo conto che le parole dell’uomo non esprimono sempre la limpida verità, era come se tutti loro indossassero delle maschere. Stavo vedendo il mondo sotto una nuova luce e questo mi confondeva, così mi ritirai nella mia stanza.


La notte successiva mi risvegliai tutto sudato. Di nuovo qualcosa mi aveva spaventato. Nel voltarmi vidi la stessa scena della sera prima, con la differenza che stavolta quegli occhi rossi erano nella mia stanza, appena al di là della zanzariera.


Cercavano di intimidirmi, ma per qualche motivo non riuscivano comunque ad arrivare a me. Dentro avevo una grande pace. Sapevo che la fiamma della luce di Dio ora era in me. Non importava quanto fosse piccola, loro non potevano entrare.


Azionai l’interruttore della luce, poi ripetei il Padre Nostro e tornai a dormire.


Durante le due notti seguenti, episodi simili accaddero di nuovo. La prima notte, una ragazza creola che conoscevo bussò alla mia porta; andai ad aprire e quando me la trovai di fronte mi resi conto che aveva lo stesso sguardo delle creature da me viste nelle notti precedenti.


Non era sola e insisteva che seguissi lei e i suoi compagni. Feci per chiudere la porta perché la situazione non mi piaceva, ma lei me lo impedì bloccandola con una forza quasi soprannaturale.


A quel punto dal mio interiore fuoriuscirono queste parole: “Nel nome di Gesù, vai via.” La vidi indietreggiare come se le avessi dato un pugno allo stomaco. Serrai l’uscio e tornai a dormire. La notte successiva in tanti lanciarono sassi contro la mia finestra.


Gli abitanti del villaggio, tutte persone superstiziose, evidentemente mi credevano un fantasma o qualcosa di peggio.


Finalmente riuscii ad imbarcarmi sull’aereo che mi portava in Australia, dove passai a salutare mio fratello a casa sua.


Lì ebbi un’altra esperienza particolare. Di nuovo mi svegliai di notte con la stessa sensazione di paura. Demoni con gli occhi bianchi erano lì per attaccarmi.


Mi alzai e notai la statuetta di un Buddha. Sentii la voce del Signore che diceva che i demoni venivano da quell’idolo.


Tornando in Nuova Zelanda, sull’aereo, ascoltavo il mio walkman con gli auricolari. Pregando chiesi a Dio cosa fossi diventato. Una voce udibile al di sopra della musica mi rispose: “Sei un cristiano nato di nuovo”. Sorpreso, mi tolsi le cuffie per vedere se qualcuno vicino a me aveva parlato. Nessuno. “Un cristiano?”


Chi voleva diventare cristiano?


Arrivato a casa dei miei genitori, la prima notte venni di nuovo attaccato da demoni. A questo punto avevo imparato che mi potevo sbarazzare di loro usando il nome di Gesù e il Padre Nostro.


Chiesi però al Signore, cosa potevo fare per cacciarli definitivamente dalla mia vita. La risposta fu: “Leggi la Bibbia , tuo padre ne ha una, chiedigliela!”.


In solo sei settimane la lessi tutta: dalla Genesi all’Apocalisse.


Tutto ciò che avevo visto in Cielo era descritto in quel libro.


In Apocalisse lessi che Gesù è vestito di vesti bianche e che il Suo volto risplende più del sole e che nelle Sue mani ci sono sette stelle. Dal vangelo di Giovanni appresi che Gesù è la luce del mondo e chi viene a Lui non cammina più nelle tenebre, ma ha la luce della vita.


Dal capitolo tre di Giovanni che si può ‘nascere di nuovo dallo Spirito di Dio’. Capii anche che, avendo confessato i miei peccati a Dio, Lui mi aveva perdonato e pulito dalla mia iniquità. Venni a sapere che esiste un Nuovo Cielo e una Nuova Terra, dove non ci saranno più né dolore, né lacrime. Imparai anche che quando un demone viene cacciato fuori da una persona, cerca di ritornarvi.


Avevo scoperto che potevo avere autorità sui demoni usando il nome di Gesù e che essi possono dimorare negli idoli. La Bibbia mi ispirava profondo rispetto e meraviglia allo stesso tempo; non mi ero mai reso conto di quanto la verità contenuta nelle sue pagine fosse vitale per me.


