venerdì 26 settembre 2014

(Lc 9,43-45) Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

VANGELO
(Lc 9,43-45) Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Manda o Signore il tuo Santo Spirito, sui tuoi apostoli moderni e su noi pecore smarrite, perché possiamo vivere e testimoniare la nostra fede.
Prendiamo questo brano dalla prima riga proposta dalla Chiesa,e vediamo che tutti erano intorno a Gesù ed ammiravano quello che faceva. Questo mi porta a pensare che gli uomini di tutti i tempi cercano segni,cercano qualcosa che li porti a credere oltre i loro dubbi.Mi dispiace ,ma devo dirlo,a volte non si cerca un segno da parte di Dio, ma una magia.Continuo a vedere, oggi come allora, solo la nostra incredulità o la nostra faciloneria... ma un vero affidarsi senza chiedere nulla di più, è sempre difficile. Consolante sapere che è sempre stato così? Per me no, mi spinge a desiderare una fede migliore non basata sui segni o sulle conferme,ma sulla parola di Dio,sui fatti concreti che hanno significato il suo amore per noi.
Povero Gesù… è uomo ha paura, come tutti, e questo evidentemente si legge sul suo volto, nel suo passo stanco, perché Marco,narrandoci lo stesso episodio, ci dice che i discepoli che lo seguivano avevano paura e quindi non seguivano un Gesù guerriero che li incitava alla battaglia, ma un agnello mite che si offriva come olocausto al suo destino.
Presi i suoi apostoli gli disse che sapeva quello che stava succedendo, che sarebbe stato catturato, deriso, flagellato e ucciso, ma che dopo tre giorni sarebbe risorto. Certo capire che uno che può risorgere dalla morte, uno che aveva resuscitato i morti (avevano visto Lazzaro tornare in vita) accettava di morire per risorgere, per i poveri apostoli non aveva senso, ma in ogni modo era tanta la fiducia che avevano in lui che volevano condividerne il destino. Morire e risorgere, è morire all’ uomo vecchio che c’è in noi, per risorgere con Cristo e seguirlo nella sua destinazione che è il Paradiso. Non è una via facile, perché bere il suo calice vuol dire passare attraverso la sofferenza; seguire Gesù non è seguire un potente della terra, ma uno che è venuto per servire, per offrire, per donare tutto quello che aveva per noi, e la cosa più preziosa è la sua vita. Tutto in Gesù è nuovo, tutto ha uno scopo, dal suo nascere povero in una stalla al suo morire martire sulla croce, tutto perché ci ama, e mentre noi mortali ci riempiamo spesso la bocca con parole d’amore, mentre diciamo a vuoto “ darei la vita per te ” Gesù l’ha data veramente. Un’ultima cosa da notare nel vangelo d’oggi, come Gesù risponde a quelli apostoli che si erano indignati contro Giacomo e Pietro, gli afferma che chi vuole essere il primo, il più grande, sarà quello che si umilierà per servire…in fondo non dice mai agli altri di fare qualcosa che Lui non ha fatto per primo.Non dobbiamo aver paura di scoprire che la fede in Gesù non ci porterà alla gloria sulla terra, perchè sarebbe vana gloria, ma dobbiamo aspirare alla gloria dei cieli, alla quale si arriva seguendo Gesù fino in fondo.

giovedì 25 settembre 2014

(Lc 9,18-22) Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

VANGELO 
(Lc 9,18-22) Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto. 
+ Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore


LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni Signore Gesù, vieni nel mio cuore, parlami e fatti conoscere, dimmi tutto quello che io non so di te, che non riesco a capire, insegnami a vederti la dove mi sfuggi, dammi la forza e la costanza di vivere sempre e solo in Te, per Te di Te. Amen.
La domanda è rivolta anche a noi:
Chi sei per noi Signore? Ti viviamo veramente come il figlio di Dio, nato per noi, per dare la sua vita per la nostra salvezza, e risorto per darci la certezza del regno di Dio?
O ti stiamo vivendo solo come un personaggio affascinante delle telenovelas…
Stiamo imparando da te ad amare i poveri e gli oppressi? A non disprezzare gli ultimi? A vedere gli invisibili? O siamo sempre in lotta per gli extracomunitari che ci rubano il lavoro? Passiamo davanti ai barboni e ci voltiamo schifati? Diciamo che non possiamo pensare agli altri perché non ci basta neanche per noi?
Io non so gli altri Signore, e se pure a volte vengo accusata di essere troppo critica , so che io in teoria amo tutti… ma solo in teoria, perché non riesco a donarmi neanche alla mia famiglia, basta una battuta pungente per farmi ritirare.
La paura di essere ferita è più forte dell’ amore che dovrei provare, quindi il mio io viene prima del bisogno dell’altro.
Per fortuna però in questo cammino che sto facendo per conoscerti meglio, Tu riesci a farti riconoscere anche in questi miei difetti e mi correggi, là dove io mi lascio correggere.
La frase del Papa Francesco " siamo tutti peccatori", non deve essere usata come una scusa per giustificarci, e per continuare ad essere peccatori, ma dobbiamo fare il possibile e l'impossibile, per non esserlo più. 
Certo che se Tu fossi stato come me, non avresti neanche accettato di essere catturato e umiliato….. io forse sono più di te Signore? Tengo forse più a me che a Te, Dio mio?
Perdonami se indietreggio, se tentenno, se scappo come una vigliacca ancor prima di avvicinarmi al prossimo che tu ami, io me lo vorrei poter scegliere il mio, vorrei solo persone buone, che dicano grazie, che non puzzino, che non sporchino…. e invece no…. Mandami Signore la dove c’è da sporcarsi, come tu ti sei sporcato di sangue per noi; io che ero melma e so che vuol dire essere fango, voglio non aver paura di sporcarmi le mani, ma devo aver paura di sporcarmi l’anima. Quest’ anima che mi sembra così candida ma che puzza di stantio e d’ irrisolto.
Aiutami ad essere come Te Gesù e allora potrò dire di saperti riconoscere come il Figlio del mio Dio, di essere degna di appartenere alla famiglia celeste, di non essere una spettatrice occasionale del Vangelo.
Signore fammi come Te. Grazie!

mercoledì 24 settembre 2014

VANGELO DI GIOVEDI 25 SETTEMBRE 2014

Giovedì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Libro dell’Ecclesiaste 1,2-11.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna.
Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro mèta, i fiumi riprendono la loro marcia.
Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l'occhio di guardare né mai l'orecchio è sazio di udire.
Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole.
C'è forse qualcosa di cui si possa dire: "Guarda, questa è una novità"? Proprio questa è già stata nei secoli che ci hanno preceduto.
Non resta più ricordo degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso coloro che verranno in seguito.

Salmi 90(89),3-4.5-6.12-13.14.17ab.
Tu fai ritornare l'uomo in polvere
e dici: "Ritornate, figli dell'uomo".
Ai tuoi occhi, mille anni sono 
come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Li annienti, li sommergi nel sonno;
sono come l'erba che germoglia al mattino:
al mattino fiorisce, germoglia,
alla sera è falciata e dissecca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e giungeremo alla sapienza del cuore.
Volgiti, Signore; fino a quando?
Muoviti a pietà dei tuoi servi.

Saziaci al mattino con la tua grazia:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio:
rafforza per noi l'opera delle nostre mani.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,7-9.
In quel tempo, il tetrarca Erode sentì parlare di tutto ciò che accadeva e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti»,
altri: «E' apparso Elia», e altri ancora: «E' risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?». E cercava di vederlo.

PAROLA DEL SIGNORE.
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  RIFLESSIONE DI LELLA (25 settembre 2013)

 PREGHIERA : Vieni o Spirito del Signore e aiutami ad afferrare il senso di quello che la tua parola ci indica, fa che sia per noi una fonte di luce e di vita. Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Quello che mi salta agli occhi è come Erode, ancora impressionato da quello che aveva fatto, facendo decapitare Giovanni Battista, si sente schiacciare dalla paura di aver ucciso un uomo inutilmente, perché gira la voce che possa essere resuscitato un profeta.
Il peccato non paga, quello che sembrava un ultimo atto per Erode si rivela invece una grossa illusione di felicità. Schiavo del sesso, del potere, del peccato in tutte le sue forme, deve però fare i conti con la sua coscienza, ed anche se non ha fede, fosse solo per superstizione, ha paura di ritrovarsi faccia a faccia con il suo peccato.
Quel cercava di vederlo, era sicuramente dettato dalla paura di trovarsi davanti un fantasma, non certo ad una apertura verso il voler conoscere Gesù, anche lui come il padre Erode il Grande, aveva paura di quello che si diceva di Gesù, forse gli era stata trasmessa proprio dal padre che non si era dato pace per non aver ucciso il piccolo Gesù.
C’è chi cerca Gesù per conoscerlo ed accetta di farsi cambiare da Lui, ma la gente come Erode, non accetta di riconoscere le proprie colpe, e preferisce uccidere Gesù, negandosi così ogni possibilità di salvezza. Quanti Erodi oggi rifiutano il Cristo, lo negano, cercano di fare scomparire il Cristianesimo, e purtroppo anche tra i cristiani troviamo tanti Erodi; tra quei cristiani che non vogliono un Gesù che dice quello che non vogliono sentire, ma vogliono in Gesù che parli la loro lingua.

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martedì 23 settembre 2014

VANGELO DI MERCOLEDI 24 SETTEMBRE
Mercoledì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Libro de Proverbi 30,5-9.
Ogni parola di Dio è provata al fuoco; egli è uno scudo per chi ricorre a lui.
Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo.
Io ti domando due cose, non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza; ma fammi avere il cibo necessario,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: "Chi è il Signore?", oppure, ridotto all'indigenza, non rubi e profani il nome del mio Dio.
Salmi 119(118),29.72.89.101.104.163.
Tieni lontana da me la via della menzogna,
fammi dono della tua legge.
La legge della tua bocca mi è preziosa
più di mille pezzi d'oro e d'argento.
La tua parola, Signore,
è stabile come il cielo.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,
per custodire la tua parola.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,
per questo odio ogni via di menzogna.
Odio il falso e lo detesto,
amo la tua legge.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,1-6.
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie.
E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno.
In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino.
Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi».
Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni.
PAROLA DEL SIGNORE
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RIFLESSIONE di LELLA
PREGHIERA : Vieni o Santo Spirito, e donami la luce della sapienza per poter parlare di questo brano, fa che non porti nulla di mio ma solo quello che Tu vuoi comunicare.
- Non serve essere dotti, capaci o santi per servire il Signore, con queste parole Luca ci ricorda che quello che viene chiesto ad un discepolo, non è prendere, ma lasciare.
Il discorso forse è un po’ forte, ma anche se non preso alla lettera, il senso è molto chiaro.
Non attaccatevi a nulla di terreno,perché non vi serve ed anche per distinguerci dagli altri.
Al tempo di Gesù, c’erano diversi movimenti religiosi : esseni, farisei, zeloti. Anche loro cercavano un nuovo modo di convivere in comunità ed avevano i loro missionari.
Ma costoro, quando andavano in missione, erano prevenuti. Portavano bastone e bisaccia per mettervi il proprio cibo. Non si fidavano del cibo che non sempre era “puro”. Al contrario degli altri missionari, i discepoli di Gesù riceveranno raccomandazioni diverse che ci aiutano a capire i punti fondamentali della missione di annunciare la Buona Notizia.
Gesù li obbliga a confidare nell’ospitalità. Perché chi va senza niente, va perché confida nella gente e pensa che sarà ricevuto. Con questo atteggiamento loro criticano le leggi di esclusione, insegnate dalla religione ufficiale e mostrano, mediante una nuova pratica, che avevano altri criteri di comunità. Devono partecipare alla vita ed al lavoro della gente, e la gente li accoglierà nella sua comunità e condividerà con loro casa e cibo. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione.
Spieghiamo ora la critica contro coloro che rifiutano il messaggio: scuotere la polvere dei piedi, come protesta contro di loro, perché non rifiutano solo qualcosa di nuovo, ma sembra che Gesù, invece, inviti a scuotere qualcosa che i discepoli proveranno dentro di loro al momento del rifiuto.
Vuole che escano da quella casa in pace, senza rancore, senza disprezzo, senza rimpianto, perché loro saranno stati portatori di relazione, di incontro, di Parola di salvezza. Il rifiuto è una chiusura di possibilità, ma non dovrà mettere in discussione la loro fede, il loro aver camminato a lungo in nome di questa e la loro testimonianza. Scuoteranno, allora, la polvere della delusione da sotto le scarpe, scuoteranno la polvere dell’attaccamento e dell’ostinazione, della stanchezza per non essere riuscita a trasmettere il tesoro che portano dentro, per riprendere, poi, il cammino con speranza e per essere nuovamente pronti a creare ponti di relazione, nel nome di Gesù, Ponte di relazione tra il Padre e l’umanità. Perché Gesù non manda ognuno per conto proprio? Li manda a coppie, perché nessuno può fare verità da solo. L’andare è sempre dialogico, coniugato. Andranno in due perché per l’uno ci sarà, a fianco, sempre l’altro a ricordargli la strada, quando la smarrirà, a difenderlo dal pericolo, a ricordargli l’amore di Dio, quando non lo sentirà e a portarlo a discernimento sulla sua verità, quando sarà necessario. Il due della missione diventa, criterio, di verità. Non si fa Chiesa singolarmente." Là dove due o tre di voi saranno riuniti nel mio nome, io sarò con loro " dice il Signore.....
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lunedì 22 settembre 2014

