martedì 6 gennaio 2015

LUISA PICCARRETA La piccola figlia della “Divina Volontà”


LUISA PICCARRETA
La piccola figlia della “Divina Volontà”
Don Pablo Martin Sanguiao
“Ecco faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Isaia, 43,19)
Questo libro presenta sinteticamente la figura e la vita della “Serva di Dio” Luisa Piccarreta, anima prescelta dal Signore, vissuta e deceduta in fama di straordinaria virtù presso quanti l’hanno conosciuta e che ancora la ricordano come “Luisa la Santa”. La sua più vera e completa biografia è stata scritta da lei stessa nel suo “Quaderno di memorie dell’infanzia”, nei Volumi del suo “diario” e nelle sue lettere. Luisa è la prima ed insostituibile testimone di se stessa. Parlare di lei comporta la necessità di parlare e di riflettere –sia pur brevemente– sulla missione e il messaggio d’immensa trascendenza (il compimento della petizione del Padrenostro, che è anche una divina promessa:“Venga il tuo Regno: sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”), che N. Signore le avrebbe affidato.
Essendo dunque una biografia che presenta la testimonianza di alcuni brani dei suoi scritti privati, qualcuno potrebbe cercare la garanzia di un “Nulla osta” o di un“Imprimatur”. Ebbene, l’attuale Codice di Diritto Canonico, in vigore dal 1983, ha soppresso questa necessità, che rimane soltanto per le edizioni dei Libri Sacri, liturgici, catechismi e testi di scuola riguardanti la Sacra Scrittura, la Teologia, il Diritto Canonico, ecc.
Tuttavia nella sua prima stesura del 23 Aprile 1992, questo libro fu sottoposto al parere di alcuni Eccellentissimi Vescovi, i quali, pur non potendo accordare una esplicita licenza (il lettore comprenderà il motivo), non trovarono nulla di erroneo o di sconveniente alla pubblicazione. D’altronde, il processo di Beatificazione, iniziato il 20 Novembre 1994, concluse il suo iter diocesano il 29 Ottobre 2005, passando alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, per cui questo modesto lavoro presenta una biografia della Serva di Dio in via del tutto provvisoria, in attesa del verdetto finale della Sacra Congregazione. Pertanto, il parere dell’Autore e quanto qui è scritto non intende prevenire in alcun modo il giudizio che spetta alla Santa Chiesa. (Si veda l’ultimo capitolo, “Dichiarazione”). D. Pablo Martín
Aggiornato al Settembre 2009
A Te, VERGINE MARIA, Divina Madre di Dio e dolcissima Madre mia, che sei MADRE E REGINA DELLA DIVINA VOLONTÀ,dedico e consacro questo libretto,che è uno squillo di tromba,che è l’annuncio di una grande gioia,delle grandi cose meravigliose che Dio ha fatto in LUISA,la più piccola delle tue figlie,"LA PICCOLA F1GLIA DELLA DIVINA VOLONTÀ",
affinché Tu, Mamma cara, accompagni chi lo leggerà,tocchi la sua mente e apra il suo cuore,
affinché possa conoscere così IL DONO DI DIO.A Lui siano rese grazie, lode e gloria in eterno !
Prefazione
Questa nuova pubblicazione sulla venerata Serva di Dio, Luisa “la Santa”, “la piccola figlia della Divina Volontà”, propone e raggiunge un duplice fine: Anzitutto, arricchisce il tesoro di conoscenze della sua vita umana e carismatica, e in secondo luogo, ci mette a conoscenza del cammino compiuto, in questi 45 anni dalla sua morte, circa la posizione canonica, devozionale e popolare nei suoi riguardi.
La prima, in una diretta e piena ubbidienza ai dettami del Santo Ufficio e della Congregazione delle cause dei Santi, ha ricevuto un significativo e favorevole criterio di giudizio con la Beatificazione del Padre Annibale di Francia, Fondatore delle due Famiglie religiose: dei Padri Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo.
Come è noto, il Beato Annibale fu il Direttore Spirituale di Luisa e compilò la prefazione a diverse pubblicazioni della sua figliola spirituale nel Divin Volere.
La seconda, quella devozionale, si va sempre meglio organizzando sia nel settore delle manifestazioni liturgiche e sia per quello della partecipazione cosciente, ammirata e ordinata, da parte dei fedeli.
La terza riguarda il lavoro organizzativo dell’Associazione intitolata a Luisa, che si è stabilita negli stessi locali della sua indimenticabile abitazione, lodevolmente recuperata e arricchita di una Cappella e di locali di ufficio.
Ecco, allora, il valore di attualità del libro del carissimo e venerato Padre Pablo Martín Sanguiao.
Egli, anzitutto, ha tenuto fede all’antico e nobile proverbio: “ex abundantia cordis os loquitur” (dall’abbondanza del cuore parla la bocca), e per questo ha manifestato gioiosamente i suoi sentimenti di fede, di ammirazione e di gaudio per la vocazione e missione prestigiosa di Luisa ricevuta dal Divino Redentore.
Perciò egli l’ha scelta come sole del suo zelo religioso e con la presente pubblicazione è divenuto apostolo e guida della sua vita di sofferenza e di fedeltà.
Lo vogliamo ringraziare, per questo, con la promessa di una fervida preghiera a Luisa perché, dall’alto dei Cieli faccia discendere sulla sua persona e suo apostolato grazie e benedizioni particolari da parte di Gesù e della Vergine Maria.
† Giuseppe Carata
Arcivescovo Emerito di Trani – Nazareth
“Luisa, la Santa”
“Ancor piccolo, sentivo ripetere il nome di una donna che da oltre quarant’anni trovavasi sempre a letto. Anche mia madre si era a lei affezionata e ne parlava spesso. Specie, nei momenti del dolore, oppressa, correva a lei per raccomandarsi alle sue preghiere. Dopo vent’anni son tornato a rivedere quest’anima e l’ho trovata sempre uguale: placida e sorridente, coi fusetti del tombolo tra le mani per lavorare o con la corona tra le dita, in segno di preghiera.
Per tutti coloro che l’hanno vista e visitata aveva sempre sulle labbra la dolce parola della Volontà di Dio e sapeva infondere in tutti la pace dell’anima e della coscienza, il sorriso nella famiglia.
Entrando nella sua stanzetta e volgendo lo sguardo a destra, il visitatore si trovava dinanzi ad un letto, circondato da una tendina. Su questo letto giaceva una donna da circa settant’anni, sempre serena e fresca come una pasqua. Piccola nella statura, occhio vivace, sguardo penetrante, con la testa lievemente piegata verso destra, questa vergine viveva sola con la sorella. Mai un lamento, mai un atto di ira. La si vedeva sempre seduta appoggiata su tre cuscini, avendo dirimpetto, appeso al ferro della tendina, un crocifisso, su cui voleva modellare la sua intera esistenza.
Alzando il velo della tendina si vedeva un altare, sul quale ogni mattina un Sacerdote celebrava l’incruento Sacrifìcio della Messa. Vicino, un armadio per deporre i paramenti sacri. Nulla più, all’infuori di un balcone sul quale di tanto in tanto, lei, seduta sul suo lettino, prendeva un po’ d’aria e di sole.
Settant’anni di letto! Un’intera lunga esistenza. Ebbene, quest’anima, dal 1878 al 1947, ha trascorso la sua esistenza nella solitudine, nelle sofferenze, nel silenzio e nella preghiera. Quest’anima aveva un nome da molti conosciuto: Luisa Piccarreta, chiamata “Luisa, la Santa”.
Infanzia di Luisa
Luisa non sempre era stata nel letto. I suoi primi anni furono in continuo movimento, perché era sana e robusta; di quella robustezza delle antiche famiglie patriarcali che vivevano i loro anni nell’aperta campagna, tra il profumo dei timi ed il belar delle pecore.
La terra pugliese, austera e rude, laboriosa e sobria, riflette l’indole dei suoi abitanti... Una terra tenace, una terra con cuore di pietra, nella quale Dio volle realizzare la sua antica promessa: “...Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e farò sì che camminiate nei miei statuti e che osserviate e mettiate in pratica le mie leggi” (Ez. 36, 26-27).
Luisa venne alla luce in Corato, terra di Bari, e lì è vissuta e santamente si è spenta. Il nome di Corato si direbbe che venga da “Cor datum” (“Cuor dato”).
Ammirabile Provvidenza divina, che dispose che sullo stemma della città figurasse un cuore in mezzo a quattro torri che lo custodiscono... Sì, perché è la terra dove Dio ha voluto dare il suo Cuore, cioè il suo Volere Divino, ad una creatura, e dove essa ha dato il proprio cuore al suo Signore...
La mattina del 23 Aprile 1865, Domenica “in Albis”, nacque Luisa; la sera stessa fu battezzata. È la domenica che segue la Pasqua. Vale la pena notare che settant’anni più tardi Nostro Signore domandò, per mezzo di Santa Faustina Kowalska, che in tale domenica fosse celebrata la festa della Divina Misericordia; e che ancora 60 anni dopo,proprio il 23 Aprile 1995, il Papa Giovanni Paolo II ha stabilito che in questa domenica sia solennemente festeggiata. Ottenerla in favore degli uomini fu appunto la prima missione di Luisa come vittima.
E lei racconta che era nata “al rovescio”, ma che sua madre non soffrì nulla nel parto; “tanto che io –dice– negli incontri e circostanze della mia povera vita sono solita di dire: nacqui al rovescio! È giusto che la mia vita sia al rovescio della vita delle altre creature!”. E anche la sua morte fu al rovescio di quanto avviene agli altri, come vedremo dai fenomeni straordinari accaduti al suo corpo, al morire il 4 Marzo 1947.
I suoi genitori, Vito Nicola Piccarreta e Rosa Tarantini, di Corato entrambi, ebbero cinque figlie: Maria, Rachele, Filomena, Luisa e Angela. Queste due ultime non si sposarono e, dopo la morte dei genitori, rispettivamente la mamma il 19 Marzo e il papà il 13 Aprile 1907, Angelina restò sempre ad accudire Luisa.
Nella tenera età di tre o quattro anni, fino ai dieci , la piccola Luisa era paurosa di temperamento; non sapeva restare sola, né andare da nessuna parte da sola, ma ciò era causato dai sogni di paura che in quella sua infantile età ogni notte faceva.
Sognava il demonio, che la spaventava, la faceva tremare, sudare freddo, e lei si nascondeva, fuggiva in braccio alla mamma e restava così durante il giorno con l’impressione dei sogni e di una tale paura, che le sembrava come se da tutte le parti il demonio volesse uscire... Perfino quando andava coi genitori alla masseria della famiglia –un podere agricolo a circa 27 km. da Corato, masseria chiamata “Torre Disperata”, nelle Murge–, non poteva restare sola neanche in giardino, perché il soffio del vento o il muoversi dei rami degli alberi le facevano pensare che lì sopra ci fosse il demonio.
Per questo motivo, fin da quell’età, si abituò alla preghiera. Si raccomandava ogni giorno a tutti i Santi e le Sante che conosceva con altrettanti Padrenostri e Ave Maria, affinché la liberassero dai sogni... Cominciò anche a svegliarsi in lei una tenera e profonda devozione alla Madonna, che lei chiamava “la Mamma Celeste”; qualche volta pure La sognava, che le scacciava il demonio. Una volta, in particolare, le disse: “Piangi, figlia mia, che è morto mio Figlio”. Luisa rimase scossa e piena di compassione.
Ma la sua infanzia, lei dice, trascorse così amareggiata e infelice.
Nemmeno giocava con le altre bambine o con le sue sorelline, a causa della lungaggine delle sue preghiere; sicché restava un po’ in disparte, senza discostarsi troppo però, a causa della paura. Non voleva prendere parte né a feste né a quei divertimenti, anche innocenti, che si usano nelle famiglie.
Il suo temperamento vergognoso le rendeva estranee tutte le cose e la metteva in croce, se veniva costretta a partecipare o se sua madre la portava a far visita ai parenti. Se poi qualche persona veniva a casa sua, Luisa scompariva fino a quando la chiamavano e le dicevano che i visitatori se ne erano andati; nel frattempo era rimasta nascosta dietro un letto, raccolta in preghiera.
Ricordando tutto ciò, un giorno Gesù le disse: “Figlia mia, anche la vergogna con cui ti circondai nella tua tenera età fu una delle più grandi gelosie d’amore per te. Non volevo che in te entrasse nessuno, né il mondo, né le persone; volevo renderti estranea a tutti; a nessuna cosa volevo che tu prendessi parte e che ti facesse piacere, perché avendo stabilito fin da allora che dovevo formare in te il Regno del Fiat Supremo e dovendo tu prendere parte alle sue feste e alle gioie che in Esso ci sono, era giusto che nessun’altra festa tu godessi e che dei piaceri e divertimenti che ci sono sulla terra ne dovessi restare digiuna. Non ne sei contenta?”
E Luisa dichiara: “Ma ad onta che ero vergognosa e paurosa, ero di temperamento vivace, allegra: saltavo, correvo e facevo anche delle impertinenze”.
Luisa mai emerse in nessun aspetto naturale. Tutta la sua vita fu una bambina piccola piccola. Nulla conobbe all’infuori di Dio, e il mondo non la conobbe; nulla di umano in lei che attirasse l’attenzione.
Un giorno Gesù le doveva dichiarare: “Senti, Io girai e rigirai la terra; guardai una per una tutte le creature per trovare la più piccola fra tutte, e fra tante trovai te, la più piccola fra tutti. La tua piccolezza Mi piacque e ti scelsi; ti affidai ai miei angeli, affinché ti custodissero, non per farti grande, ma perché custodissero la tua piccolezza; ed ora voglio incominciare la grande opera del compimento della mia Volontà. Né con ciò ti sentirai più grande, anzi la mia Volontà ti farà più piccola, e tu continuerai ad essere la piccola figlia del tuo Gesù, la piccola figlia della mia Volontà”. (Vol. 12°, 23-3-1921)
La voce di Gesù
Nove anni aveva Luisa quando fece la prima Comunione. Fu la Domenica “in Albis” del 1874; quello stesso giorno ricevette il Sacramento della S. Cresima.
Luisa si era preparata da molto tempo; aveva frequentato la chiesa Matrice per meglio imparare le nozioni catechistiche e negli esami si mostrò superiore alla sua età, essendo a lei assegnato il premio. L’Arciprete, Don Filippo Furio, rivolse ai piccoli neocomunicandi parole calde di fede e di amore verso il Prigioniero Eucaristico. La piccola Luisa pianse di tenerezza e con grande devozione si accostò per la prima volta a ricevere Colui che doveva farla sua Vittima ed Ostia vivente.
Da Trani era venuto l’Arcivescovo e si approfittò per impartire la S. Cresima a coloro che si erano dimostrati buoni e preparati. Tra i primi fu la Luisa.
L’Eucaristia diventò per lei la sua passione predominante e in Essa accentrò tutti i suoi affetti. Già a quell’età Luisa rimaneva le ore intere in chiesa (la sua parrocchia, Santa Maria Greca) inginocchiata immobile, assorta in profonda contemplazione.
Si fece “figlia di Maria” a undici anni. E lei stessa racconta:
Un giorno, mentre volevo pregare e meditare, la paura mi sorprese e stavo per fuggire in mezzo alla famiglia; mi intesi una forza nel mio interno che mi tratteneva e sentii nel fondo dell'anima mia una voce che mi diceva: «Perché temi? C’è l’Angelo tuo vicino al tuo fianco, c’è Gesù nel tuo cuore, c’è la Mamma Celeste che ti tiene sotto il suo manto; perché dunque prendi paura? Chi è più forte: l’Angelo tuo custode, il tuo Gesù, la tua Mamma Celeste, o il nemico infernale? Perciò non fuggire, ma resta e prega e non aver paura».”
In questo modo Luisa acquistò tanta forza, coraggio e fermezza, che la paura scomparve e cessarono pure gli incubi notturni. D’allora in poi –aveva sui dodici anni– incominciò a sentire la voce interna di Gesù, soprattutto quando Lo riceveva nella S. Comunione.
Gesù, atteggiandosi a Maestro, ora la correggeva, ora la rimproverava, ora l’ammaestrava e le spiegava la meditazione. “Fin d’allora –scrive Luisa– nel mio interno l’amabile Gesù mi faceva lezione sulla Croce, sulla mansuetudine, sull’ubbidienza, sulla sua Vita nascosta...”
Gesù fu geloso di affidare a nessun uomo il compito della direzione e dell’educazione spirituale di Luisa, perché in lei doveva formare appunto l’Opera della Santità delle santità, la sua personale Opera di dare inizio sulla terra al Regno della Divina Volontà. Pertanto, sebbene Luisa si trovò sempre in ubbidienza, affidata alla cura dei suoi Confessori –nella sua vita furono quattro quelli designati dai vari Arcivescovi, più Sant’Annibale di Francia, a modo di Confessore straordinario,– essi non furono mai per lei direttori spirituali. Questo fu solo Gesù in persona.
La voce interna di Gesù portava Luisa al distacco di se stessa e di tutto; a tale scopo le diede come modello la vita occulta della Sacra Famiglia a Nazaret. La vita nel Volere Divino, che anni dopo insegnerà Gesù a Luisa, è la ripetizione della Vita interiore di Gesù, vissuta specialmente nell’ambito di Nazaret e in quello della sua SS. Passione. E non è per caso che il nome dell’Archidiocesi a cui appartiene Corato è di “Trani-Nazaret”.
“Tu sarai la vera monacella del mio Cuore”
Luisa aveva frequentato la scuola delle Suore dell’Immacolata Concezione (dette “d’Ivrea”) e aveva fatta la prima (o forse la seconda) elementare. Un affetto un po’ particolare per loro si era svegliato in Luisa, un affetto o attaccamento umano che Gesù amaramente le rimproverava e che fu il primo e l’ultimo in vita sua. In quegli anni, lei dice, aveva quasi una smania di voler farsi suora e desiderava essere una di quelle che conosceva; ma Gesù la fece ben presto finire, permettendo che trovasse una delusione... Le parlò del Suo amore e dell’incostanza dell’amore delle creature, di come voleva che assolutamente la finisse, e infine soggiunse: “...Quando un cuore non è vuoto, Io lo rifiuto, né posso incominciare il lavorio che ho disegnato di fare nel fondo dell’anima”.
Ai suoi desideri di vita religiosa, Gesù rispondeva rassicurandola: “Sì, ti contenterò; vedrai che sarai suora”. Ma la famiglia era contraria, specialmente sua madre, che diceva che la avrebbe contentata se avesse voluto farsi suora di clausura, ma non di vita attiva.
Aveva sui 14 anni quando andò con la mamma a Trani, a domandare l’ammissione presso le Clarisse del monastero di San Giovanni (di clausura), ma non fu accettata, perché sua madre riferì le strane cose che le accadevano e, soprattutto, la precaria condizione fisica di Luisa. Anni dopo, ridotta Luisa a languire in un letto, nella sua condizione di Vittima volontaria, lamentandosi con Gesù Gli diceva: “Eppure mi dicevi la bugia, mi davi la burla, promettendomi che dovevo giungere a farmi suora”.
Ma Gesù molte volte l’assicurò che le aveva detto la verità, dicendole: “Io non so né ingannare né burlare. La chiamata che Io facevo a te era più speciale: chi mai col farsi suora, anche nelle religioni più strette, non può camminare, non può prendere aria, non può godere di nulla? E quante volte nelle religioni fanno entrare il piccolo mondo e si divertono magnificamente? Ed Io resto come da parte... Ah, figlia mia, quando Io chiamo ad uno stato, so Io come realizzare la mia chiamata. Il luogo è per Me indifferente, l’abito religioso per Me dice nulla, quando nella sostanza l’anima è quello che dovrebbe essere se fosse entrata in religione; e perciò ti dico che sei e sarai la vera monacella del Cuor mio”.
“Quello che manca alla Passione di Cristo”
Aveva 13 anni quando l’inattesa visione di Gesù portando la Croce venne a segnare una svolta nella vita di Luisa. Lei stessa racconta: “... Così, incoraggiata da Gesù, mi diedi a meditare la sua Passione, che fece tanto bene all’anima mia, che posso ben asserire, senza timore di errare, che tutto il bene mi è venuto da questa fonte di grazia e di amore. D’allora in poi la Passione di Gesù si fece strada, non solo nel mio cuore e nel mio spirito, che sentiva al vivo la compassione, ma ancora, mercé questa considerazione, tutto il mio corpo veniva preso da tale orgasmo, da provare i dolorosi effetti della stessa Passione. Mi vedevo immersa in essa come in un mare immenso di luce, che con i suoi infuocati raggi tutta mi compenetrava nell’amore di Gesù, che tanto aveva patito per me...
Altre volte, poi, Gesù stesso mi faceva la narrazione delle sue acerbe pene e dei dolori, da Lui sofferti per amor mio, che io ne restavo tanto commossa da piangere amaramente; e un giorno, più che mai, mentre lavorando consideravo le acerbissime pene di Gesù, sentii il mio cuore talmente oppresso da sentirmi mancare il respiro, e temendo che stesse per accadermi qualche male, volli distrarmi con uscire fuori del balcone.
Ma cosa veggo io mai? In mezzo alla strada una folla immensa di gente che passava di sotto al balcone, conducente il mio mansuetissimo Gesù, con la Croce in sulle spalle, che veniva tirato or da una parte ed ora dall’altra. Lo scorgevo affannoso, col Volto grondante sangue, ed in atteggiamento sì pietoso da intenerire le stesse pietre, allorché alzò gli occhi verso di me in atto di chiedermi soccorso.
Chi può dire, ora, il dolore che provai in me, chi, l’impressione prodottami da scena sì straziante...?! Entrai subito nella mia stanza, non sapendo io stessa ove mi trovassi; il cuore me lo sentivo spezzare dal dolore e, piangendo dirottamente, fra me dicevo: “Quanto soffri, o mio buon Gesù! Potessi almeno aiutarti e liberarti da quei lupi così arrabbiati, o almeno soffrire io quelle tue pene, quei tuoi dolori e strapazzi in vece tua, per dare a Te il più grande sollievo! Deh, mio Bene, dammi il patire, perché non è giusto che Tu debba soffrire tanto per amor mio, ed io, peccatrice, starmi senza soffrire nulla per Te!”
D’allora in poi, e per sempre, si accese in Luisa una brama ardentissima di patire per amore di Gesù. Incominciarono allora per lei le prime sofferenze fisiche, sia pure nascoste, della Passione di Gesù. In più, Nostro Signore la privò di ogni consolazione e grazia sensibile, lasciandola sola in mezzo a pene amarissime... Esse furono talmente intense, da ripercuotere nella sua salute fisica. La famiglia se ne rese conto, ma le attribuì a malattia. Dovette perciò sottoporsi alle prime visite mediche, che non diedero alcun risultato.
Mancandole Gesù, le mancava tutto. Le stesse creature –l’acqua, il fuoco, le piante, i fiori, il sole, le stesse pietre della sua stanzetta–, che nel loro muto linguaggio così eloquentemente le parlavano del loro Creatore, del suo unico Bene Gesù, la stuzzicavano in desideri tali da convertire tutto in amarissima pena, e nel guardarle un pensiero subito le diceva: “Ah, queste sono opere del tuo Sposo! Ah, loro ho il bene di vederle, e Lui non lo vedo! Deh, opere del mio Signore, datemi notizie, ditemi dove si trova! Mi disse che presto sarebbe venuto, ma chi sa quando!”.
Sono gli stessi lamenti struggenti con cui in molti passi dei suoi scritti si esprime letteralmente come la Sposa del “Cantico dei cantici”: “Sul mio giaciglio, lungo la notte, ho cercato l’Amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato... Avete visto l’Amato del mio cuore?” (3,1-3) “...Ho aperto allora al mio Diletto, ma il mio Diletto già se ne era andato, era scomparso. Io venni meno per la sua scomparsa. L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto” (5,6). È da escludere che lei avesse letto questo libro.
Solamente durante la Comunione si faceva di nuovo sentire la voce di Gesù; ma dovendo stare lunghi periodi con la famiglia in campagna, anche di questo era priva. Ad ogni modo, vedere o sentire Gesù non dipendeva dal suo desiderio, come è evidente nel suo diario.
Passato quel periodo, Gesù riprese amorosamente a parlarle, ad istruirla e a prepararla a una terribile lotta coi demoni...
Dopo averla rassicurata, Gesù le raccomandò soprattutto la costante preghiera (“ancorché tu avessi a soffrire pene di morte”), l’ubbidienza assoluta al Confessore e il coraggio e l’intrepidezza nella battaglia... Essa durò tre anni, dice Luisa, dai 13 ai 16 anni, quando accettò di essere vittima, e avendola combattuta sia nell’anima che nel corpo, resistendo agli assalti, alle suggestioni, alle tentazioni e ai tormenti del nemico infernale, terminò poco per volta.
La famiglia, vedendola molto sciupata, volle portarla in campagna per rimetterla in salute. Ma Dio la attendeva lì, “nel deserto”, per farla passare ad un nuovo stato di vita.
Luisa Vittima
Stando in campagna, un giorno i demoni le diedero l’ultimo assalto, tanto violento e penoso che Luisa perdette i sensi; era la prima volta che ciò le accadeva. Ridotta così, ebbe una nuova visione di Gesù coronato di spine e schiaffeggiato dalle offese dei peccatori. Mossa allora internamente dalle sollecitazioni ed inviti amorosi della Grazia e vincendo il suo timore e ripugnanza, acconsentì pienamente alla Volontà Divina e accettò lo stato di vittima a cui la chiamavano Gesù e la Madonna addolorata. Aveva 16 anni.
Ne seguì un nuovo periodo di grazie sensibili (visioni diverse di Gesù e di Maria SS.) alternate con sofferenze da parte dei demoni e con partecipazione ai patimenti di Gesù.
Si trovava un giorno con la famiglia nella masseria quando perdette i sensi, una seconda volta. Vide di nuovo Gesù penante, che le comunicò i dolori della sua corona di spine. Riavutasi, si trovò, a causa degli spasimi che provava, a non poter aprire la bocca né prendere cibo.
Dovuto a questo, Luisa si vide nell’impossibilità di mangiare niente; i primi tempi, per spazio di due o tre giorni, ma poco dopo in modo continuo e definitivo, rimettendo sempre tutto e vivendo in una totale inedia (tranne che in alcuni brevissimi periodi) fino alla sua morte. Tale stato fu noto alla famiglia, che ignorava la causa. In questo modo, anche esternamente, il Signore preparava Luisa a vivere solo di Volontà Divina e a fare che Questa fosse il suo unico Cibo, insieme all’Eucaristia.
La famiglia pensava che Luisa si fosse procurato questo stato perché non voleva più stare in campagna e che il suo rifiuto del cibo fosse soltanto un capriccio; quindi ricevette rimproveri e sofferenze da parte della famiglia. Ma essa, infine, per forza di cose, scoprì la verità. Ed ecco che un giorno, mentre Luisa si sente annientare e disfare di angoscia al solo pensiero che gli altri potessero accorgersi delle sue sofferenze e mentre supplica Gesù, chiedendo la grazia di farla patire di nascosto, perde i sensi e di nuovo vede Gesù penante. Dimentica di sé, Lo prega allora concederle il patire in vece sua, e Gesù subito l’accontenta; ritornando in se stessa, vede attorno a sé le persone della famiglia, turbate e piangenti, temendo che fosse in fin di vita... Quindi, nuove visite mediche, senza frutto, e la nuova croce di non essere lasciata sola e di essere impedita di andare in chiesa, vedendosi privata dei Sacramenti e senza poter visitare Gesù nel Tabernacolo.
Questo stato di sofferenze durò 6 o 7 mesi circa. Esse aumentarono tanto, che spesso perdeva i sensi e restava impietrita, e perciò si vide costretta a starsene a letto in modo più continuo. Fu chiamato il medico, che giudicò non essere altro che un fatto nervoso, onde ordinò medicine, distrazioni, passeggi, bagni freddi e raccomandò alla famiglia di guardarla bene, quando era sorpresa da quello stato, perché, diceva loro, “se la movete, la potete spezzare, ma non aggiustare”. Visitata da altri medici, dissero che non erano competenti a farla ritornare in sé (“Io sono un medico, la mistica non l’ho studiata”), ma consigliarono di chiamare un sacerdote.
I sintomi fisici di Luisa riflettevano il suo stato mistico di vittima. Non erano sintomi di una patologia fisiologica. È un fatto confermato tutto il tempo in cui Luisa visse nel letto, definitivamente, dal 1887 fino alla morte, il 4 Marzo 1947.
Verso il 1930 fu esaminata dal P. Domenico Franzé, O.F.M., teologo e medico, su incarico dell’Arcivescovo. Restò pienamente convinto della santità di questo “strumento di grazia” e notò che le condizioni fisiche di Luisa sfidavano le leggi della natura. «A me che sono un medico –osserva P. Franzé– fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle, in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni».
Trovandosi in quello stato di morte per più di 18 giorni, fu chiamato il suo Confessore (il Padre Cosimo Lo Giudice, Agostiniano), il quale, mediante il comando per ubbidienza, la fece riavere. Luisa lo attribuì alla virtù di questo sacerdote e lo tenne per miracolo.
Ancora qualche volta poteva liberarsene da sola. Quindi, si rimise in salute e per un altro periodo potette andare in chiesa, nella sua parrocchia, Santa Maria Greca.
Nel Natale del 1882 –Luisa aveva 17 anni– fece una Novena di preparazione alla Festa, con la pratica quotidiana di diversi atti di virtù e di mortificazione, con nove meditazioni al giorno sul Mistero dell’Incarnazione del Verbo, per onorare i nove mesi che Gesù stette nel seno di sua Madre. Ricevette allora grazie speciali e la voce interna di Gesù la illustrava in questa contemplazione di nove ore durante i giorni della Novena, che culminarono nella visione di Gesù Bambino, il quale la invitò a salire di più nella vita della sua Grazia e del suo Amore. A tale scopo le ingiunse di continuare a fare altre 24 meditazioni sulla Sua passione e morte in Croce, distribuendole nelle 24 ore della giornata.
Trentun anni più tardi (nel 1913 e 1914) Luisa dovette scrivere per ubbidienza al santo Padre Di Francia queste “Ore della Passione”, che egli pubblicò; ma fin d’allora Luisa fu assidua nel fare questa meditazione, fin d’allora aveva scritte “le ore della Passione” nella sua anima!
Aveva 18 anni Luisa quando diventò terziaria domenicana, con il nome di suor Maddalena. È significativo il fatto di aver ricevuto il nome di colei che accompagnò la Madre Addolorata al piè della Croce e la prima che vide Gesù Risorto, diventando l’apostola degli Apostoli. A quel tempo, promotore del Terz’Ordine era il parroco suo, e a Corato Luisa fu una delle prime.
Poco dopo, siccome poteva ancora liberarsi da sola dal suo stato di perdita dei sensi e nulla diceva al Confessore, Nostro Signore fece che di nuovo non si potesse liberare per se stessa. Fu richiamato allora il Confessore, che la liberò e le ingiunse di passare ogni mattina da lui, per ricevere in anticipo la benedizione liberatoria e in così non essere lui costretto a recarsi da lei.
Ma un giorno avvenne che, sorpresa da questo stato e non trovandosi il Confessore, furono chiamati altri sacerdoti, i quali si rifiutarono di andare... Dopo dieci giorni passati da Luisa in quello stato d’impietrimento e di morte, venne il Canonico Don Michele De Benedictis e la fece riavere, con sorpresa di tutti e con sorpresa soprattutto di Luisa, che in questo modo comprese due cose: che non era solo la santità del sacerdote, che le ridava la vita, ma la sua potestà come ministro di Dio; e che Dio la metteva nelle mani dei sacerdoti...
Fu l’inizio di una nuova e pesantissima croce, che durò tutto il resto della sua vita: il bisogno, voluto da Gesù, della potestà sacerdotale, per ottenere da Lui o per togliere le sofferenze a questa Vittima e soprattutto per farla uscire dal suo “solito stato”. Molto costava a Luisa il dipendere dal Sacerdote in quanto vittima: “Figlia mia –le dice Gesù–, questa è la tua passione predominante, che ti liberi dall’impiccio in cui la mia Volontà ti ha messo. Io ti tengo in questo stato per tutto il mondo e me ne servo di te per non mandarlo a sfascio del tutto; invece quell’altra cosa che potresti far bene è una piccola parte”. (Vol. 12°, 12 Agosto 1918).
