martedì 27 gennaio 2015

Vocazione: tornare a scuola di Benedizione III Domenica Anno B – Gavarno, 25 gennaio 2015

Vocazione: tornare a scuola
di Benedizione

III Domenica Anno B – Gavarno, 25 gennaio 2015


Dal fiume Giordano alla Galilea. Dal deserto oltre il Giordano al lago di Genezareth. E’ l’aurora del ministero di Gesù. L’acqua, le onde, i pesci, le barche, le reti… sono le note dello spartito della gente di lago… Gesù passa lungo la riva, guarda, vede Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni e accende nel loro cuore il desiderio di seguirlo, lungo sentieri che danno respiro di vita e di speranza.
Li chiama a collaborare con Lui per aiutare gli uomini ad uscire dall’acqua profonda e agitata, simbolo del male; li chiama ad essere diversamente pescatori, pronti a collaborare per tirar fuori gli uomini dalle acque che inghiottono e uccidono e liberarli dall’abisso del male che imprigiona e schiavizza.

Gesù cammina sulle rive del mondo anche oggi e anche oggi, come allora, guarda, vede e apre all’uomo di ogni cultura e di ogni luogo orizzonti di vera libertà. Ti vede indaffarato con le tue reti da pesca, ti vede immerso nelle tue preoccupazioni quotidiane e ti viene incontro. Gesù non scarta nessuno. Valorizza i talenti di ciascuno. Ti annuncia la speranza che cambia la vita e aspetta la tua risposta.

Il regno di Dio non si impone: bussa alla porta del cuore per essere accolto. Cerca donne e uomini disposti ad accoglierlo, pronti a convertirsi, cioè ad affidarsi al vangelo. Chi apre il cuore al vangelo, chi lo accoglie e crede nel vangelo non resta deluso. Diventa semplice ed esperto lavoratore di mare che tira fuori dall’oscurità le donne e gli uomini; diventa umile e generoso contadino che sa disseppellire il tesoro sepolto nel cuore di ciascuno; corre come messaggero di buone notizie per accendere nei cuori il desiderio di di un’altra luce…

La storia della vocazione dei primi discepoli e quella di Giona, raccontata nella prima lettura, si intreccia con la giornata della famiglia: un esplicito invito a tornare alla sorgente della vocazione della vocazione della famiglia.
Ho rivisto in questi giorni il lago e il fiume della mia infanzia e la vista di quei luoghi mi hanno suggerito l’immagine del grembo come realtà umana, capace di farci comprendere la bellezza e la ricchezza della vocazione famigliare.

Eccovi qualche rapido cenno che ciascuno potrà rivisitare nella riflessione e nella preghiera. Sono pensieri, per altro, più volte ripresi da papa Francesco, in omelie e discorsi.
La famiglia è grembo per ciascuno di noi. E’ "scuola" di ascolto e di contatto corporeo. Spazio protetto e sicuro, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno, rassicurati dal battito del cuore della mamma.
Quando veniamo “messi in voce”, restiamo in un certo senso ancora in un "grembo": dal grembo della madre al grembo della famiglia, grembo fatto di persone diverse, in relazione tra loro.

In questo grembo si impara a convivere nella «differenza» tra maschi e femmine, tra adulti, anziani e bambini e giovani… Più sono diverse le età che stanno tra loro in relazione più ricco è il nostro ambiente di vita. Ci si accoglie a vicenda perché c’è una legame.
Nel grembo della famiglia impariamo a parlare nella "lingua materna" e sentiamo che altri ci hanno preceduto, ci hanno messo nella condizione di esistere e di potere a nostra volta generare vita e fare qualcosa di buono e di bello.
Nel grembo della famiglia impariamo a pregare. Quando i genitori affidano a Dio i propri bambini, perché vegli su di loro e quando recitano insieme semplici preghiere, la presenza di Dio diviene viava e sentita.
Nel grembo della famiglia diventiamo capaci di abbraccio di sostegno, di capacità a decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme. Ci alleniamo a venirci incontro a vicenda… impariamo ad avere uno sguardo attento agli altri per dare conforto e speranza; sperimentiamo i limiti, i piccoli e grandi problemi dell’andare d’accordo. Imparare ad affrontare tensioni in maniera costruttiva.

Il grembo familiare è scuola di perdono: il bambino impara ad ascoltare, a parlare in modo rispettoso, a esprimere il proprio punto di vista senza negare quello altrui, e si prepara ad essere nella società un costruttore di dialogo e di riconciliazione.

Il grembo familiare è scuola di benedizione. In un mondo dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di benedizione. Sempre, anche quando ci possono essere buone ragioni per dire "adesso basta!".
Benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza.

Le parole di Gesù “convertitevi e credete nel Vangelo” ci fanno incrociare un luogo a noi vicino e familiare. Ci chiedono di guardare la famiglia con occhio pieno di gratitudine, di saper accogliere la buona notizia che in essa è racchiusa e di fare la nostra parte perché il vangelo della famiglia fiorisca in gesti di condivisione e di speranza.

a cura di don Arturo Bellini

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