VANGELO DI MARTEDI 23 SETTEMBRE
(Lc 8,19-21) Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
+ Dal Vangelo secondo Luca
Martedì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Libro de Proverbi 21,1-6.10-13.
Il cuore del re è un canale d'acqua in mano al Signore: lo dirige dovunque egli vuole.
Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore.
Praticare la giustizia e l'equità per il Signore vale più di un sacrificio.
Occhi alteri e cuore superbo, lucerna degli empi, è il peccato.
I piani dell'uomo diligente si risolvono in profitto, ma chi è precipitoso va verso l'indigenza.
Accumular tesori a forza di menzogne è vanità effimera di chi cerca la morte.
L'anima del malvagio desidera far il male e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà.
Quando il beffardo vien punito, l'inesperto diventa saggio e quando il saggio viene istruito, accresce il sapere.
Il Giusto osserva la casa dell'empio e precipita gli empi nella sventura.
Chi chiude l'orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.
Salmi 119(118),1.27.30.34.35.44.
Beato l'uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò i tuoi prodigi.
Ho scelto la via della giustizia,
mi sono proposto i tuoi giudizi.
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge
e la custodisca con tutto il cuore.
Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in esso è la mia gioia.
Custodirò la tua legge per sempre,
nei secoli, in eterno.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,19-21.
In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose: « Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica ».
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RIFLESSIONE DI LELLA (dei 23 settembri 2013)
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito e assistimi sempre, perchè tu sei il tesoro che il Signore ci ha donato per aprire lo scrigno della conoscenza e della parola .Fa che tutto sia chiaro ai nostri occhi, che la tua parola sia viva per noi e palpiti nei nostri cuori.
Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre.
Il Padre mio che è nei cieli…Padre mio e Padre nostro…. sono veramente significative le parole di Gesù .
Già ci aveva detto che chi ama la madre e i fratelli più di lui, non è degno di Lui.
Le frasi bibliche dimostrano invece, in maniera inequivocabile (per chi vuol capire!) che in base all’ eterna Parola di Dio i fratelli di Gesù Cristo si distinguono dall’ ammucchiata generale in cui le teorie del mondo, supportate e diffuse da satana, tendono a relegarli.
I fratelli di Gesù Cristo sono solo quelli che si comportano secondo gli insegnamenti di Cristo; non quindi tutti!
Lasciamo quindi ai teologi far teologia e fissiamo lo sguardo su questa cosa che è importante e che vale la nostra fede e il nostro credo.
Ancora una frase per ricordare le parole di Gesù:
Io ti rendo lode, o Padre, perché hai rivelato queste cose ai piccoli».
Accontentiamoci di essere piccoli e di fidarci di Gesù, non accettiamo le insinuazioni e i dubbi che i “grandi studiosi” di cui non conosciamo la veridicità ci insinuano nella mente.
Sono gli stessi che ci vogliono far credere che siamo figli dell’evoluzione delle scimmie (ma non di tutte, perché le scimmie ancora esistono) o addirittura un esperimento genetico di extraterrestri che ci volevano come schiavi per estrarre l’oro dal nostro pianeta (ultima delle stupidaggini sentite in tv) o prodotti del big bang.(teoria assolutamente non provata).
Poi ci sono coloro che, credono, seguendo la parola di Dio, di avere la verità in mano, ed usano queste parole, per contestare la Madre di Dio, ed io sento un profondo dolore quando questo accade, perché non si rendono conto che il protestantesimo è nato dalla superbia di alcuni uomini ,per esempio, come Enrico 8° che voleva il divorzio o Lutero che voleva imporre la sua teoria sulla salvezza. Tra i due nasce una lotta che porta prima alla divisione tra di loro e poi alla divisione dalla Chiesa Cattolica, e quello che divide, a mio avviso, non porta a niente di buono e non può venire da Dio. Tutti dicono qualcosa in proposito, ma io credo che satana non sa più che inventare contro la Madonna, la cui purezza e il cui amore lo mettono fortemente in difficoltà.
Va de retro satana con tutte le tue bugie contro la Santa Vergine Maria.
Quante buone persone, bravi Cristiani, offendono la Madre di Gesù e Madre nostra, alla quale siamo stati affidati da Gesù stesso; ma io credo che nel nostro abbraccio, noi dobbiamo mettere tutti i nostri fratelli, e affidarli a Maria e a Gesù, qualunque sia il loro Credo o il loro NON credo.
Ascoltiamo e mettiamo in pratica solo la parola di Gesù: CHIUNQUE FA LA VOLONTÀ DEL PADRE MIO CHE è NEI CIELI, EGLI E’ PER ME FRATELLO SORELLA E MADRE …e parteciperemo alla nostra parte di eredità di figli di Dio.
Amen.
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domenica 21 settembre 2014


VANGELO DI LUNEDI 22 SETTEMBRE

Lunedì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Libro de Proverbi 3,27-35.
Figlio mio: Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo.
Non dire al tuo prossimo: "Và, ripassa, te lo darò domani", se tu hai ciò che ti chiede.
Non tramare il male contro il tuo prossimo mentre egli dimora fiducioso presso di te.
Non litigare senza motivo con nessuno, se non ti ha fatto nulla di male.
Non invidiare l'uomo violento e non imitare affatto la sua condotta,
perché il Signore ha in abominio il malvagio, mentre la sua amicizia è per i giusti.
La maledizione del Signore è sulla casa del malvagio, mentre egli benedice la dimora dei giusti.
Dei beffardi egli si fa beffe e agli umili concede la grazia.
I saggi possiederanno onore ma gli stolti riceveranno ignominia.

Salmi 15(14),1b.2-3a.3bc-4ab.5.
Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente,
non dice calunnia con la lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulto al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Chi presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro l'innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,16-18.
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
« Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce.
Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere ».
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RIFLESSIONE DI LELLA

PREGHIERA : Vieni o Santo Spirito, e manda a noi dal cielo, un raggio della tua luce…. Inonda il mio cuore e la mente della Tua sapienza, fa che io possa percepire quello che Tu vuoi che io intenda e che chi legge sia ispirato da Te per comprendere.

Tornando un attimo al Vangelo di ieri, mi viene logico pensare che Gesù non volesse farci comprendere la parola di Dio, spiegandoci in parabole il significato di quello che sono i comandi di Dio, solo per farcelo capire, ma perché quella parola sia luce nella nostra vita.
Spesso vediamo che con le parole, con i bei discorsi, con gli insegnamenti, non riusciamo a far cambiare idea alle persone che ci sono più vicine, se penso a Gesù che diceva che ogni profeta, non è ben accolto nella sua terra, capisco che questo fa parte della normalità delle cose.
Per questo credo che il senso di quello che noi stiamo imparando da Gesù, sulla sua parola, non debba solo essere compreso, ma anche vissuto, per poter illuminare la nostra vita e non solo, ma anche quella delle persone che abbiamo vicino e alle quali magari teniamo anche di più.
A che serve sapere che cosa intende Cristo con la sua parola, se poi la nostra vita va da un’altra parte, come possiamo pensare d’essere luce per qualcuno se andiamo noi stessi nella direzione sbagliata.
Tutto quello che noi abbiamo è per grazia Divina, tutto, anche la più piccola delle nostre percezioni, il più misero dei nostri pensieri…. non possiamo tenerlo chiuso in noi, come se fosse un tesoro geloso, come se fosse una cosa nostra, perché quello che gratis abbiamo ricevuto, gratis dobbiamo ridonare.
E’ solo di ieri la decisione di non scrivere più sui vari gruppi ed oggi la parola di Dio, sembra essere messa qui apposta per dirmi di considerare bene quello che devo o non devo fare. E di nuovo sento che le mie idee non contano, ma che devo rispettare il Suo volere, perché quello che mi è stato dato non mi sia tolto, ma non per una questione d’egoismo, ma perché la parola di Dio, così come Lui stesso me la regala, è per me ormai, questione molto importante.
La paura di perdermi è talmente forte, specialmente in questo periodo, in cui ho bisogno veramente di tutta la forza che solo attraverso la fede posso trovare, che mi sento veramente come se fossi tentata da tutte le parti, e non sapessi cosa fare. Ve ne parlo apertamente e tranquillamente, perché possiate comprendere come per tutti noi è la stessa cosa, saper distinguere ciò che è buono da quello che non lo è, dove si possono nascondere i tranelli creati a volte dal nostro orgoglio, o dalla nostra pigrizia….
Ma il Signore ci diffida dall’essere spiritualmente pigri, ci dice che dobbiamo usare la stessa sagacia che mettiamo nelle cose terrene in quelle del cielo, ed allora non possiamo far altro che rispondere: eccomi, sono qui Signore mio, si compia in me la tua volontà, nella mia confusione tu illuminami, sulla tua strada guidami, con la tua luce guidami, per la mano trascinami, a te mi affido. Ti amo, non voglio deluderti.

sabato 20 settembre 2014

VANGELO DI DOMENICA 21 SETTEMBRE

XXV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Libro di Isaia 55,6-9.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Salmi 145(144),2-3.8-9.17-18.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome, Signore, in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,20c-24.27a.
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere.
Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio;
d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne.
Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 20,1-16a.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
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Meditazione del giorno
Sant'Efrem Siro (ca 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Commento sul Diatessaron, 15, 15-17 ; SC 121

« Non posso fare delle mie cose quello che voglio ? »

Questi uomini erano pronti a lavorare ma «nessuno li aveva presi a giornata»; pur laboriosi, erano oziosi per mancanza di lavoro e di un padrone. Poi una voce li ha assunti, una parola li ha messi in cammino e, nel loro zelo, non si sono accordati in anticipo per il prezzo del loro lavoro come fecero i primi. Il padrone ha valutato il loro operare con saggezza e li ha pagati quanto gli altri. Nostro Signore ha pronunciato questa parabola perché nessuno dica: «Siccome non sono stato chiamato da giovane, non posso essere accolto». Egli ha mostrato che, qualunque sia il momento della conversione, ogni uomo viene accolto... «Uscì alla mattina, alla terza, alla sesta, alla nona e all'undicesima ora»: possiamo intendere queste parole riferite a Gesù: dall'inizio della sua predicazione, lungo il corso della sua vita fino alla croce, poiché «all'undicesima ora» il ladrone è entrato nel Paradiso (Lc 23,43). Affinché non si incrimini il ladrone, nostro Signore afferma la sua buona volontà; se fosse stato assunto, avrebbe lavorato: «Nessuno ci ha presi a giornata».