In un’altra occasione, lamentandosi lei: “O mio Gesù, tutte le mie pene, per quanto dolorose, che pare che mi annientano, non mi opprimono, e se a Te piace, moltiplicamele pure; ma Tu sai qual è la pena che mi strazia. Di quella solo imploro compassione da Te, che mi pare che non posso più tirare avanti. Deh, per pietà, aiutami e liberami, se a Te piace!”, il Signore le rispose: “...Potrei contentarti, ma non è decoroso che lo faccia. Un’opera così alta, una missione così sublime ed unica, di chiamare te a far vita nel mio Volere, mi suonerebbe male se non la facessi passare per mezzo dell’organo della mia Chiesa” (Vol. 14°, 12 Agosto 1922).
“È mio solito che le mie opere le manifesti per mezzo dei sacerdoti” (Vol. 1°).
“…Sentendomi molto sofferente, ho cercato di non dare retta a ciò che vedevo, quando al meglio è venuto il Confessore dicendomi che Monsignore comandava assolutamente che non dovesse venire più il sacerdote a farmi uscire dal solito mio stato, ma che da me stessa dovevo uscirne, cosa che per ben diciotto anni non ho potuto mai ottenere, per quante lacrime e preghiere, voti e promesse ho fatto innanzi all’Altissimo, perché, lo confesso innanzi a Dio, tutto ciò che ho potuto passare di sofferenze non sono state per me vere croci, ma gusti e grazie di Dio, ma la sola e vera croce per me è stata la venuta del sacerdote. Quindi, conoscendo per tanti anni di esperienza l’impossibilità dell’esito, il mio cuore era lacerato dal timore di non poter ubbidire, non facendo altro che versare lacrime amarissime, pregando quel Dio che è il solo che scorge il fondo del cuore, di aver pietà della posizione in cui mi trovavo. Mentre pregavo piangendo ho visto un lampo di luce e una voce che diceva: “Figlia mia, per farmi conoscere che sono Io, ubbidirò a lui, e dopo che ho dato prove di ubbidienza, lui ubbidirà a Me”. (Vol. 4°, 16 Novembre 1902).
Occorre sottolineare nella vita di Luisa la sua totale ubbidienza all’Autorità della Chiesa. Da quando diventò vittima, inchiodata al suo letto, fino alla sua morte, Luisa rimase sottoposta all’incessante scrutinio dei rappresentanti della Chiesa. Inoltre, per più di 50 anni, Gesù la fece dipendere totalmente dai sacerdoti incaricati dai vari Arcivescovi, per essere riportata alla normale condizione di vita dopo le sue esperienze mistiche assieme a Lui. Insieme con la Vittima, il Sacerdote deve concorrere nel soddisfare la Divina Giustizia.
Non è facile trovare nella lunga storia della Chiesa altri mistici che siano vissuti in una tale dipendenza dai rappresentanti di Dio. Né la condizione di Luisa era casuale. Gesù le spiega che è stato Lui a renderla dipendente dalla Chiesa, per sottolineare l’importanza della sua missione.
A causa della sua condizione di vittima e della sua impossibilità ad alzarsi dal letto per più di 64 anni, Luisa non solo dipendeva dai suoi Confessori (quindi dal suo Vescovo) per continuare a vivere, ma dovette sottoporre la sua vita interiore ed esteriore al loro esame. Dover manifestare o scrivere tutto quello che passava tra Gesù e lei, fu per Luisa un’altra croce particolarmente sentita. Molte volte chiese al Signore di liberarla da questa dipendenza, ma il Signore non volle.
Questa trasparenza nei riguardi dei rappresentanti della Chiesa fece scrivere al già citato P. Franzé OFM, prefetto per i processi di beatificazione, in una lettera del 20.07.1931 al P. Palma, Superiore generale dei PP. Rogazionisti e successore di Sant’Annibale M. Di Francia: “A me, che sono Religioso Regolatore, dà tanto conforto l’avere avuto assicurazione, che in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai, dopo prove esaurienti, scoperto frode alcuna”.
Incominciò quindi una spietata guerra contro Luisa e la sua famiglia da parte dei sacerdoti, dei quali alcuni la ritenevano una impostora, altri dicevano che meritava bastonate, altri ancora la credevano indemoniata... Arrivarono a lasciarla nel suo stato di morte, impietrita, senza una goccia d’acqua, durante 10, 18 giorni e più!
La madre di Luisa, non sapendo più come fare in tante tribolazioni, si rivolse all’Arcivescovo, il quale incominciò ad interessarsi e diede disposizioni perché i sacerdoti andassero a “risvegliarla”. Nel suo primo volume Luisa dice che in occasione dell’epidemia di colera, nell’anno 1887, avvenne il cambio di Confessore. Il Padre Lo Giudice, agostiniano, fu richiamato al convento e allora Luisa ritornò sotto la custodia di Don Michele De Benedictis, che l’aveva confessata quando era piccola.
Qualche anno dopo, nel 1894, S. E. Mons. Domenico Maringelli lo designò suo Confessore, affidando Luisa alle sue cure spirituali. La prima cosa che il nuovo Confessore le ingiunse fu che, se doveva cadere nello stato di sofferenza, doveva prima chiedere il suo permesso, anzi, come dice Luisa, “l’obbedienza”.
Fino allora Luisa aveva vissuto il suo stato di vittima in modo “intermittente”, alternando periodi di sofferenza nel letto con altri di relativa normalità, nei quali poteva alzarsi, andare in chiesa, ecc. Passarono così quattro anni circa, fino all’età di 21 o 22 anni.
Un giorno, dopo la Comunione, il Signore le disse che a causa delle iniquità e dei peccati degli uomini, la sua Giustizia stava a punto di mandare gravi castighi, in particolare una terribile guerra. Di fronte a questo, Luisa si offrì a patire lei per risparmiare i suoi fratelli, immagini del Signore, il quale le disse: “Proprio qui ti volevo! Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, di tanto in tanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, Io risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia Giustizia e le iniquità delle creature e, quando la mia giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro, resterai tu colpita. In questo solo modo potrò contentarti e risparmiare gli uomini; diversamente, no”.
Quindi le disse di “chiedere l’ubbidienza al Confessore”. E Luisa scrive: “Quella parola che il Signore mi disse, “per un certo dato tempo”, (senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire) fu presa da me per una quarantina di giorni, più o meno, mentre ora sono circa dodici anni che continuo a stare… Io credo che se il Signore benedetto mi avesse fatto capire con chiarezza la durata del tempo che dovevo stare a letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata (sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata; ma non conoscevo allora la preziosità della croce, come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni), e il Confessore non si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza”.
Questo scriveva nel 1899: perciò Luisa restò definitivamente a letto dal 1887. I “40 giorni” e l’indicazione che fa poco dopo di un Capodanno al termine di quei giorni, ci portano a precisare che Luisa divenne vittima perpetua, definitivamente nel letto, intorno alla metà di novembre del 1887, quando aveva 22 anni.
Passarono i 40 giorni e Luisa continuava a cadere ogni giorno del suo “solito stato”, per cui ci voleva ogni giorno l’assistenza del Confessore; egli allora le comandò di non dovere più stare nel letto, di non cadere più in quello stato (il che non stava in potere di Luisa), altrimenti non sarebbe più ritornato. Luisa era pronta ad ubbidire e voleva resistere a N. Signore, ma Egli voleva comunicarle le sofferenze. Dopo tutta una notte di contrasto il Signore prevalse e l’attirò talmente a Sé da non potergli resistere; Luisa perdette i sensi e si trovò con Gesù, senza poter opporsi al suo Volere. Era il 1° Gennaio 1888.
Quando venne il Confessore, la rimproverò come disobbediente, dicendole che il suo stato era malattia; che se fosse stata cosa di Dio, le avrebbe fatto ubbidire, e che invece di chiamare il Sacerdote, doveva chiamare i medici. Ma lei gli diede da parte del Signore, come segno che era volontà di Dio il suo stato, l’annuncio di una guerra tra l’Italia e l’Africa. Così fu rassicurato il Confessore, che accettò il compito di liberarla ogni giorno dal suo “solito stato”, e così il Signore mise Luisa definitivamente e senza dubbi come “lampada sul lucerniere”, nella sua missione di Vittima di riparazione e di espiazione in favore degli uomini.
L’unione con Gesù
Incominciò allora un’altra catena di grazie singolari, facendosi vedere Gesù molto spesso e disponendo Luisa allo Sposalizio mistico, portandola alla conformità perfetta con la sua Volontà.
Quando Dio chiede, è per poter dare. Se prima Luisa andava da Gesù, d’ora in poi è Gesù che viene quasi tutti i giorni da lei. Bastava però che Gesù ritardasse la Sua presenza sensibile di alcune ore, perché ciò diventasse una pena crudele di morte per Luisa. Oltre a ciò, pochi anni dopo cominciò ad essere celebrata la S. Messa ogni giorno in casa sua, davanti al suo lettino, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, tranne qualche breve periodo d’intervallo.
Gesù quindi mise mano a disporre Luisa allo stato di unione a cui la chiamava: “Io voglio da te la perfetta conformità alla mia Volontà, in modo che la tua volontà venga a disfarsi totalmente nella Mia”.
Le disse di chiedere l’ubbidienza di non mangiare più, poiché tutto rimetteva, ma il Confessore non acconsentì a ciò. Ma poi, per non farla parere singolare, le ingiunse di prendere il cibo una sola volta al giorno, pur sapendo che dopo alcuni minuti doveva rimettere tutto. Ma questo sì che era un fenomeno unico, poiché il tutto lo rimetteva dolcemente, come in un singhiozzo, intero, fresco e bello di aspetto. Tale fenomeno durò tutta la sua vita.
Un anno dopo essere rimasta vittima perenne nel letto, Gesù le diede la grazia dello “Sposalizio mistico”. Era il 16 ottobre 1888, festa della Purità di Maria SS. Luisa aveva 23 anni.
Un giorno –erano passati tre mesi da quando diventò Vittima perpetua– Gesù, presentandosi a Luisa in un aspetto indescrivibilmente bello, da rapirla, dice lei, “in meno che si dica fece uscire fuori l’anima mia da ogni parte del corpo, dandomi un corpo semplicissimo, tutto risplendente di purissima luce, e appresso a Lui presi il suo rapidissimo volo, girando la grande vastità dei cieli. Ora, essendo la prima volta che mi succedeva questo meraviglioso fenomeno, mentre l’anima usciva dal corpo, incominciai ad esclamare: adesso sì che è venuto il Signore a prendermi, per cui, certamente, ora muoio...!”
Per l’avvenire, ogni volta che perdeva i sensi, l’anima sua (o meglio, il suo spirito) abbandonava il corpo per seguire Gesù. In questo modo spesso si trovavano in luoghi dove Gesù veniva offeso o trovavano peccatori ostinati in punto di morte... Allora, con immenso dolore, Gesù le chiedeva di prendere su di sé una parte delle sue acerbissime pene, da un lato, e dall’altro il peso della sua Giustizia e la soddisfazione per le colpe e le pene dei peccatori. A questi dolori si aggiungeva il più amaro: quello di ritornare nel corpo e trovarsi sola. I suoi ardentissimi desideri di morire e di entrare definitivamente in Cielo (“la Patria mia”) furono contenuti soltanto dall’ubbidienza che le fu imposta di non voler morire. In questo stato Luisa passò il resto della sua vita.
Undici mesi dopo la grazia dello “Sposalizio” sulla terra, Gesù volle ratificarlo in Cielo, alla presenza della SS. Trinità e di tutta la Corte Celeste, con una nuova grazia mistica, la più alta conosciuta in precedenza dai Santi e dagli scrittori mistici: “il Matrimonio mistico”. Con questa grazia fu concesso a Luisa il perenne acquisto delle Tre Divine Persone, adombrate nelle tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità), che fecero in lei perpetua e stabile dimora. Era l’ 8 Settembre 1889, festa della Natività di Maria. Luisa aveva 24 anni e mezzo.
Quel giorno fu il momento e l’occasione in cui Luisa per prima ricevette il dono del Divin Volere. Infatti, Nostro Signore le spiega 32 anni dopo: “La tua famiglia è la Trinità. Non ti ricordi, nei primi anni di letto, che ti condussi in Cielo e dinanzi alla Trinità Sacrosanta facemmo la nostra unione? Ed Essa ti dotò di tali doni, che tu stessa non li hai conosciuti ancora; e come ti parlo del mio Volere, dei (suoi) effetti e valore, sono scoperte dei doni con cui fin d’allora fosti dotata. Della mia dote non ti parlo, perché ciò che è tuo è mio. E poi, dopo pochi giorni scendemmo dal Cielo tutte e Tre le Divine Persone, prendemmo possesso del tuo cuore e formammo la nostra perpetua dimora; prendemmo le redini della tua intelligenza, del tuo cuore e di tutta te stessa, ed ogni cosa che tu facevi era uno sbocco della nostra Volontà creatrice in te, erano conferme che il tuo volere fosse animato da un Volere eterno. Il lavoro è già fatto; non resta altro che farlo conoscere, per fare che non solo tu, ma anche gli altri possano prendere parte a questi grandi beni. E questo lo sto facendo, chiamando ora un mio ministro ed ora un altro, e anche ministri di lontane parti...” (Vol. 13°, 5.12.1921).
Gesù continuò il suo lavoro, disponendo Luisa ad un ultimo “sposalizio”: “lo sposalizio della Croce”. Finalmente, una mattina, mostrandosi a lei Crocifìsso, le comunicò le dolorosissime stigmate della sua Passione, acconsentendo tuttavia alla richiesta di Luisa, di lasciarle invisibili. D’allora in poi, molte volte Gesù stesso le rinnovò misticamente la crocifissione, in particolar modo nel giorno dell’Esaltazione della Santa Croce. Pari ai suoi desideri incontenibili del Cielo, divenne la sua fame insaziabile di patire.
Un nuovo Confessore, Don Gennaro De Gennaro, la prese sotto la sua cura nel 1898, per 24 anni. Come prima cosa, le impose l’ubbidienza penosissima di dover scrivere tutto quanto era avvenuto tra lei e Gesù, fin dall’inizio. In questo modo Luisa iniziò la stesura dei suoi volumi (grossi quaderni) in forma di diario a partire dal secondo, il 28 febbraio 1899. Molto probabilmente scrisse allo stesso tempo il 1°, in cui fa la narrazione della sua vita passata, dall’età di circa 12 anni in poi (più o meno dal 1877 al 1899), senza precisare a prima vista i tempi, che si deducono da un’attenta lettura.
Più tardi dovette aggiungere un “Quaderno di memorie dell’infanzia” nel 1926, per completare il 1° volume. L’ultimo capitolo dell’ultimo volume (il 36°) è del 28 dicembre 1938; e non scrisse più, quando cessò l’ordine di farlo.
“Continuando il mio solito stato...”
Con queste parole inizia Luisa molti capitoli dei suoi volumi. Si tratta dello stato in cui vive la sua anima, uno stato di sofferenza abbastanza abituale e prolungato, dovuto soprattutto alla sensibile privazione di Gesù; allo stesso tempo indica il suo incessante palpitare nel seno del Volere Supremo di Dio, nel quale continuamente lei si tuffa, come in un vastissimo oceano, percorrendo tutto quello che fa il Volere Divino, sia in Dio che nelle creature, nei Cieli e sulla terra, in tutti i tempi ed in tutte le generazioni, in tutte le creature umane e in tutti i loro atti, stendendosi insieme con Gesù in quell’Atto unico ed etemo del Volere della SS. Trinità che esprime la parola “Fiat” (“Sia fatto!”): nel “Fiat” della Creazione, nel “Fiat” della Redenzione e nel “Fiat” della Santificazione, il quale è appunto quel “Fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in terra” che domandiamo nel Padrenostro... In questo modo Lei lo invoca (e ci insegna a farlo), per ottenere che venga a regnare sulla terra, e a questo scopo, grazie all’onnipotenza e all’immensità della Divina Volontà, che abbraccia tutto ed è presente in tutto, Luisa non si fa sfuggire nessuna cosa per la quale non dia al suo Creatore, a nome di tutti ed in tutti, quegli omaggi di riconoscenza, di adorazione, di lode e gloria, di ringraziamento, di riparazione e di amore, che tutte le creature Gli dobbiamo.
Questa attività incessante della sua anima, che è appunto il vivere nel Volere Divino, costituisce il suo abituale ed immutabile stato.
Esternamente, la sua vita si svolge pure secondo un “solito stato”; nulla di più regolare, senz’altra regola che l’assoluto abbandono e disponibilità alla Volontà Divina.
Come si svolgeva una qualsiasi giornata della vita di Luisa? Il suo ultimo Confessore, Don Benedetto Calvi, ha lasciato questa testimonianza:
“Fenomeni straordinari in vita. Verso le 6 del mattino, il Confessore era al capezzale del suo lettino. Luisa si trovava tutta come un sol pezzo, rannicchiata così fortemente, che quando la sorella o persona di casa, per ubbidire al Confessore o al Vescovo, dovevano sederla al letto, nella sua solita posizione, non ci riuscivano a muoverla, per il peso, come se fosse un grosso pezzo di piombo, né distenderle membro alcuno, perché fortemente irrigiditi. Solo quando il Confessore, che poteva essere anche, in data circostanza, un qualsiasi Sacerdote, le ridava la vita e movimenti del corpo, dandole una benedizione e facendole sul dorso della mano, col pollice, un segno di croce, il corpo di Luisa allora si riaveva, cominciava a muoversi, mentre la sorella poteva facilmente e senza sforzo alcuno sollevarla e rimetterla al suo posto e nella sua solita ed unica posizione, seduta nel suo lettino.
Altro fenomeno straordinario: in 64 anni inchiodata nel suo lettino non subì mai piaga di decubito. Seguiva immediatamente la lettura, fatta solamente dal suo Confessore al suo capezzale, di quanto Luisa nella notte aveva scritto sulle sublimi verità della Divina Volontà.
Ancora un altro fenomeno straordinario: quale il suo vitto? Tutto quanto prendeva per cibo, dopo qualche ora, veniva tutto e completamente rimesso.
Tutti questi fenomeni sono stati osservati personalmente e controllati scrupolosamente, e poi sottoposti a severi esami, da non pochi dott. e prof. di Dommatica, di Morale, di Ascetica e di Mistica chiamati dai nostri Superiori Diocesani a riferire il loro giudizio. Ne citiamo un paio: il dott. P. Domenico Franzè, O.F.M., prof. in Fisiologia e Medicina nel Collegio Internazionale di Roma, e il dott. P. Consalvo Valls, O.F.M., anche costui dott. in Teologia, Morale, Ascetica e Mistica; e altri ancora”.
Dopo aver “risvegliata” Luisa con la santa ubbidienza, il Confessore, oppure un altro Sacerdote, celebrava la S. Messa nella stanzetta, davanti al suo letto. Quindi, ricevuta la S. Comunione, Luisa restava ancora come assopita, estasiata, in intimo colloquio col Signore per due o tre ore, senza restare tuttavia irrigidita o con perdita assoluta dei sensi. Molte volte, però, durante la giornata le accadeva di stare con N. Signore in modo a lei sensibile, e delle volte le persone che le tenevano compagnia avvertivano il fatto.
Quando si riaveva si metteva a lavorare, seduta sul letto. Cuciva e ricamava sul tombolo lavori molto fini, di solito tovaglie, ornamenti, ecc. per la chiesa, e da lei venivano ogni giorno alcune ragazze ad imparare questo lavoro, attirate soprattutto dal dolce incanto che emanava la presenza di Dio in Luisa... E con Luisa si pregava tutto il tempo, si facevano “le Ore della Passione di Gesù”, come le faceva Luisa (e molte tra queste ragazze arrivarono a conoscere alcune di queste “Ore” a memoria); facevano ore sante di riparazione e altri esercizi di pietà. La sua vita, dunque, così appariva esternamente, sempre uguale: lavoro, silenzio e preghiera.
Verso le due e mezza o le tre pomeridiane le veniva portato il pranzo, per ubbidienza: una piccola quantità di cibo, che pochi minuti dopo, regolarmente, rimetteva come in un singulto in apposito recipiente “consacrato a questo rito”.
Nel pomeriggio ancora consacrava di solito un’altra ora alla meditazione; ad un certo punto le chiudevano le tendine del letto e durante un’ora e mezza o due ore la lasciavano sola... con la Regina del Cielo, che veniva a visitarla.
Proseguiva poi il lavoro fino alle dieci e mezzo o le undici della sera. Allora Luisa si metteva a scrivere, a seconda che avesse ricevuto qualche particolare manifestazione di N. Signore (sia in giornata, sia nello stato di “assopimento” durante la notte), oppure quando le veniva rinnovata l’ubbidienza di farlo.
Finalmente, verso la mezzanotte o l’una, Luisa si adagiava nel letto e quindi la sorprendeva la perdita dei sensi e il suo stato di “morte”; se ciò le accadeva prima di coricarsi, in quella posizione rimaneva, come una statua di pietra.
Così trascorrevano i giorni di tutta la sua vita.
Nel 1910 arrivò a Corato il Santo P. Annibale Maria di Francia, iniziando una serie di visite e un frequente ed intimo contatto spirituale con Luisa, durato 17 anni, fino alla sua morte (il 1° Giugno 1927). Conoscerla significò per lui una svolta trascendentale nella sua vita e la manifestazione del Divin Volere fu decisiva per la sua spiritualità. Molto spesso lo si poteva trovare in casa di Luisa, della quale fu Confessore straordinario. Negli ultimi tempi (1926) l’Arcivescovo di Trani lo designò direttore per quel che riguardava gli scritti di Luisa, in vista ad una pubblicazione che il Padre desiderava fare, ma che la sua morte (il 1° Giugno 1927) impedì, e Censore ecclesiastico nelle tre diocesi unite di Trani, Barletta e Bisceglie.
In casa di Luisa spesso s’incontravano con Padre Annibale altri sacerdoti, il P. Gennaro Braccali, S.J. e il P. Eustachio Montemurro, fondatore delle Suore Missionarie del Sacro Costato (deceduti in fama di santità). I vari Arcivescovi della diocesi si interessarono di Luisa e la visitarono personalmente in varie occasioni, specialmente Mons. Leo e Mons. Petronelli. Molti altri Sacerdoti e Monsignori, italiani e stranieri, visitavano Luisa, celebrando la S. Messa nell’altarino della sua stanzetta. Fra tutti, si ricorda Mons. Ferdinando Cento, quando era Sacerdote e poi Nunzio Apostolico in Venezuela e in Belgio (Posteriormente fu Cardinale della S. Romana Chiesa).
Sant’Annibale intraprese subito la stampa delle 24 Ore della Passione. A sua richiesta, Luisa dovette scriverle verso il 1913-1914. Il Padre le intitolò “Orologio della Passione di N.S. Gesù Cristo”, che pubblicò in quattro edizioni (1915, 1916, 1917 e 1925), col “Nulla osta” e “Imprimatur”.
Diversi testimoni riferiscono che un giorno il Padre arrivò a casa di Luisa più contento del solito, raccontando che aveva portato questo libro al Papa San Pio X, dal quale era stato più volte ricevuto in udienza privata; P. Annibale gli leggeva una delle Ore (quella della Crocifissione), quando il Papa lo interruppe dicendo: “Non così, Padre, ma in ginocchio bisogna leggere; è Gesù Cristo che parla”.
Il Padre, infine, come Censore degli scritti, ottenne da S. E. l’Arcivescovo di Trani l’Imprimatur per i volumi di Luisa (che allora erano già diciannove).
Don Gennaro, il Confessore di Luisa, morì il 10 marzo 1922. Ebbe allora come Confessore il Can. D. Francesco De Benedictis, che morì quattro anni dopo, il 30 gennaio 1926. Per ultimo, designato dall’Arcivescovo, subentrò il Canonico Don Benedetto Calvi (Parroco di S. Maria Greca), fino alla morte di Luisa.
“Una vita più celeste che terrena”
Sant’Annibale Maria Di Francia ha lasciato su Luisa questa bella testimonianza, che trascriviamo in parte: “... Essa vuole vivere solitaria, nascosta ed incognita. Per nessun patto al mondo avrebbe posto in scritto le intime e prolungate comunicazioni con Gesù adorabile, dalla più tenera età fino ad oggi, e che seguitano ancora chi sa fino a quando, se Nostro Signore stesso non l’avesse replicatamente obbligata, sia personalmente, sia per mezzo della santa ubbidienza dei suoi Direttori, alla quale si arrende sempre con immensa sua violenza e insieme con grande fortezza e generosità, perché il concetto che essa ha della santa ubbidienza le farebbe rifiutare anche un ingresso in Paradiso, come effettivamente avvenne...
La sostanza è che quest’anima è in una lotta tremenda tra un prepotente amore al nascondimento e l’inesorabile impero dell’Obbedienza, a cui assolutamente deve cedere. E l’Obbedienza la vince sempre. E questo costituisce uno dei più importanti caratteri di uno spirito vero, di una virtù solida e provata, poiché si tratta di una quarantina di anni, in cui con la più forte violenza contro se stessa si sottopone alla gran Signora Ubbidienza che la domina!
Quest’anima solitaria è una vergine purissima, tutta di Dio, che apparisce come oggetto di singolare predilezione del Divin Redentore Gesù. Nostro Signore, che di secolo in secolo accresce sempre di più le meraviglie del suo Amore, pare che di questa vergine, che Egli chiama la più piccola che abbia trovato sulla terra, destituita da ogni istruzione, abbia voluto formare un istrumento adatto per una missione così sublime, che nessun’altra le si possa paragonare, cioè il trionfo della Divina Volontà sull’universo orbe, in conformità con quanto è detto nel Pater Noster: “Fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in terra”.
Questa Vergine del Signore da più di 40 anni, dacché era ancora adolescente, è stata posta a letto come vittima del Divino Amore. Quello è stato detto di una lunga serie di dolori naturali e soprannaturali e di inebriamenti della Carità eterna del Cuore di Gesù. Origine dei dolori eccedenti ogni ordine di natura è stata quasi continuamente un’alternata privazione di Dio...
Ai patimenti dell’anima si aggiungono anche quelli del corpo, di cui la massima parte allo stato mistico. Senza che nessun segno apparisca nelle mani, nei piedi e nel costato o sulla fronte, essa riceve da Nostro Signore stesso una frequente crocifissione. Gesù stesso la stende sopra una croce e le conficca i chiodi.
Allora avviene in essa quello che dice S. Teresa quando riceveva la ferita dal Serafino, cioè un sensibilissimo dolore da farla venir meno e nel tempo stesso un inebriamento di amore. Ma se Gesù così non facesse, sarebbe per quest’anima un patire spirituale, immensamente più grande, perché, come la Serafina del Carmelo, dice anch’essa: O patire o morire. Ecco un altro segno del vero spirito...
Dopo quanto abbiamo accennato della lunga continua dimora di anni ed anni in un fondo di letto, nella qualità di vittima, con partecipazione di tanti dolori spirituali e fisici, potrebbe parere che la veduta di tale incognita vergine dovrebbe essere qualche cosa di affliggente, come il vedere una persona giacente con tutti i segni di patiti dolori o di attuali sofferenze e simili. Eppure qui sta qualche cosa di ammirabile. Questa Sposa di Gesù Crocifisso, che la notte la passa nelle estasi dolorose e nei patimenti di ogni genere, nel vederla poi nella giornata mezzo seduta in letto, lavorando di ago e di spillo, nulla, nulla trasparisce, il menomo nulla di una che la notte abbia tanto sofferto; nulla, nulla di aria di straordinarietà, di sovrannaturale. Invece la si vede in tutto aspetto di una persona sana, lieta e gioviale. Parla, discorre, occorrendo ride, accoglie però poche amiche.
Talvolta qualche cuore tribolato le si confida, le domanda preghiere. Ascolta benignamente, conforta, ma giammai si avanza a fare da profetessa, giammai una parola che accenni a rivelazioni. Il gran conforto che essa presenta è sempre uno, sempre lo stesso argomento: la Divina Volontà.
Sebbene non possegga alcuna umana scienza, pure è dotata in abbondanza di una Sapienza tutta celeste, della Scienza dei Santi. Il suo parlare illumina e consola. Di sua natura non è scarsa d'ingegno. Di studi quando era piccola, fino alla prima classe; il suo scrivere è zeppo di errori, quantunque non le manchino termini appropriati in conformità alle rivelazioni, che pare glieli infonda Nostro Signore.
Una nota del gran distacco di quest’anima da ogni cosa terrena, si è l’aborrimento e la costanza di non accettare qualunque dono o in denaro o in altro. Più di una volta, persone che hanno letto “L’Orologio della Passione” e si è svegliato in loro un senso di sacro affetto per quest’anima solitària e sconosciuta, mi hanno scritto di volerle inviare del denaro. Ma essa si è opposta così recisamente come se le avessero fatta un’offesa.
Il suo vivere è molto modesto. Essa possiede poco, vive con una amorevole consanguinea che l’assiste. Il poco che possiedono, non bastando per affìtto di casa e pel mantenimento indispensabile in questi tristi tempi di caro vivere, essa lavora tranquillamente, come innanzi abbiamo detto, e trae qualche guadagno dal suo lavoro, e del tutto deve fruirne specialmente la sua amorevole consanguinea, poiché in quanto ad essa non ha da fare spese per vestito o per calzature; il suo cibarsi è di poche once al giorno, quale le viene presentato dall’assistente, perché essa non ordina nulla e, per di più, dopo qualche ora che ha preso lo scarso cibo, lo rimette. Però il suo aspetto non è di una morente, ma neanche di una persona perfettamente sana. Eppure non sta inerte, ma consuma le forze, sia con le sovrumane vicende del patire e dell’affaticarsi la notte, sia con lavoro di giorno. Il suo vivere si riduce quindi quasi ad un miracolo perenne.
Al suo gran distacco da ogni guadagno che non procacci con le sue mani, si deve aggiungere la sua fermezza di non avere mai voluto accettare un tanto, che di diritto le apparterrebbe come proprietà letteraria sull’edizione e vendita dell’Orologio della Passione.
Pressata da me a non rifiutarlo, ha risposto: “Io non ho nessun diritto, perché il lavoro non è mio, ma è di Dio”.
Io non passo avanti. La vita è più celeste che terrena di questa vergine Sposa di Gesù, che vuol passare nel mondo ignorata e sconosciuta, non cercando che Gesù solo e la sua SS. Madre, che essa chiama la Mamma, la quale ha preso di quest’anima eletta una particolare protezione”.
Luisa in convento con le suore
Scrive il Confessore di Luisa, D. Benedetto Calvi: “Sin dal 1910, il Can. Annibale M. Di Francia aveva conosciuto la nostra Luisa, ammirata la sua vita e meravigliato per i suoi sublimi scritti. Sin da principio detto Padre (fondatore dei PP. Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Figlie del Divino Zelo) mostrò il suo desiderio di averla per sempre nei suoi Orfanotrofi o Conventi, come Maestra di virtù e della Divina Volontà, alle sue suore ed orfanelle.
Luisa non accettò, benché P. Di Francia le avesse fatta la proposta di scegliere lei stessa una delle tante sue Case, fosse anche quella della vicinissima Trani. Luisa gli rispose che Dio l’aveva destinata per Corato. Fu allora che Padre Di Francia, per poter soddisfare il suo grande desiderio, stabilì di fondare un’altra Casa anche a Corato. Sorse subito l’edifìzio, e solo così Luisa, obbligata dal suo Confessore, dovette abbandonare la sua solitaria dimora e la sera del 7 Ottobre 1928 fece il suo ingresso col suo lettino nel nuovo Orfanatrofio, fra le Suore del Divino Zelo e le orfanelle. Per ben 10 anni visse in Convento la sua solita vita, e poi, per Superiori disposizioni, il 7 Ottobre 1938 ritornò a vivere in casa privata, fino alla sua morte”.