Dopo questa esperienza, dal 1982, seguo Gesù Cristo come mio Signore e Salvatore. Nel 1983 misono unito al gruppo ‘Gioventù in missione’; ho lavorato con loro in Malesia e nella giungla di Sarawak per parlare alle persone dell’amore di Dio. Lì ho conosciuto Jane, la donna che è diventata mia moglie, e ora abbiamo tre bellissimi bambini.


Insieme condividiamo questo meraviglioso messaggio dell’amore incondizionato di Dio a quante più persone possiamo.


Saremo lieti di sapere se questa lettura ti ha edificato o ti ha fatto sorgere delle ulteriori domande e riflessioni.

domenica 10 aprile 2016

(Gv 6,22-29) Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.

VANGELO DI LUNEDì 11 APRILE 2016
(Gv 6,22-29) Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Parola del Signore 



LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Illumina spirito di Dio, il mio cuore, donami la sapienza di saper capire le scritture, perchè io non prenda abbagli , ma viva nella luce! Amen.
Perché cerchiamo Gesù? Che cosa vogliamo da Lui? Gesù compie miracoli, è forse questo che cerchiamo? Un segno? A volte ci rivolgiamo a Lui solo perché le cose non vanno bene e magari vorremmo che le sistemasse a modo nostro... Ma se ci fermassimo un attimo a comprendere, chi è Gesù, che cosa è per noi, allora i mille altri interrogativi che avrebbero una sola risposta: Gesù è colui che ci cambia la vita! Non importa quanto dovremo soffrire, lui ha sofferto per noi. Se vogliamo seguirlo, sappiamo che saremo ostacolati, derisi, umiliati, in alcuni casi, persino uccisi, ma sappiamo che chi perde la vita per amore di Dio, la salverà nel regno di Dio. Questa è la nostra fede, che va oltre il miracolo, va
all' autore del miracolo più grande, va a chi ha saputo sacrificare la vita per tutti noi e questo non riesce a lasciarci indifferenti. La sua parola è pane di vita, un pane che non ci darà beni terreni, ma spirituali, di quelli che ci serviranno per saziare la nostra anima, ma al tempo stesso è fiducia che non ci abbandonerà mai e che, se sapremo fidarci pienamente di Lui, cambierà la nostra vita totalmente ed anche il dolore con lui sarà gioia. Non ci promette una vita facile, ma ci renderà più facile ogni cosa.
Gli apostoli, i discepoli, il popolo, tutti cerchiamo Gesù, ma è lui che si fa trovare, si fa presente nella nostra vita quando meno ce lo aspettiamo.
Non ci fermiamo davanti a Gesù uomo, non ci fermiamo davanti al pane per il nostro corpo, perché è come cominciare un cammino ed invece di raggiungere la meta, girare intorno a noi stessi. Gesù ci dice di credere, di avere fiducia in Lui, per riuscire ad andare con Lui, oltre i nostri limiti.
Molte persone cercano alternative alla nostra religione, al nostro essere Cristiani, cercano delle filosofie di vita che li sappiano condurre oltre, e spesso, si perdono nei meandri di molte religiosità, vedi ad esempio le filosofie Buddiste e new age, in cui s’ insegue una felicità che non comporta obblighi religiosi concreti, e che esalta una spiritualità in cui l' uomo si pone al centro dell'universo.
Cerchiamo di conoscere le altre religioni e perdiamo di vista la nostra, nella quale siamo testimoni che Gesù si è rivestito della nostra umanità per innalzarci alla sua divinità. Crediamo nell'opera di Dio e non cerchiamo sempre di sostituire Dio con il nostro Io. Con Gesù non seguiamo un guru qualsiasi, un profeta, ma Dio stesso, e lo facciamo con il suo aiuto. Non siamo mai soli, ma ogni sorta di aiuto ci viene dal cielo.
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sabato 9 aprile 2016

(Gv 21,1-19) Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

VANGELO DI DOMENICA 10 APRILE 2016
(Gv 21,1-19) Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Parola del Signore.




LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni Signore Gesù, vieni con il tuo Santo Spirito, a d illuminare la mia vita, la mia lettura, la mia riflessione ed il mio cammino, perché tutto sia secondo i tuoi insegnamenti.
I discepoli avevano ripreso la vita di tutti i giorni, erano impegnati nella pesca, ma senza frutto.
Ancora non avevano compreso a pieno il messaggio Messianico e pensavano di staccare la loro vita terrena da Gesù.
Sì certo, potevano farlo, erano liberi, ma avevano conosciuto Gesù, avevano vissuto con lui un rapporto vero ed ora il vuoto, la delusione, si facevano pesanti, e tornare alla normalità, come se niente fosse, era difficile. Ecco allora che Gesù interviene ancora nella loro vita, gli conferma che Lui non è stato l’avventura di un momento, ma l’ avvento di tutta una vita.
Ancora una volta è Gesù che gli va incontro e si fa riconoscere, è lui che gli dice dove gettare la rete, e solo ascoltando la sua parola, la pesca diventa fruttuosa. Gesù non è uscito dal mondo, non è tutto finito lì con la sua morte, ma anzi è da lì che tutto è ricominciato. Gesù è vivo e vuole che ce ne ricordiamo sempre, che viviamo in comunione con lui, che ci affidiamo a Lui, e che c’ incontriamo con lui sempre anche nelle cose più pratiche della nostra vita.
Lui non è il Signore ad ore, quello cui dedicare un’ora a settimana per la messa, o un' ora al giorno per la preghiera, Lui vuole la nostra adesione completa; non certo perché vuole essere servito e riverito da noi come molti scettici ci vogliono far pensare ma, al contrario, per servire e riverire noi.
Lui che si è fatto servo, che si è umiliato per noi, non sa veramente più come fare per farci capire che solo attraverso di Lui avremo la salvezza.
L’amore che prova per noi, lo porta a farsi ancora riconoscere, nonostante l’ indifferenza degli apostoli e nostra, e noi dobbiamo fare questo passo, senza più indugiare, dobbiamo mettere Gesù ed i suoi insegnamenti al primo posto nella nostra vita.
Gesù non è morto e basta, Gesù è risorto; è tra noi, e non possiamo fare come se nulla fosse.
Dio, ci ama tanto da dare la tua vita per salvare tutti noi suoi figli e tu hai accettato senza recriminare di offrirti per noi. Questo non riusciamo a farlo noi, non riusciamo ad amare come tu ci ami, insegnaci almeno a continuare a provare, anche contro le avversità, insegnaci ad amare i nostri fratelli ed in modo particolare i nostri nemici. Noi non siamo coraggiosi e spesso vorremmo vivere adeguandoci alle regole del mondo, molto più terrene che spirituali, ed è questo invece che dobbiamo imparare a scoprire, che la nostra anima può salvare il nostro corpo, se non vogliamo che il nostro corpo faccia perdere alla nostra anima la presenza di Dio.
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venerdì 8 aprile 2016

(Gv 6,16-21) Videro Gesù che camminava sul mare.

VANGELO
(Gv 6,16-21) Videro Gesù che camminava sul mare.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni


Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.


Parola del Signore.



LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito, aiutami, portami a vivere questa esperienza con i discepoli di Gesù, portami a sentire la grande differenza che fa la Sua presenza.


Nella prima lettura vediamo come già nelle prime comunità cristiane cominciava ad esserci del malcontento, come le diversità delle comunità che convergevano a Gesù erano subito in antagonismo tra di loro, ma poi c'erano persone di buona volontà che trovavano un punto d'accordo. Questa mi sembra una buona cosa da fare, perché stare a discutere tra di noi cristiani, è veramente una brutta cosa, e non fa onore a Dio. Spessissimo ci limitiamo a discutere ed a borbottare in gruppetti gli uni contro gli altri, perché non riusciamo ad abbandonare quella nostra parte umana che ci spinge ad essere contro, anziché farci incontro.
Questo è proprio l' opposto di quello che invece fa Gesù. Seguire Gesù nella sua strada, che lo ha portato alla croce, è andare contro corrente, in un mondo che è dominato da chi ha sete di potere e denaro, da chi si vuole sostituire a Dio, da chi non vuole sottostare a regole.
I discepoli vanno, ma vanno da uomini, per questo hanno paura, ed è Gesù che va in loro aiuto. Salgono sulla barca e cercano di andare verso l' altra sponda, molto probabilmente per andare a predicare nel nome di Gesù, ma non sono completamente inseriti nella loro missione, perché appena vedono che le acque del mare si cominciano ad agitare, hanno paura.
Ed è qui che Gesù si fa presente nella loro vita e dice:- non abbiate paura, sono io, non sono un fantasma! - Allora i discepoli capirono e lo fecero salire sulla loro barca, immediatamente le acque si calmarono e la disperazione e la paura scomparvero.
Vieni Signore accanto a me nella vita, aiutami a non cercare mai di guidare la mia barca, ma fammi sempre avere la consapevolezza che senza di te io non so andare da nessuna parte e rischio di sentirmi sola in mezzo alla tempesta.
Fa o mio amatissimo cuore che io non sappia vivere senza il tuo battito interno dentro di me; so che se io ti chiamo tu corri, potrò non vederti, ma saprò che ci sei ed io non avrò paura.
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giovedì 7 aprile 2016