Ciò che noi diamo a nostro Signore è veramente indegno di lui e ciò che ci dà è molto superiore a quanto meritiamo. Siamo assunti per un lavoro proporzionato alle nostre forze, ma ci viene proposta una paga assolutamente sproporzionata... Dio agisce allo stesso modo con i primi e con gli ultimi; «ricevettero per ciascuno un denaro» con l'immagine del Re. Questo significa che il pane della vita (Gv 6,35) è lo stesso per tutti gli uomini; unico è il rimedio di vita per quanti lo prendono.

Nel lavoro della vigna, non si può rimproverare al padrone la sua bontà, e non c’è da ridire sulla sua rettitudine. Nella sua rettitudine, ha dato come era convenuto, e nella sua bontà, si è mostrato misericordioso come ha voluto. Per dare questo insegnamento nostro Signore ha pronunciato questa parabola e ha riassunto tutto con queste parole: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio?»

venerdì 19 settembre 2014

VANGELO DI SABATO 20 SETTEMBRE

Sabato della XXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,35-37.42-49.
Fratelli, qualcuno dirà: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?".
Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore;
e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere.
Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile;
si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza;
si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c'è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che
il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo.
Quale è l'uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti.
E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste.

Salmi 56(55),2a.10.11-12.13-14.
Pietà di me, o Dio, l'uomo mi calpesta;
allora ripiegheranno i miei nemici,
quando ti avrò invocato:
so che Dio è in mio favore.

Lodo la parola di Dio,
lodo la parola del Signore,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?

Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie.
perché mi hai liberato dalla morte.
Hai preservato i miei piedi dalla caduta,
perché io cammini alla tua presenza
nella luce dei viventi, o Dio.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,4-15.
In quel tempo, poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola:
«Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono.
Un'altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità.
Un'altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono.
Un'altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!».
I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola.
Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perchè vedendo non vedano e udendo non intendano.
Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio.
I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati.
Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno.
Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione.
Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza».

Parola del Signore

RIFLESSIONE DI LELLA

PREGHIERA : O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, infondi nei nostri cuori e nelle nostre menti il tuo Santo Spirito, perché possiamo dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha promesso che non ci avrebbe lasciato orfani, ma che lo Spirito Santo sarebbe sceso su di noi. Amen.

La parola parabola, significa mettere vicino, ossia mettere una cosa a fianco dell’altra per far comprendere, per illustrare meglio.
Per questo Gesù usava delle parabole, per far comprendere meglio il significato di quello che voleva dire, ma quello che mi piace considerare oggi con voi, è questa frase:
“ ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.”
Chiaramente per i suoi discepoli c’è un qualcosa di più che è dono dello Spirito Santo, attraverso il quale anche cose incomprensibili agli uomini sono svelate.ma perché questa corsia preferenziale? Onestamente non credo che a nessuno sia dato di comprendere se non per grazia di Dio, quindi lasciamo che sia Lui a svelare ad ognuno quello che vuole svelare, ma questo vedendo non vedano e sentendo non sentano, è veramente ambiguo, come possiamo interpretarlo?
Mi viene in mente un versetto del vangelo di Giovanni(12:40): “ egli ha accecato i loro occhi e indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi, non intendano col cuore, non si convertano e io non li guarisca. ”in cui riporta le parole del profeta Isaia, e aggiunge: ” 41Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di lui. 42Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga; 43amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio.”
In Romani 11:18-23 leggiamo:” 18non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.19Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! 20Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell'infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! 21Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!22Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. 23Quanto a loro, se non persevereranno nell'infedeltà, saranno anch'essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo!”
Per quello che io leggo, penso che poiché l’uomo è così stolto da pensare che tutto dipenda da lui e dalla sua intelligenza, è bene che venga tenuto a testa bassa per non montare in superbia.
Molti credono di essere migliori e di meritare di più per la loro sagacia e perspicacia, ma non è così che giudica il Signore, anche perché se uno è intelligente è SOLO una grazia di Dio, ma quello che dà la luce dello Spirito Santo di Dio è la fedeltà e la costanza con la quale aderiamo al suo progetto. Infatti leggiamo:” Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. 

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giovedì 18 settembre 2014

VANGELO DI VENERDI 19 SETTEMBRE

Venerdì della XXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,12-20.
Fratelli, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti?
Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!
Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.
Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono.
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto;
ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.
E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Salmi 17(16),1.6-7.8.15.
Accogli, Signore, la causa del giusto,
sii attento al mio grido.
Porgi l'orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c'è inganno.

Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;
porgi l'orecchio, ascolta la mia voce,
mostrami i prodigi del tuo amore:
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all'ombra delle tue ali,
Per la giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua presenza.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,1-3.
In quel tempo, Gesù se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni,
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

Parola del Signore.

RIFLESSIONE DI LELLA

PREGHIERA : Vieni o Spirito Santo, e porta nel mio cuore quello che desideri che io comunichi. Fa che possa servirti, come le donne servivano con i tuoi primi apostoli, ad annunciare la tua parola.

Poche righe, ma nella loro semplicità è contenuto uno dei più grandi temi della storia della Chiesa. Un tema che, ancora oggi, fa discutere e parlare chi vuole continuamente fare riforme, rivedere o aggiornare, le regole d’ingaggio.
Il ruolo delle donne, crea grossi problemi nella gerarchia ecclesiale, e addirittura è l’onda sulla quale cavalcano i dissidenti e coloro che vogliono un nuovo scisma nella Chiesa. Invitandovi a pregare perché questo non avvenga, perché lo Spirito Santo soffi prepotente nel cuore degli apostoli moderni, e li porti finalmente all’unità e non ad una nuova divisione, preghiamo in modo particolare per le donne del nuovo millennio, perché sappiano testimoniare la loro adesione a Cristo, non imponendo candidature, ma servendo con il loro esempio di ritrovata umiltà e testimonianza. Le donne che seguivano Gesù e gli apostoli, erano libere; infatti state liberate da demoni, da malattie e da consuetudini, che le tenevano prigioniere, perché l’incontro con Gesù aveva aperto ai loro occhi ed al loro cuore, una via completamente diversa, che non le relegava più ai margini della società, ma le poneva insieme agli apostoli intorno a Gesù che resta il centro della Chiesa, la via da seguire.
Uomini e donne si ritrovano così proiettati verso un futuro che è quello della collaborazione reciproca, della suddivisione dei compiti e dei carismi, attribuiti loro dallo Spirito Santo, prosecutore di Cristo e non dai membri della Chiesa, come erroneamente oggi si cerca un poco di far credere.
Pensiamo a quante Sante e mistiche di tutti i tempi, hanno saputo dare testimonianza della loro fede, con scritti, esempi ed opere, nella più grande umiltà ed obbedienza, proprio come fece Maria , che non si mise mai davanti agli apostoli, pur essendo la madre di Gesù e della Chiesa nascente, ma al servizio e alla custodia della stessa.Così come nella Chiesa, anche nella famiglia il ruolo della donna è di cooperazione con l'uomo, ed io non trovo nulla di umiliante in questo, ma a volte si cerca di prevaricare gli uni sugli altri e da questo nascono discussioni e separazioni.
Litigando per chi deve guidare non si parte mai. Discutendo per chi guida meglio, si va a sbattere!

mercoledì 17 settembre 2014

Vangelo di Giovedi 18 settembre Luca 7,36-50.

VANGELO DI GIOVEDI 18 SETTEMBRE

Giovedì della XXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,1-11.
Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi,
e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture,
fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture,
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.
Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.
Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.
Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Salmi 118(117),1-2.16ab-17.28.
Celebrate il Signore, perché è buono;
perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono:
eterna è la sua misericordia.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto meraviglie.
Non morirò, resterò in vita
e annunzierò le opere del Signore.

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,36-50.
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure».
«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta.
Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?».
Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».

Parola del Signore

LA RIFLESSIONE di LELLA
PREGHIERA : O Dio, che non ti stanchi mai di usarci misericordia, donaci un cuore penitente e fedele che sappia corrispondere al tuo amore di Padre, perché diffondiamo lungo le strade del mondo il messaggio evangelico di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Una donna entra nella stanza. Tutti la guardano e la giudicano, solo Gesù non la sta giudicando, perché lui non vede la peccatrice, ma la donna che ha molto amato, che ama…
Gesù va dritto al cuore, vede questa donna che piange e che si getta ai suoi piedi, non sa neanche chiedere perdono, sta lì muta e piangente, con i suoi profumi, che esalano, come la sua anima è lì, che esala al Signore la sua preghiera.
Gesù mette ancora una volta al centro l’ amore, quando uno ama è più importante di tutto, e ogni cosa può essere perdonata in nome dell’ amore.
La parabola dei due debitori a cui veniva condonato il debito, serve a Gesù per spiegare che non fa differenza se il debito è poco o tanto per il creditore, ma è la risposta che è diversa, a chi è condonato di più, sarà più riconoscente. Quanto dobbiamo essere riconoscenti noi che siamo peccatori a Gesù che ci ha perdonato prima ancora che gli chiedessimo perdono. Quanto vorrei mio Signore lavare i tuoi piedi insanguinati dai miei peccati con le lacrime del mio pentimento… ma forse non sono capace neanche di questo amore mio, non sono neanche cosciente di quanto ho peccato e, di quanto continuo a peccare. Perdonami, tu che sai leggere il mio cuore, fa che a te esali il mio pentimento come profumo, sopra alle brutture del mio cuore.

martedì 16 settembre 2014

VANGELO DI MERCOLEDI 17 SETTEMBRE

Mercoledì della XXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 12,31.13,1-13.
Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Salmi 33(32),2-3.4-5.12.22.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.

Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.

Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.
Signore, sia su di noi la tua grazia,
perché in te speriamo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,31-35.
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?
Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!
E' venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.
E' venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli».

RIFLESSIONE DI LELLA
PREGHIERA : Vieni o Santo Spirito e conduci la nostra intelligenza, vivificata dal tuo Spirito, sui sentieri dove tu ti riveli nella tenebra luminosa del silenzio. Dà a noi occhi limpidi per contemplarti, e un umile cuore per lasciarci contemplare da te.