Luisa, testimone di se stessa
Fin qui abbiamo raccontato quasi tutto ciò che si potrebbe dire della vita di Luisa, e lo abbiamo fatto servendoci di importanti testimonianze e, soprattutto, seguendo fondamentalmente la narrazione che Luisa ha lasciato nel suo 1° volume e nel “Quaderno di memorie dell’infanzia”. Solo per obbedienza –e solo Dio sa quanto le sia stata difficile e dolorosa– Luisa ha dovuto rendere testimonianza di se stessa.
È importante sottolinearlo, poiché “chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. E noi –può dire Luisa– non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato” (1 Cor. 2, 11-12).
Pertanto, anche se raccontassimo mille aneddoti straordinari e meravigliosi di Luisa, come i suoi molti testimoni raccontano, nulla si aggiungerebbe al ritratto che il Signore ne ha voluto fare; anzi, in questa piccola biografìa tralasciamo di proposito l’aneddotica, per non tergiversare la vera figura di Luisa e il ruolo unico e straordinario che Dio le ha voluto dare, riducendo la sua vita ad una serie di episodi prodigiosi ed edificanti.
Sono stati fatti tanti film sulla vita di molti personaggi, di molti Santi, persino sulla vita di N.S. Gesù Cristo. Nel caso di Luisa, ciò sarebbe impossibile. Non si può raccontare una vita che consiste in un’unica scena: più di sessant’anni in un letto! E allora, che si può dire della sua vita? Che possiamo dire di questa persona? Ma chi è Luisa? E che ha fatto in vita sua? Qual è stata la sua missione?
La risposta sconvolgente è tutta nei suoi scritti, specialmente nei suoi 36 volumi. Non è possibile conoscere Luisa senza conoscere i suoi scritti. Essi sono “i suoi apostoli”, “i suoi figli”, i figli di Gesù e di Luisa. Sono lo sbocco della sua vita interiore, il meraviglioso autoritratto che Luisa ha dovuto lasciare in eredità alla Chiesa, da parte di Gesù.
Ma qual è l’argomento di questi scritti? A che servono, qual è il loro scopo, qual è il valore...?
Tentiamo un approccio appena, leggendo qualche pagina: ciò è indispensabile nel presentare la figura e la vita di Luisa, ma è al tempo stesso del tutto insufficiente. Lo facciamo seguendo più o meno l’ordine cronologico di questi brani.