(Gv 6,1-15) Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

VANGELO
(Gv 6,1-15) Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore





LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Spirito Santo, ad accendere la luce della mente, ad aprire le orecchie al verbo del Signore, a guidare il mio cuore verso la strada che lui ci ha indicato e percorso prima di noi.


Nella prima lettura, ci troviamo a vedere come anche chi dice di non credere comincia ad avere dubbi. I farisei ed i giudei, avevano già risolto il problema di chi si trascinava dietro le folle, come avevano fatto con Gesù, uccidendolo, e i loro discepoli si erano dispersi, ma stavolta era diverso, questi discepoli non si disperdevano, continuavano a predicare nel nome di Gesù, e se fossero stati veramente mandati da Dio ? Li fecero frustare e loro ne furono felici perché venivano colpiti per testimoniare come Gesù, e si sentivano conformi a lui.
Dal vangelo vediamo che cosa significa essere conformi a Gesù, vuol dire essere in comunione con i fratelli, affidare a Gesù anche la nostra materialità, i nostri bisogni fisici, condividere con gli altri, e collaborare con Gesù. Il miracolo che compie il Signore è il simbolo di come sia possibile sfamare tutti condividendo in nome dell' amore. Questa sembra che sia oggi la cosa più difficile, dire al Signore Gesù:- io ho solo questo, come posso aiutarti a sfamare il mondo intero?- Dire a Gesù: - Usami, fai Tu di me strumento delle tue mani. Dire:- Padre ho fame aiutami, ho fame di Te, abbracciami. Ho fame di giustizia, fammi essere giusto per primo; ho fame d' amore, fammi amare come tu ami i miei fratelli.-Abbiamo fame Signore, tu ci hai detto di chiedere a te ogni cosa, ci hai detto che se anche il padre che abbiamo sulla terra al posto del pane ci può dare un sasso, Tu non lo faresti mai, e noi ti crediamo Padre.
L’ amore non ha limiti, i limiti sono nell’ uomo, nel nostro modo di amare e di donarci.A volte diciamo di non aver tempo per pregare, per aiutare, per dedicarci alle opere di carità … questo ci deve far capire che siamo ancora troppo lontani dal Signore, troppo attaccati alla nostra umanità, perché Gesù, ci spinge a provare ad andare oltre i nostri limiti, oltre quello che pensiamo di poter fare, ci spinge ad essere comunione, ad essere testimoni della sua presenza nel mondo e dentro di noi.
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mercoledì 6 aprile 2016

(Gv 3,31-36) Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

VANGELO
(Gv 3,31-36) Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni


Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.


Parola del Signore.



LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o santo Spirito, e manda a noi dal cielo, un raggio della tua luce …. che illumini la tua parola e la faccia riflettere nel mio cuore e nella mia mente.


Dall’ alto viene l’aiuto, la luce dello Spirito, l’ amore del Padre per tutti noi figli. Dall' alto viene Gesù, per tutti noi, se lo accettiamo, se lo riconosciamo. Purtroppo noi, spesso, non comprendiamo e ci limitiamo a rinunciare a quello che ci sfugge.
La nostra vita, come quella di Nicodemo, si basa su valori terreni che oserei definire “ terra terra” e che non tengono conto della spiritualità che è comunque insita in ognuno di noi, ma che troppo spesso viene soffocata dalla materialità.
Riuscire a considerare invece la parte spirituale la più importante nella nostra vita, apre un nuovo scenario.
Riceviamo la forza dallo Spirito Santo, e grazie a questa ci possiamo affidare completamente a Dio. Sarebbe una grande conquista se riuscissimo a mettere sempre in pratica l’ affidamento al Signore, anche se mi rendo conto che è questa la cosa più difficile; perché tutto è facile quando va tutto bene, ma nelle difficoltà, quando occorre tutto il nostro coraggio, per difendere le nostre scelte cristiane, allora si che abbiamo bisogno di tutti i doni dello Spirito Santo… chiediamo e ci sarà dato.
Io leggo spesso la vita dei santi e mi rendo conto, che passano attraverso enormi sofferenze, spirituali e corporali, e questo è permesso da Dio per poter partecipare al pagamento del riscatto che va a completare il sacrificio di Gesù Cristo, proprio come dice San Paolo che conferma tale compiutezza e ne specifica la portata: “Completo quello che manca alla passione di Cristo” (Col 1,24) e nello stesso San Paolo leggiamo: “Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19).
Gesù chiede ai suoi discepoli:
“Siete pronti a bere il calice che io berrò ?” (Mt 20,22)
" E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’ anima” (Mt 10,28).
“Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12)
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martedì 5 aprile 2016