Un detto proverbiale dice: -L’erba del vicino è sempre più verde.-
Si sa che i proverbi non sbagliano mai; non siamo mai contenti di quello che succede intorno a noi. Vennero i profeti, prima di Gesù che parlavano nel nome di Dio, ma non li ascoltarono; venne Giovanni e lo presero per pazzo, ma nel dubbio gli tagliarono la testa; venne Gesù e lo crocefissero, ancora oggi viene dal cielo Maria, e la gente va a vedere il miracolo, attirata dalla straordinarietà della cosa, ma la percentuale delle persone che si rende veramente conto di quanto amore c’è in tutto questo, che non si limita ad ascoltare i messaggi, ma cerca di fare di tutto per viverli, è ben misera.
Siamo duri di cuore e la storia non ci insegna nulla, eppure ci viene chiesta la santità, ed io credo che veramente, se solo riuscissimo a vivere almeno al 50% la grazia del Signore, se sapessimo apprendere dalle parole del vangelo e dai messaggi di Maria la voglia del Signore di inondarci di grazie, forse capiremmo cosa vuol dire “essere davanti al Signore”, ”vivere nel regno di Dio”.
La difficoltà di essere umili, di rinunciare a quello spicchio di mondo frivolo per vivere in preghiera, di annullare i propri desideri per ascoltare quelli del Signore, io vorrei veramente riuscire a capire che cosa mi sto perdendo! Cerco di ascoltare, di afferrare, mi sembro un aspirapolvere a volte che cerca di raccattare le briciole di questo amore e che non riesce a stringerle tra le mani se non per qualche secondo.
Facciamo di questa vita la nostra grande occasione, facciamoci aiutare dalla Madre perfetta, dalla migliore collaboratrice di Dio ad essere come Lei, perché solo attraverso Lei potremo sperare di far nascere in noi Gesù, solo attraverso il grembo immacolato che è stato prescelto da Dio come sua prima dimora .

lunedì 15 settembre 2014

VANGELO DI MARTEDI 16 SETTEMBRE
Martedì della XXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 12,12-14.27-31a.
Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo.
E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.
Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.
Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.
Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue.
Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli?
Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
Aspirate ai carismi più grandi!
Salmi 100(99),2.3.4.5.
Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome.
Buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,11-17.
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!».
E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!».
Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo».
La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.

RIFLESSIONE DI LELLA

PREGHIERA : Ti prego, o Santo Spirito, di essermi amico, compagno fedele, nonostante le mie infedeltà. Perfezionami, perché sono piena di mancanze, non guardare le mie colpe, ma la mia voglia di appartenerti veramente e per sempre. Fa che questo mio sogno, diventi realtà.
Mentre continua il peregrinare di Gesù, seguito dai discepoli, ecco che alle porte della citta di Nain, incontrano un funerale. C’era una madre che piangeva il figliolo morto, ed era un dolore che schiacciava la donna, che non aveva più altro motivo apparentemente per vivere, perché oltre al suo unico figlio, aveva perso già anche il marito.
Gesù passava di lì e si commosse davanti a tanto dolore! Vediamo ancora una volta, come successe con Lazzaro, che davanti alla morte e al dolore Gesù si commuove, che la fede deve superare il dolore attraverso la speranza della resurrezione.
Questo ragazzo può simboleggiare ognuno di noi, o dei nostri figli, morto alla vita eterna a causa del peccato.
Gesù va oltre la morte, perché il suo amore e la sua misericordia, lo legano alla nostra salvezza come un bene inscindibile, neanche la nostra adesione al peccato, ferma il suo perdono.
Questo brano mi porta, da mamma, a pensare a quanti nostri figli, si perdono per le strade del mondo, dietro a quelle luci che li attirano, dietro a quella che si spaccia per libertà, ma che è spesso una trappola mortale.
Quanti genitori perdono la speranza di vedere i loro figli tornare verso la retta via?
Quanti genitori potrebbero con la loro preghiera attirare sui figli la mano salvifica del Signore, ma non lo fanno, perché anche loro sono lontani dal Signore, oppure la loro fede è inconsapevole, tiepida, o addirittura inerte.
In questo li vedo che accompagnano i loro figli ormai morti alla grazia, e neanche si rendono conto della misericordia di Gesù.
Ieri abbiamo visto la supplica del centurione pagano, ricordiamo quella della figlia del capo della sinagoga e quella delle sorelle di Lazzaro… di questa vedova non leggiamo la supplica, ma vediamo le lacrime di dolore, che commossero Gesù.
Credo che non servano parole per spiegare che la salvezza è una grazia che Gesù brama di concedere, perché la nostra vita è la sua gioia.
La madre gioisce per il ritorno in vita del figlio, come la Madonna, Madre della Chiesa, esulta per la conversione dei peccatori, figli strappati alla morte.
Non limitiamoci ad andare nei Santuari a fare i turisti, ma riportiamo con noi, impressi nel nostro cuore, i messaggi della Madonna.
Preghiera e digiuno per la salvezza dei peccatori, senza dimenticare MAI, che noi siamo tra questi, e che dobbiamo amare il nostro prossimo come Dio ci ama.
Santa Maria , Madre di Dio e Madre nostra,prega per NOI PECCATORI.

domenica 14 settembre 2014

VANGELO DI LUNEDI 15 SETTEMBRE 2014

Beata Marie Vergine Addolorata, Memoria

Lettera agli Ebrei 5,7-9.
Cristo, nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà;
pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì
e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Salmi 31(30),2-3a.3bc-4.5-6.15-16.20.
In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio,
vieni presto a liberarmi.

Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

Ma io confido in te, Signore; dico: "Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni".
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori.

Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia
davanti agli occhi di tutti.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.
In quell'ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Parola del Signore

LA RIFLESSIONE DI LELLA
PREGHIERA :
Maria, Madre di Gesù e Madre mia, io piccola figlia tua, mi unisco fortemente a te, per essere tua piccola serva ....
Quando c' è la Mamma c' è il Figlio; quando c' è il Figlio, c' è la Mamma. Indissolubili, legati dall' amore che non ha confini umani.A volte noi ci arrabbiamo con i nostri figli, a volte bisticciamo e , addirittura riusciamo a interrompere i rapporti, a giudicarci , a distruggerci gli uni contro gli altri, come se l' amore che unisce una madre al Figlio non sapesse resistere alle sollecitazioni della vita. Per fortuna non sempre il più delle volte l'amore tra madre e figlio supera le incomprensioni, ma resta pur sempre nei limiti dell'umanità. Quando penso all' amore che univa Gesù a Maria invece, sento che era ed è senza limiti, nè di tempo , nè d'intensità, come solo chi è così profondamente inserito in Dio può provare. C' è un'affermazione di Papa Luciani, che rispecchia il senso dell'assoluto dell'amore divino, quando disse che Dio era Padre e Madre.Amore immenso, e dolore immenso, questo era Maria.La gioia della nacita veniva subito turbata dall' affermazione di Simeone, eppure non si fermò l'amore e la fede in Dio , non si incrinò l'ubbidienza e la sottomissione, perchè la conoscenza dell'amore che li legava, non lasciava dubbi nella piccola Maria.Un Dio che era amore, che era giustizia, che era perfezione, non poteva permettere la sofferenza di chi amava così tanto,se non per un bene superiore.
Neanche davanti alla tomba del Figlio, pur con il suo piccolo cuore di donna trafitto, Maria ha mai smesso di essere consapevole di questo. Gli aveva detto che sarebbe risorto e lo avrebbe fatto, il suo Gesù non poteva mentire; il suo Dio non l'avrebbe abbandonata.Dacci Madre la forza di superare il dolore, aiutaci a vivere con Te la certezza della resurrezione , e fa che noi ci uniamo attraverso di Te a Tuo Figlio nell' amore dello Spirito di Dio.

sabato 13 settembre 2014



VANGELO DI DOMENICA 14 SETTEMBRE

Sabato della XXIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 10,14-22.
Miei cari, fuggite l'idolatria.
Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello che dico:
il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.
Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l'altare?
Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli è qualche cosa? O che un idolo è qualche cosa?
No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni;
non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni.
O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?

Salmi 116(115),12-13.17-18.
Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

A te offrirò sacrifici di lode
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
e davanti a tutto il suo popolo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,43-49.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni.
Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.
L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.
Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?
Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Santo Spirito Del Signore ad insegnarci le cose di Dio, vieni su di noi, insegnaci ad ascoltarti umilmente, e a non avvelenare l'acqua della Tua sorgente, con le nostre idee e preconcetti, per non inquinare la fonte della sapienza e non trovare la morte della vere fede che ci unisce a te.
Questo brano è breve, ma di un'intensità paurosa. Molti tra noi cristiani, pensano che aver accettato di riconoscere Gesù come il Messia, ci metta in una posizione di privilegio, rispetto al popolo ebraico, perché abbiamo dimostrato di aver capito più di loro. Io penso che purtroppo invece, stiamo facendo anche noi tanti errori rispetto alla parola di Dio, ed il primo di tutti è quello di dimenticare che tutti gli uomini sono legati tra di loro da un unico Padre e che queste differenze non dovrebbero creare fenomeni di razzismo tra di noi. Gesù era ebreo, Maria era ebrea, come possiamo pensare di dire che siamo dei buoni cristiani se per primi non rispettiamo i nostri fratelli? Che poi siano ebrei o di un altro paese, in fondo cosa importa, è il concetto che resta.
Il serpente di bronzo che Dio fece costruire a Mosè perché fosse innalzato, salvava la vita di chi lo guardava, è una allegoria fin troppo chiara a Gesù che innalzato sulla croce avrebbe salvato l'umanità intera, e l'apostolo Giovanni ce lo conferma. Nella prima lettura di domenica scorsa c'era una frase che mi ha molto colpito " Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo " ed è questo che mi ha portato alla riflessione di oggi, con questo spirito di comunione verso tutti i fratelli, anche verso coloro che , pur seguendo vie diverse, cercano come noi di fare quello che Dio vuole.
Tutti noi siamo il suo popolo, tutti siamo il suo gregge, non sarà l'appartenere ad una razza o all'altra, a una religione o all'altra che ci salverà, ma l'aderire perfettamente all'amore che Dio ha per noi, ricambiandolo con lo stesso amore e fedeltà, senza curarci del resto del mondo, del potere, degli altri dei che satana ci propone come vincenti, delle regole che vengono infrante in nome della libertà e del progresso.
Questo sarà alzare lo sguardo a Cristo che ha accettato tutto per la nostra salvezza, anche la morte in croce; che per amore nostro ha dimenticato di essere Dio e ha vissuto nella nostra umanità, l'amore più intenso e profondo del mondo.

venerdì 12 settembre 2014

San Giovanni Crisostomo - Omelia XX sulla lettera agli Efesini (5,22-24) -

San Giovanni Crisostomo


Omelia XX sulla lettera agli Efesini (5,22-24)