Gli Scritti di Luisa
È necessario precisare che quanto ha scritto non è frutto della penna brillante di una scrittrice, ma della sua ubbidienza alla Chiesa, nell’autorità dei suoi Confessori, tra questi, Sant’Annibale Maria Di Francia.
Non è, dunque, facile letteratura mistica, di chi desidera rendere pubbliche le proprie presunte visioni o rivelazioni soprannaturali; si tratta invece di una dolorosa testimonianza, di una vita crocifissa per amore, in lunghi anni di letto, vissuti da Luisa come Vittima nella preghiera e nel silenzio, nel nascondimento e nell’ubbidienza. E solo l’ubbidienza è riuscita, con immensa violenza che Luisa ha dovuto fare su se stessa, a farla scrivere.
Quindi, i trentasei volumi del suo diario sono stati scritti, non dalla cultura, dall’arte della scrittrice o dal desiderio di far conoscere le proprie visioni o rivelazioni, non da unmisticismo falso e pericoloso, ma dalla “Signora Ubbidienza”!
I suoi scritti ci mostrano, ci offrono tutto il dolore e l’Amore di Gesù, e con esso il Dono dei doni, il Dono supremo del suo Volere, perché, come è Vita di Dio, così diventi vita dei suoi figli (il Regno di Dio che la Chiesa invoca e al quale si prepara: che la Divina Volontà sia sulla terra quello che è in Cielo); ma tutto questo arriva fino a noiattraverso la vita immolata di Luisa.
Lei può dire con San Paolo: “E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore. Quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio, che disse “rifulga la luce delle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2ª Cor 4,3-10).
Luisa possiede (e ci offre) un tesoro preziosissimo nel suo povero vaso di creta: per prima cosa, la Passione di Gesù in lei, quindi il Volere Divino regnante in lei.
Non è il contenitore che nobilita il contenuto, ma il contrario. Luisa è certamente (dal punto di vista umano) una poverissima creatura, una di quelle persone che, agli occhi del mondo, “non contano”. Ma queste cose il Padre si compiace di rivelarle ai piccoli, mentre le nasconde ai saggi e prudenti. Il Signore le assicura che, se avesse trovato un’altra più piccola e più povera di lei, ad essa si sarebbe rivolto per affidarle questo compito. Le sue vie non sono le nostre vie.
A noi non resta che contemplare stupiti, trasalire di gioia e adorare in silenzio.
Per ordine del suo Confessore, Don Gennaro Di Gennaro, quindi per volontà della Chiesa, Luisa incominciò a scrivere. Era il Volume 2°, il 28 Febbraio 1899.
Luisa temeva che potessero andare in mano ad altri. Solo col tempo e grazie alla sua obbedienza ai Confessori, si convinse che dovevano essere pubblicati.
1 - A che cosa servono questi scritti? “Questo scritto servirà a far conoscere Chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona; e poi, se non serve a te, la mia luce servirà ad altri che leggeranno ciò che ti faccio scrivere”. (21.09.1899).
2 - Che cosa sono questi scritti? “Sappi che tutto ciò che ti faccio scrivere, o sulle virtù o sotto qualche similitudine, non è altro che un farti dipingere te stessa e quella perfezione a cui ho fatto giungere l’anima tua”. (22.09.1899).
3 - Ci sono errori negli scritti di Luisa, nei quali Gesù stesso le guida la mano?
“Stavo pensando tra me: «Chissà quanti spropositi, quanti errori contengono queste cose che scrivo!» In questo mentre, mi son sentita perdere i sensi, è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, anche gli errori gioveranno a far conoscere che non c’è nessun artifizio da parte tua, né che tu sei qualche dottore, che se ciò fosse, tu stessa avresti avvertito dove erravi, e questo pure farà risplendere di più che sono Io che ti parlo, vedendo la cosa alla semplice; ma ti assicuro che non troveranno l’ombra del vizio e cosa che non dica virtù, perché mentre tu scrivi, ti sto Io stesso guidando la mano; al più potranno trovare qualche errore a primo aspetto, ma se lo rimireranno ben bene, vi troveranno la verità.” (08.01.1900).
4 - Dover scrivere fu un’angoscia per Luisa, uno dei suoi più grandi sacrifici; lo fece solo per ubbidienza: “Mentre scrivevo, stavo pensando tra me: «Chissà quanti spropositi in questi scritti! Meritano di essere gettati nel fuoco. Se l’ubbidienza me lo concedesse lo farei, perché mi sento come un intoppo nell’anima, specie se giungessero a vista di qualche persona, e in certi punti fanno vedere come se amassi e facessi qualche cosa per Dio, mentre non faccio niente e non Lo amo, e sono l’anima più fredda che possa trovarsi nel mondo, ed ecco che mi riterrebbero diversa da quello che sono e questo è una pena per me; ma siccome è l’ubbidienza che vuole che scriva, essendo questo per me uno dei più grandi sacrifici, perciò mi rimetto tutta a lei, con certa speranza che essa farà le mie scuse e giustificherà la mia causa presso Dio e presso gli uomini».
Ma mentre dico questo, il benedetto Gesù si è mosso nel mio interno e mi sta rimproverando e vuole che disdica ciò che ho detto. Nel venire, il benedetto Gesù ha risposto al mio pensiero col dirmi: “Sicuro che meritano di essere bruciati questi tuoi scritti, ma vuoi sapere in quale fuoco? Nel fuoco del mio Amore, perché non vi è pagina che non manifesti a chiare note il modo come amo le anime, tanto se sono cose che riguardano te, quanto se riguardano il mondo; e il mio Amore in questi tuoi scritti trova uno sfogo ai miei preoccupati ed amorosi languori.” (10.10.1900).
5 - In questi scritti possono esserci errori di grammatica, ma non contro la dottrina cristiana. La prova che Luisa non è un’illusa, ma che l’opera è di Dio, sta proprio nei suoi scritti:
“…Sono venuti due sacerdoti e il Bambino si è ritirato in braccio a uno di quelli, comandandomi che io parlassi con l’altro. Onde quello voleva conto dei miei scritti ed uno per uno li stava rivedendo. Onde io, temendo, ho detto a quello: «Chissà quanti errori ci sono».
E quello, con una serietà affabile, ha detto: «Che, errori contro la legge cristiana?» Ed io: «No, errori di grammatica». E quello: «Questo fa niente».
Ed io, prendendo confidenza, ho soggiunto: «Temo che sia tutta illusione».
E quello, guardandomi in faccia, ha ripetuto: «Credi tu che ho bisogno di rivedere i tuoi scritti per conoscere se sei illusa o no? Io, con due domande che ti faccio, conoscerò se è Dio o il demonio che opera in te. Primo, credi tu che tutte le grazie che Dio ti ha fatto te le sei tu meritate, oppure è stato dono e grazia di Dio?»
Ed io: «Il tutto per grazia di Dio».
«Secondo, credi tu che in tutte le grazie che il Signore ti ha fatto, la tua buona volontà abbia prevenuto la grazia, o la grazia abbia prevenuto te?»
Ed io: «Certo, la grazia mi ha prevenuta sempre».
E quello: «Queste risposte mi fanno conoscere che tu non sei illusa».” (03.12.1904).
6 - Luisa ha dovuto scrivere anche i suoi dubbi e le sue pene. Gesù vuole che quando scrive sia più precisa ed esatta e che dica tutto, perché servirà per gli altri: “Figlia mia, voglio che sia più precisa, più esatta, che manifesti tutto nello scrivere, ché molte cose le fai passare innanzi, sebbene per te prenda senza scrivere, ma molte cose serviranno per gli altri”. Io, nel sentire ciò, sono rimasta confusa, perché veramente ciò lo faccio, ed è tanta la ripugnanza di scrivere, che solo i miracoli che sa fare l’ubbidienza potevano vincermi, che di mia volontà non sarei buona a vergare neppure una virgola.” (04.05.1906).
7 - Che cosa sono questi scritti, voluti da Gesù?
“Mio sommo Bene, il mio desiderio è che non vorrei scrivere più. Quanto mi pesa! Se non fosse per timore di uscire dal tuo Volere e di dispiacerti, non lo farei”.
E Lui, troncando il mio dire, ha soggiunto: “Tu non lo vuoi ed Io lo voglio. Quello che ti dico e tu per ubbidire scrivi, per ora serve di specchio a te e a quelli che prendono parte alla tua direzione; verrà tempo in cui servirà di specchio agli altri. Sicché, ciò che tu scrivi detto da Me, si può chiamare specchio divino; e tu vorresti togliere questo specchio divino alle mie creature? Badaci seriamente, figlia mia, e non voler restringere col non scrivere tutto questo specchio di Grazia.” (13.10.1906).
8 - Gesù è molto contento ogni volta che Luisa scrive, perché il suo Amore si sfoga; ma se lei non scrive tutto, Gesù si sente come tradito nell’amore:
“Figlia mia, ogni qual volta scrivi, il mio Amore riceve un piccolo sfogo, un contento di più, e mi sento più tirato a comunicarti le mie grazie. Sappi però che quando non scrivi tutto, oppure sorvoli sulle mie intimità con te, sullo sfoggio del mio Amore, Io mi sento come tradito, perché in quello sfoggio d’amore, in quelle intimità con te Io cercavo non solo di attirarti a più conoscermi e amarmi, ma anche quelli che avrebbero letto le mie intimità d’amore, per ricevere anche da loro un amore di più, e non scrivendo tu, questo amore non lo avrò ed Io ne rimango come contristato e tradito”. (14.06.1918).
9 - La parola di Gesù è un Sole, che Luisa deve scrivere per il bene di tutti:
“Figlia mia, perché non scrivi? La mia parola è luce e, come il sole splende in tutti gli occhi, in modo che tutti hanno luce sufficiente per tutti i loro bisogni, così ogni mia parola è più che un sole, che può essere luce sufficiente che illumina qualunque mente e riscalda ciascun cuore. Sicché ogni mia parola è un sole che esce da Me, che per ora serve a te e scrivendola servirà ad altri, e tu, col non scrivere, vieni a soffocare questo sole in Me e ad impedire lo sfogo del mio Amore e tutto il bene che potrebbe fare un sole”.
Ed io: “Ah, mio Gesù, chi è che andrà a calcolare sulla carta le parole che Tu mi dici?” E Lui: “Questo non sta a te, ma a Me, e ancorché non venissero calcolate, ciò che non sarà, i tanti soli delle mie parole sorgeranno maestosi, mettendosi a bene di tutti. Invece, col non scrivere, impediresti che il sole sorga e faresti tanto male come uno che potesse impedire che il sole sorga sull’azzurro cielo; quanti mali non farebbe alla terra? Quello alla natura e tu alle anime. E poi, è gloria del sole splendere maestoso e prendere come in pugno la terra e tutti, con la sua luce; il male è di chi non ne approfitta. Così sarà del sole delle mie parole: sarà gloria mia far sorgere tanti diversi soli, incantevoli e belli per quante parole dico; il male sarà di chi non ne approfitta”. (27.12.1918).
10 - In questi scritti tutto è dottrina di Gesù: “Di te non c’è nulla, ma tutta è dottrina mia. Tu non sei stata altro che una scrivana, e solo perché ho scelto te, vorresti seppellire i miei insegnamenti e quindi anche la mia gloria?”. “…Se ho scritto è stato solo per ubbidire e per il timore che Tu potessi dispiacerti”. (02.06.1921).
11 - Chi leggerà queste verità, se è indisposto, non capirà nulla: “Se leggeranno queste verità e sono indisposti, non capiranno un’acca, resteranno confusi e abbagliati dalla luce delle mie verità; ma per i disposti sarà luce che li rischiarerà e acqua che li disseterà, e non vorranno distaccarsi giammai da questi canali per il gran bene che sentiranno e per la nuova vita che scorrerà in loro. Perciò, anche tu dovresti essere contenta di aprire questi canali a pro dei tuoi fratelli, non trascurando nulla delle mie verità, anche la più piccola, perché, per quanto piccola, può servire ad un tuo fratello per attingere acqua. Onde sii attenta ad aprire questi canali e a contentare il tuo Gesù che ha fatto tanto per te.” (23.10.1921).
12 - La gioia di Gesù quando si scrive di Lui. In questi scritti è necessario che appaia Luisa:
“Figlia mia, sai perché sono così contento? Tutta la mia gioia, la mia festa è quando ti vedo scrivere. Vedo vergare nelle parole scritte la mia gloria, la mia vita. La conoscenza di Me si moltiplica sempre più; la luce della Divinità, la potenza della mia Volontà, lo sbocco del mio Amore, li vedo vergati sulla carta, ed Io in ogni parola sento la fragranza di tutti i miei profumi. Poi vedo quelle parole scritte correre, correre in mezzo ai popoli, per portare le mie nuove conoscenze, il mio amore sboccante, i segreti del mio Volere… Oh, come ne gioisco, che non so che ti farei quando scrivi! E come tu scrivi nuove cose su ciò che mi riguarda, così Io vado inventando nuovi favori per compensarti e mi dispongo a dirti nuove verità, per darti nuovi favori. Io ho amato sempre di più e ho riservato grazie più grandi a chi ha scritto di Me, perché essi sono la continuazione della mia vita evangelica, i portavoce della mia parola, e ciò che non dissi nel mio Vangelo mi riserbai di dirlo a chi avrebbe scritto di Me. Io non finii allora di predicare, Io debbo predicare sempre, fino a che esisteranno le generazioni”.
Ed io: “Amor mio, scrivere le verità che Tu mi dici è sacrificio, ma il sacrificio allora si rende più duro e quasi non mi sento la forza, quando sono obbligata e mi costringono a scrivere le mie intimità tra Te e me e ciò che riguarda me, che non so che farei per non mettere penna su carta”.
E Gesù: “Tu resti sempre da parte; è sempre di Me che tu parli, ciò che ti faccio, l’amore che ti voglio e dove giunge il mio amore verso le creature. Questo spingerà gli altri ad amarmi, affinché anche loro possano ricevere il bene che faccio a te. E poi, questo mischiare te e Me nello scrivere è anche necessario, altrimenti si direbbe: A chi ha detto questo? Con chi è stato così largo nel favorirla? Forse al vento, all’aria? Non si dice nella mia Vita che Io fui così largo con la mia Mamma? Che parlai agli Apostoli, alle turbe e che sanai il tale infermo? Quindi, tutto è necessario, e sii sicura che in ciò che scrivi è sempre Me che fai più conoscere”. (14.02.1922).
13 - Pertanto niente si deve occultare; anche Luisa deve comparire negli scritti:
“La santità delle altre virtù è abbastanza conosciuta in tutta la Chiesa e chi vuole può copiarla; ecco perché non mi sono dato premura di moltiplicare la stessa conoscenza. Ma la santità del vivere nel mio Volere, gli effetti, il valore che contiene, l’ultima pennellata che darà la mia mano creatrice alla creatura per renderla simile a Me, non è conosciuta ancora; ecco perché tutta la mia premura che si metta fuori ciò che ti ho detto, e se ciò tu non facessi verresti come a restringere il mio Volere, ad imprigionarmi le fiamme che mi divorano e a farmi ritardare la completa gloria che mi deve la Creazione. Solo voglio che le cose escano fuori ordinate, perché una parola che manchi, un nesso e un connesso, un periodo spezzato, invece di gettare luce mi getteranno tenebre ed invece di farmi dare gloria e amore, le creature resteranno indifferenti. Perciò, sii attenta. Ciò che ho detto Io, voglio che esca intero”.
Ed io: “Ma per mettere tutta intera la parte tua, sono costretta a mettere parte della mia”.
E Gesù: “E con ciò che vuoi dire? Se la via la abbiamo fatta uniti, vuoi che esca solo in campo? E poi, chi debbo additare e mettere come esempio da imitare, se colei che ho ammaestrata e tiene la pratica del modo come vivere nel mio Volere non vuole essere conosciuta? Figlia mia, questo è assurdo” (16.07.1922).
14 - È necessario dire che tutte queste verità sono state dette da Gesù, senza nasconderlo:
“Facendo copiare, secondo l’ubbidienza del Confessore, dai miei scritti ciò che Gesù mi aveva detto sulle virtù, io volevo farlo copiare senza dire che me lo aveva detto Gesù; e Lui, nel venire, dispiacendosi mi ha detto: “Figlia mia, perché vuoi occultarmi? Sono forse Io un disonorato, che non vuoi far nome di Me? Quando si dice un bene, un detto, un’opera, una verità di una persona disonorata, non si vuol dire chi sia per non perdere la stima, la gloria, il prestigio e l’effetto che ci sta in quel bene, in quel detto, eccetera, perché se si dice chi è non sarà apprezzato e perderà tutto il bello, sapendo che la fonte da dove viene non merita nessun apprezzamento. Invece, se è persona per bene e onorata, prima si fa il nome della persona, per far risaltare ed apprezzare maggiormente quello che ha detto o fatto, e poi si dice ciò che ha fatto o detto. Sicché Io non merito che il mio nome vada davanti ai miei detti? Ahi, come mi tratti male!” (30.07.1922).
15 - Gesù vuole assolutamente che si conosca la sua Volontà; non tollera il silenzio su di Essa: “Figlia mia, che hai? Perché tanto ti affliggi? È la mia gloria, il mio onore che lo richiede, e tu dovresti essere contenta. Credi che siano le creature che ciò vogliono, che fanno e che ti comandano? No, no, sono Io che travolgo tutto, che li spingo, che li illumino, e molte volte non sono ascoltato, altrimenti si darebbero più premura e avrebbero più interesse, ed Io sono costretto a spingerli più forte, per fare che il mio Volere si compia. Tu vorresti aspettare dopo la tua morte, ed il mio Volere non vuole aspettare. E poi, è vero che tu ne hai il connesso, l’innesto con la mia Volontà, ma qui si tratta non di te, ma di Me; si tratta di far conoscere gli effetti, i pregi, il valore che contiene il mio Volere operante nella creatura, quando questa vive in esso.
E poi, se non vuoi interessarti tu, che conosci quanto mi sta a cuore e come ardentemente anelo che siano conosciuti gli effetti del mio Volere, dal quale mi verrà la completa gloria della Creazione e il compimento della stessa Redenzione… –oh, quanti effetti sono ancora sospesi, tanto della Creazione come della Redenzione, perché il mio Volere non è conosciuto e non tiene il suo vero regno nella creatura e, non regnando, la volontà umana resta sempre schiava di se stessa–, onde credi tu che s’interesseranno gli altri dopo la tua morte? Oh, quante cose sepolte vi sono, che ho manifestato alle anime, per mancanza di chi non s’interessa delle opere mie! Ma se ho tollerato le altre, questa della mia Volontà non la tollero.
Darò tanta grazia a chi si metterà all’opera, da non potermi resistere, ma la parte più interessante ed essenziale la voglio da te”. (15.09.1922).
16 - Gesù vuole che Luisa scriva tutto, perché dovrà servire agli altri: “In molte cose mi mancano i vocaboli; in altre, siccome sono tante, non so tenere l’ordine e mi sembra che le metto sconnesse sulla carta, ma Gesù pare che mi tollera, basta che le scriva, e se non lo faccio mi rimprovera dicendomi: “Bada, che non sono cose che devono servire a te sola, ma devono servire anche agli altri”. (20.04.1923).
17 - Quale bene faranno questi scritti nella Chiesa:
Figlia mia, (…) nella mia onniveggenza vedo che questi scritti saranno per la mia Chiesa come un nuovo Sole che sorgerà in mezzo ad essa, che gli uomini, attratti dalla sua luce sfolgorante, si applicheranno per trasformarsi in questa luce ed uscire spiritualizzati e divinizzati, per cui, rinnovandosi la Chiesa, trasformeranno la faccia della terra.
La dottrina sulla mia Volontà è la più pura, la più bella, non soggetta ad ombra di materia o d’interesse, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale. Perciò sarà, a guisa di sole, la più penetrante, la più feconda e la più benvenuta e accolta, e siccome è luce, per se stessa si farà capire e si farà via. Non sarà soggetta a dubbi, a sospetti di errore, e se qualche parola non si capirà sarà per la troppa luce, che eclissando l’intelletto umano, non potranno comprendere tutta la pienezza della verità, ma non troveranno una parola che non sia verità; al più, non potranno del tutto comprenderla.
Perciò, in vista del bene che vedo, ti spingo a nulla tralasciare di scrivere. Un detto, un effetto, una similitudine sulla mia Volontà può essere come una rugiada benefica sulle anime, come è benefica la rugiada sulle piante dopo una giornata di sole ardente, come una pioggia dirotta dopo lunghi mesi di siccità. Tu non puoi capire tutto il bene, la luce, la forza che c’è dentro di una parola, ma il tuo Gesù lo sa e sa a chi deve servire e il bene che deve fare”.
Ora, mentre ciò diceva, mi ha fatto vedere nel mezzo della Chiesa un tavolo e tutti gli scritti sulla Divina Volontà messi sopra. Molte persone venerande circondavano quel tavolo e uscivano trasformate in luce e divinizzate e, come camminavano, comunicavano quella luce a chi incontravano. E Gesù ha soggiunto: “Tu vedrai dal Cielo il gran bene, quando la Chiesa riceverà questo alimento celeste, che, fortificandola, la farà risorgere nel suo pieno trionfo”. (10-2-1924)
18 – Era necessario che Luisa scrivesse tutto, perché grande sarà il bene che faranno questi scritti: “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere. Se non fosse necessario che tu scrivessi, non ti avrei obbligata al sacrificio. Tu devi sapere che ogni effetto, bene, valore che ti faccio conoscere sulla mia Volontà e ciò che la creatura può fare vivendo in Essa, sono tante esche, gusti, calamita, alimenti, armonie, profumi, luce; sicché ogni effetto che ti dico contiene la sua proprietà distinta. Quindi, non manifestando tutti i beni che ci sono nel mio Volere e dove l’anima può giungere vivendo in Esso, faresti mancare un esca per adescarli, o un gusto per allettarli, oppure una calamita per attirarli o un alimento per saziarli, sicché mancherebbe la perfetta armonia, il piacere dei profumi, la luce per instradarli; perciò, non trovando tutti i beni possibili, cioè, non conoscendoli, non avrebbero quella gran voglia di elevarsi su tutte le altre cose per fare vita nella mia Volontà”. (22.03.1924).
19 - In questi scritti, che sono di Gesù, tutto è chiaro e ordinato e nulla deve essere alterato:
“Questa mattina, mentre mi trovavo nel solito mio stato (non so se sia stato sogno), vedevo il mio Confessore defunto, il quale mi pareva che prendesse qualche cosa di attorcigliato da dentro la mia mente e l’aggiustava e la scioglieva.
Io gli ho domandato perché ciò faceva e lui mi ha detto: “Sono venuto per dirti di essere attenta all’ordine, perché Dio è ordine, e basta una frase, una parola di ciò che ti dice il Signore, che tu non la riporti tale e quale, ed ecco che non è secondo l’ordine e può suscitare dubbi e difficoltà in chi potrà leggere ciò che scrivi sulla sua adorabile Volontà”.
Io, nel sentir ciò, ho detto: “Forse sapete voi che ho scritto cose disordinate finora?”
E il Confessore: “No, no, ma sii attenta per l’avvenire. Fa che le cose che scrivi siano chiare e semplici come te le dice Gesù, e che nulla ometta, perché basta una piccola frase, una parola che manchi, di quelle che ti dice Gesù, o che la scriva diversamente, per mancare l’ordine, perché quelle espressioni anche minute servono per dar luce, per far comprendere con più chiarezza il senso e per legare l’ordine delle verità che il buon Gesù ti manifesta. Tu sei facile ad omettere molte piccole cose, mentre le piccole legano le grandi e le grandi le piccole. Perciò sii attenta per l’avvenire, affinché il tutto sia ben ordinato”. (14.06.1924).
20 - Gesù benedice e raduna tutti questi Scritti, che sono una parte di Se stesso:
“…Il mio dolce Gesù andava prendendo tutti i libri da me scritti, li univa insieme, poi se li stringeva al Cuore e con una tenerezza indicibile ha soggiunto: “Li benedico di cuore, questi scritti, benedico ogni parola, benedico gli effetti ed il valore che essi contengono. Questi scritti sono una parte di Me stesso”. Poi ha chiamato gli Angeli, i quali si sono messi di faccia a terra a pregare, e siccome stavano due Padri che dovevano vedere gli scritti, Gesù ha detto agli Angeli che toccassero la loro fronte per imprimere in loro lo Spirito Santo, onde infondere in essi la luce per poter loro far comprendere le verità e il bene che ci sono in questi scritti. Gli Angeli hanno ciò eseguito e Gesù, benedicendoci tutti, è scomparso.” (17.09.1924).
21 - La potenza della Divina Volontà è in questi Scritti, che atterreranno il regno del peccato:
“Mentre scrivevo ciò che sta detto di sopra, vedevo il mio dolce Gesù che poggiava la sua bocca alla parte del mio cuore e mi imboccava le parole che stavo scrivendo, e nel medesimo tempo sentivo un orribile fracasso lontano, che si battevano e ruggivano con tanto strepito da incutere spavento. Ed io, volgendomi al mio Gesù, Gli ho detto: “Mio Gesù, Amor mio, chi è che fa tanto fracasso? Mi sembrano demoni arrabbiati. Che cosa vogliono, che tanto si dibattono?”
E Gesù: “Figlia mia, sono proprio loro. Vorrebbero che tu non scrivessi sulla mia Volontà, e quando ti vedono scrivere verità più importanti sul vivere nel mio Volere soffrono un doppio inferno e tormentano di più tutti i dannati. Temono tanto che potessero uscire questi scritti sulla mia Volontà, perché si vedono perduto il loro regno sulla terra, acquistato da loro quando l’uomo, sottraendosi dalla Volontà Divina, diede libero il passo alla sua volontà umana. Ah, sì, fu proprio allora che il nemico acquistò il suo regno sulla terra, e se il mio Volere potesse regnare sulla terra, il nemico, lui stesso, si rintanerebbe nei più cupi abissi. Ecco perché si dibattono con tanto furore. Sentono la potenza della mia Volontà in questi scritti e, al solo dubbio che potessero uscire fuori, montano in furore e cercano a tutto loro potere di impedire un tanto bene. Tu però non dar loro retta e da questo impara ad apprezzare i miei insegnamenti”. (22.09.1924).
22 - Gli scritti non sono di Luisa, ma di Gesù. Il bene che faranno quando usciranno riuniti.
“Non sono cose tue, ma mie; è la mia Volontà che vuol fare la sua via per farsi conoscere. E la mia Volontà è più che sole, e per nascondere la luce del sole ci vuole troppo ed è del tutto impossibile; se la parano da un lato, essa sorpassa l’ingombro che le hanno messo davanti e, sfuggendo dagli altri lati, con maestà fa la sua via, lasciando confuso chi voleva impedire il suo corso, perché se la sono vista sfuggire da tutte le parti senza poterla afferrare. Si può nascondere una lucerna, ma il sole non mai. Tale è la mia Volontà: è più che sole, e volerla tu nascondere ti riuscirà impossibile. Perciò taci, figlia mia, e fa che il sole eterno della mia Volontà faccia il suo corso, sia per mezzo degli scritti, della stampa, delle tue parole e dei tuoi modi. Fa che Essa sfugga come luce e percorra tutto il mondo. Io lo sospiro, lo voglio.
E poi, che gran che è stato messo fuori delle verità della mia Volontà? Si può dire che appena gli atomi della sua luce; e sebbene atomi ancora, se sapessi il bene che fanno! Che sarà quando, riunite insieme tutte le verità che ti ho detto della mia Volontà, la fecondità della sua luce, i beni che contiene, unito tutto insieme formerà, non gli atomi o il sole che spunta, ma il suo pieno meriggio? Quale bene non produrrà questo Sole eterno in mezzo alle creature? Ed Io e tu saremo più contenti, nel vedere la mia Volontà conosciuta ed amata. Perciò lasciami fare.” (26.04.1925).
23 - Tutto ciò che Luisa scrive è quello che trabocca dalla sua anima:
“Il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel fondo dell’anima mia in piedi, con una penna di luce in mano, in atto di scrivere sopra una luce fitta che sembrava tela, ma era luce distesa nell’anima mia, e Gesù scriveva, scriveva nel fondo di questa luce. Come era bello vederlo scrivere con una maestria e velocità indescrivibile! Onde dopo avere scritto, come se aprisse le porte del mio interno, con la sua mano chiamava il Confessore, dicendogli: “Vieni a vedere ciò che Io stesso scrivo nel fondo di quest’anima. Io non scrivo mai su carta o su tela, perché è soggetto a perire, ma mi diletto a scrivere nel fondo della luce, a cui è ridotta quest’anima in virtù della mia Volontà. I miei caratteri di luce sono incancellabili e di valore infinito. Onde, quando debbo manifestarle le verità sulla mia Volontà, prima faccio il lavoro di scriverle nel fondo di lei e poi le parlo, accennandole quello che in essa ho scritto. Ecco, perciò, che quando dice ciò che Io le ho detto, lo dice con poche parole; invece quando scrive si diffonde a lungo: è il mio scritto che, straripando fuori dell’anima sua, non vi mette il piccolo cenno, ma la mia verità, distesa come Io stesso l’ho scritta nell’intimo del suo interno”.
Io sono rimasta meravigliata e con una gioia indicibile, nel vedere il mio dolce Gesù scrivere dentro di me, e toccavo con mano che, mentre nel parlare poco so dire di ciò che Lui mi dice, anzi, mi sembra che solo il tema mi ha dato, poi, nello scrivere, sarà suo interesse aiutarmi a svolgerlo come a Lui piace.
E Gesù tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, ora cessi la tua meraviglia, che mentre scrivi senti in te sorgere, come da una fonte, le verità: è il lavoro del tuo Gesù fatto in te, che straripando da tutte le parti dell’anima tua getta l’ordine sulla carta e le verità in te scritte e suggellate con caratteri di luce. Perciò cessino i tuoi timori, né volerti attenere al piccolo cenno delle mie parole, né volermi resistere quando Io voglio dilungarmi e farti scrivere su carta ciò che Io con tanto amore ho scritto nell’anima tua. Quante volte mi costringi ad usare la forza e a travolgerti, affinché tu non mi resista nello scrivere quello che voglio. Perciò lasciami fare; sarà cura del tuo Gesù che in tutto splenda la verità”. (05.07.1926).
24 - L’annunciata stampa degli scritti sulla Divina Volontà; l’imprimatur dell’Arcivescovo:
“…Tu devi sapere che per fare che la mia Suprema Volontà sia conosciuta, ho dovuto preparare le cose, disporre i mezzi, travolgere l’Arcivescovo con quegli atti di assoluto dominio di mia Volontà, a cui l’uomo non mi può resistere; ho dovuto fare uno dei miei grandi prodigi. Credi tu che sia cosa facile ottenere l’approvazione di un Vescovo? Come è difficile, quanti cavilli, quante difficoltà; e se approvano è con molte restrizioni, quasi da togliere le sfumature più belle, i colori che più risaltano, a tutto ciò che la mia Bontà con tanto amore ha rivelato. Non vedi tu dunque nell’approvazione dell’Arcivescovo il trionfo della mia Volontà? E quindi la grande mia gloria e la grande necessità che le conoscenze del Supremo Volere siano conosciute e come rugiada benefica smorzino gli ardori delle passioni, come sole che sorge mettano in fuga le tenebre della volontà umana e tolgano il torpore che quasi tutte le creature tengono, anche nel fare il bene, perché manca la vita del mio Volere.
Le mie manifestazioni su di Esso saranno come balsamo che rimarginerà le piaghe che ha prodotto l’umana volontà. Chi avrà il bene di conoscerle si sentirà scorrere una nuova vita di luce, di grazia, di fortezza, per compiere in tutto la mia Volontà. Non solo, ma comprendendo il gran male del proprio volere, lo aborriranno e si scuoteranno dal durissimo giogo della volontà umana, per mettersi sotto il soave dominio della Mia. Ah, tu non sai né vedi ciò che so e vedo Io; perciò lasciami fare e non ti opprimere. Anzi, avresti dovuto premurare e spingere tu stessa colui che Io con tanto amore ho disposto che ne prendesse l’impegno, anzi, dirgli che si affretti e che non si perda tempo.
Figlia mia, il Regno della mia Volontà è incrollabile ed in queste conoscenze su di Esso ci ho messo tanta luce, grazia e attrazione, da renderlo vittorioso, in modo che, come saranno conosciute, faranno dolce battaglia alle volontà umane e queste resteranno vinte. Queste conoscenze saranno muro altissimo e fortissimo, più che l’Eden terrestre, che impediranno al nemico infernale di entrarci dentro per molestare coloro che, vinti da esse, passeranno a vivere nel Regno della mia Volontà. Perciò non ti turbare e lasciami fare, ed Io disporrò tutto perché il ‘Fiat’ Supremo sia conosciuto”. (14-8-1926)
25 - Gesù si rivolge al Sacerdote che dovrà curare la stampa degli scritti:
“Mentre pregavo mi sono trovata fuori di me stessa, e nel medesimo tempo vedevo il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, con Nostro Signore vicino, che prendeva tutte le conoscenze, effetti e valori che ha manifestato sul Supremo Volere, e cambiati in fili di luce li suggellava nella sua intelligenza, in modo da formare come una corona di luce intorno alla sua testa. E mentre ciò faceva gli ha detto:
“Figlio mio, il compito che ti ho dato è grande, e perciò è necessario che dia molta luce per farti comprendere con chiarezza ciò che ho rivelato, perché a seconda della chiarezza con cui saranno esposti, così produrranno i loro effetti, benché per se stessi siano chiarissimi, perché ciò che riguarda la mia Volontà è luce che scende dal Cielo, la quale non confonde e abbaglia la vista dell’intelligenza, ma ha virtù di rafforzare e chiarire l’intelletto umano, per farsi comprendere ed amare, e di gettare nel fondo dell’anima il principio della sua origine, lo scopo vero per cui fu creata, l’ordine tra Creatore e creatura; e ogni mio detto, manifestazioni conoscenze sul mio Supremo Volere sono tante pennellate per far ritornare l’anima alla somiglianza del suo Creatore. Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà non è altro che preparare la via, formare l’esercito, radunare il popolo eletto, preparare la reggia, disporre il terreno dove deve formarsi il Regno della mia Volontà, e quindi reggerlo e dominarlo. Perciò, il compito che ti affido è grande. Io ti guiderò, ti starò vicino, per fare che il tutto si faccia secondo la mia Volontà”.
Onde dopo ciò, lo ha benedetto e se ne è venuto alla piccola anima mia, riprendendo il suo dire: “Figlia mia, quanto mi interessa la mia Volontà! Come amo sospiro che sia conosciuta! È tanto il mio interesse, che sono disposto a dare qualunque grazia a chi vuole occuparsi di farla conoscere. Oh, come vorrei che si facesse presto, perché vedo che tutti i miei diritti mi saranno restituiti. L’ordine tra Dio e la creatura sarà ristabilito; non più darò i miei beni alle umane generazioni a metà, ma tutti interi, né più riceverò da loro cose incomplete, ma tutte intere...” (18.08.1926).
26 - Gesù dà il titolo al libro da pubblicarsi e lo spiega: “Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi faceva vedere il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sull’Adorabile Volontà di Dio, e Gesù, mettendosi a lui vicino, gli diceva:
“Figlio mio, il titolo che darai al libro che stamperai sulla mia Volontà sarà questo: «Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Libro di Cielo. Il richiamo della creatura nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio».
Vedi, anche il titolo voglio che corrisponda alla grande opera della mia Volontà.
Voglio che la creatura comprenda che il suo posto, assegnatole da Dio, è nella mia Volontà, e fino a tanto che non entri in Essa sarà senza posto, senza ordine, senza scopo; sarà un intruso nella Creazione, senza diritto di sorta, e perciò andrà ramingo, senza pace, senza eredità, ed Io, mosso a compassione di lui, gli griderò continuamente: «Entra nel tuo posto, vieni nell’ordine, vieni a prendere la tua eredità, a vivere in casa tua. Perché vuoi vivere in casa estranea? Perché vuoi occupare un terreno che non è tuo? E non essendo tuo vivi infelice e sei il servo e lo zimbello di tutte le cose create. Tutte le cose create da Me, perché stanno al loro posto, stanno nell’ordine e in perfetta armonia, con tutta la pienezza dei loro beni, assegnati loro da Dio. Tu solo vuoi essere infelice, ma infelicità volontaria. Perciò, vieni al posto tuo; là ti chiamo e ti aspetto». Perciò colui o colei che si presterà a far conoscere la mia Volontà sarà il mio portavoce, ed Io gli affiderò i segreti del Regno di Essa”.(27.08.1926).
27 - Gesù benedice il titolo che Egli stesso ha dato: “E mentre ciò diceva, (Gesù) prendeva questo libro fra le sue mani e pareva che leggesse ciò che sta scritto il 27 Agosto. Mentre leggeva restava pensoso, come se si mettesse in profonda contemplazione, in modo che io non ardivo dirgli nulla; solo sentivo che il suo Cuore batteva forte, forte, come se volesse scoppiare; poi ha stretto al petto il libro dicendo: “Benedico il titolo, lo benedico di cuore, e benedico tutte le parole che riguardano la mia Volontà”.
E alzando la sua destra, con una maestà incantevole ha pronunciato le parole della benedizione. Fatto ciò è scomparso.” (29.08.1926).
28 - Non si deve tralasciare nemmeno una parola di Gesù:
“Dopo ciò mi sentivo impensierita, che mi era stato imposto dalla santa ubbidienza che non dovevo tralasciare di scrivere neppure una parola che il mio dolce Gesù mi potesse dire, mentre io sono facile a lasciarle, perché sono convinta che certe cose intime, certi sfoghi che Gesù fa alla piccola anima mia, non è necessario scriverli e affidarli alla carta, ma che restino nel segreto del cuore. Onde pregavo che mi desse la grazia di non farmi mancare all’ubbidienza.
E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, se chi ti guida e dirige ti dà quest’ubbidienza, significa che ha capito che sono Io che ti parlo ed il valore che contiene anche una sola mia parola. La mia parola è luce e piena di vita; quindi, chi possiede la vita la può dare. Molto più che la mia parola contiene la forza creatrice; perciò una sola mia parola può creare innumerevoli vite di grazia, vita d’amore, vita di luce, vita di mia Volontà nelle anime. Tu stessa non potrai comprendere la via lunga che può fare una sola mia parola. Chi ha orecchio l’ascolterà, chi ha cuore ne resterà ferito. Perciò, chi ti guida ha ragione, perché ti dà questa ubbidienza. Ah, tu non sai come lo assisto e gli sto d’intorno, mentre legge i miei e i tuoi scritti sulla mia Volontà, per fargli comprendere tutta la forza delle verità e del gran bene che ci sono in essi; e lui gira intorno alla mia Volontà e, in virtù della luce che sente, ti manda questa ubbidienza. Perciò sii attenta e ti aiuterò e ti faciliterò ciò che a te pare difficile.”(09.09.1926).
29 - Gesù guida e sostiene Luisa mentre scrive:
“Dopo aver scritto quattro ore e più, mi sentivo tutta sfinita di forze, ed essendomi messa a pregare secondo il mio solito nel suo SS. Volere, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi a Sé, tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, sei stanca, riposati nelle mie braccia. Quanto ci costa il Regno del ‘Fiat’ Supremo a Me e a te, mentre di tutte le altre creature c’è chi dorme la notte, chi si diverte e chi giunge fino a offendermi. Per Me e per te non ci sono riposi, neppure di notte, tu occupata a scrivere ed Io vigilarti, a porgerti le parole, gli insegnamenti che riguardano il Regno del Volere Supremo; e mentre ti vedo scrivere, per farti dilungare e non farti stancare, ti sostengo nelle mie braccia, affinché scriva ciò che voglio, per poter dare tutti gli insegnamenti e le prerogative, i privilegi, la santità e le ricchezze infinite che questo mio Regno possiede. Se tu sapessi quanto ti amo e quanto godo nel vederti sacrificare anche il sonno e tutta te stessa per amore del mio ‘Fiat’, che ama tanto farsi conoscere alle umane generazioni! Ci costa assai, è vero, figlia mia, ed Io per compensarti, quasi sempre, dopo che hai scritto, ti faccio riposare sul mio Cuore affranto dal dolore e dall’amore: dal dolore perché il mio Regno non è conosciuto, e dall’amore perché voglio farlo conoscere, affinché tu, sentendo il mio dolore ed il fuoco che mi brucia, sacrifichi tutta te stessa e non ti risparmi in nulla, per il trionfo della mia Volontà”. (15.09.1926).
30 - In questi scritti tutto è di Gesù. Premura di Gesù, perché siano pubblicati: “Figlia mia, non voglio che guardi come cosa tua ciò che hai scritto, ma che lo guardi come cosa mia e come cosa che a te non appartiene. Tu non ci devi entrare affatto in mezzo; me la vedo tutta Io e perciò voglio che me ne faccia la consegna, e come scrivi voglio che me ne faccia un dono, affinché Io resti libero di fare quello che voglio, e per te ti resti solo quello che ti conviene per vivere nella mia Volontà. Io ti ho fatto tanti doni preziosi, per quante conoscenze ti ho manifestato, e tu nessun dono mi vuoi fare?”
(…) Quindi, dopo ciò mi faceva vedere il Reverendo Padre, e Gesù, standogli vicino, gli metteva la sua santa destra sul suo capo, per infondergli fermezza, aiuto e volontà, dicendogli: “Figlio mio, fa’ presto, non prendere tempo. Io ti aiuterò, ti starò vicino, affinché il tutto vada bene e secondo la mia Volontà. Come mi interessa che la mia Volontà sia conosciuta e come con paterna bontà ho dettato gli scritti che riguardano il regno del ‘FIAT’ Supremo, così aiuterò la stampa, starò in mezzo a quelli che si occuperanno, affinché il tutto sia regolato da Me. Perciò, presto, presto”. (28.09.1926).
31 - Gesù ha scritto prima nell’anima di Luisa ciò che lei dopo scrive su carta: “Mi sentivo afflitta perché, essendo venuto il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, volle che gli fossero consegnati tutti gli scritti, senza lasciarmi neppure quelli dei quali lui già ne teneva le copie. Onde il pensiero che le cose più intime tra me e Gesù fossero fuori e il non poter neppure rivedere ciò che Gesù mi aveva detto sul suo santo Volere mi torturava. E Gesù, ritornando, mi ha detto: “Figlia mia, perché tanto ti affliggi? Tu devi sapere che ciò che ti ho fatto scrivere sulla carta, l’ho scritto prima Io stesso nel fondo dell’anima tua e poi te l’ho fatto passare sulla carta; anzi, ci sono più cose scritte in te che sulla carta. Perciò, quando tu senti il bisogno di rivedere ciò che riguarda le verità sul ‘FIAT’ Supremo, quando darai uno sguardo nel tuo interno subito rivedrai ciò che vuoi.” (06.10.1926).
32 - Gesù chiama “i nostri scritti”, quelli che Padre Annibale portò con sé: “Mio Gesù, che cosa è questa fretta che hai? È forse qualche cosa che Ti interessa molto?”
E Gesù: “Certo, certo, figlia, che è la cosa che più mi interessa. Sai, ho sentito fin dentro di te il Padre (Sant’Annibale M. Di Francia) che si è portato i nostri scritti, che parlava della mia Volontà a chi lo circondava, con tanto amore che mi sono sentito ferire fin nel Cuore, e perciò ho voluto uscire fuori di te per ascoltarlo. Sono le mie stesse parole che ho detto sulla mia Volontà, che risuonano al mio udito; sento l’eco mio e perciò voglio prendermi tutto il gusto di sentirlo e voglio farlo prendere anche a te, per compenso dei sacrifici che hai fatto”. (09.10.1926).
33 - Questi scritti escono dal Cuore di Gesù come il Sole, per fare il bene a tutti: “Figlia mia, non sai tu che questi nostri scritti escono dal fondo del mio Cuore ed Io faccio scorrere in essi la tenerezza del mio Cuore per intenerire quelli che li leggeranno, la sodezza del mio dire divino per rassodarli nelle verità della mia Volontà? In tutti i detti, verità, esempi, che ti faccio vergare sulla carta, faccio correre la dignità della mia Sapienza Celeste, in modo che coloro che li leggono o leggeranno, se staranno in Grazia, sentiranno in loro la mia tenerezza, la sodezza del mio dire e la luce della mia Sapienza, che, come tre calamite, li faranno restare attratti nella conoscenza della mia Volontà. Chi poi non starà in Grazia, non potrà negare che è luce, e la luce fa sempre bene, non fa mai male, illumina, riscalda, fa scoprire le cose più nascoste e muove ad amarle. Chi può dire che non riceve bene dal Sole? Nessuno. Più che Sole sto mettendo fuori dal mio Cuore questi scritti, affinché facciano bene a tutti. Perciò ho tanto interesse che tu scriva, per il gran bene che voglio fare all’umana famiglia, tanto che li guardo come scritti miei, perché sono Io sempre il dettatore e tu la piccola segretaria della lunga storia della mia Volontà”. (08.12.1926).
34 - Ciò che Luisa scrive serve a formare in lei il Regno del “Fiat”; poi sarà norma per poter vivere in esso: “Figlia mia, (…) ciò che hai scritto, per ora serve a te, serve al Regno del ‘FIAT’ Supremo; poi sarà norma per chi deve vivere in Esso, come devono servirsi di tutti gli atti operanti della mia Volontà per mantenersi nei confini del Regno mio. Perciò, quello che a te non sembra necessario, è necessario per la formazione del mio Regno Supremo”. (13.01.1927).
35 - È Gesù che scrive adesso quanto riguarda il suo Regno, ciò che non fece quando venne sulla terra, e lo fa per mezzo di Luisa: “Figlia mia, vuoi sapere perché Io non scrissi? Perché dovevo scrivere per mezzo tuo. Sono Io che animo la tua intelligenza, che ti imbocco le parole, che do moto con la mia mano alla tua per farti tenere la penna e farti vergare le parole sulla carta; sicché sono Io che scrivo, non tu. Tu non fai altro che prestare attenzione a quello che voglio scrivere; perciò tutto il tuo lavoro è l’attenzione, il resto faccio tutto da Me. E tu stessa non vedi molte volte che non hai forza di scrivere e ti decidi a non farlo, ed Io, per farti toccare con mano che sono Io che scrivo, ti investo e, animandoti con la mia stessa vita, scrivo quello che voglio? Quante volte non lo hai provato?
Ora, dovendo passare un’epoca per far conoscere il Regno del ‘FIAT’ Supremo, per dare il tempo a far conoscere prima il regno della Redenzione e poi l’altro, del ‘FIAT’ Divino, decretai di non scrivere allora, ma di scrivere insieme con te, per mezzo tuo, quando questo Regno fosse più prossimo, e anche per dare alle creature una nuova sorpresa dell’eccesso dell’amore di questa mia Volontà, che cosa ha fatto, che ha sofferto e che vuol fare per amor loro.
(…) Le novità delle nuove manifestazioni sul mio Divin Volere, che hanno una forza divina e un dolce incanto, pioveranno come celeste rugiada sulle anime arse dalla volontà umana; saranno portatrici di felicità, di luce e di beni infiniti. Non ci sono minacce in queste manifestazioni, né spavento, e se qualche cosa di timore c’è, è per chi vuole restare nel labirinto dell’umana volontà, ma poi, in tutto il resto non si vede altro che l’eco, il linguaggio della Patria Celeste, il balsamo di lassù, che santifica, divinizza e dà la caparra della felicità che regna solo nella Patria beata. Perciò mi diletto tanto nello scrivere ciò che riguarda il ‘FIAT’ Divino, perché scrivo cose che appartengono alla Patria mia.
Sarà troppo perfido e ingrato chi non riconoscerà in queste mie manifestazioni l’eco del Cielo, la lunga catena d’amore del Volere Supremo, la comunanza dei beni del Nostro Padre Celeste, che vuol dare alle creature, e come volendo mettere da parte tutto ciò che è passato nella storia del mondo vuole incominciare un’era nuova, una nuova Creazione, come se ora cominciasse la nuova storia della Creazione. Perciò lasciami fare, che ciò che faccio è di somma importanza”. (30.01.1927).
36 - Gesù non può scrivere senza Luisa e Luisa non potrebbe farlo senza Gesù:
“…Come posso scrivere da solo senza di te? Le mie manifestazioni devono essere palpabili, non invisibili; devono cadere sotto i sensi delle creature; le cose invisibili, l’occhio umano non ha la virtù di guardarle. Sarebbe come se dicessero a te: scrivi senza inchiostro, senza penna e senza carta; non sarebbe assurdo e irragionevole? Onde, dovendo servire le mie manifestazioni ad uso di creature formate di anima e di corpo, anch’Io ho bisogno della materia per scrivere, e me la devi prestare tu. Sicché tu mi servirai d’inchiostro, di penna e di carta; con questo formo in te i miei caratteri, e tu, sentendoli in te, li metti fuori e li rendi palpabili, con lo scriverli sulla carta. Perciò tu non puoi scrivere senza di Me: ti mancherebbe il tema, il soggetto, il dettato davanti, per copiare; quindi non sapresti dire nulla. Ed Io non posso scrivere senza di te; mi mancherebbero le cose principali per scrivere: la carta dell’anima tua, l’inchiostro del tuo amore, la penna della tua volontà. Perciò è un lavoro che dobbiamo fare insieme e d’accordo, d’ambo le parti”. (09.02.1927).
37 - Ciò che Gesù manifesta a Luisa e che lei scrive si può chiamare il Vangelo del Regno della Divina Volontà, si appoggia sulla Sacra Scrittura e sul Vangelo e li conferma:
“Dopo ciò, stavo pensando: “A che serviranno questi scritti sulla D. Volontà?”
Ed il mio sommo ed unico Bene, Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tutte le mie opere si danno la mano, e questo è il segno che sono opere mie, che una non si oppone all’altra, anzi, sono tanto legate tra loro che si sostengono a vicenda. Tanto è vero che, dovendo formare il mio popolo eletto, da cui e in cui doveva nascere il futuro Messia, da quello stesso popolo formai il Sacerdozio, il quale istruiva il popolo e lo preparava al gran bene della Redenzione; diedi loro leggi, manifestazioni ed ispirazioni sulle quali venivano formate le Sacre Scritture, chiamate Bibbia, e tutti erano intenti allo studio di essa. Onde con la mia venuta sulla terra Io non distrussi le Sacre Scritture, anzi le appoggiai, e il mio Vangelo annunciato in nulla si opponeva ad esse, anzi si sostenevano a vicenda in modo mirabile. E col formare la nuova Chiesa nascente formai il nuovo Sacerdozio, il quale non si discosta dalle Sacre Scritture né dal Vangelo; tutti sono attenti ad esse per istruire i popoli, e se qualcuno non volesse attingere a questa fonte salutare, si può dire che non mi appartiene, perché esse sono la base della mia Chiesa e la stessa vita con la quale vengono formati i popoli.
Ora, ciò che Io manifesto sulla mia Volontà Divina e che tu scrivi si può chiamare il Vangelo del regno della Volontà Divina; nulla si oppone né alle Sacre Scritture né al Vangelo che Io annunciai stando sulla terra, anzi si può chiamare il sostegno dell’uno e dell’altro. E perciò chiamo i Sacerdoti e permetto che vengano, che leggano il Vangelo tutto di Cielo del regno del mio ‘Fiat’ Divino, per dire come dissi agli Apostoli: predicatelo per tutto il mondo, perché Io mi servo delle mie opere e del Sacerdozio, e come ebbi il Sacerdozio prima della mia venuta, per preparare il popolo e il Sacerdozio della mia Chiesa per confermare la mia venuta e tutto ciò che Io feci e dissi, così avrò il Sacerdozio del regno della mia Volontà.
Ecco a che serviranno le tante cose che ti ho manifestato, le tante verità sorprendenti, le promesse dei tanti beni che devo dare ai figli del ‘Fiat Voluntas tua’: saranno il Vangelo, la base, la sorgente inesauribile a cui tutti attingeranno la vita celeste, la felicità terrestre ed il ripristino della loro creazione. Oh, come si sentirà felice chi con ansia berrà a larghi sorsi in queste sorgenti delle mie conoscenze, perché esse contengono la virtù di portare la vita del Cielo e di sbandire qualunque infelicità”.(18.01.1928).
38 - È assoluta volontà di Dio che questi scritti siano pubblicati, ma il momento è relativo e dipende da quando si disporranno le creature e quelli che li devono far conoscere:
“Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta e, per quanti incidenti ci possano essere, Essa trionferà su tutto. E ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto, perché la sua assoluta Volontà venga compiuta. Il tempo in cui verranno alla luce è relativo e condizionato dal tempo in cui si disporranno le creature a ricevere un tanto bene e quelli che si devono occupare a farne i banditori e fare il sacrificio per portare la nuova era di pace, il nuovo Sole che snebbierà tutte le nubi dei mali. Se tu sapessi quante grazie e lumi ho preparato per chi vedo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio ‘Fiat’. Guardami come ho preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi, ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tanto amo e voglio che facciano. Ma devo dirti pure che guai a chi si oppone o possa mettere ostacoli.
Tu però non spostare nulla, neppure una virgola di ciò che ci vuole per preparare il regno della mia Volontà Divina, affinché nulla manchi da parte mia e da parte tua, facendo ciò che ci vuole per dare questo gran bene alle creature, affinché non appena le creature si disporranno possano trovare tutto a posto e ciò che ci vuole.”(02.08.1928).
39 - Gesù proteggerà questi scritti perché sono suoi, sono sfogo, follie, deliri, eccessi del suo Amore: “Figlia mia, non ti turbare; questi scritti sono miei, non tuoi, e in mano a chi potranno andare, nessuno potrà toccarli per sciuparli. Io li saprò custodire e difendere, perché è roba che Mi appartiene, e chiunque li prenderà con buona e retta volontà troverà una catena di Luce e di Amore con cui amo le creature. Questi scritti li posso chiamare sfogo del mio Amore, follie, deliri, eccessi del mio Amore, con cui voglio vincere la creatura, affinché Mi ritorni nelle mie braccia, per farle sentire quanto l’amo”. (19.05.1938).
40 - Questi scritti hanno come vita la Divina Volontà: sono il suo Testamento d’Amore, la Nuova Creazione vivente e parlante: “Figlia mia, non ti dar pensiero (degli scritti). Sarò Io vigile custode, perché troppo mi costano. Mi costa la mia Volontà, che entra in questi scritti come vita primaria. Potrei chiamarli Testamento d’Amore che fa la mia Volontà alle creature: si fa donatrice di sé stessa e le chiama a vivere nella sua Eredità (...) Perciò, questi scritti sono pieni di Vite divine, le quali non si possono distruggere (...) Troppo ci vuole a toccare ciò che ti ho fatto scrivere sulla mia Volontà, perché posso chiamarlo Nuova Creazione vivente e parlanteSarà l’ultimo sfoggio del mio Amore verso le umane generazioni...” (20.06.1938).