(Gv 3,16-21) Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

VANGELO
(Gv 3,16-21) Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


Parola del Signore



LA MIA RIFLESSIONE
 PREGHIERA
Vieni o Spirito Santo, e donami la grazia di saper accogliere e vivere il mistero che celebriamo, con passione e senza cedimenti.
Il dialogo con Nicodemo prosegue nella notte, Gesù non si stanca di parlare con lui che cerca risposte.Il più importante concetto è l'amore immenso di Dio per noi, perchè la salvezza possa giungere attraverso di lui.Gesù si è dato tutto, non ci deve sfuggire quanto tutto sia stato fatto, pensato, ideato, solo per noi. In Romani 8:32 “Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?”Se ci rendessimo conto delle parole, del loro senso, di quanto è profondo il loro significato, forse capiremmo che chi ha dato la vita per noi, non potrà negarci nulla.Il Papa ha detto che " Gesù prega per ognuno di noi, mostrando al Padre le sue piaghe."Queste sue parole fanno eco a quelle dell'apostolo Giovanni "Non peccate, ma se qualcuno di voi pecca, sapete che abbiamo un avvocato davanti al Padre, uno che prega per noi, ci difende davanti al Padre, ci giustifica". Credo che dobbiamo riflettere su questa verità, su questa realtà.Giovanni sente e vive in maniera fondamentale il fatto che Gesù è il Verbo fatto carne, che viene a dare la vita agli uomini. Il mistero dell’incarnazione guida tutto il suo pensiero e cerca di guidare il nostro.Questo mistero che ci affascina e ci stupisce, ci spinge ad andare oltre quello che possiamo capire, ci porta attreverso lo sconvolgimento completo della nostra vita, a vivere qualcosa di enormemente importante nella sua semplicità... cercare di fare sempre la volontà di Dio, avendo la certezza che è l'unica via che ci conduce alla salvezza.Ritroveremo Nicodemo davanti ai componenti del Sinedrio che cerca di farli ragionare ed agire con saggezza; ad ascoltare Gesù prima di condannarlo e questo gli costerà quasi la vita. Gli esagitati, rispondono con scherno: “Saresti anche tu un Galileo? Cerca pure e ti renderai conto che dalla Galilea non sorge alcun profeta”. Infine lo ritroviamo ancora sul Golgota insieme a Giuseppe d’Arimatea, che provvede alla sepoltura di Gesù dopo la crocifissione. Dal Vangelo non sappiamo più nulla, nel 415 un prete, Luciano ne avrebbe scoperto le reliquie insieme a quello di s. Stefano, egli sarebbe stato battezzato dagli Apostoli Pietro e Giovanni e per questo maltrattato e scacciato dai Giudei e sarebbe stato ucciso senza l’intervento del parente Gamaliele; il quale lo accolse nel suo possedimento di Kêfaz-Gamla, dove dopo un certo tempo morì e lì sepolto. Sembra sia sua la prima incisione in legno d'olivo del crocefisso che ritrae il Volto Santo di Gesù.
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lunedì 4 aprile 2016

(Gv 3,7-15) Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.

VANGELO
(Gv 3,7-15) Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».


Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o spirito Santo, nel mio cuore e nella mia mente ed illumina con la luce del Signore la sua parola.
Nicodemo incalza Gesù con le sue domande, Gesù cerca di spiegare a Nicodemo che cosa significa rinascere dallo spirito, e lo fa cercando di mettersi al suo stesso livello. Egli è un uomo colto, ma non deve attingere dal suo sapere per capire come rinascere dall’ alto, ma affidarsi allo Spirito. Noi abbiamo la fortuna di avere chi ha studiato che ha tradotto le scritture per noi, e l’ unica cosa che dobbiamo fare è fidarci. Fidarci ed affidarci allo Spirito Santo, per dargli la possibilità di agire in noi, e allora vedremo come agisce, come trasforma la nostra vita. Nel discorso con Nicodemo Gesù fa chiaramente capire che solo se si crede in lui, si può essere salvati, perché nelle scritture è scritto che è dall' alto che viene la salvezza, ossia da Gesù, inviato dal padre sulla terra. Dio mandò serpenti per punire coloro che avevano peccato, poi, disse a Mosè di fare un serpente di bronzo perché chi lo guarderà, vivrà. Così chi guarderà al Cristo come al salvatore, avrà la vita eterna.Nella veglia di Pasqua, Papa Francesco ha detto una frase emblematica, che spiega meglio di ogni altra quanto è importante lasciarsi sopraffare dall' amore per Dio, dal desiderio di entrare in contatto con il fascino di questo mistero.- "Non si può vivere la Pasqua senza entrare nel mistero. Non è un fatto intellettuale, non è solo conoscere, leggere… È di più, è molto di più! “Entrare nel mistero” significa capacità di stupore, di contemplazione; capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla."-
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domenica 3 aprile 2016

(Lc 1,26-38) Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.



VANGELO DI LUNEDì 4 APRILE 2016
(Lc 1,26-38) Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e guidaci come facesti con Maria alla conoscenza del volere di Dio, e come lei, fa che sappiamo accettarlo.
Quello che oggi ascoltiamo e il vangelo dell’ annunciazione dell’ Arcangelo Gabriele a Maria, proviamo a capire che cosa succede tra gli uomini e Dio.
Maria è una giovanissima ebrea, vive la sua adolescenza come tutte le brave ragazze di buona famiglia della sua regione. Chi ha letto L'Evangelo come mi è stato rivelato " della mistica Maria Valtorta," sa che Gesù la definisce la secondogenita del Padre.
Dio interviene nella sua vita e lei, che già faceva tutto quello che era in suo potere, per compiacere Dio, si trova a dire un si che stravolge tutta la sua vita e quella delle persone che sono legate a lei.
Appartenere a Dio, non esclude la Vergine dalla sua vita terrena, ma questa deve fare i conti con questa nuova dimensione di vita. Essere nel mondo, ma non essere del mondo, così come ci ripete Gesù.
Gli ebrei che non l’ hanno riconosciuto, la speranza non è ancora nata, e la salvezza non è stata riconosciuta, ma per noi cristiani questo piccolo bambino firmerà con il suo sangue il nostro perdono.
Gesù è il cambiamento che avviene, l’ uomo nuovo che nasce per noi e per farci vivere non più come semplici uomini, ma per riconoscerci in lui figli dello stesso Dio.
Con Lui siamo riscattati dal peccato, ma dobbiamo essere anche coerenti con la nostra nuova condizione.
Nulla è impossibile a Dio, nulla è impossibile all’ uomo che ha fede, spesso Gesù ci ripeterà che è la fede che salva, che guarisce, e noi dobbiamo fare tesoro di ogni attimo di vita di Gesù, per farlo nostro, cominciando proprio dalla semplicità nella quale è nato, che getta le basi sulle quali fondare la nostra fede, nell’ umiltà.
Imitazione di Cristo e di Maria....non un libro da leggere, ma la nostra storia da vivere. So benissimo quanto è facile a dirsi e difficile da farsi, ma credo che per vivere in comunione con Gesù, dobbiamo proprio fare come tanti santi prima di noi, per non restare inermi ad aspettare l’unione, dobbiamo incamminarci verso di essa ; procedere sulla via della santità, invece di fermarci ad ogni passione....e fare che l’unica grande passione, sia raggiungere l’unione con Dio!
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sabato 2 aprile 2016

(Gv 20,19-31) Otto giorni dopo venne Gesù.

VANGELO
(Gv 20,19-31) Otto giorni dopo venne Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti prego Signore di soffiare anche su di me il tuo Spirito, per darmi la conoscenza sempre del tuo volere che debbo e voglio fare e per il quale chiedo a te tutto l' aiuto necessario.