"O mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, poiché il marito è capo della moglie, come pure Cristo è capo della chiesa, ed egli è i1 salvatore del suo corpo. Ma come la chiesa è sottomessa al Signore, cosi anche le mogli ai propri mariti in tutto".
 La dimensione dell’unione coniugale
1. Un saggio che aveva annoverato molte cose tra le beatitudini, ha posto anche questa nel novero di una beatitudine: "Una moglie dice che va d’accordo col marito". E pure altre volte pone tra le beatitudini il fatto che una moglie viva in armonia col marito. Fin dall’origine appare che Dio ha avuto molta cura di quest’unione; e parlando di entrambi come di uno solo così diceva: "Maschio e femmina li fece"; e di nuovo: "Non c’è più né maschio né femmina".
Non esiste infatti una tale appartenenza di un uomo rispetto ad un uomo quale quella della moglie rispetto al marito, quando uno vi sia congiunto come si deve.
Per questo un uomo felice mostrando l’amore sovrabbondante e piangendo uno dei suoi amici ed intimi, non disse padre né madre né figlio né fratello né amico, ma che cosa? "Piombò su di me il tuo amore dice come l’amore delle donne".
Realmente infatti, realmente quest’amore è più tirannico di ogni tirannide. Le altre passioni sono forti, ma questa ha la forza e l’eternità. C’è infatti un istinto nascosto nella natura ed a nostra insaputa congiunge questi corpi. Perciò fin dall’inizio dall’uomo nasce la donna e successivamente dall’uomo e dalla donna l’uomo e la donna.
Vedi il legame e l’unione e come non ha permesso che un altro essere vi si introducesse dal di fuori? E guarda quanto bene ha disposto!
Permise che egli sposasse la propria sorella o piuttosto non la sorella ma la figlia o piuttosto non la figlia ma qualcosa di più della figlia, la sua propria carne.
Fece tutto sin dall’origine come per le pietre, riunendoli in unità. Infatti non la formò dall’esterno, perché non si accostasse come estranea, né del resto limitò il matrimonio solo ad essa, affinché, congiungendo intimamente se stesso, non si separasse dagli altri.
E come fra le piante sono soprattutto le migliori quelle che hanno una sola radice e si dilatano in molti rami, cosicché se soltanto a caso tutte si levassero intorno alla radice e anche ne avessero molte, l’albero non sarebbe affatto degno di ammirazione; così pure qui fece in modo che tutto il genere fosse prodotto da un solo Adamo, avendolo posto nella grande necessità di non essere scisso né diviso.
Anzi congiungendo fece in modo che non si sposassero più sorelle e figlie, affinché non riducessimo di nuovo l’amore ad un essere solo ed in altro modo ci separassimo da noi stessi. Per questo diceva: "Chi li fece dall’inizio, maschio e femmina li fece".
Di qui infatti nascono grandi mali e grandi beni per le famiglie e per le città.
Niente davvero unifica così la nostra esistenza come l’amore di un uomo e di una donna: per questo molti impugnano anche le armi, per questo rimettono anche la vita. Per questo non semplicemente né a caso si prese molta cura di questo fatto Paolo dicendo: "Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore".
Perché mai? Perché se questi sono concordi, anche i figli sono bene allevati, i domestici sono disciplinati, i vicini, gli amici ed i parenti gustano questo profumo; se avviene il contrario, tutto è sconvolto e confuso.
E come quando i comandanti sono in pace l’un con l’altro tutto è in ordine, mentre quando essi sono turbati tutto è sottosopra, così anche qui; perciò dice: "Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore".
Oh!, come mai altrove dice: "Se uno non rinuncia alla moglie e al marito, non può seguirmi". Infatti se bisogna essere sottomessi come al Signore, perché dice di rinunziare per il Signore? E bisogna farlo davvero, ma il "come" non è sempre e dovunque segno di identità. O intende dire questo: "Come sapendo che servite al Signore", ciò che afferma anche altrove, dicendo che se anche non si fa per il marito, si fa però di preferenza per il Signore; oppure: "Se cedi al marito, ritieni di ubbidire servendo come al Signore".
Infatti se "chi si oppone a queste autorità esteriori civili, contrasta la disposizione di Dio", quanto di più colei che non è sottomessa al marito! Così volle Dio sin dall’origine, dice. Affermiamo dunque che l’uomo è al posto del capo, la donna al posto del corpo. In seguito, partendo dalla riflessione che "il marito è capo della moglie" afferma: "come anche Cristo della chiesa ed egli è il salvatore del suo corpo, ma come la chiesa è sottomessa a Cristo, così pure le mogli ai propri mariti in tutto".
Quindi dopo aver detto: "Il marito è capo della moglie, come pure Cristo della chiesa ", aggiunge: "ed egli è il salvatore del corpo": infatti il capo è la salvezza del corpo.
Stabilì così per il marito e per la moglie il fondamento e la disposizione dell’amore, affidando a ciascuno il compito adatto: a questo il compito di comandare e proteggere, a quella di ubbidire.
L’unione di Cristo e della Chiesa
2. Orbene "come la chiesa è sottomessa a Cristo", cioè mariti e mogli, così pure "o mogli, siate sotto messe ai mariti come al Signore. O mariti, amate le vostre mogli come anche Cristo amò la chiesa".
Hai udito l’eccesso della sottomissione; hai lodato ed ammirato Paolo come rinsalda la nostra vita, quale uomo mirabile e spirituale! Bene. Ascolta ora ciò che richiede da te; si serve di nuovo dello stesso esempio: "O mariti, amate dice le vostre mogli, come anche Cristo amò la chiesa".
Hai visto la misura della sottomissione?. Ascolta anche la misura dell’amore.
Vuoi che la moglie ti ubbidisca come la chiesa a Cristo? Curati anche tu di lei, come Cristo della chiesa; e se anche bisognasse dare la vita per essa ed essere continuamente colpito e sopportare e soffrire qualunque cosa, non sottrarti. Anche se patissi questo, non hai ancora fatto in alcun modo quello che ha fatto Cristo.
Tu infatti compi tali cose già unito, quello invece per una che lo detesta e lo odia. Ora come egli con grande sollecitudine riuscì a condurre ai suoi piedi colei che lo detestava e l’odiava e riempiva di sputi ed insultava, non per mezzo di minacce né di violenze né di timore né di altro simile atteggiamento, così anche tu comportati con tua moglie: e anche se tu la vedessi arrogante, che insulta e disprezza, potrai sottometterla ai tuoi piedi con la grande sollecitudine verso di lei, con l’amore, con la tenerezza.
Nulla infatti è più tirannico di questi vincoli e specialmente per un marito e per una moglie. Con il timore qualcuno riuscirà forse ad incatenare un servo, anzi neppure quello: presto infatti, slegatosi, fuggirà.
La compagna della vita, la madre dei figli, il fondamento di ogni letizia non con il timore e le minacce bisogna incatenarla, ma con l’amore e la condiscendenza.
Quale unione, quando la moglie ha timore del marito? Quale gioia gusterà lo stesso marito vivendo con la moglie come con una schiava e non come con una libera? E se anche soffrissi qualcosa per causa sua, non rimproverarla. Cristo infatti non fece questo "ed ha dato se stesso dice per lei, per renderla santa purificandola".
Ed era impura, aveva macchie, era brutta, insignificante. Qualunque moglie prendessi, non prenderai una sposa simile, come Cristo prese la chiesa, né tanto lontana da te quanto la chiesa da Cristo. Eppure egli non la disdegnò né la odiò per l’eccesso della sua bruttezza. Vuoi sentire la sua bruttezza? Ascolta Paolo che dice: "Eravate un tempo tenebre". Hai visto come era nera? Che cosa è più nero delle tenebre? Ma guarda anche la insolenza. "Vivendo in malvagità, dice, ed invidia". Guarda anche l’impurità. "Disobbedienti, insensati". Che dico? Anche stolta era e blasfema. Ma, pur stando così le cose, egli ha dato se stesso per una brutta come per una bella, per una amata, per una meravigliosa.
E Paolo stupito per questo diceva: "A malapena uno morirà per un giusto"; ed in seguito: "Se, quando eravamo ancora peccatori, Cristo morì per noi".
E, dopo averla accolta, la rende bella e la lava e non si sottrae neppure a questo. "Per renderla santa dice purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, per porsi accanto la stessa chiesa gloriosa, senza macchia o ruga o qualcosa di simile, ma affinché sia santa ed immacolata".
Col bagno lava la sua impurità. "Mediante la parola", dice. Quale? Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
E non soltanto l’adornò, ma la rese gloriosa, "senza macchia o ruga o qualcosa di simile". Anche noi allora miriamo a questa bellezza e potremo divenire suoi artefici.
Non ricercare presso la moglie ciò che non le appartiene. Vedi che la chiesa ricevette tutto dal Signore: per merito suo è divenuta gloriosa, per merito suo immacolata. Non disprezzare la sposa per la sua bruttezza. Ascolta la Scrittura che dice: "Piccola fra gli esseri alati è l’ape e fonte di dolcezza è il suo frutto". È creatura di Dio: tu non maltratti quella, ma il suo creatore. Che danno potrebbe averne la moglie?
Non lodarla per la bellezza: è propria di anime sregolate la lode, quell’odio e lo stesso amore. Ricerca la bellezza dell’anima: imita lo sposo della chiesa.
La bellezza esteriore è piena di ostentazione e di dissennatezza e fa cadere nella gelosia e spesso ti fa sospettare assurdamente della realtà.
Ma arreca piacere? Sino al primo mese ed al secondo o al massimo ad un anno, ma in seguito non più, ed il prodigio è consunto dall’abitudine: restano invece