La linea spirale si produce girando e ritornando infinite volte sullo stesso punto, ma ogni volta ad una altezza maggiore, oppure in un modo più ampio, o con maggiore numero di elementi... Pensiamo al movimento delle galassie o “la doppia spirale” del DNA... Tutto ciò parla di un meraviglioso equilibrio di forza centrifuga e centripeta; la linea spirale non è statica, ma dinamica; la troviamo nel mondo fisico e nel mondo spirituale, e nella Pedagogia divina.
Per esempio, la vediamo svilupparsi fin dal principio del primo volume di Luisa, nel quale Nostro Signore
(1) inizia la sua opera, separandola e distaccandola dal mondo esterno;
(2) prosegue distaccandola da se stessa, purificando tutto il suo mondo interno, il suo cuore;
(3) e la conduce alla verità del proprio nulla. Luisa si duole dei suoi peccati e mancanze, ma Gesù non vuole che continui a perdere più il tempo pensando al suo passato.
E di nuovo ritorna sul primo passo, ma un po’ più largo:
(1) Le creature devono sparire dalla vista dell’anima, che deve guardare solo Gesù e agire soltanto per amore a Lui e con Lui.
(2) La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Lui: necessità dello spirito di mortificazione e di carità;
(3) E quello che deve mortificare innanzi tutto è la propria volontà in ogni cosa; per questo, per innamorarla del patire per amore di Gesù la porta ad immergersi nella contemplazione della Passione, ecc.
Un motore funziona perché gira; il cuore vive perché palpita continuamente e il sangue circola o gira nel corpo; l’uomo vive perché continuamente respira...
Negli scritti di Luisa troviamo 36 volumi, che formano come tre tappe:
- ai primi dodici (1-12) corrisponde il suo libro “Le Ore della Passione” (scritto appunto negli anni in cui scriveva i volumi 11 e 12);
- ai secondi dodici (13-24) corrisponde “Il giro dell’anima nella Divina Volontà”;
- ai terzi dodici (25-36) corrisponde “La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà”.
La finalità del primo è ripercorrere (girando) le 24 ore della Passione, per fare quello che interiormente faceva Gesù, allo scopo di conoscerlo di dentro, fare nostra la sua vita interiore, copiandola in noi, prendendo parte all’opera della REDENZIONE per prendere possesso di essa.
La finalità del secondo è ripercorrere (girando) tutte le opere di Dio, a cominciare dalla creazione del mondo e continuando con la creazione dell’uomo (Adamo) e la creazione dell’umanità e del popolo di Dio (la storia sacra), per corrispondere con adorazione, lode, ringraziamento e amore a nome di tutti al Padre, e copiare in noi la sua opera, partecipando nell’opera della CREAZIONE e prendendo possesso di essa.
E la finalità del terzo è ripercorrere (girando) tutta la vita della SS.ma Vergine, in 31 giorni del mese mariano (più altre cinque “lezioni della Regina del Cielo”, che approfondiscono di più i temi di alcuni giorni; sono in tutto 36 lezioni della Mamma, quanti sono i volumi dati dal suo Divin Figlio; sono come la versione o il riassunto materno del Messaggio). È per imparare da Lei, imitandola per fare nostra la sua vita interiore, l’opera della SANTIFICAZIONE, l’opera dello Spirito Santo.
Si tratta dunque di copiare nella nostra vita le tre opere e la Vita della SS.ma Trinità, per riavere la Sua somiglianza e la consumazione nell’Unità con le Tre Divine Persone, scopo per cui fummo creati. QUESTO È IL REGNO DI DIO, da Lui sospirato, la finalità delle sue tre opere, fatte da Lui, ma che devono essere ricevute e fatte proprie dalla sua creatura.
Per questo motivo, a capo di tutte le creature che devono ritornare all’Atto iniziale della Creazione (e questo sarà il compimento del suo Regno “come in Cielo così in terra”), Dio ha voluto mettere tre Creature che ci hanno aperto il passaggio e ci conducono al Regno:
- la SS.ma e adorabile Umanità di Gesù Cristo (vero Dio e vero Uomo),
-l a sua SS.ma. Madre Immacolata, che forma unità perfetta con Lui,
- e la sua piccola Figlia (che chiama anche “la Sposa”), affinché il suo “Messaggio del Regno” e il suo esempio siano alla portata di tutti noi, della “stirpe comune”, nati nel peccato originale e oppressi dal peso del nostro volere umano.
L’ultima prova di Luisa
Morto il santo Padre Di Francia (il 1° Giugno 1927) senza aver potuto realizzare il suo massimo desiderio, la stampa e pubblicazione dei volumi di Luisa, il Confessore Don Benedetto Calvi fece suo questo desiderio e continuò l’opera iniziata, sebbene con un criterio personale alquanto diverso. E Luisa scrive:
“…Pensavo tra me alla grande questione degli scritti sulla Divina Volontà che si trovano in Messina, portati dalla benedetta memoria del venerabile Padre Di Francia; come io ed altri miei Superiori li vogliamo assolutamente qua, ma i Superiori di Messina, raccomandati rigorosamente dal venerabile Padre prima di morire, se li vogliono tenere là per la pubblicazione, quando a Dio piacerà, quindi non si fa altro che [inviare] lettere di fuoco d’ambo le parti, quelli per ritenerli e noi per riaverli, ed io mi sentivo tutta impensierita, annoiata e stanca, e dicevo tra me: “Come ha potuto permettere il buon Gesù tutto questo? Chissà che non si dispiaccia anche Lui?” Ed Egli, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, tu sei impensierita, ma Io affatto, né sono dispiaciuto, anzi godo nel vedere l’interesse che prendono i Sacerdoti di questi scritti, che formeranno il regno della mia Volontà. Ciò significa che apprezzano il gran bene di essi ed ognuno vorrebbe tenere con sé un sì grande tesoro, per essere i primi a comunicarlo agli altri, e mentre dura la questione di chi deve vincere, l’uno avvicina l’altro per consigliarsi sul da farsi ed Io godo che altri miei ministri conoscano che c’è questo tesoro sì grande, di far conoscere il regno del mio Volere Divino, ed Io mi servo di ciò per formare i primi Sacerdoti del mio regno venturo del mio «Fiat»... Quindi lasciami fare e non ti dar pensiero.” (18.01.1928).
Dopo la morte di Padre Annibale, i suoi, che avevano in custodia gli scritti, non si interessarono abbastanza della loro pubblicazione e così li restituirono a Luisa.
Il suo Confessore pubblicò nel 1930 un riassunto dei primi quattro volumi pressappoco, abbastanza ritoccati, con il titolo “Nel Regno della Divina Volontà (parte prima, storia di un’anima) Alba che sorge”, con l’Imprimatur di Mons. Giuseppe Maria Leo, Arcivescovo di Trani. Già in precedenza Padre Annibale aveva preparato una bozza per la stampa del 1° volume riassunto, ma la sua morte lasciò tutto sospeso.
Don Benedetto fece poi tre edizioni del libro “La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà” (anch’esso con Imprimatur) nel 1932, 1933 e 1937. Bisogna dire però che le edizioni di questo libro curate da Don Benedetto sono abbastanza diverse dal manoscritto originale di Luisa, che porta la data del 6 Maggio 1930. Si tratta di 31 meditazioni per il mese di Maggio, riguardanti altrettanti episodi o misteri della vita della Madonna SS., scritte “per la Casa della Divina Volontà”. La 3ª edizione ha diverse appendici e tra questi, una ventina di capitoli bellissimi, presi dagli ultimi volumi di Luisa, intitolati “Prodigi d’amore che la Divina Volontà operò nella Regina del Cielo”. Quest’appendice fu pubblicata anche separata.
Infine aggiunse la 5ª edizione e preparava la 6ª dell’ “Orologio della Passione” (1934), che fu tradotto e pubblicato in tedesco dal P. Ludwig Beda, O.S.B., in due grosse edizioni con Imprimatur, che destarono grande fervore ed entusiasmo. Notiamo che questo libro si diffuse durante più di 23 anni, in cinque edizioni, sempre con approvazione ecclesiastica, e nessuno trovò mai nulla da contestare, anzi...!
Ma è inevitabile che chi è di Cristo provochi come Lui “la rovina e la risurrezione di molti”; molto suo malgrado diventa “segno di contraddizione” (Lc. 2,34) e pietra di scandalo. Non tutti i sacerdoti sono uguali; non tutti furono (e sono) come Sant’Annibale, come i Confessori di Luisa, come tanti che la frequentarono con venerazione e sacro affetto. Abbiamo visto che, fin dall’inizio, ci furono quelli che la giudicarono e condannarono con solo sentirne parlare. E negli anni trenta venne a crearsi un’opposizione, sempre più accesa e pubblica, contro Luisa, da parte di alcuni sacerdoti e religiosi. Uno di loro, che nemmeno la conosceva personalmente, arrivò a estremi tali da provocare indignazione e scandalo nel popolo coratino, nonché il profondo dispiacere del Confessore di Luisa (detto da lui) e dei suoi Superiori.
Nel capitolo dell’8 Febbraio 1931, Luisa scrive: “È da qualche tempo che non scrivo, perché gonfio il mio povero cuore di amarezze intense, fino a travolgermi tutta nelle onde altissime e burrascose del dolore e [delle] umiliazioni profonde, non avevo la forza di mettere su carta una pagina, la più dolorosa, della mia esistenza quaggiù. Nella foga del mio dolore ho ripetuto più volte il detto di nostro Signore: “Cercai un consolatore in tante pene e non lo trovai, un amico che mettesse una parola in mia difesa e non vi fu, anzi chi doveva sostenermi e darmi un respiro di coraggio, me lo sentivo cambiato come se fosse il mio più crudele nemico”.
(…) E poi quello che più mi tormenta sono le stesse lotte che devo sostenere col mio dolce Gesù. Per causa della stampa della Divina Volontà mi accusano al Santo Uffiziodi cose che io non conosco, né dove abitano, né dove stanno, e sono lontano da me quanto il Cielo dalla terra. Sono quarantasei anni che vivo nel letto, si può dire che sono una povera sepolta viva, la terra non la conosco, né ricordo mai di aver avuto amore ad interesse. Il mio dolce Gesù ha vigilato sempre il mio cuore e me lo ha tenuto in pieno distacco; sia sempre ringraziato il Signore. Hanno malignato pure presso il Santo Uffizio per la venuta del sacerdote che viene a chiamarmi all’ubbidienza nello stato delle mie sofferenze, quindi imposizioni e proibizioni…”
Questi fatti coincisero con un periodo in cui la S. Congregazione del Santo Uffizio (oggi “della Dottrina della Fede”) dovette intervenire in numerosi casi di dubbia origine soprannaturale. Delle volte, tuttavia, quella generale prevenzione nei confronti di possibili o presunti interventi soprannaturali potè cagionare casi di vera repressione. A noi non spetta e non è possibile sapere in quali casi l’intervento ecclesiastico fu giusto e legittimo, e in quali altri forse ingiusto o abuso di autorità; niente vieta però che, indagando con documenti e testimonianze, possiamo pervenire ad alcune conclusioni. Sta di fatto che l’Autorità della Chiesa può correggere determinate sentenze precedenti.
Qualche esempio fra i tanti: basta pensare alla “Notificazione” con cui la Chiesa annullò le proibizioni riguardanti la devozione alla Divina Misericordia nel modo proposto da Suor Faustina Kowalska di Cracovia (Polonia), posteriormente canonizzata, o alla riabilitazione del Beato Antonio Rosmini.
Stando così le cose, un giorno, il 31 Maggio 1938, arrivò a Corato un sacerdote in qualità di mandatario del Santo Uffìzio e, senza spiegazioni, sequestrò e portò via con sé i quaderni di Luisa (tranne i due ultimi volumi, uno dei quali da poco incominciato), senza lasciare nemmeno una ricevuta, pur non essendo stati stampati, essendo pertanto degli scritti privati...
Tre mesi dopo, il 31 Agosto 1938, fu pubblicato un Decreto (in pratica, una misura disciplinare), che condannava i tre libri di Luisa che erano stati stampati e pubblicati (soltanto quelli e non altri) e quindi li metteva all’Indice dei libri proibiti. Il Decreto, tradotto dal latino, dice così:
«Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio
Decreto.
Proibizione di libri.
Mercoledì, giorno 13 Luglio 1938.
Col generale consenso della Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffìzio, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali, che hanno l’incarico di tutelare le cose di fede e di costumi, avuto in antecedenza il consenso dei Reverendi Signori Consultori, condannarono ed obbligarono ad inserire nell’Indice dei libri proibiti i libri che qui elenchiamo, scritti da Luisa Piccarreta e da altri curati e pubblicati più volte in vari luoghi; essi sono:
1°) L’Orologio della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, con un Trattato sulla Divina Volontà.
2°) Nel Regno della Divina Volontà.
3°) La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà.
E nel giorno seguente, giovedì 14 dello stesso mese ed anno, il SS. Signor Nostro Pio, per Divina Provvidenza Papa XI, nella solita udienza accordata al Rev.mo Signor Assessore del Sant’Uffizio, approvò la decisione degli Eminentissimi Padri a lui presentata, la confermò e comandò di farla pubblicare.
Dato a Roma, dai Palazzi del Sant’Uffìzio, il giorno 31 Agosto 1938.
Remolo Pantanetti,
Notaio della Supr. S. Congregazione»
Pochi giorni dopo, l’11 Settembre, su “L’Osservatore Romano” apparve un articolo senza firma, in cui si commentava ufficiosamente la condanna. Eccolo:
«Falsa Letteratura Spirituale.
I tre libri colpiti dal decreto del Santo Uffizio, riportato nella prima pagina del giornale, non meriterebbero per la loro piccola mole e lo scarso valore del contenuto particolare considerazione, ma vanno condannati come indice di un misticismo falso e pericoloso, frequente ai nostri giorni. Vi sono infatti oggi non poche persone, specialmente donne, le quali credendosi, sia pure in buona fede, favorite da straordinari carismi spirituali, sentono il bisogno, anzi, esse dicono, il dovere di comunicare a tutta la famiglia cristiana le loro presunte visioni e rivelazioni soprannaturali, che sono invece il prodotto della loro fantasia esaltata ed inferma.
Questo è il caso di certa Luisa Piccarreta, autrice degli scritti che altri hanno raccolto e pubblicato nei tre accennati volumetti, la quale afferma di dover scrivere in seguito a numerose rivelazioni a lei fatte da Gesù Cristo e dalla Beata Vergine.
Argomento principale dei suoi scritti è la Divina Volontà, concepita in modo esagerato ed errato, ed esposta in un linguaggio e in una terminologia ridondante spesso di inesattezze e stravaganze.
Si crederebbe che simili pubblicazioni non dovrebbero incontrare gran successo. Invece la loro diffusione è grandissima, favorita anche da irresponsabili recensioni della nostra stampa, giacché molti recensiscono i libri senza averli prima letti con la dovuta attenzione e competenza.
I volumetti in questione hanno già avuto molte edizioni e sono stati tradotti in altre lingue. Si dice che nella versione tedesca del “Trattato della Divina Volontà” (“Das Reich des Gottlichen Willens”), fatta dal P. Beda Ludwig, O.S.B., siano state esitate oltre 30.000 copie.
Era dunque opportuno mettere in guardia i fedeli».
Il commento migliore a questo commento lo fanno i fatti. Cinque giorni dopo, il 16 Settembre, appena saputa la notizia, Luisa inviò a Mons. Giuseppe M. Leo, il suo Arcivescovo, il seguente atto di sottomissione e, per suo mezzo, al Sant’Uffizio: “Fiat! In Voluntate Dei!
Io, qui sottoscritta, avendo appreso il decreto col quale, in data 13 Luglio 1938, la Suprema Congregazione del S. Uffizio condannava all’Indice dei libri proibiti i libri da me scritti e pubblicati: 1 °, L’Orologio della Passione di N.S.G.C. con un Trattato della Divina Volontà; 2°, Nel Regno della Divina Volontà; 3°, La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà, spontaneamente e prontamente compio il dovere di anima cristiana di umiliare la mia incondizionata, pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della S. Romana Chiesa, per cui, senza restrizione alcuna, riprovo e condanno quanto la Suprema Congregazione del S. Uffizio riprova e condanna nei sopracitati miei scritti pubblicati, nel senso che la medesima Suprema Congregazione intende.
Questa mia dichiarazione la umilio egualmente al mio amatissimo Arcivescovo Mons. D. Giuseppe M. Leo, implorando da lui la carità paterna di farla pervenire, pel suo tramite, al S. Uffizio.
Mi firmo,
Luisa Piccarreta da Corato (Bari)”
In modo simile si esprime il suo Confessore D. Benedetto Calvi in varie lettere, anch’egli raggiunto dalla severità (alla pari di altri sacerdoti, religiosi e suore), per lo stesso motivo durante un certo periodo. Infatti gli fu vietato di visitare Luisa e di celebrare la S. Messa in casa di lei per alcuni mesi. In quel periodo, altri sacerdoti le portavano la Comunione e la facevano rinvenire.
La tempesta contro Luisa da parte di molti, compresi sacerdoti e religiosi, doveva continuare violenta fino alla sua morte ed oltre. Molti tuttavia soffrirono con lei, non si rallegrarono del male e di tante ingiustizie, né tanto meno si accanirono contro di essa; ma altri la rinnegarono, l’abbandonarono, lamentando (dice lei) averla conosciuta...
Vale la pena notare che il 31 Agosto 1939, esattamente un anno dopo la cosiddetta condanna, Hitler firmò l’ordine di attaccare la Polonia, che diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Così pure la coincidenza di altre date della storia futura con questi fatti.
Appena un mese dopo quella condanna all’Indice, “per disposizione dei Superiori” (dice il Confessore), “per motivi di salute” (dice Luisa), dovette uscire dall’Orfanotrofio di S. Antonio il 7 Ottobre 1938, esattamente dieci anni dopo il suo ingresso. Dovette lasciare quelle buone religiose, le Figlie del Divino Zelo, ma non l’affetto e la profonda stima di moltissime di loro, come evidenziano tante lettere di Luisa. Don Benedetto trovò per lei una casa dove abitare, in Via Maddalena, (Era il suo nome di terziaria domenicana!). Lì passò gli ultimi otto anni della sua vita. Trovandosi in questa tempesta, Luisa scrisse (come alcuni testimoni riferiscono) al Santo Padre Pio da Pietrelcina (unica volta in vita sua), il quale le rispose solo questo: “I Santi si fanno, ma guai a chi fa i Santi!”
Pochi anni prima, a proposito di uno dei libri condannati, il Dr. Padre Domenico Franzè, O.F.M. scrisse la seguente lettera indirizzata al P. Pantaleone Palma, Superiore Generale dei Rogazionisti e successore di Sant’Annibale:
“Pace e bene!
Reverendo Padre Palma,
circa un anno addietro, e precisamente nello scorso Settembre, V.R. consegnava a me, da parte anche di un autorevole Personaggio, due copie del libro intitolato “Nel Regno della Divina Volontà (Storia di un’anima, Parte I) Alba che sorge” ecc., allo scopo che da me si desse un giudizio su detta Opera, il cui Autore si era trincerato nel più stretto incognito.
Ebbene, Rev.do Padre, come sa, io non mi sono accontentato di leggere il libro in parola, ma ho preteso anche, per meglio del mio giudizio, di conoscere la persona che l'ha scritto.
Dopo aver letto le parole ed aver parlato con chi ha scritto, non mi sono fermato alla mia sola convinzione, ma ho cercato anche il parere di alcuni tra i miei competenti Confratelli Religiosi, di uno dei quali Le accludo una breve relazione, e cioè del P. Consalvo Valls, Professore di Teologia in questo nostro Collegio Internazionale di S. Antonio ed Esaminatore Delegato per la revisione dei nostri libri.
In verità, a chi non avesse tempo e voglia di percorrere il volume, basterebbe dare uno sguardo all'indice del medesimo per vedere come un’anima chiamata da Dio alla perfezione s’innalza con passo e salita graduale, per le vie del distacco ed annichilimento, delle tentazioni e delle prove, fra le quali, durissima, una che si trascina da ben quarantasei anni.
A me, che sono un medico, fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni.
A me, che sono Religioso Regolatore, da tanto conforto l’avere avuto assicurazione che, in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai dopo prove esaurienti scoperto frode alcuna.
A me infine, che sono Sacerdote, gode l’animo di aver riscontrato nella paziente, non solo tutta la delicata integrità delle virtù cristiane, ma inoltre un’anima tendente alla perfezione, illuminata da una grazia speciale.
A parte quanto Nostro Signore par che si degni di operare in quest’anima, per purificarla e renderla degno strumento di misericordia per i suoi simili, io noto in questi scritti un’idea dominante, che potrei chiamare l’idea madre dell’esistenza di questa creatura, la Divina Volontà.
La povera paziente chiama tutte le anime a penetrare nel male delle singole volontà personali, e vuole far costatare che, come uno solo è il male comune di tutte le volontà umane, cioè il peccato, così una sola è l’universale medicina per tutti gli uomini peccatori, cioè che la Santissima Volontà di Dio sia la vita della volontà umana.
Se l’Opera di cui parliamo non facesse altro che inculcare in chi legge i diritti di Dio e del suo Divin Volere, affermare il Suo supremo potere su tutte le umane volontà e su tutti i poteri e regni della nostra minuscola terra, io direi che ciò sarebbe già molto per il bene delle anime.
Reverendo Padre, con giudizio da Medico e da Sacerdote, le dico che soltanto uno spirito così mortificato e perennemente mortificato, soltanto una volontà umana fusa alla Volontà Divina, può assurgere a concezioni così basilari e fondamentali, come quelle che manifesta quest'anima; la quale, senza studi profondi e senza scuola, da sola nel letto del suo dolore e del suo spasimo, con una cultura letteraria, teologica ed ascetica limitatissima, parla con vera competenza delle più astruse questioni, risolve i più difficili problemi, conduce l’anima che legge i suoi scritti nei campi più profumati delle virtù.
Non è qui certo il caso che io riferisca sulle prove fisiche, psicofisiche e morali da me esperite sulla paziente: io ho la certezza morale, anche perché chi scrive ha sessantacinque anni suonati ed è alieno di tutto ciò che sa di mondo e da tutto ciò che è immoderazione, dico, ho la certezza morale, per quanto è dato all’uomo, che il libro da V.R. presentatemi potrà fare un gran bene, specialmente perché è dettato da uno spirito retto e senza infingimenti.
La ringrazio della bella occasione che mi ha offerto e mi raccomando alle Sue degne preghiere, mentre mi riaffermo
di V. R. aff.mo in G. C.
(Firm.) Fr. Domenico Franzè, Medico-Chirurgo; Prof. di Fisiologia e Medicina Missionaria nel Collegio Internazionale S. Antonio; Socio di merito della Pontificia Accademia Romana di M.I.
Roma, Collegio S. Antonio, 20 Luglio 1931”.
La relazione che il P. Domenico Franzè acclude nella sua lettera è questa, a lui indirizzata dal P. Consalvo Valls, O.F.M., Professore di Teologia Dommatica, Mistica, ecc. nello stesso Collegio, il 18 Luglio 1931. (Trascriviamo, per la sua lunghezza, soltanto le affermazioni principali):
“Reverendo Padre,
ho letto e studiato il libro intitolato “Nel Regno della Divina Volontà, ecc.” e dopo averlo meditato in alcuni dei suoi punti, posso dichiarare quanto segue:
I - Nel riguardo dommatico: l’ho trovato in tutto conforme con gli insegnamenti ricevuti dalla Santa Chiesa e manifestati nelle fonti di Rivelazione, ancora quando parla di questioni dogma-tiche solo di passaggio, come... (Segue una serie di punti analizzati; i suoi commenti sono:
“Esattezza teologica sublime e meravigliosa...”, “Esattissimo pure il concetto... senza stridenze e con meravigliosa armonia”, “Mai si ripete, sempre trova nuovi e bellissimi aspetti, e neppure per un momento si stacca dal retto concetto di quelle verità di Fede”, ecc.).
Vero è che qua e là si trovano delle incertezze e qualche volta delle stranezze che abbisognerebbero qualche spiegazione; ma pure è vero che, quanto più si riflette sulle medesime, più scomparisce la dissonanza apparente delle prime impressioni. Del resto lo dice Gesù stesso all'anima, quando la rassicura dei timori che essa sente di scrivere spropositi...
II - Sotto l’aspetto ascetico. È giustissimo in tutte le sue appreziazioni, sia nel presentare i mezzi attivi di santificazione: orazione, lavoro, adempimento dei propri doveri, Sacramenti, preghiere, letture, sofferenza, ecc., sia specialmente negli ampi insegnamenti che dà sulle virtù stesse... Nota bene: per giustificare tutti questi punti (che l’Autore enumera) bisognerebbe citare tutto il Libro...
III - In quanto ai fenomeni mistici: il libro sembra veramente ispirato. (Dai numerosi punti che elenca, prendiamo, ad esempio, questo: “Differenza tra la conoscenza astrattiva e intuitiva di Dio e dell’anima stessa. La descrizione che fa di quella intuitiva è una dimostrazione psicologica e sperimentale della Dottrina Teologica sul modo di operare divino dei doni dello Spirito Santo e dei sensi spirituali, in contrapposizione al modo di operare umano delle virtù”, ecc.)
IV - In quello che riguarda l’autoritratto di quest’anima. Si vede che vive intensamente la vita della Grazia, della quale fa descrizioni così belle ed esatte, che unicamente i doni dello Spirito Santo possono dargliene l’intelligenza e anche la scienza di poterle esprimere.
Da questi doni in piena attività ne viene quella contemplazione di Dio nei suoi attributi e nella sua Vita Trinitaria, quella contemplazione di Cristo e della Madonna nei suoi misteri, quella visione così consolante e meravigliosa della Divina Volontà che governa il mondo... Non da altra fonte che dalla Grazia Divina, che assorbe tutto l’essere di quest’anima, ne può venire quella risolutezza e generosità con la quale si dà ai più grandi sacrifici intimi, che le domanda il suo Diletto; quella delicatezza e vivacità di sentimenti...; anche l’immensa carità verso il prossimo, scaturita e fondata sull'amore a Gesù... E soprattutto solo dalla Grazia può venire questa sostituzione della propria volontà in quella del Signore, che le fa restare in pace, sicura e contenta in mezzo alle più grandi tribolazioni, sofferenze, siccità, e che costituisce la missione particolare di quest’anima...
Per tutte queste osservazioni, fatte così alla volata (di qua e di là) e per confronti, io nutro l’intima persuasione che la persona in questione è un’anima di Dio e che è divina l’opera che in essa si compie. Non conosco la vita ne la storia di quest’anima, ma mi basta, per giustificare questo mio concetto, l’esame di questo libro e l’effetto che io stesso ho sperimentato con la sua lettura, che stillava nel mio spirito nuove ansie di miglioramento spirituale. Solo Iddio ha le chiavi del cuore e le fa vibrare verso la Santità...” (ecc.)
Di Vostra Riverenza, aff.mo Confratello,
Fr. Consalvo Valls, O.F.M.
Dopo la condanna all’Indice, inattesa e dal punto di vista religioso inesplicabile e inesplicata, non mancarono i tentativi di ottenere qualche chiarimento, per sapere se vi fossero mancanze o errori concreti, quali o dove, ma furono infruttuosi; come anche i tentativi affinché Luisa fosse riabilitata...
Eppure, in una lettera, Luisa scrisse: “…Figlia mia, mi dispiace di P. Beda; e perché i manoscritti (che questo Padre inviò al Santo Uffizio) non arrivarono a Roma? Chi lo impedì? Mentre io so da fonte sicura che nel S. Uffìzio c’erano domande da tutte le parti, che volevano che gli scritti uscissero alla luce. Del resto, si vede che vuol fare tutto il Signore, se non oggi, domani...”
A meno di due anni dalla sua morte fu pubblicata un’immaginetta di Luisa, in italiano e in inglese, con autorizzazione ecclesiastica di S.E.R. Mons. Reginaldo Addazi, O.P., Arcivescovo di Trani. Conteneva una breve notizia in sintesi sulla vita e morte di Luisa “in fama di santità” e alcune preghiere “per impetrare la Beatificazione della Serva di Dio”. Per la prima volta le veniva dato questo titolo, pur non essendo stata ancora aperta una sua Causa...
Tuttavia, occorrerebbe meditare bene quanto Luisa ha scritto:
“Essendo venuto M. (Monsignore), mi ha detto che in queste venute di Nostro Signore io non meritavo niente e che solo meritavo quando praticavo le virtù; ed insieme che pregassi per certi suoi bisogni. Onde nel corso del giorno sono rimasta impensierita di ciò che avevo sentito e, per sbrigarmi, dicevo tra me: “Adorabile mio Bene, Tu sai che non ci ho badato mai a meriti, ma solo ad amarti. Mi pare che mi vogliono fare serva nella tua casa, se badassi ad acquisti. No, non serva voglio essere, ma figlia, anzi Tu il mio amato ed io la tua amata”. (23.01.1908).
Pochi anni più tardi, l’Arcivescovo Mons. Addazi ottenne dal Santo Uffìzio il permesso (11 Maggio 1962) per il trasferimento dei resti mortali di Luisa dal cimitero nella sua chiesa, S. Maria Greca, di Corato, dove vennero tumulati il 3 Luglio 1962. Fu il primo passo ufficiale verso la sua riabilitazione.
E quarant’anni dopo la sua morte, l’Arcivescovo di Trani, S.E. Mons. Giuseppe Carata, il 4 Marzo 1987 ha eretto canonicamente la Pia Associazione “Luisa Piccarreta - Piccoli figli della Divina Volontà”, con sede a Corato, Via N. Sauro (adesso Via Luisa Piccarreta), 25, nella casa dove Luisa è vissuta per molti anni, avente lo scopo di conoscere e far conoscere la vita di Luisa e la spiritualità della Divina Volontà, e promuovere altresì tutto ciò che occorre per una piena riabilitazione di Luisa, innanzi tutto, affinché possa in seguito essere glorificata. La Pia Associazione è diventata in seguito “attrice” nella Causa di Beatificazione di Luisa, aperta nella solennità di Cristo Re, il 20 Novembre 1994.
La conclusione non può appartenere che a Nostro Signore.
Un giorno lontano (01.07.1907) Egli le disse: “Figlia mia, la Verità, per quanto è perseguitata, non si può fare a meno di conoscere che è Verità, e giunge il tempo che quella stessa Verità perseguitata viene ad essere riconosciuta ed amata”.
Dall’esilio alla Patria
Dopo essere vissuta sulla terra dell’esilio 81 anni, 10 mesi e 9 giorni, Luisa morì il martedì 4 Marzo 1947, verso le ore 6 del mattino, dopo 15 giorni di malattia, l’unica accertata in vita sua: una forte polmonite, con febbre alta. Morì alla fine della notte, a quella stessa ora in cui tutti i giorni il Sacerdote la richiamava dal suo stato di “morte” mediante l’ubbidienza.
Scrive il suo Confessore:
“Fenomeni straordinari in morte.
Come si vede nella foto, il cadavere di Luisa sta col corpo seduto sul lettino, proprio come quando viveva, né fu possibile distenderlo con la forza di varie persone. Rimase in quella posizione, per cui si dovè costruire una cassa tutta speciale.
Attenzione, straordinario... Tutto il corpo non subì la rigidità cadaverica che a tutti i corpi umani segue appena morti. Si poteva vedere in tutti i giorni che rimase esposta, alla vista di tutto il popolo di Corato e di moltissimi forestieri, venuti appositamente a Corato per vedere e toccare con le proprie mani il caso unico e meraviglioso: poter, senza sforzo alcuno, muovere il capo in tutti i versi, alzare le braccia, piegarle, piegare le mani e tutte le dita. Si potevano alzare anche le palpebre ed osservare gli occhi lucidi e non velati. Luisa sembrava viva e che dormiva, mentre un convegno di medici, appositamente convocati, dichiarava, dopo attento esame del cadavere, che Luisa realmente era morta e che quindi si doveva pensare a una morte vera e non ad una morte apparente, come da tutti si immaginava. Si fu costretti, col consenso dell’Autorità Civile e del Medico Sanitario, a farla rimanere per 4, dico quattro giorni, sul suo lettino di morte, senza dare segno alcuno di corruzione, per soddisfare la folla che si accalcava, specie i forestieri, che si riversavano in casa anche con la violenza”.
Luisa dice che era nata “a rovescia” e che perciò era giusto che la sua vita fosse “a rovescia” della vita delle altre creature; anche la sua morte fu “a rovescia”... Restò seduta, come era sempre vissuta, e seduta dovette essere portata al cimitero, in una bara speciale, di vetro, come una regina sul suo trono, vestita di bianco “come una Sposa per il suo Sposo”, con il “Fiat” sul petto...
“La piccola figlia del Re è tutta splendore; perle e tessuto d’oro sono il suo vestito; in preziosi ricami è presentata al Re; con lei, le vergini sue compagne a Te sono condotte;
entrano insieme nel Palazzo Regale...” (Salmo 44)
Il trionfale funerale di Luisa
Il suo funerale ebbe luogo il 7 Marzo 1947. Più di 40 sacerdoti –il Capitolo e il Clero locale–, innumerevoli religiose (le Figlie del Divino Zelo, le Suore Missionarie del Sacro Costato, le Suore “d’Ivrea”, ecc.), una folla di migliaia di persone, che salivano anche sui tetti, dopo le Esequie e la S. Messa, celebrata dal Capitolo nella Chiesa Matrice, l’accompagnarono al cimitero... Fu un autentico plebiscito del popolo cattolico, che la pianse e che, dopo 62 anni passati ormai, continua ricordandola. Fu la sua prima apoteosi sulla terra...
Ancora una testimonianza di Don Benedetto Calvi:
“Quale fu la sua vita di 82 anni, dei quali circa 70 inchiodata nel suo lettino?
Pregare + Lavorare + Soffrire + Consolare + Consigliare + Istruire + Illuminare menti + Riscaldare cuori + Trasformare anime. Il suo lettino si cambiava in una meravigliosa cattedra dalla quale, con sapienza ed unzione divina, parlava ed intimamente cambiava le anime: non pochi uscivano dalla sua stanzetta visibilmente mutati, stupiti e commossi, e… pronti a purificarsi con una santa Confessione. Fu il nostro parafulmine per riparare i fulmini della potente Giustizia di Dio, sdegnato perché oltraggiato dai nostri peccati.”