Notiamo come nel vedere Gesù i discepoli gioiscono increduli. Cominciamo con il notare che è sera,come ad indicare che il sole è sceso,la speranza sta per lasciare il posto alla notte, al buio.
Le porte erano chiuse per paura dei giudei, e noi sappiamo che la paura spesso impedisce di ragionare, di vedere, di camminare;
la paura ci blocca e ci rende inermi. Per paura Pietro lo aveva rinnegato, gli altri erano fuggiti... solo Giovanni era rimasto accanto a Maria in quel dolore.Eppure Gesù non li rimprovera per questo, gli mostra le ferite per fargli vedere che è proprio lui, quello che è salito sulla croce, e ha vinto la morte.
È normale che qualcuno abbia dei dubbi, Tommaso che non era presente, resta sbigottito, incredulo, ma disponibile a ricredersi.
La nostra umanità ci porta a credere solo a quello che possiamo vedere, anche se con Gesù ormai abbiamo capito che non può bastare. Ha compiuto miracoli davanti ai loro occhi, è entrato in una casa con le porte chiuse, ma è proprio Lui? Nulla lo può dividere da noi, perché il suo amore lo spinge a cercarci sempre e a darci tutto di se, così come fa con gli apostoli, ai quali dona lo Spirito Santo. Chi fa l’esperienza di Gesù nella propria vita, non ha più dubbi, e non serve che lo veda fisicamente o no, anzi proprio perché si fida della sua parola, riesce a sentire la sua azione tramite lo Spirito Santo. Nel dolore spesso ci sentiamo distrutti sia fisicamente sia moralmente, ma quando chiediamo al Signore aiuto, vediamo che siamo subito alleviati dalla cosa più atroce del dolore, la disperazione. È importante stare vicini a chi soffre, per un motivo o per l’altro, perché noi possiamo essere la parola che Gesù vuole dire, la mano di Gesù che sa accarezzare, noi possiamo essere la testimonianza che Gesù non abbandona i suoi figli, perché seguire il Signore vuol dire amare il nostro prossimo come Dio ama noi.
Amore è la parola d’ordine per entrare nella famiglia celeste, e per tornare nella casa del Padre, dove Gesù è andato a preparare un posto.
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venerdì 1 aprile 2016

(Mc 16,9-15) Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.

VANGELO DI SABATO 2 APRILE 2016
(Mc 16,9-15) Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.
+ Dal Vangelo secondo Marco
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
Parola del Signore  




LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Spirito Santo, conducimi verso la luce, e fa che la mia parola sia conforme alla Tua.
Maria di Magdala capisce che cosa vuol dire passare da una vita di peccato alla redenzione; fa l'esperienza del passaggio e del risorto, è ormai proiettata verso la santità e questo neanche i discepoli riescono a capirla del tutto,tanto che non le credono.A volte penso a Maria di Magdala e alla confusione che ancora oggi si fa e non è mai stata chiarita del tutto sulla sua persona, alcuni dicono che lei e la Maddalena erano due persone diverse, altri che fosse la stessa persona, perchè credo che il fatto che una donna in qualche modo venisse messa da Gesù al pari loro, in fondo ,non sia mai andato tanto giù agli uomini dell'epoca.Gesù è così, non eleva in base al sesso o alla posizione, ma in base a quanto si aderisce al suo progetto di salvezza.La Maddalena è sempre stata giudicata per ciò che di peccaminoso aveva compiuto, persino la sorella Marta la critica anche se la sua intenzione era solo mettersi all'ascolto di Gesù; questo per me rappresenta il nostro umano e fallace modo di vedere.Amo questa figura forse più di ogni altra nei Vangeli, la unisco alla figura di Giovanni evangelista,che vive come lei l'amore puro verso il Signore Gesù.La frase "vai e non peccare più" è uno stile di vita che la donna sceglie di seguire e ce la mette tutta ....dagli scritti della Valtorta,vi invito a leggere : 
http://www.scrittivaltorta.altervista.org/testi/conversione_di_maria_maddalena.pdf
Il messaggio di Gesù non può essere fermato dal pregiudizio degli uomini, per questo Gesù torna a farsi vedere anche da loro, anche dai più increduli... perchè tutti possiamo fare l'esperienza della Pasqua e del risorto, e lo possiamo testimoniare con la nostra conversione e con la nostra vita,come la Maddalena.Non importa se per gli uomini conterà sempre di più il nostro passato, quello che conta è il giudizio di Dio.
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