i mali sopraggiunti a causa della bellezza, la vanità, la dissennatezza e l’orgoglio.
Niente di simile invece per colei che non è tale, ma l’amore che è incominciato in modo giusto permane intenso, poiché riguarda la bellezza dell’anima, non del corpo.
3. Che c’è di più bello del cielo, dimmi, di più bello degli astri? Qualunque corpo potresti menzionare, non è così bianco; qualsiasi occhio potresti descrivere, non
è così splendido. Anche gli angeli si stupirono della loro creazione ed anche noi li ammiriamo, ma non come all’inizio. Tale infatti è l’abitudine: non colpisce allo stesso modo.
Quanto di più riguardo una donna? Se per caso sopraggiunge una malattia, rapidamente tutto scompare. In una donna cerchiamo la benevolenza, l’equilibrio, la mitezza: questi sono i segni della bellezza; non cerchiamo invece la bellezza del corpo, non rimproveriamola per ciò di cui non è padrona, anzi non rimproveriamola affatto (è proprio dei temerari!) né indispettiamoci né sdegniamoci.
Non vedete forse quanti, dopo essere convissuti con splendide donne, finirono miseramente la vita? Quanti invece, convissuti con donne non molto belle, giunsero con grande piacere sino all’estrema vecchiaia? Purifichiamo la macchia interiore, eliminiamo le rughe interne, togliamo le vergogne dell’anima. Dio ricerca questa bellezza: prepariamola bella per Dio, non per noi. Non ricerchiamo le ricchezze, né la nobiltà esteriore, ma la nobiltà dell’anima.
Nessuno aspetti di arricchirsi da una donna: infatti questa ricchezza è vergognosa e biasimevole, ed in nessun modo alcuno cerchi di arricchirsi di qui. "Infatti coloro che vogliono arricchirsi, dice, cadono nella tentazione e nei desideri insensati e dannosi e nei lacci e nella rovina e nella perdizione".
Non ricercare quindi da una donna abbondanza di ricchezze, e troverai facilmente tutto il resto.
Chi, dimmi, tralasciate le cose più importanti, si prenderà cura di quelle inferiori? Eppure, ahimè!, subiamo ciò dappertutto: se ci siamo procurati un figlio, non ci curiamo che divenga buono, ma di ottenergli una moglie ricca; non che divenga ben educato, ma ben fornito; e se abbiamo un’aspirazione, non che sia allontanato dai peccati, ma che ce ne venga un grande guadagno: e tutto è denaro.
Per questo motivo tutto va in rovina, perché ci possiede questo amore.
"Così dice i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi". Che è mai questo? È passato ad un’immagine più elevata, ad un esempio più efficace; e non solo questo, ma per così dire anche ad un altro motivo più vicino e più evidente.
Quello infatti non era di molta efficacia. Affinché non si dicesse: "Colui era Cristo, era Dio ed ha dato se stesso", in altro modo pone ormai la stessa istanza dicendo: "Così devono", poiché non si tratta di grazia, ma di dovere. Dopo aver detto: "Come i loro corpi", aggiunse: "Nessuno mai ebbe in odio la propria carne, ma la nutre e la riscalda". Cioè la cura con molta attenzione.
E come è sua carne? Ascolta: "Questo ora è osso dalle mie ossa dice e carne dalla mia carne". E non solo questo ma anche: "Diventeranno dice una sola carne". "Come anche Cristo amò la chiesa". È passato all’esempio precedente. "Poiché siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa". In ché modo? È nato dalla nostra materia, come anche Eva è carne dalla carne di Adamo.
Giustamente ha ricordato ossa e carne: queste infatti sono le parti principali in noi, carni ed ossa; le une poste come fondamento, le altre come struttura.
Ora quel fatto è evidente, ma questo come lo è? Come là c’è una tale affinità, così anche qui. Che significa: "Della sua carne"? Vuol dire: veramente di lui. E come siamo realmente membra di Cristo? Perché siamo nati conformi a lui. E come dalla carne? Lo sapete quanti partecipate ai misteri: di qui infatti subito rinasciamo. Ed in che modo? Ascolta di nuovo questo beato ché dice: "Poiché dunque i figli hanno preso in comune carne e sangue, allo stesso modo anch’egli fu partecipe delle stesse cose".
Ma qui egli stesso si mise in comune con noi, non noi con lui. Come dunque siamo della sua carne e delle sue ossa? Alcuni parlano del sangue e dell’acqua, ma non si tratta di ciò: quel che vuole mostrare è questo, che come senza rapporto coniugale quello è stato generato dallo Spirito Santo, così anche noi siamo generati nel battesimo.
Guarda quanti esempi perché sia creduta quella generazione!
Oh, la stoltezza degli eretici! Ciò che è già stato generato dall’acqua, poiché è nato, lo ritengono una vera generazione; invece non ammettono che noi diventiamo suo corpo. Ma se non divenissimo questo, come si adatterebbe l’espressione: "Dalla sua carne e dalle sue ossa"?
Osserva: fu plasmato Adamo, fu generato Cristo; dal costato di Adamo entrò la corruzione; dal costato di Cristo scaturì la vita; in paradiso spuntò la morte, sulla sua croce è avvenuta la sua distruzione.
Il mistero del matrimonio
4. Come dunque il figlio di Dio divenne` della nostra natura, così noi della sua sostanza. E come quello ha in se stesso noi, così anche noi abbiamo lui in noi.
"Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna ed i due si trasformeranno in una sola carne". Ecco anche un terzo motivo. Infatti indica che uno, lasciati i genitori dai quali nacque, si unisce a quella ed in seguito il padre, la madre e il figlio sono la carne formatasi dall’unione di entrambi, poiché il figlio nasce dalla mescolanza dei semi, cosicché i tre sono una sola carne.
Così dunque noi rispetto a Cristo diventiamo una sola carne per partecipazione, e molto più noi che il figlio. In che modo? Perché dal principio fu così.
Non dirmi che qui è in un modo e là in un altro. Non vedi quanti difetti abbiamo nella carne? Uno infatti è zoppo, un altro ha i piedi storti, un altro le mani rattrappite; chi ha un arto infermo, chi ne ha un altro.
E ciononostante né se ne affligge né lo recide, ma lo antepone spesso ad un altro, e giustamente, perché gli appartiene.
Ora quanto amore ciascuno ha per se stesso, altrettanto vuole che lo abbiamo per la moglie, non perché abbiamo in comune una sola natura, ma perché è maggiore questo rapporto che abbiamo con la moglie, dal momento che non sono due corpi, ma uno solo, quello essendo il capo, questa il corpo.
E perché altrove afferma: "Capo di Cristo è Dio"? Anch’io affermo questo, che come noi siamo un solo corpo, così anche Cristo e il Padre sono una cosa sola.
Risulta quindi che anche il Padre è nostro capo. Presenta due esempi, quello del corpo e quello di Cristo; perciò soggiunge: "Questo mistero è grande, io intendo riguardo a Cristo ed alla chiesa".
Che vuol dire questo? Lo definisce un grande mistero poiché il beato Mosè, anzi Dio, alluse a qualcosa di grande e mirabile. Ora poi dice: "Intendo riguardo a Cristo", poiché anch’egli, lasciato il Padre, discese ed andò dalla sposa e divenne un solo spirito. Infatti "chi è unito al Signore è un solo spirito". E bene affermò: "È un grande mistero", come se avesse detto: l’allegoria non elimina l’amore.
"Ora anche voi singolarmente ciascuno ami la propria moglie come se stesso. E la moglie tema il marito".
Realmente infatti, realmente è un mistero ed un grande mistero il fatto che, abbandonato chi lo procreò, chi lo generò, chi lo allevò, colei che lo partorì con dolore e patì, coloro che a tal punto lo beneficarono, coloro che vissero in intimità con lui, si unisce a colei che non ha mai visto, con cui non ha mai avuto qualcosa in comune, e la antepone a tutto.
È realmente un mistero. Ed i genitori non si rammaricano di ciò che avviene, piuttosto di ciò che non avviene, e si rallegrano delle ricchezze prodigate e della spesa fatta.
È realmente un grande mistero, contenente una ineffabile sapienza.
Questo all’inizio Mosè profetando voleva rivelare; questo ora Paolo proclama dicendo: "In rapporto a Cristo ed alla chiesa". E ciò non è detto soltanto per lui, ma anche per la moglie, perché la curi premurosamente come la propria carne, così come Cristo fa con la chiesa.
"E la moglie tema il marito". Non presenta soltanto le esigenze dell’amore, ma che cosa d’altro? "E la moglie terna il marito". La moglie è la seconda autorità. Non chieda dunque costei la parità di onore: infatti è sottoposta al capo, e quello non la disprezzi come sottoposta: infatti è il corpo, e se il capo disprezzerà il corpo, anch’esso andrà in rovina; invece ponga l’amore come contrappeso all’ubbidienza.
Come il capo, così anche il corpo: questo offra a quello in servizio le mani, i piedi, tutte le altre membra; quello si prenda cura di questo, riservando a se stesso ogni giudizio. Niente è migliore di questa unione. E come potrà esserci l’amore, dice, essendoci il timore? Soprattutto allora potrà esserci. Infatti colei che teme ama pure e colei che ama teme in quanto capo ed ama in quanto membro, poiché anche il capo è membro dell’intero corpo. Per tale motivo sottomise questo ma antepose quello, affinché regnasse la pace. Infatti dove ci fosse parità di onore non potrebbe esserci la pace, né se la casa possedesse un libero ordinamento né se tutti comandassero, ma è necessario che ci sia un solo comando.
E ciò si verifica dovunque per gli uomini materiali, mentre se ci saranno uomini spirituali ci sarà la pace. C’erano cinquemila anime e nessuno affermava come sua proprietà alcunché delle sostanze, ma gli uni erano sottomessi agli altri n.
Questo è l’esempio dell’unione e del timore di Dio. Volle mostrare dunque il modello dell’amore, non quello del timore.