Che ci ha lasciato Luisa? Soltanto un affettuoso ricordo? Il suo Confessore, D. Benedetto Calvi, ha raccolto dalle labbra di Luisa, un’ora prima della sua morte, le sue ultime parole, che egli chiama “il testamento spirituale di Luisa e la sua grande e consolante promessa”:
“Ora muoio più contenta, perché il Divin Volere mi ha consolata più del solito con la vostra presenza in questi ultimi istanti della mia vita.
Vedo ora una lunga, bella e spaziosa Via, illuminata da infiniti e splendenti Soli... Oh, sì, li conosco! Sono i Soli dei miei atti fatti nella Divina Volontà. È la via che ora devo battere; è la via preparata per me dal Divin Volere, è la via del mio trionfo, è la via della mia gloria, per congiungermi nell’immensa felicità della Divina Volontà. È la mia via, è la via che farò riservare per voi, caro Padre; è la via che farò riservare per tutte quelle anime che vorranno vivere nella Divina Volontà”.
“Luisa, chi sei tu?”
Di nuovo Gesù parlò loro: “Io Sono la luce del mondo; chi segue Me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della Vita”.
Gli dissero allora i farisei: “Tu dai testimonianza di te stesso: la tua testimonianza non è vera”.
Gesù rispose: “Anche se Io rendo testimonianza di Me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado.
Voi giudicate secondo la carne; Io non giudico nessuno. E anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma Io e il Padre che mi ha mandato”.
(...) Gli dissero allora: “Chi sei Tu?”
Gesù disse loro: “Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma Colui che Mi ha mandato è veritiero, ed Io dico al mondo le cose che ho udito da Lui”.
Non capirono che Egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato (cioè condannato) il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e che non faccio nulla da Me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così Io parlo. Colui che mi ha mandato è con Me e non mi ha lasciato solo, perché Io faccio sempre le cose che gli sono gradite”. (Gv. 8, 12-16. 25-29).
Gli scritti di Luisa sono, lo abbiamo detto, la grande testimonianza della sua vita, dell’opera straordinaria che in lei Dio ha realizzato, della Missione unica che le ha affidato e della Santità in cui l’ha introdotta, le cui porte, a partire da Luisa e grazie alla sua fedele risposta, Dio ha aperto alle umane generazioni.
Sono cose semplicemente impensabili, incredibili... Se è così, Gesù ha voluto manifestarle servendosi della stessa Luisa. Costretta a scrivere le sue intimità mistiche con Gesù da una inesorabile ubbidienza –tremendo martirio di tutta una vita–, ha dovuto manifestare tutto ciò che la riguardava. E allora la conclusione, per forza, è che in questo modo il Signore ha messo l’orgoglio e l’autosufficienza umana davanti al paradosso: Luisa, unica testimone di se stessa... Ancora una volta s’intuisce in controluce l’eco della Parola di Gesù: “Ancorché Io dia testimonianza di Me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado...” (Gv 8,14).
Ma il paradosso si risolve da solo: Luisa non è affatto un’illusa, una povera donna che si nutre della propria “fantasia esaltata ed inferma”. Sarebbe come dire –in parole sue– “l’anima più superba di questo mondo”. Esattamente il contrario di quanto risulta dalle testimonianze di quanti l’hanno conosciuta e dalla stessa logica interna della sua vita e dai suoi scritti: “Luisa, la Santa”, nel dire del popolo cristiano, “una vita più celeste che terrena”, in parole del santo Padre Annibale Maria Di Francia, che la trattò intimamente durante 17 anni.
Resta poi da vedere se tutto ciò che ha scritto sia oggettivamente vero. La risposta è che necessariamente Luisa ha posseduto –e lei è la prima– la Divina Volontà come un dono di Grazia. Qualcosa che la Mistica, prima di lei, non conosce e non poteva conoscere, perché Nostro Signore non lo aveva ancora manifestato; Dio infatti compie i suoi disegni “nei tempi e momenti che ha stabilito in virtù del suo potere sovrano” (Atti 1,7). E Luisa può dire con San Paolo: “Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo” (2ª Cor. 4, 13). Luisa, proprio perché ha posseduto questo Dono supremo del vivere nella Divina Volontà, ha potuto di conseguenza parlare di questo nuovo Dono e della Volontà di Dio –lei è la prima– con una luce ed una competenza come nessuno, né prima né dopo, ha potuto farlo nella Chiesa.
Luisa scrive in una lettera, il 27 Novembre 1944:
“Noi non parliamo di ciò che ha proibito la Chiesa, ma di quello che la stessa Chiesa non conosce ancora, e che verrà il giorno che la Chiesa conoscerà ed apprezzerà con trionfo e vittoria. Né ci può essere vera pace né vero trionfo, se la Divina Volontà non viene conosciuta. Nostro Signore farà i più grandi miracoli per far regnare la sua Volontà in terra; perciò preghiamo che abbrevi il tempo e che tutto si cambi in Volontà di Dio”.
È urgente che tutta la Chiesa sappia, che tutti prendano coscienza del segno dei tempi più bello e più sorprendente, che Dio ci ha dato, che è Luisa, la piccola Figlia della Divina Volontà, destinata dal Signore ad essere il prototipo e l’inizio di quella che Egli chiama “la seconda generazione dei figli della Luce, i figli della Divina Volontà”.Lei è “la Tromba”, che deve convocare questa nuova generazione, tanto ardentemente sospirata. Lei è “la Figlia primogenita”, la segretaria di Gesù, la maestra della scienza più sublime, qual è la Divina Volontà... Questi sono alcuni dei nomi con cui Gesù frequentemente la chiama.
Chi è Luisa? Gesù le ha detto: “La tua missione è grande, perché non si tratta della sola santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il regno della Mia Volontà alle umane generazioni” (22.08.1926).
La missione di Luisa
La missione di una persona non è soltanto il capitolo fondamentale della sua vita, ma l’elemento essenziale della sua individualità, la ragione di essere della sua esistenza, la sua vera fisionomia terrena e celeste, la sua vocazione eterna, il suo posto nell’eterno Progetto di Dio, nel “Fiat” (“Sia fatto”) eterno del suo Volere. Non tenere conto della missione di una persona –in questo caso, Luisa–, riducendo la sua vita ad un racconto, ad una serie di episodi, per quanto siano edificanti, sarebbe non comprendere nulla, sarebbe un’assurdità, un sacrilegio.
La maggior parte degli esseri umani passa per il mondo senza sapere la ragione per cui sono venuti nel mondo. Non comprendono le coordinate fondamentali del loro essere e della loro vita: Chi sono? A quale scopo sono nato? Da dove vengo e dove vado? Qual è la mia famiglia, qual è la mia patria, chi è mio padre, chi mi ha creato? Di che si tratta, che devo fare, che mi devo attendere?... E la risposta a nessuno può venire da se stesso: soltanto Colui che fa tutte le cose conforme al decreto della sua Volontà (Ef. 1,11) ce la può dare.
Per questo, soltanto Luisa può parlare di sé e della sua missione: ha dovuto riferire le parole del Signore. Con immensa violenza, crocifiggendo fino alla fine il proprio pudore spirituale, il concetto vivissimo del suo proprio nulla. Facendo prevalere il diritto di Dio, dando gloria a Dio!
1 - “Figlia mia, fatti coraggio, non volerti turbare; ciò che ha fatto il tuo Gesù era necessario al mio amore e all’importanza di ciò che ti doveva manifestare sulla mia Divina Volontà. Posso dire che doveva servire alla mia stessa vita e a farmi compiere l’opera della Creazione. Perciò era necessario che al principio di questo tuo stato usassi con te tanti stratagemmi d’amore; usai tante intimità con te, che dà dell’incredibile come giunsi a tanto; ti feci pure tanto soffrire, per vedere se tu ti sottoponevi a tutto, e poi ti affogavo con le mie grazie, col mio amore, e ti sottoponevo di nuovo alle pene, per essere sicuro che tu non mi avresti negato nulla, e questo per vincere la tua volontà. Oh, se Io non ti avessi mostrato quanto ti amavo, [senon ti avessi elargito tante grazie, credi tu che era facile, che ti saresti sottoposta a questo stato di pena e per sì lungo tempo? Era il mio amore, le mie verità, che ti tenevano e ti tengono ancora come calamitata in chi tanto ti ama. Però tutto ciò che ho fatto al principio di questo tuo stato era necessario, [per]ché doveva servire come fondo, come decenza, decoro, preparazione, santità e disposizione alle grandi verità che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà.
Perciò degli scritti avrò più interesse Io che tu, perché sono i miei, e una sola verità sul mio «Fiat» mi costa tanto che supera il valore di tutta la Creazione, perché la Creazione è opera mia, invece la mia verità è vita mia e vita che voglio dare alle creature; e lo puoi comprendere da ciò che hai sofferto e dalle grazie che ti ho fatto per giungere a manifestarti le mie verità sul mio Santo Volere…” (19.05.1938).

