lunedì 2 marzo 2015

II Domenica di Quaresima ( DON ARTURO BELLINI)

Briciola orante sul  monte Tabor

II Domenica di Quaresima – Gavarno, 1 marzo 2015

Nell’icona che accompagna il cammino della quaresima il Tabor è tavola per contemplare… Sul monte coi discepoli scelti da Gesù, ciascuno è invitato a far esperienza dei cieli che si aprono e di una voce che domanda di ascoltare Gesù, il figlio amato.
La trasfigurazione è un grande mistero che dona luce e forza da custodire per i momenti di prova, di distretta, di sofferenza e di morte.

Lasciarci illuminare … A questo siamo chiamati! Ci sono esperienze che ci trasfigurano. Tu sei sempre lo stesso, ma il tuo volto si fa bello e radioso, riflette il mistero che ti abita dentro e muove i tuoi sentimenti… 
Si vede nel volto che in te si è accesa la gioia. Il vangelo di Marco scrive che anche i vestiti riflettono lo splendore dell’anima: "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime; nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle cosi bianche".
Ai ragazzi e alle ragazze ho chiesto di farsi raccontare dai genitori, dai nonni e dalle nonne, quando gli è accaduto di sperimentare, nell’incontro con Gesù, qualcosa di simile all’esperienza, provata da Pietro, Giacomo e Giovanni e quando hanno “sentito” il Vangelo come esperienza decisiva per il loro futuro.

A tutti ho chiesto anche di pregare così:
Signore Gesù, portaci con Te, sul monte Tabor e mostraci la bellezza del Tuo volto. Donaci il desiderio di stare con Te, per ascoltare la Tua voce e vivere l’esperienza di Pietro che ti disse: “Maestro è bello per noi stare qui!”.
 Fa’ crescere in noi l’amore per Te
e fa’ fiorire sulle nostre labbra il canto di gratitudine
per i fratelli e le sorelle  che ci hai messo accanto,
  ci hanno manifestato e ci manifestano la bellezza del Tuo volto. 

Signore Gesù, fa’ risplendere, anche sul nostro volto,
la gioia di averti incontrato e accresci in noi il desiderio di condividere con tutti la speranza che Tu hai acceso nei nostri cuori.


          a cura di don Arturo Bellin

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