L’amore coniugale
5. E guarda come amplia il discorso dell’amore discorrendo di Cristo e della propria carne: "Perciò abbandonerà l’uomo suo padre e sua madre". Non amplia invece il discorso del timore. Perché mai? Perché vuole che questo soprattutto prevalga, il discorso dell’amore.
Essendoci questo, seguono tutti gli altri beni; se invece è presente quello, non seguono in nessun modo. Infatti chi ama la moglie, anche se non l’ha molto docile, sopporterà ugualmente tutto: così difficile ed ardua è la concordia, se essi non sono legati con l’amore assoluto; il timore invece non riuscirà in nessun modo in questo.
Perciò si sofferma di più su questo aspetto, che è fondamentale. E la moglie che crede di essere svantaggiata perché le è stato comandato di temere, ne trae vantaggio. Infatti al marito è imposto ciò che è più importante, di amare.
"E se la moglie non temesse?", dice. Tu ama, compi il tuo dovere. Anche se ciò non avvenisse da parte degli altri, deve avvenire da parte nostra. Ecco che cosa ti dico: "Sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo".
E che fare allora, se l’altro non sarà sottomesso? Tu ubbidisci alla legge di Dio. E così pure qui: la moglie dunque, anche se non è amata, tema ugualmente, affinché non ci sia niente di difettoso in essa; ed il marito, anche se la moglie non teme, ami ugualmente, affinché egli non manchi in nulla: infatti ciascuno ebbe il suo compito.
Ora questo è il matrimonio secondo Cristo, un matrimonio spirituale ed una nascita spirituale, non dal sangue né dalle doglie del parto.
Tale fu pure la nascita di Isacco. Ascolta la Scrittura che dice: "E cessarono di venire a Sara le sue regole femminili".
Il matrimonio deriva non da passione né dal corpo, ma è tutto spirituale, essendo l’anima unita a Dio con un vincolo ineffabile e Dio solo lo conosce. Per questo dice: "Chi è unito al Signore è un solo spirito".
Guarda come si preoccupa di unire la carne alla carne e lo spirito allo spirito.
Dove sono gli eretici? Se il matrimonio fosse tra le cose respinte, non avrebbe parlato di sposa e di sposo. E non avrebbe aggiunto esortando questo: "L’uomo abbandonerà il padre e la madre"; né poi avrebbe soggiunto: "È stato detto in rapporto a Cristo ed alla chiesa".
Intorno a questa anche il salmista dice: "Ascolta, o figlia, e vedi, e porgi il tuo orecchio e dimenticati del tuo popolo e della casa di tuo padre ed il re bramerà la tua bellezza".
Per questo anche Cristo diceva: "Io uscii dal Padre e vengo". Ma quando io dico che lasciò il Padre, non pensare ad un’azione simile a quella degli uomini, ad un cambiamento di luoghi. Come infatti si dice che egli è uscito, non perché sia uscito, ma per l’incarnazione, così anche si dice: "Lasciò il Padre".
Perché dunque non disse anche della moglie: "Si unirà a suo marito"? Perché mai? Perché parlava dell’amore e parlava al marito. Parlando invece a quella del timore dice: "Il marito è capo della moglie", ed in seguito: "E Cristo è capo della chiesa".
Gli parla dell’amore e gli affidò le sue cose e trattò con lui dell’amore per unirlo intimamente ad essa.
Chi ha lasciato il padre per la moglie e lascia ed abbandona in seguito questa stessa, quale scusa potrebbe meritare? Non vedi di quale onore Dio vuole che essa goda, dal momento che distaccandoti dal padre ti unì strettamente ad essa?
Che avverrà allora, dice, se una volta adempiuti i nostri obblighi, quella non ubbidirà? "Se un infedele si separa, si separi pure".
In tali situazioni non è vincolato il fratello o la sorella.
Ma quando senti parlare di timore, pretendi un timore adatto ad una libera, non come quello di una schiava: infatti è tuo corpo e se agirai in tal modo offenderai te stesso, disonorando il tuo corpo.
Quale è dunque il timore? Esso consiste nel non contraddire, nel non ribellarsi, nel non desiderare le prime parti: è sufficiente che il timore si limiti a questi atteggiamenti.
Se tu ami come ti fu comandato, otterrai frutti maggiori, o meglio non voler ottenere questo col timore, ma lo stesso amore in un certo senso te lo otterrà.
Il sesso femminile è sotto qualche aspetto più debole, bisognoso di molto aiuto, di molta condiscendenza.
Che potrebbero dire coloro che sono legati a seconde nozze? Non parlo per condannarli, non sia mai! Infatti anche l’apostolo lo permise .
Ma, diventando estremamente condiscendente, offrile tutto, fa’ tutto per lei e sappi soffrire: è una necessità per te.
A quel punto non ritiene utile introdurre un suggerimento tratto dai pagani, come fa altrove. Bastava infatti il consiglio grande e pressante di Cristo, specialmente riguardo al motivo della sottomissione. Dice: "Abbandonerà il padre e la madre". Ecco l’esempio tratto dai pagani. Ma poi non disse: "E abiterà insieme", ma "si unirà", volendo indicare la profonda unione, la forza dell’amore.
E non si accontentò di questo, ma proseguendo volle indicare la sottomissione in modo tale che i due non apparissero più due. E non disse: "In spirito"; non disse: "In anima"; ciò infatti è ovvio e possibile a chiunque; ma in modo tale che fossero "in una sola carne".
6. Questa è la seconda autorità, che ha molto potere e molta parità di onore. Il marito però ha ugualmente qualcosa di più. Ciò è la più grande salvezza della casa. Infatti egli ottenne pure quella particolare prerogativa di Cristo, non soltanto perché doveva amare, ma anche dirigere.
"Affinché essa sia santa e immacolata", dice. Invece l’espressione "della carne" riguarda l’amare, come pure "si unirà" riguarda pure l’amare. E se la renderà santa ed immacolata, tutto seguirà.
Ricerca le cose di Dio, e le cose umane seguiranno con estrema facilità. Dirigi la moglie e così si rinsalda la casa. Ascolta Paolo che dice: "Se vogliono sapere qualcosa, interroghino a casa i propri mariti".
Se amministreremo così le nostre case, saremo adatti anche alla guida della chiesa. Infatti anche la casa è una piccola chiesa. Così è possibile che mariti e mogli, divenuti buoni, superino tutti.
Pensa ad Abramo, a Sara, ad Isacco, ai trecentodiciotto servi, come tutta la casa era unita, come era tutta piena di pietà. Quella adempiva pure il precetto dell’apostolo e temeva il marito. Ascolta infatti lei che dice: "Non mi è più successo sino ad ora ed il mio signore è troppo vecchio".
E quello la amava al punto da ubbidire a tutto ciò che essa voleva. Il figlio era virtuoso e gli stessi servi ammirevoli, essi che non rifiutarono di correre pericolo col padrone né differirono né chiesero il motivo, anzi uno di essi, il loro capo, fu così ammirevole da essere affidato a lui il matrimonio dell’unico figlio ed un viaggio in terra straniera.
Infatti come per un comandante, se l’esercito è ben unito, in nessun modo il nemico irrompe, così anche qui, se il marito, la moglie, i figli ed i servi si prenderanno cura delle stesse cose, grande sarà la concordia della casa.
Infatti, se così non avviene, spesso a causa di un solo servo cattivo tutto crolla e rovina, ed uno solo spesso disperde e corrompe tutto.
Prendiamoci quindi molta cura delle mogli, dei figli e dei servi, sapendo che renderemo per noi stessi facile il comando, avremo i risultati buoni e convenienti e diremo: "Ecco me ed i figli che Dio mi ha dato".
Se il marito è ammirevole ed il capo buono, anche il resto del corpo non subirà alcuna violenza.
Ora dichiarò accuratamente quali sono gli esatti compiti della moglie e del marito, esortando quella a temerlo come capo e questo ad amarla come moglie. Come potrà avvenire ciò?, dice. Egli mostrò che deve avvenire; come poi, ve lo dirò io: se disprezzeremo le ricchezze, se mireremo ad un unico scopo, alla virtù dell’anima; se avremo dinanzi agli occhi il timore di Dio. Infatti come trattando dei rapporti con i servi diceva: "Qualunque cosa di bene o di male ciascuno farà, questo riceverà dal Signore", così anche qui.
Ora non bisogna amarla tanto per sé, quanto per Cristo. A questo punto volle alludere dicendo: "Come al Signore".
Perciò ubbidendo "come al Signore" e facendo tutto per lui, fa’ tutto così. Questo basta per convincere e persuadere e impedire che sorga qualche lite e dissenso.
Non si dia credito a nessuno che calunnia il marito presso la moglie, ma neppure il marito sia portato a credere facilmente contro la moglie e la moglie non si dia a sorvegliare inutilmente entrate ed uscite; in nessun modo poi il marito si renda colpevole di qualche sospetto.
Perché mai, dimmi, concedi te stesso tutto il giorno agli amici e invece alla moglie solo la sera e neppure in questo modo riesci a soddisfarla e a distoglierla dal sospetto?
E anche se la moglie ti accusa, non sdegnartene: è segno di amore, non di dissennatezza; sono accuse di un amore ribollente e di un affetto ardente e di timore. Infatti teme che qualcuno le rubi il suo letto, che qualcuno la danneggi nella somma dei suoi beni, che qualcuno le sottragga il capo, che qualcuno le rovini il letto.
C’è poi un altro motivo di suscettibilità : nessuno pretenda dai servi qualcosa oltre misura, né il marito dall’ancella né la moglie dal domestico; basta questo per generare sospetti.
Fa’ bene attenzione a quei giusti: la stessa Sara ordinò al patriarca di prendere Agar; essa lo impose; nessuno ve la costrinse né il marito l’assalì anzi, sebbene fosse vissuto lungo tempo senza figli, preferì non diventare padre piuttosto che affliggere la moglie. Ciononostante dopo tutto questo che cosa dice Sara? "Giudichi Dio tra me e te".
Ora se fosse stato uno degli altri non si sarebbe mosso a sdegno? Non avrebbe steso le mani quasi dicendo: "Che dici? Non volevo andare insieme con questa donna: sei tu responsabile di tutto ciò che è avvenuto e di nuovo mi accusi? ".
Quello però non disse nulla di simile, ma che cosa? "Ecco, l’ancella è nelle tue mani: fa’ di lei come a te piace". Rinviò la compagna del suo letto per non affliggere Sara.
Veramente non c’è nulla di più grande di questo a proposito della benevolenza.
Infatti se l’assidersi insieme a tavola desta anche nei malfattori un sentimento di concordia verso i loro avversari (e il salmista dice: "Tu che insieme con me gustasti dei cibi"), il diventare ormai una sola carne (questo infatti significa avere il letto in comune) quanto più vale per attrarre a sé!
Tuttavia nessuno di questi argomenti riuscì a convincere il giusto, ma la rinviò alla moglie, mostrando che niente avveniva per sua colpa; anzi, di più, la rinviò incinta. Chi non avrebbe avuto pietà di colei che aveva concepito un figlio da lui? Ma il giusto non si piegò: a tutto egli infatti anteponeva l’amore per la moglie.
7. Imitiamo anche noi questo. Nessuno rinfacci la povertà al prossimo, nessuno brami le ricchezze e tutto si risolve.
E la moglie non dica al marito: "Vile e meschino, pieno di pigrizia, di indolenza e di molto sonno! Quel tale, modesto e di modeste origini, affrontando pericoli e intraprendendo viaggi, fece molta fortuna e la moglie indossa oro ed incede su cocchi di bianchi muli, si aggira dovunque, ha schiere di servi e cortei di eunuchi; tu invece hai paura e vivi inutilmente".
Non dica questo la moglie e cose simili a queste: infatti è corpo, non per comandare al capo, ma per ubbidire ed essere sottomessa.
Come allora riuscirà a sopportare la povertà? Donde troverà conforto?
Scelga presso di sé quelle più povere, rifletta a sua volta quante fanciulle nobili e di nobili origini non solo non ricevettero nulla dai mariti, ma anzi diedero ad essi e perdettero tutte le loro sostanze.
Pensi ai pericoli che derivano da tali ricchezze ed amerà la vita senza affanni.
Insomma se sarà disposta affettuosamente verso il marito non dirà niente di simile, ma preferirà avere vicino a sé lui che non le offre nulla piuttosto che innumerevoli talenti d’oro con l’affanno e la preoccupazione che viene sempre alle donne a causa dei viaggi. Il marito poi che sente queste cose, dal momento che ha il comando non si dia alle violenze ed alle percosse, ma la consigli, l’ammonisca, la convinca con riflessioni come più imperfetta, non stenda mai le mani. Lungi da un’anima libera questi atti: né violenze né rimproveri né oltraggi, ma la diriga come trattandosi di un essere meno ragionevole.
Come potrà avvenire questo? Se conoscerà la vera ricchezza e la celeste saggezza, non rivolgerà nessuno di tali rimproveri.
Le insegni che la povertà non è affatto un male; le insegni non solo mediante ciò che dice, ma anche ciò che fa; le insegni a disprezzare la gloria, e la moglie non dirà né desidererà nulla di simile.
Come se ricevesse una statua, così fin da quella sera che la accoglierà nel talamo, le insegni la temperanza, la modestia, come vivere santamente, subito fin dagli inizi e respingendo dalle stesse soglie l’amore delle ricchezze; e le insegni la saggezza e la esorti a non possedere pendenti d’oro alle orecchie e lungo le guance né messi attorno al collo né disposti attorno al talamo né vesti d’oro e di lusso messe in disparte. Ma l’ornamento sia splendido e lo splendore non vada a finire nell’insolenza. Invece, lasciate queste cose a coloro che stanno sulle scene, abbellisci la casa con molto decoro, facendo in modo che spiri temperanza piuttosto che qualche altro buon profumo.
Di qui deriveranno due, anzi tre vantaggi: primo, che la sposa non soffrirà se sono terminate le feste nuziali e sono restituiti a ciascuno i vestiti e gli ori e le suppellettili d’argento; secondo, lo sposo non dovrà preoccuparsi della perdita e della custodia degli oggetti presi in prestito; terzo poi, oltre questi, ed è la somma dei beni, in base a queste stesse cose mostrerà la propria convinzione, che cioè non gode affatto di ciò e che lascerà da parte tutto il resto e non permetterà mai che ci siano danze e canti ignobili.
So bene che sembro ugualmente molto ridicolo ad alcuni prescrivendo tali cose.
Tuttavia se mi ubbidirete, col trascorrere del tempo ed esperimentandone realmente il vantaggio, allora ne comprenderete l’utilità; ed il riso scomparirà e deriderete il costume attuale e vedrete che è davvero proprio di ragazzi insensati e di uomini ebbri ciò che accade ora, mentre ciò che vi consiglio è proprio della temperanza, della saggezza e della vita più elevata.
Che cosa dunque affermo che bisogna fare?
Allontana dalle nozze tutti i canti turpi, satanici, i ritornelli volgari, le corse dei giovani dissoluti, e questo atteggiamento potrà rendere temperante la sposa.
Subito infatti penserà tra di sé: "Oh!, chi è mai questo marito? È saggio, non stima affatto la vita presente, mi ha condotto nella sua casa per generargli dei figli, per allevarli, per custodire la sua dimora". Sono spiacevoli queste cose alla sposa? Solo sino al primo e al secondo giorno, ma poi non più, anzi ne trarrà grandissimo piacere, distogliendo da sé ogni sospetto.
Infatti chi non tollera né flauti né danzatori né canti sfrenati e questo già al tempo delle nozze, difficilmente costui si indurrà a fare o a dire qualcosa di turpe.
Successivamente, quando avrai eliminato tutto ciò dalle nozze, accostandola a te, plasmala sapientemente, lasciando durare per lungo tempo il suo senso del pudore, senza infrangerlo bruscamente.
Infatti, anche se la fanciulla è un po’ sfacciata, sa temporaneamente tacere; presa dal pudore verso il marito e dallo stupore verso la nuova situazione. Tu quindi non violare bruscamente questo senso di verecondia, come fanno gli uomini dissoluti ma fallo durare per lungo tempo: ciò sarà per te un grande guadagno. Non ti rimprovererà durante questo tempo né ti riprenderà per quanto avrai deciso di fare.