2 - “…Oh, quanto è scarso il numero di quelli che fondano la loro vita tutta nell’amore! Ti raccomando, figlia mia, fa conoscere a tutti quelli che puoi, che il tutto sta nell’amore, la necessità dell’amore, e che tutto ciò che non è amore, siano anche cose sante, invece di farli camminare innanzi, li fanno andare indietro. Sia la tua missione insegnare la vera vita d’amore, dove c’è tutto il bello delle creature e tutto il più bello che mi possono dare”.
Ed io: “Quanto ci vuole per far comprendere ciò. A certuni pare siano stranezze che il tutto sta nell’amore e che amando, l’amore assume l’impegno di farli simili a Te che sei tutto amore; ma del resto farò quanto posso”. (14.10.1911).

3 - “…Ecco pure perché spesso ti parlo di vivere nel mio Volere, che finora non ho manifestato a nessuno. Al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani e agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi comparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un acca. Ma Io a poco a poco mi farò strada, manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprendere.
Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità. La mia Umanità, immedesimata con la mia Divinità, nuotava nel Volere Eterno e andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Volere Eterno. In questo ambiente del Volere Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature, possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti. Ora, questi atti non fatti, e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, e aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.
Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti. Altrimenti, da questo lato, il mio Amore rimarrebbe senza sfogo e senza gloria da parte delle creature, di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, che deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere. Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue e sofferto tanto, e nessuno lo avesse saputo: chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i frutti e la gloria della Redenzione”.
Ed io, interrompendo il dire di Gesù, ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è di questo vivere nel Volere Divino, perché non lo hai manifestato prima?”
E Lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre gli animi a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro. La creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato; perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi, dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature e avrò uno stuolo di anime che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, e avrò la gloria di tanti atti sospesi, fatti solo da Me, fatti anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio. Non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti, in modo tutto divino, e avrò da parte delle creature la gloria divina di tanti sacramenti ricevuti e amministrati in modo umano, di altri profanati, di altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato. Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu la prima”. (29.01.1919).
4 - Riprendo a dire ciò che sta scritto il 29 Gennaio.
Stavo dicendo al mio dolce Gesù: “Possibile che io sia il secondo anello di congiunzione con la tua Umanità? Ci sono anime a Te tanto care, che io non merito di stare sotto i loro piedi; e poi c’è la tua indivisibile Mamma, che occupa il primo posto in tutto e su tutto. Mi pare, dolce Amor mio, che vuoi proprio scherzare con me, eppure sono costretta dall’ubbidienza, col più crudo strazio dell’anima mia, a mettere ciò su carta. Mio Gesù, abbi pietà del mio duro martirio!”
Mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù, carezzandomi, mi ha detto:
“Figlia mia, perché ti affanni? Non è mio solito forse eleggere dalla polvere e formarne dei grandi portenti, dei prodigi di grazia? Tutto l’onore è mio, e quanto più debole ed infimo è il soggetto, più ne resto glorificato. E poi, la mia Mamma non entra nella parte secondaria del mio Amore, del mio Volere, ma forma un solo anello con Me. Ed è anche certo che ho le anime a Me carissime, ma ciò non esclude che Io possa eleggere una anziché un’altra ad un’altezza d’ufficio, e non solo d’ufficio, ma ad altezza tale di santità, quale conviene al vivere nel mio Volere. Le grazie che non erano necessarie agli altri, che non chiamavo a vivere in questa immensità di santità della mia Volontà, sono necessarie a te, che eleggevo fin dall’eternità. In questi tempi tristissimi elessi te, affinché vivendo nel mio Volere mi dessi amore divino, riparazione e soddisfazione divina, quali si trovano solo nel vivere nel mio Volere. I tempi, il mio Amore, il mio Volere richiedevano di più sfoggiare in amore. Davanti a tanta empietà umana, non posso fare forse ciò che voglio? Può forse legarmi qualcuno? No, no. Perciò chetati e siimi fedele”. (09.02.1919).

5 - “Figlia mia, la mia Mamma, col suo amore, con le sue preghiere e col suo annientamento, mi chiamò dal Cielo in terra, ad incarnarmi nel suo seno. Tu, col tuo amore e con lo sperderti sempre nel mio Volere, chiamerai la mia Volontà a far vita in te sulla terra e poi mi darai vita nelle altre creature.
Ora sappi però, che la mia Mamma, con avermi chiamato dal Cielo in terra, nel suo seno, essendo atto unico quello che fece, che non più si ripeterà, Io la arricchii di tutte le grazie, la dotai di tanto amore da farle sorpassare l’amore di tutte le creature unite insieme, la feci primeggiare nei privilegi, nella gloria, in tutto. Potrei dire che tutto l’Eterno si ridusse ad un solo punto e si versò su di Lei a torrenti, a mari immensi, tanto che tutti restano al disotto di Lei. Tu, col chiamare la mia Volontà in te, è anche atto unico quello che fai; quindi, per decoro della mia Volontà che deve abitare in te, devo versare tanta grazia, tanto amore, da farti superare tutte le altre creature. E come la mia Volontà tiene la supremazia su tutto ed è eterna, immensa, infinita, dove deve avere principio e compimento la vita della mia Volontà, devo comunicargliela, dotarla, arricchirla delle stesse qualità della mia Volontà, dandole la supremazia su tutto. Il mio Eterno Volere prenderà il passato, il presente ed il futuro, li ridurrà in un solo punto e li verserà in te. La mia Volontà è eterna e vuole prendere vita dove trova l’eterno, è immensa e vuole vita nell’immensità, è infinita e vuole trovare l’infinità: come posso trovare tutto questo, se prima non lo verso in te?”
Io, nel sentire ciò, sono rimasta spaventata e atterrita (e se l’ho scritto è perché l’ubbidienza si è imposta) e ho detto: “Gesù, che dici? Vuoi proprio confondermi e umiliarmi fino alla polvere? Mi sento che neppure posso tollerare ciò che Tu dici, mi sento un terrore che tutta mi spaventa”.
E Lui ha soggiunto: “Ciò che ti dico servirà a Me stesso, è necessario alla santità e dignità della mia Volontà. Non mi abbasso ad abitare dove non trovo le cose che mi appartengono. Tu non sarai altro che depositaria di un tanto bene, che devi essere gelosa di custodire. Perciò, fatti coraggio e non temere”. (08.03. 1921).

6 - Stavo dicendo al mio dolce Gesù: “Io non so; quanto più dici di darmi per mezzo del tuo santo Volere, io mi sento più vile e brutta. Avrei dovuto sentirmi meglio, più buona; invece, tutto al contrario”.
E Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quanto più cresce in te il grano della mia Volontà, tanto più senti la viltà della tua paglia, perché quando la spiga incomincia a formarsi, il grano e la paglia sono una sola cosa; invece, come si va formando la vita della spiga, formandosi il grano, la spiga resta distaccata dal grano e solo resta a difesa del grano. Sicché, quanto più vile ti senti, il grano della mia Volontà si va formando in te ed è vicino a maturazione perfetta. La paglia non è altro in te che la tua debole natura, che vivendo insieme con la santità e nobiltà della mia Volontà sente maggiormente la sua viltà”.
Poi ha soggiunto: “Diletta mia, finora hai occupato presso di Me l’ufficio che ebbe la mia Umanità in terra. Ora voglio cambiarti l’ufficio, dandoti un altro più nobile, più vasto; voglio darti l’ufficio che tenne la mia Volontà nella mia Umanità. Vedi come è più alto, più sublime? La mia Umanità ebbe un principio, la mia Volontà è eterna; la mia Umanità è circoscritta e limitata, la mia Volontà non ha limiti né confini, è immensa. Ufficio più nobile e distinto non potevo darti”.
Io, nel sentire ciò, ho detto: “Mio dolce Gesù, io non so darmi ragione, perché vuoi darmi un tale ufficio, né ho fatto nulla da potermi meritare un tanto favore”.
E Gesù: “Tutta la ragione è il mio amore, la tua piccolezza, il tuo vivere nelle mie braccia come una bambina che non si dà pensiero di nulla che solo del suo Gesù, il non mai rifiutarmi qualunque sacrificio ti abbia chiesto. Io non mi faccio prendere dalle cose grandi, perché nelle cose grandi in apparenza c’è sempre dell’umano, ma dalle cose piccole, piccole però nell’apparenza, ma grandi in se stesse. E poi, avresti dovuto saperlo tu stessa, che dovevo darti una missione speciale nella mia Volontà: quel parlarti sempre del mio Volere, quel farti capire i mirabili effetti, ciò che non ho fatto con nessuno finora. Ho fatto con te come un maestro, quando vuole che il suo discepolo riesca perfetto, o nella medicina o nella storia o altro: pare che non sa parlare di altro, sempre batte su quel punto. Così ho fatto Io con te, mi sono atteggiato a Maestro di Volontà Divina, come se ignorassi tutto il resto. Dopo che ti ho istruita ben bene, ti ho manifestato la tua missione e come in te avrà principio il compimento del «Fiat Voluntas tua» sulla terra. Coraggio, figlia mia! Vedo che ti abbatti. Non temere; avrai tutta la mia Volontà in tuo aiuto e sostegno”. (17.03.1921).

“… Tu devi sapere che Io, nel venire sulla terra, venni a manifestare la mia dottrina celeste, a far conoscere la mia Umanità, la mia Patria e l’ordine che la creatura doveva tenere per raggiungere il Cielo, in una parola, il Vangelo; ma della mia Volontà quasi nulla o pochissimo dissi, quasi la sorvolai, facendo capire che la cosa che più m’importava era la Volontà del Padre mio. Dei suoi pregi, della sua altezza e grandezza, dei grandi beni che la creatura riceve col vivere nel mio Volere, quasi nulla dissi, perché la creatura, essendo troppo bambina nelle cose celesti, non avrebbe capito nulla; solo le insegnai a pregare: «Fiat Voluntas tua, sicut in Coelo et in terra», affinché si disponesse a conoscere questa mia Volontà per amarla e farla, e quindi ricevere i beni che Essa contiene. Ora, ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà, li ho dati a te, sicché col farli conoscere non fai altro che supplire a ciò che dovevo fare Io stando in terra, come compimento della mia venuta. Quindi, non vuoi tu che compia lo scopo della mia venuta sulla terra? Perciò lascia fare a Me; Io vigilerò tutto e disporrò tutto, e tu seguimi e sta’ in pace.”(02.06.1921).
8 - “Sappi che la tua vita deve essere il «Fiat», il mio «Fiat» ti [feceuscire alla luce e, qual nobile regina, portando nel tuo seno il «Fiat» Creatore, devi camminare il campo della vita sulle ali dello stesso «Fiat», gettando ovunque il seme della mia Volontà, per poter formare tanti altri centri della mia Vita sulla terra, e poi tornare nel mio stesso «Fiat» nel Cielo. Siimi fedele e la mia Volontà ti sarà vita, mano per condurti, piedi per camminare, bocca per parlare, insomma, si sostituirà a tutto.”(12.06.1921).

9 - “Figlia mia, dura e penosa fu la mia agonia nell’orto, forse più penosa di quella della croce, perché se questa fu compimento e trionfo su tutti, qui nell’orto fu principio, e i mali si sentono più prima che quando sono finiti; ma in questa agonia la pena più straziante fu quando mi si fecero innanzi uno per uno tutti i peccati. La mia Umanità comprese tutta l’enormità, e ogni delitto portava l’impronta «morte a un Dio», armato di spada per uccidermi. Innanzi alla Divinità la colpa mi compariva così orrida e più orribile della stessa morte; [nelcapire solo che significa peccato, Io mi sentivo morire e morivo davvero. Gridai al Padre e fu inesorabile; non ci fu uno almeno che mi desse un aiuto per non farmi morire. Gridai a tutte le creature che avessero pietà di Me, ma invano, sicché la mia Umanità languiva e stavo per ricevere l’ultimo colpo della morte.
Ma sai tu chi impedì l’esecuzione e sostenne la mia Umanità a non morire? [Laprima fu la mia inseparabile Mamma. Lei, nel sentirmi chiedere aiuto, volò al mio fianco e mi sostenne, ed Io appoggiai il mio braccio destro su di Lei, la guardai quasi morente e trovai in Essa l’immensità della mia Volontà integra, senza mai essere stata rottura tra la Volontà mia e la sua. La mia Volontà è Vita e, siccome la Volontà del Padre era irremovibile e la morte mi veniva dalle creature, un’altra creatura che racchiudeva la Vita della mia Volontà mi dava la Vita: ed ecco la Mamma mia, che nel portento della mia Volontà mi concepì e mi fece nascere nel tempo, ora mi dà una seconda volta la vita per farmi compiere l’opera della Redenzione.
Poi guardai a sinistra e trovai la piccola figlia del mio Volere; trovai te come prima, col seguito delle altre figlie della mia Volontà, e così come volli con Me la mia Mamma come primo anello della misericordia, per il quale dovevamo aprire le porte a tutte le creature e perciò volli poggiare la destra, volli te come primo anello di giustizia, per impedire che questa si sgravasse su tutte le creature come meritano; perciò volli poggiare la sinistra, affinché la sostenessi insieme con Me. Onde, con questi due appoggi Io mi sentii ridare la vita e, come se nulla avessi sofferto, con passo fermo andai incontro ai nemici. E in tutte le pene che soffrii nella mia Passione, molte di esse capaci di darmi la morte, questi due appoggi non mi lasciavano mai e, quando mi vedevano pressoché a morire, con la mia Volontà che contenevano mi sostenevano e mi davano come tanti sorsi di vita…” (19.11.1921).
10 - Stavo pensando a ciò che sta scritto nel giorno 19 del corrente e dicevo tra me: “Come è possibile che dopo la mia Mamma possa essere io il secondo appoggio?”
E il mio dolce Gesù, attirandomi a sé dentro di una luce immensa, mi ha detto: “Figlia mia, perché ne dubiti? Qual è la cagione?”
Ed io: “La mia grande miseria”.
E Lui: “Questo mettilo da parte; e poi, se non eleggevo te, dovevo certo eleggere un’altra dalla famiglia umana, perché questa si ribellò alla mia Volontà e col ribellarsi mi tolse lo scopo della gloria, dell’onore, che la Creazione doveva darmi; [quindi], un’altra della stessa umana famiglia, con l’avere un continuo connesso col mio Volere, col vivere più con la mia Volontà che con la sua, abbracciando tutto nel mio Volere, doveva elevarsi su tutto per deporre ai piedi del mio trono la gloria, l’onore, l’amore che tutti gli altri non mi hanno dato.
Unico scopo della Creazione fu che tutti compissero il mio Volere, non che l’uomo operasse cose grandi, anzi le guardo come un nonnulla e con disprezzo se non sono frutto della mia Volontà, e perciò molte opere nel più bello vanno a sfascio, perché la Vita della mia Volontà non c’era dentro. Onde l’uomo, avendo rotto [l’unione del]la sua con la Mia, mi distrusse il più bello, lo scopo per cui lo avevo creato. Lui si rovinò completamente e mi negò tutti i diritti che mi doveva come a Creatore. Ma le mie opere portano l’impronta dell’Eterno, e non poteva la mia infinita Sapienza e il mio eterno Amore lasciare l’opera della Creazione senza i suoi effetti e senza i diritti che mi spettavano. Ecco perché la Redenzione: volli espiare con tante pene le colpe dell’uomo, col non fare mai la mia volontà, ma sempre quella della Divinità; e anche nelle cose più piccole, come il respirare, il guardare, il parlare, ecc., la mia Umanità non si moveva, né aveva vita se non era animata dalla Volontà del Padre mio. Mi sarei contentato di morire mille volte anziché dare un respiro senza il suo Volere. Con ciò rannodai di nuovo la volontà umana con la Divina, e nella mia sola Persona, essendo anch’Io vero uomo e vero Dio, ridavo al Padre mio tutta la gloria e i diritti che gli convenivano.
Ma il mio Volere e il mio Amore non vogliono essere soli nelle opere mie, vogliono fare altre immagini simili a Me e, avendo la mia Umanità rifatto lo scopo della Creazione, per l’ingra-titudine dell’uomo vidi lo scopo della Redenzione pericolante e per molti andare quasi a sfascio. Perciò, per fare che la Redenzione mi portasse gloria completa e mi desse tutti i diritti che mi si dovevano, presi un’altra creatura della famiglia umana, quale fu la mia Mamma, copia fedele della mia Vita, in cui la mia Volontà si conservava integra, e accentrai in Lei tutti i frutti della Redenzione, onde misi in salvo lo scopo della Creazione e [dellaRedenzione, e la mia Mamma, se nessuno avesse profittato della Redenzione, mi avrebbe dato Lei tutto quello che le creature mi avrebbero [dovutodare.
Ora vengo a te. Io ero vero uomo e vero Dio, la mia cara Mamma era innocente e santa, e il nostro amore ci spinse più oltre: volevamo un’altra creatura che, concepita come tutti gli altri figli degli uomini, prendesse il terzo posto al mio fianco. Non ero contento che solo Io e la mia Mamma fossimo integri con la Volontà Divina; volevamo gli altri figli, che a nome di tutti, vivendo in pieno accordo con la nostra Volontà, ci dessero gloria e amore divino per tutti, quindi chiamai te fino ab aeterno, quando nulla esisteva ancora quaggiù, e come vagheggiavo la mia cara Mamma, deliziandomi, carezzandola e riversando su di Lei a torrenti tutti i beni della Divinità, così vagheggiavo te, ti carezzavo, e i torrenti che piovevano sulla mia Mamma inondavano te, [perquanto eri capace di contenere, e ti preparavano, ti prevenivano e, abbellendoti, ti davano la grazia che la mia Volontà fosse integra in te e che non la tua, ma la Mia, animasse anche i tuoi più piccoli atti. In ogni tuo atto scorreva la mia Vita, il mio Volere e tutto il mio Amore. Che contento, quante gioie non provavo? Ecco perché ti chiamo secondo appoggio dopo la mia Mamma. Non su di te mi poggiavo, perché tu eri nulla e non potevo poggiarmi, ma sulla mia Volontà che tu dovevi contenere. La mia Volontà è vita e chi la possiede, possiede la vita e può sostenere l’Autore della stessa vita. Onde, così come in Me accentrai lo scopo della Creazione e nella mia Mamma accentrai i frutti della Redenzione, così in te accentrai lo scopo della gloria, come se in tutti fosse integro il mio Volere, da cui verrà il drappello delle altre creature. Non passeranno le generazioni se non ottengo l’intento”. (26.11.1921).
11 - “Figlia mia, preghiamo insieme, entriamo nel mare immenso della mia Volontà, per fare che nulla esca da te che non sia tuffato in Essa. Il pensiero, la parola, il palpito, l’opera, il passo, tutto deve prendere il posto nella mia Volontà. Ad ogni cosa che farai in Essa prenderai un possesso di più e acquisterai un diritto maggiore. Tutti gli atti umani, secondo lo scopo della Creazione, dovevano avere vita nel mio Volere e formarvi il piano loro, di tutti gli atti umani cambiati in atti divini, con l’impronta della nobiltà, santità e sapienza suprema. Non era nostra Volontà che l’uomo uscisse da Noi, ma che vivesse con Noi, crescendo a somiglianza nostra e operando coi nostri stessi modi. Perciò volevo che tutti i suoi atti fossero fatti nel mio Volere, per dargli il posto per poter formare il suo fiumicello nel mare immenso del mio Volere.
Io facevo come un padre che possedendo grandi terreni dice al figlio: «Ti do in possesso il centro dei miei possedimenti, affinché non esca dai miei confini e cresca nelle mie ricchezze, con la mia stessa nobiltà e con la grandezza delle mie opere, affinché tutti ti riconoscano che sei mio figlio». Che si direbbe di costui se non accettasse il gran dono del padre e andasse in terra straniera a vivere di miserie, snobilitandosi sotto la schiavitù di crudeli nemici? Tale fu l’uomo.
Ora questo piano, questo fiumicello nel mio Volere lo voglio da te. Scorra ogni tuo pensiero in Esso, affinché ai riflessi della nostra Intelligenza, che è pensiero di ciascuno, si elevi su ciascuna intelligenza e Ci dia l’omaggio di ciascun pensiero in modo divino. Le tue parole ed opere scorrano pure, affinché al riflesso della nostra parola «Fiat», che fece tutte le cose ed è parola di ciascuno, e ai riflessi della santità delle nostre opere, che è vita e moto di tutto, elevandosi e sorvolando su tutto, Ci dia la gloria di ogni parola e di ogni opera con la nostra stessa parola «Fiat» e con la stessa santità delle nostre opere. Figlia mia, se tutto ciò che è umano, fosse anche un pensiero, non viene fatto nel mio Volere, il piano umano non prende possesso e il fiumicello non viene formato, ed il mio Volere non può scendere sulla terra per farsi conoscere e regnare”.
Ond’io, nel sentire ciò, ho detto: “Amor mio, Gesù, possibile che dopo tanti secoli di vita della Chiesa, che ha messo fuori tanti santi, (e molti di questi hanno fatti stupire Cielo e terra con le loro virtù e meraviglie che hanno operato), non dovevano questi operare tutto nel Divino Volere, in modo da formare questo piano che Tu dici? Stavi aspettando proprio me, la più inabile, la più cattivella ed ignorante, per fare ciò? Pare proprio incredibile!”
E Gesù: “Senti, figlia mia, la mia sapienza ha mezzi e vie che l’uomo ignora e che è obbligato a piegare la fronte ed adorarla in muto silenzio, e non sta a lui dettarmi legge, chi debbo scegliere e il tempo opportuno che la mia bontà dispone. E poi, dovevo prima formare i santi che dovevano rassomigliarmi e copiare in modo più perfetto, per quanto a loro è possibile, la mia Umanità, e questo l’ho già fatto. Ora la mia bontà vuole passare oltre e vuol dare in eccessi più grandi d’amore, e perciò voglio che entrino nella mia Umanità e copino ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà. Se i primi hanno cooperato alla mia Redenzione di salvare le anime, di insegnare la legge, di sbandire la colpa, limitandosi nei secoli in cui sono vissuti, i secondi passeranno oltre, copiando ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà, abbracceranno tutti i secoli, tutte le creature, ed elevandosi su tutti metteranno in vigore i diritti della Creazione che spettano a Me e che riguardano le creature, portando tutte le cose alla prima origine della Creazione e allo scopo per cui la Creazione uscì. Tutto è ordinato in Me; se la Creazione la misi fuori, deve ritornarmi ordinata, come uscì dalle mie mani.
Già il primo piano degli atti umani cambiati in divini nel mio Volere fu fatto da Me. Lo lasciai come sospeso e la creatura nulla seppe, meno che la mia cara ed indivisibile Mamma, ed era necessario. Se l’uomo non sapeva la via, la porta, le stanze della mia Umanità, come poteva entrarvi dentro e copiare ciò che Io facevo?
Ora è giunto il tempo che la creatura entri in questo piano e vi faccia anche del suo nel Mio. Che meraviglia è che ho chiamato te per prima? E poi, è tanto vero che ho chiamato te per prima, che a nessun’altra anima, per quanto a Me cara, ho manifestato il modo di vivere nel mio Volere, gli effetti di Esso, le meraviglie e i beni che riceve la creatura operante nel Volere Supremo. Riscontra quante vite di santi vuoi, o libri di dottrina: in nessuno troverai i prodigi del mio Volere operante nella creatura e la creatura operante nel Mio. Al più troverai la rassegnazione, l’unione dei voleri, ma il Volere Divino operante in essa ed essa nel Mio, in nessuno lo troverai. Ciò significa che non era giunto il tempo in cui la mia bontà doveva chiamare la creatura a vivere in questo stato sublime. Anche lo stesso modo come ti faccio pregare non si riscontra in nessun altro. Perciò sii attenta: la mia giustizia lo vuole esigere, il mio amore delira; perciò la mia sapienza dispone tutto per ottenere l’intento. Sono i diritti, la gloria della Creazione, ciò che vogliamo da te”. (06.10.1922).