Pudore e amore

8. Ordina dunque ogni cosa in quel tempo in cui il pudore, come un freno posto all’anima, non permette né di biasimare né di criticare ciò che avviene. Infatti quando avrà raggiunto la libertà di parola, con molta sicurezza sconvolgerà e confonderà ogni cosa.
Quando dunque si presenta un altro tempo così adatto per plasmare la moglie come quello in cui ha rispetto del marito e prova ancora timore ed ha soggezione?.
Imponile allora tutte quante le leggi ed ubbidirà totalmente, volentieri e malvolentieri.
In che modo non cancellerai il pudore?
Quando anche tu non apparirai meno riservato di quella, discorrendo di poche cose e di queste con grande serietà e sobrietà.
Falle allora i discorsi sulla saggezza: infatti l’anima è disposta ad accoglierli; mettila nella migliore disposizione, del pudore intendo dire.
Se poi volete, vi dirò a mo’ di esempio di quali cose bisogna discorrere con lei. Infatti se Paolo non rifuggì dal dire: "Non privatevi l’un l’altro" e fece risuonare parole di una pronuba, anzi non di una pronuba ma di un’anima spirituale, con maggior ragione noi non ci tratterremo dal parlare.
Di che cosa dunque bisogna discorrere con lei? Ora con molta grazia bisogna dirle: "Noi, o fanciulla, ti scegliemmo compagna della vita e ti introducemmo a prendere parte con noi delle cose più importanti e necessarie, cioè della generazione dei figli e della guida della casa. Che cosa dunque ti chiediamo?".
O meglio, prima di questo tratta di ciò che riguarda l’amore: infatti niente serve tanto per convincere chi ascolta ad accogliere ciò che si dice quanto il sapere che viene detto con molto amore.
Come dunque mostrerai l’amore? Se le dirai: "Pur potendo scegliere molte spose e più ricche e di illustre origine, non le scelsi, ma mi innamorai di te, della tua condotta, del tuo decoro, della tua modestia, della tua temperanza".
Quindi dopo questo prepara la via ai discorsi intorno alla saggezza e biasima il denaro con qualche circonlocuzione. Infatti se prolungherai semplicemente il discorso contro il denaro, riuscirai importuno; se invece saprai cogliere il momento adatto, risolverai tutto. Parrà infatti che tratti la cosa come per difesa, non da uomo austero e senza grazia ed avaro; ma quando trarrai l’occasione dalle sue stesse esigenze, ne gioirà pure.
Le dirai dunque (bisogna allora riprendere il discorso): "Pur essendo possibile sposarne una ricca ed abbiente, non lo volli". E perché mai? Ho imparato non a caso né inutilmente ma giustamente che la ricchezza non è affatto un guadagno, ma una cosa spregevole ed adatta ai furfanti, alle meretrici ed ai ladri di tombe.
Perciò, lasciate queste cose, mirai alla virtù della tua anima, che antepongo a tutto l’oro. Infatti una fanciulla giovane, intelligente e libera e che ha cura della pietà vale tutto quanto il mondo. Per questi motivi ti abbracciai e ti amo e ti preferisco alla mia stessa anima.
Nulla vale la vita presente, e supplico e prego e faccio di tutto in modo che siamo ritenuti degni di vivere la vita presente così da potere anche di là, nel secolo futuro, stare insieme l’un con l’altro con grande sicurezza.
Infatti questo tempo è breve e caduco, ma se saremo stati ritenuti degni di piacere a Dio trascorrendo così questa vita, saremo sempre con Cristo e l’un con l’altro con maggiore letizia.
Io preferisco ad ogni cosa il tuo amore e nulla mi è così gravoso e molesto quanto il dissentire talora da te.
E se anche dovessi perdere tutto e diventare più povero di Iro e sottostare agli estremi pericoli e soffrire qualsiasi cosa, tutto sarà per me sopportabile e tollerabile finché tu sarai ben disposta verso di me. Ed i figli saranno per me desiderabili finché tu sarai benevola verso di noi.
Bisognerà che anche tu faccia questo. In seguito inserisci anche le parole dell’apostolo, che cioè Dio vuole che la nostra concordia sia così strettamente rinsaldata. Ascolta infatti la Scrittura che dice: "Perciò lascerà l’uomo suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna".
Non ci sia da parte nostra alcun motivo di suscettibilità; via le ricchezze, la folla degli schiavi, gli onori esteriori. Questo è per me preferibile a tutto.
Di quale oro e di quali tesori non saranno più desiderabili per la moglie queste parole? Non temere che la tua diletta sia talora in disaccordo con te, ma confessale che la ami.
Le etere che si congiungono ora a questo ora a quello giustamente si potrebbero sollevare contro i loro amanti se sentissero tali parole. Invece una donna libera ed una fanciulla nobile non si potrebbe mai adontare per queste parole, anzi si sottomette ancora di più.
Mostrale che stimi molto la sua compagnia e preferisci per lei essere in casa che in piazza, e anteponila a tutti gli amici ed ai figli che hai avuto da lei e questi siano da te amati in vista di essa.
Se farà qualcosa di bene, lodala ed ammirala; se invece farà qualcosa di insolito e come capita alle fanciulle, esortala e consigliala.
Biasima in ogni modo le ricchezze ed il lusso e mostrale l’ornamento che proviene dal decoro e dall’onestà ed insegnale continuamente ciò che le conviene.

Unità dell’amore
9. Siano comuni le preghiere tra di voi. Ciascuno vada alla chiesa e di ciò che viene detto e letto là, il marito in casa chieda conto alla moglie e quella al marito.
Se la povertà in qualche modo si facesse sentire, porta l’esempio dei santi uomini Paolo e Pietro, che ottennero una stima maggiore di tutti i sovrani e ricchi, e come passarono la vita nella fame e nella sete!
Insegnale che nulla si deve temere delle cose della vita tranne soltanto l’offendere Dio.
E se uno si sposerà proprio per questi motivi non sarà di molto inferiore a chi conduce vita monastica né lo sposato a quelli che non lo sono.
Se poi vuole fare pranzi ed offrire banchetti, non invitare nessun impuro, nessun indegno, ma se troverai un santo povero che può benedire per voi la casa, che con l’accesso dei suoi piedi può introdurre ogni benedizione di Dio, questo invita.
Devo dirti un’altra cosa? Nessuno di voi si dia da fare per sposarne una più ricca, ma piuttosto una molto più povera. Infatti non entrerà tanto motivo di piacere dalle sue ricchezze, quanto piuttosto dispiacere dai rimproveri, dall’esigere di più di quanto ha portato, dagli oltraggi, dal lusso, dalle parole importune.
Infatti dirà probabilmente così: "Non consumai nulla del tuo, sono ancora fornita del mio che mi hanno donato i miei genitori".
Che dici, o moglie? Sei ancora fornita del tuo? Che cosa ci sarebbe potuto essere di più infelice di questa parola?
Non hai più un corpo proprio ed hai delle ricchezze proprie? Dopo le nozze non siete più due carni, ma diveniste una sola, e due sono le sostanze e non una! Oh, l’amore delle ricchezze! Siete divenuti un uomo solo, un solo essere vivente ed ancora dici: "Le cose mie"? Questa parola maledetta ed empia proviene dal diavolo.
Dio rese per noi comune tutto ciò che è più necessario di queste, e queste non sono comuni? Non è possibile dire: la mia luce, il mio sole, la mia acqua; sono per noi comuni tutte le cose più grandi e le ricchezze non sono comuni?
Vadano in rovina infinite volte le ricchezze, anzi non le ricchezze, ma le scelte che non sanno usare le ricchezze e le antepongono ad ogni cosa.
Insegnale fra il resto ciò, ma con molta grazia. La stessa esortazione alla virtù ha di per sé un aspetto molto severo, soprattutto per una fanciulla tenera e fresca. Quando le parole riguardano la saggezza fa’ uso di molta grazia ed elimina da quell’anima soprattutto questo: "Il mio e il tuo".
Se dirà: "Le mie cose", dille: "Quali cose dici tue? Non lo so infatti; non possiedo niente di proprio e come dunque dici: "Le cose mie", essendo tutto tuo?".
Condonale l’espressione. Non vedi che facciamo così per i bambini? Quando hanno preso qualcosa a noi di mano e vogliono avere di nuovo qualcos’altro, acconsentiamo e diciamo: "Sì, questo è tuo ed anche quello".
Facciamo così anche per la moglie. Infatti la sua mente è più infantile. E se dirà: "Le mie cose", dille: "Tutto è tuo, anch’io sono tuo". Non è una parola di adulazione, ma di molta accortezza. Così potrai frenare la sua ira e placare la sua insoddisfazione. È adulazione infatti se qualcuno compie qualcosa di ignobile per il male: ciò invece è grandissima saggezza.
Dille dunque: "Anch’io sono tuo, o figliola. Questo mi raccomandò Paolo dicendo: "Il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie. Se io non ho potere sul mio corpo ma tu, quanto di più per le ricchezze!".
Dicendo ciò l’hai placata, hai spento la fiamma, hai svergognato il diavolo, l’hai resa schiava più di una comprata col denaro, l’hai legata con queste parole.
Così in base a quanto tu dici insegnale a non dire mai: "Mio e tuo".
E non chiamarla mai semplicemente, ma con tenerezza, con riguardo, con molto amore.
Onorala e non sentirà il bisogno di onore da parte di altri; non proverà necessità della gloria da parte di altri se godrà di quella da parte tua.
Preferiscila a tutto, per ogni cosa, per bellezza, per intelligenza, e lodala. Così la convincerai a non attaccarsi a nulla di esteriore, ma a disprezzare tutto il resto.
Insegnale il timore di Dio e tutto sgorgherà come da una fonte e la casa sarà traboccante di infiniti beni. Se cercheremo le cose incorruttibili, sopravverranno anche quelle corruttibili. Dice infatti: "Cercate prima il regno di Dio e tutto ciò vi sarà dato in più". Quali bisogna pensare che siano i figli di tali padri? Quali i servi di tali signori? Quali tutti gli altri che si accostano a loro? Non accadrà che anch’essi siano colmati di infiniti beni?
Infatti come i servi il più delle volte uniformano i loro costumi su quelli dei loro signori e fanno propri i desideri di quelli, amano le loro cose, parlano delle stesse cose che hanno imparato, vivono nelle stesse condizioni; così , se formeremo in tale modo noi stessi e attenderemo alle Scritture, impareremo la maggior parte delle cose da esse e così potremo piacere a Dio e trascorrere virtuosamente tutta la vita presente e conseguire i beni promessi a quelli che lo amano.
Volesse il cielo che tutti noi ne fossimo ritenuti degni, per la grazia e la benevolenza del nostro Signore Gesù Cristo, al quale col Padre insieme con lo Spirito Santo sia gloria, potenza, onore, ora e sempre e per i secoli dei secoli. Così sia.