12 - Onde, dopo ciò, ho capito che voleva che entrassi nel mare immenso della sua Volontà, per essere rinfrancato dal mare delle colpe delle creature, ed io, stringendomi più forte a Lui, ho detto: “Mio amato Bene, insieme con Te voglio seguire tutti gli atti che fece la tua Umanità nella Volontà Divina. Dove giungesti Tu, voglio giungere anch’io, per fare che in tutti i tuoi atti trovi anche il mio. Sicché, come la tua intelligenza nella Volontà Suprema percorse tutte le intelligenze delle creature, per dare al Padre Celeste la gloria, l’onore, la riparazione per ciascun pensiero di creatura in modo divino e suggellare con la luce, con la grazia della tua Volontà ciascun pensiero di esse, così anch’io voglio percorrere ciascun pensiero, dal primo all’ultimo che avrà vita nelle menti umane, per ripetere ciò che è stato fatto da Te; anzi voglio unirmi con quelli della nostra Celeste Mamma, che non rimase mai dietro, ma sempre corse insieme con Te, e con quelli che hanno fatto i tuoi Santi”.
A quest’ultima parola, Gesù mi ha guardata e, tutto tenerezza, mi ha detto: “Figlia mia, nella mia Volontà Eterna troverai tutti gli atti miei, come pure quelli della mia Mamma, che coinvolgono tutti gli atti delle creature, dal primo all’ultimo che dovrà esistere, come dentro un manto, e questo manto [ècome formato in due [parti]; una si elevava al Cielo per ridare al Padre mio, con una Volontà Divina, tutto ciò che le creature gli dovevano: amore, gloria, riparazione e soddisfazione; l’altra rimaneva a difesa ed aiuto delle creature. Nessun altro è entrato nella mia Volontà Divina per fare tutto ciò che fece la mia Umanità. I miei santi hanno fatto la mia Volontà, ma non sono venuti dentro per fare tutto ciò che la mia Volontà fa e prendere come in un colpo d’occhio tutti gli atti, dal primo all’ultimo uomo, e rendersi attori, spettatori e divinizzatori. Col fare la mia Volontà non si giunge a fare tutto ciò che il mio Eterno Volere contiene, ma scende nella creatura limitato, [perquanto la creatura ne può contenere. Solo chi entra dentro si allarga, si diffonde come luce solare negli eterni voli del mio Volere e, trovando i miei atti e quelli della mia Mamma, vi mette il suo. Guarda nella mia Volontà: ci sono forse altri atti di creatura moltiplicati nei miei, che giungono fino all’ultimo atto che deve compiersi su questa terra? Guarda bene, non ne troverai nessuno. Ciò significa che nessuno è entrato. Solo era riservato di aprire le porte del mio Eterno Volere alla piccola figlia mia, per unificare i suoi atti ai miei e a quelli della mia Mamma e rendere tutti gli atti nostri triplici innanzi alla Maestà Suprema e a bene delle creature. Ora, avendo aperto le porte, possono entrare altri, purché si dispongano ad un tanto bene”.
(…) “Figlia mia, la mia Volontà nel Cielo conteneva il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Una era la Volontà delle Tre Divine Persone; mentre erano distinte tra loro, la Volontà era una. Questa, essendo la sola che agiva in Noi, formava tutta la nostra felicità, l’eguaglianza d’amore, di potenza, di bellezza, ecc. Se invece di una Volontà ci fossero state tre volontà, non avremmo potuto essere felici e molto meno rendere felici gli altri; saremmo stati ineguali nella potenza, nella sapienza, nella santità, ecc., sicché la nostra Volontà una, agente in Noi, è tutto il nostro bene, da cui scaturiscono tanti mari di felicità, che nessuno può penetrare fino in fondo. Ora, la nostra Volontà, vedendo il gran bene dell’agire sola in Tre Persone distinte, vuole agire sola in tre persone distinte in terra, e queste sono: la Madre, il Figlio, la Sposa. Da queste vuole fare scaturire altri mari di felicità, che porteranno beni immensi a tutti i viatori”.
Ed io, tutta meravigliata, ho detto: “Amor mio, chi saranno questa Madre fortunata, il Figlio e la Sposa, che adombreranno la Trinità sulla terra e nei quali la tua Volontà sarà una?”
E Gesù: “Come, non l’hai capito? Due già sono al loro posto d’onore: la mia Mamma divina ed Io, Verbo Eterno, Figlio del Padre Celeste e Figlio della Madre Celeste. Con incarnarmi nel seno di Lei fui suo proprio Figlio. La Sposa è la piccola figlia del mio Volere. Io sono nel mezzo, la mia Mamma a destra e la Sposa a sinistra; come la mia Volontà agisce in Me, fa l’eco a destra e a sinistra e forma una sola Volontà. Perciò ho versato tante grazie in te, ho aperto le porte del mio Volere, ti ho svelato i segreti, i prodigi che Esso contiene per aprire tante vie e farti giungere l’eco del mio Volere, affinché sperdendo il tuo potessi vivere con la sola mia Volontà; non ne sei contenta?” (24.01.1923).

13 - Ora pensavo tra me: “Se Gesù ama tanto che questo modo di vivere nel Divin Volere sia conosciuto, dovendo essere una nuova epoca che tanto bene deve portare da sorpassare gli stessi beni della sua Redenzione, potrebbe parlare al Papa, che come capo della Chiesa, avendone autorità, potrebbe influire subito sui membri di tutta la Chiesa col far conoscere questa celeste dottrina e portare questo gran bene alle umane generazioni, oppure a qualche persona autorevole. A questi sarebbe più facile, ma io, povera ignorante, sconosciuta, come potrò far conoscere questo gran bene?”
E Gesù, sospirando e stringendomi più forte a sé, mi ha detto: “Figlia carissima al mio Supremo Volere, è mio solito fare le mie opere più grandi in anime vergini e sconosciute, e non solo vergini di natura, ma vergini di affetti, di cuore, di pensieri, perché la vera verginità è l’ombra divina ed Io solo alla mia ombra posso fecondare le mie opere più grandi. Anche ai tempi in cui venni a redimere vi erano i pontefici, le autorità, ma non andai da loro perché l’ombra mia non c’era. Perciò elessi una Vergine sconosciuta a tutti, ma ben nota a Me, e se la vera verginità è l’ombra mia, con l’eleggerla sconosciuta era la gelosia divina, che volendola tutta per Me la rendevo sconosciuta a tutti gli altri; ma con tutto ciò che questa Vergine celestiale fosse sconosciuta, Io mi feci conoscere, facendomi strada per far conoscere a tutti la Redenzione. Quanto più è grande l’opera che voglio fare, tanto più vado coprendo l’anima con la superficie delle cose più ordinarie. Ora, [del]le persone che tu dici, la gelosia divina, essendo persone conosciute, non potrebbe mantenere la sua sentinella, e l’ombra divina, oh, quanto è difficile trovarla!
E poi, Io eleggo chi mi piace. È stabilito che due Vergini devono venire in aiuto dell’umanità: una per far salvare l’uomo, l’altra per far regnare la mia Volontà sulla terra, per dare all’uomo la sua felicità terrestre, per unire le due volontà, la Divina e l’umana, e farne una sola, affinché lo scopo per cui fu creato l’uomo abbia il suo pieno compimento.
Ci penserò Io a farmi via per far conoscere ciò che voglio. Quello che mi sta a cuore è che abbia la prima creatura dove accentrare questo mio Volere e che in lei abbia vita come in Cielo così in terra; il resto verrà da sé. Perciò ti dico sempre: [continuail tuo volo nel mio Volere, perché la volontà umana contiene debolezze, passioni, miserie, che sono veli che impediscono di entrare nel Volere Eterno e se sono peccati gravi, sono barricate che si formano tra l’uno e l’altro, e se il mio FIAT «come in Cielo così in terra» non regna sulla terra, è appunto questo che lo impedisce. Onde, a te è dato di rompere questi veli, di abbattere queste barricate e di fare di tutti gli atti umani come un solo atto nella potenza del mio Volere, travolgendoli tutti, e portarli ai piedi del mio Celeste Padre, come baciati e suggellati dal suo stesso Volere, onde vedendo che una creatura ha coperto tutta l’umana famiglia con la sua Volontà, attratto, compiaciuto, per mezzo di essa faccia scendere la sua Volontà sulla terra, per farla regnare come in Cielo così in terra.” (20.04.1923).

14 - Di tutto ciò che il mio dolce Gesù mi ha detto sul suo SS. Volere, stavo pensando tra me: “Può essere mai possibile che non ci sia stata finora un’anima che non sia vissuta nel Divin Volere e che io sia la prima? Chissà quante altre saranno state prima di me ed in modo più perfetto, più attivo che non io!”
Ma mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, perché non vuoi riconoscere il dono, la grazia, la tua missione di essere stata chiamata in modo tutto speciale e nuovo a vivere nel mio Volere? Se altre anime ci fossero state nella mia Chiesa prima di te, essendo il vivere nel mio Volere la cosa più importante, quella che più m’interessa e che tanto mi sta a cuore, ci sarebbero state le tracce, le norme, gli insegnamenti nella mia Chiesa di chi avrebbe avuto la sorte di far vita nella mia Volontà; ci sarebbero state le conoscenze, gli allettamenti, gli effetti, i beni che contiene questo vivere nel mio Volere. Se ci sono tante altre manifestazioni, avrei fatto uso della mia potenza, facendo tralucere fuori il modo sublime del vivere nel mio Volere. In vista del mio gran compiacimento e nel vedermi onorato dall’anima con la gloria della mia stessa Volontà, avrei messo tanto alle strette l’anima, in modo da non potermi resistere, per far manifestare ciò che Io volevo. Come ci sono i detti, gli insegnamenti sul vivere rassegnato, paziente, ubbidiente, eccetera, ci sarebbe stato anche questo. Sarebbe proprio bello e strano, che la cosa che più amavo avessi dovuto tenerla nascosta. Anzi, quanto più si ama, più si vuol far conoscere; quanto più compiacimento e gloria mi porta un modo di vivere, più voglio diffonderlo. Non è natura del vero amore nascondere ciò che può felicitare ed arricchire gli altri.
Se tu sapessi come sospiravo questo tempo, che fosse venuta alla luce la mia piccola neonata nella mia Volontà, per farti vivere nel mio Volere, e quale corteggio di grazie preparavo per ottenere l’intento, tu ne resteresti stordita e mi saresti più grata e più attenta.
Ah, tu non sai che significa vivere nel mio Volere! Significa farmi ritornare le pure gioie dello scopo della Creazione, gli innocenti miei trastulli del perché creai l’uomo, significa togliermi tutta l’amarezza che la perfida volontà umana mi diede quasi sul nascere della Creazione, significa uno scambiarsi continuo di volontà umana e Divina, e l’anima, temendo della sua, vive della Mia, e questa Mia va riempiendo l’anima di gioie, d’amore e di beni infiniti. Oh, come mi sento felice nel poter dare ciò che voglio a quest’anima, perché la mia Volontà contiene larghezza da poter tutto ricevere. Sicché tra Me e lei non ci sono più divisioni, ma stabile unione di operare, di pensare, di amare, perché la mia Volontà la supplisce in tutto. Onde stiamo in accordo perfetto e in comunanza dei nostri beni. Era stato questo lo scopo della creazione dell’uomo, farlo vivere come nostro figlio e mettere in comune con lui i nostri beni, affinché lui fosse in tutto felice e Noi restassimo divertiti della sua felicità. Ora, il vivere nel mio Volere è proprio questo: è il farci restituire lo scopo, le gioie, le feste della Creazione; e tu dici che dovevo tenerlo nascosto nella mia Chiesa, senza farlo uscire fuori? Avrei messo Cielo e terra sossopra, [avreitravolto gli animi da una forza irresistibile, per far conoscere ciò che sarà compimento della Creazione. Vedi quanto mi interessa questo vivere nel mio Volere, che mette il suggello a tutte le opere mie, affinché tutte siano complete? A te forse ti sembra nulla, oppure che ci siano cose simili nella mia Chiesa. No, no, per Me invece è il tutto delle mie opere e come tale devi apprezzarlo ed essere più attenta a compiere la missione che voglio da te”. (20.02.1924).

15 - “Figlia mia, certe missioni e uffici hanno rinchiusi insieme tali doni, grazie, ricchezze e prerogative che, se non fosse per [la] missione o per l’occupazione dell’ufficio, non sarebbe necessario che si possedesse quel tanto che si possiede e che per necessità di disimpegnare l’ufficio è stato dato.
La mia Umanità ebbe per missione, dalla mia Divinità, la salvezza delle anime e l’ufficio di Redentore, di redimerle. Per quest’ufficio mi vennero affidate le loro anime, le loro pene, le loro soddisfazioni, sicché Io racchiusi tutto, e se la mia Umanità non avesse racchiuso un’anima, una pena, una soddisfazione, l’ufficio di Redentore non sarebbe stato completo, quindi non avrei racchiuso in Me tutte le grazie, i beni, la luce che a ciascun anima era necessario dare. E sebbene non tutte le anime si salvano, ciò dice nulla. Io dovevo racchiudere i beni di tutti, per fare che da parte mia avessi grazie necessarie e sovrabbondanti, per poter salvare tutti. Ciò conveniva per decoro e per giusto onore al mio ufficio di Redentore.
Vedi, ciò possiede il sole che sta sul vostro orizzonte, che contiene tanta luce che può dare luce a tutti, e ad onta che non tutti volessero godere della sua luce, esso, per l’ufficio unico di sole che tiene, possiede quella stessa luce che le creature potrebbero rifiutare. Ciò conveniva al sole, perché creato da Dio come unico astro che doveva riscaldare la terra e abbracciarla con la sua luce. Quando una cosa o un ufficio è unico, per poter [uno] disimpegnare il suo ufficio è necessario che contenga tanto di quel bene che possa darlo a tutti, senza che col darlo agli altri ne perda un atomo. Onde molto più questo conveniva a Me, che dovevo essere il nuovo Sole delle anime, che con la mia luce dovevo dar luce a tutti e abbracciare tutto, per poterli portare alla Maestà Suprema, e poter offrirle un atto che contenesse tutti gli atti e far scendere su tutti la luce sovrabbondante per metterli in salvo.
Oltre a Me c’è la mia Celeste Mamma, che ebbe la missione unica di Madre di un Figlio Dio e l’ufficio di Corredentrice del genere umano. Come missione di Maternità Divina fu arricchita di tanta Grazia che, unito tutto insieme il tutto delle altre creature celesti e terrestri, mai potranno uguagliarla. Ma ciò non bastò: per attirare il Verbo nel suo materno seno abbracciò tutte le creature, amò, riparò, adorò la Maestà Suprema per tutti, in modo da poter fare lei sola tutto ciò che le umane generazioni dovevano verso Dio. Onde nel suo Cuore verginale aveva una vena inesauribile verso Dio e verso tutte le creature. Quando la Divinità trovò in questa Vergine il compenso dell’amore di tutti, si sentì rapire e vi fece il concepimento del Verbo, cioè l’Incarnazione. E come mi concepì, prese l’ufficio di Corredentrice e prese parte ed abbracciò insieme con Me tutte le pene, le soddisfazioni, le riparazioni, l’amore materno verso tutti. Sicché nel Cuore della Madre mia c’era una fibra d’amore materno verso ciascuna creatura. Perciò, con verità e con giustizia la dichiarai, quando Io stavo sulla Croce, Madre di tutti. Lei correva insieme con Me nell’amore, nelle pene, in tutto; non mi lasciava mai solo. Se l’Eterno non le avesse messo tanta Grazia da poter ricevere da lei sola l’amore di tutti, mai si sarebbe mosso dal Cielo per venire sulla terra a redimere il genere umano. Ecco la necessità, la convenienza che, come missione di Madre del Verbo, dovesse tutto abbracciare e sorpassare tutto.
Quando un ufficio è unico, viene come di conseguenza che [a chi ne ha la missione] nulla deve sfuggire, deve avere sott’occhio tutto, per poter porgere quel bene che possiede, deve essere come un vero sole, che può porgere luce a tutti.
Ciò fu di Me e della mia Mamma Celeste. Ora, la tua missione di far conoscere l’Eterna Volontà s’intreccia con la mia e con quella della mia cara Madre, e dovendo servire a bene di tutti, era necessario accentrare in una creatura questo Sole eterno del mio Volere, onde, come missione unica, da una potesse questo Sole sfolgorare coi suoi raggi, affinché tutti potessero prendere il bene della sua luce. Onde per decoro e onore della mia Volontà dovevo versare in te tali grazie, luce, amore e conoscenza di Essa, come forieri e preparativi che convenivano all’abitazione del Sole del mio Volere.
Anzi, tu devi sapere che, come la mia Umanità concepì per ufficio di Redentore tutte le anime, così tu, per l’ufficio di far conoscere e regnare la mia Volontà, come vai facendo i tuoi atti per tutti nella Mia, tutte le creature restano concepite nella tua volontà, e come vai ripetendo i tuoi atti nella Mia, così formi tanti sorsi di vita di Volontà Divina per poter alimentare tutte le creature, che in virtù della mia Volontà restano come concepite nella tua. Non senti come nella mia Volontà abbracci tutti, dalla prima all’ultima creatura che dovrà esistere sulla terra? E per tutti vorresti soddisfare, amare, compiacere questa Suprema Volontà, legarla a tutti, togliere tutti gli ostacoli che impediscono il suo dominio nelle creature, farla conoscere a tutti, e ti esibisci tu, anche con pene, a soddisfare per tutti questa Volontà Suprema, che tanto ama farsi conoscere e regnare in mezzo alle creature.
A te è dato, figlia mia, di far conoscere i pregi, il valore, il bene che contiene, ed il suo eterno dolore di vivere sconosciuta, nascosta in mezzo alle umane generazioni; anzi, dai cattivi disprezzata e offesa e dai buoni messa alla pari delle altre virtù, come se fosse una piccola lucerna, quali sono le virtù, e non un sole, qual è la mia Volontà.
La missione della mia Volontà è la più grande che può esistere; non c’è bene che da Essa non discenda, non c’è gloria che da Essa non mi venga. Cielo e terra, tutto accentra. Perciò sii attenta, non voler perdere il tempo. Tutto ciò che ti ho detto per questa missione della mia Volontà era necessario, non per te, ma per l’onore, la gloria e la santità della mia Volontà. E siccome il mio Volere è uno, [colei] alla quale dovevo affidarlo doveva essere una, per mezzo della quale dovevo far sfolgorare i suoi raggi per far bene a tutti”. (01.05.1925).
“Luisa, svegliati”
Pochi anni fa immaginavamo questo dialogo, oggi in parte superato:
Dice Gesù: “Che sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino?” (Lc. 24,17).
I discepoli: “Tutto ciò che riguarda Luisa Piccarreta, anima cristiana, che fu potente in opere e in parole, prodigiosa la sua vita e straordinari i suoi scritti davanti a Dio e a tutto il popolo; come alcuni sacerdoti e capi dei nostri l’hanno consegnata per fare che i suoi libri fossero condannati all’Indice e lei fosse moralmente crocifìssa... Noi speravamo che fosse stata acclamata come Santa e che la sua luce fosse stata risplendente nella Chiesa; con tutto ciò son passati ormai 63 anni dalla sua morte e non c’è stato niente. Ma alcune donne delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi presto alla sua città e non avendo trovato i suoi scritti, son venute a dirci di aver parlato con alcuniMinistri del Signore, i quali affermano che Luisa è viva... Alcuni dei nostri sono andati a Corato e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lei non l’hanno vista”. (Cfr. Lc 24, 29-24).
Gesù: “O uomini stolti e tardi di cuore! Non bisognava che il Cristo –e come Lui ogni suo vero discepolo– sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,25).
I discepoli: “Maestro, vorremmo che Tu ci facessi vedere un segno” (Mt 12,38).
Gli altri: “Tua figlia è morta. Non disturbarti più, Maestro” (Cfr. Lc 8,49).
Gesù (ai suoi discepoli): “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete” (Gv 4,48).
(a chi ama Luisa): “Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata” (Lc 8,50).
(agli altri): “Ritiratevi; la bambina non è morta, ma dorme” (Mt 9,24).
(a Luisa, prendendola per mano, come faceva il Confessore ogni mattina): “Talita qum!, Bambina, alzati!” (Lc 8,54). “In nome di Dio santo, forte, immortale, Luisa, ritorna in te” (parole con cui il Confessore la riportava in vita).
La Chiesa dica: “Svegliati, o tu che dormi, destati tra i morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5,14).
E Cristo ti illuminerà!

“Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”
Sì, la Chiesa li attende. Sì, Dio li vuole. Sì, la Causa di Luisa ne ha bisogno.
Sì, affinché Dio manifesti la sua Gloria. E i suoi discepoli credano in Lui (Gv 2,11)
Sì, la Fede li ottiene. E l’Amore li fa. Sì, per intercessione di Luisa. Amen.

“La bambina non è morta, ma dorme”.
Un anno dopo la morte, l’Arcivescovo di Trani, Mons. Reginaldo M. Addazi fa pubblicare una immaginetta con una reliquia di Luisa, nella quale le dà il titolo di “Serva di Dio”, pur non essendo ancora aperto il processo per la Beatificazione.
Don Benedetto Calvi ottiene il permesso del Santo Ufficio e fa tumulare i resti mortali di Luisa nella sua Parrocchia-Santuario S. Maria Greca, di Corato, il 3 Luglio 1963. Lo stesso giorno del decesso del Papa Giovanni XXIII, oggi Beato.
Il 2 aprile 1994, Sabato Santo, l’Arcivescovo di Trani, Mons. Carmelo Cassati, comunicò alla Pia Associazione “Luisa Piccarreta, Piccoli Figli della Divina Volontà” che la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi aveva dato il “Nulla osta”, autorizzando l’Archidiocesi di Trani ad aprire il processo per la Causa di Beatificazione della Serva di Dio Luisa Piccarreta.
La Causa fu aperta nella solennità di Cristo Re, il 20 Novembre 1994. L’Arcivescovo sollecitò dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede l’autorizzazione a fare fotocopia dei manoscritti originali di Luisa, che la Congregazione conservava nei suoi archivi fin dal 1938. Con il suo permesso, questo lavoro fu fatto dal 29 Gennaio al 2 Febbraio 1996. Ed infine, il 29 Ottobre 2005, S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani, pose fine all’indagine diocesana sulla fama di santità della Serva di Dio, con la raccolta di testimonianze e documenti, rimettendo il giudizio definitivo alla Santa Sede, dove prosegue il suo iter la Causa di Luisa.
PREGHIERE
PREGHIERE per implorare la Beatificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA
1. O Cuore Sacratissimo del mio Gesù, che nella tua umile serva Luisa hai scelto l’araldo del Regno della tua Divina Volontà e l’angelo della riparazione per le innumerevoli colpe che addolorano il tuo Divin Cuore, umilmente Ti prego di concedermi la grazia che per sua intercessione imploro dalla tua Misericordia, affinché sia glorificata in terra come già l’hai premiata in Cielo. Amen. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)
2. O Cuore Divino del mio Gesù, che alla tua umile serva Luisa, quale vittima del tuo Amore, hai dato la forza di soffrire per tutta la lunga vita gli spasimi della tua dolorosa Passione, fa che per la tua maggior gloria risplenda subito sul suo capo l’aureola dei Beati. E per la sua intercessione concedimi la grazia che umilmente Ti domando. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)
3. O Cuore Misericordioso del mio Gesù, che per la salvezza e la santi-ficazione di tante anime Ti sei degnato di conservare per lunghi anni sulla terra la tua umile serva Luisa, la tua Piccola Figlia della Divina Volontà, esaudisci la mia preghiera: che sia essa subito glorificata dalla tua santa Chiesa. E per sua intercessione concedimi la grazia che umilmente Ti domando. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)
PREGHIERA
O Santissima Trinità, il nostro Salvatore Gesù Cristo ci ha insegnato di chiedere nelle nostre preghiere che sia sempre glorificato il Nome del Padre, che venga il suo Regno e che si faccia la sua Volontà.
Desiderosi di espandere tale Regno di amore, di giustizia e di pace, umilmente imploriamo la glorificazione della serva Luisa, la Piccola Figlia del Divino Volere, che con le sue preghiere, la sua immolazione nel letto del dolore e il suo ardente zelo, contribuì grandemente alla diffusione del regno di Dio nel mondo e alla salvezza delle anime.
A suo esempio, supplichiamo Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, di aiutarci a portare con gioia le croci che ci riserva la vita a gloria del tuo Nome e per il bene di tutti. Amen.
† Carmelo Cassati .Arcivescovo di Trani - Nazareth
PREGHIERA ALLA SS. TRINITÀ per la glorificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA
O augusta e Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, noi Ti lodiamo e Ti ringraziamo per il dono della santità della tua serva fedele Luisa Piccarreta.
Ella ha vissuto, o Padre, nella tua Divina Volontà, rendendosi, sotto l’azione dello Spirito Santo, conforme al Figlio tuo, obbediente sino alla morte di croce, vittima e ostia a Te gradita, cooperando all’opera della Redenzione del genere umano. Le sue virtù di obbedienza, di umiltà, di amore sommo a Cristo e alla Chiesa ci spingono a chiederti il dono della sua glorificazione sulla terra, perché risplenda a tutti la tua gloria, e il tuo Regno di verità, di giustizia, di amore si diffonda
sino ai confini della terra, nel particolare carisma del «Fiat voluntas tua sicut in coelo et in terra».
Ci appelliamo ai suoi meriti per ottenere da Te, SS. Trinità, la grazia particolare che ti chiediamo, intendendo compiere la tua Divina Volontà. Amen.
† Giovan Battista Pichierri .Arcivescovo di Trani – Nazareth
PREGHIERA ALLA SS. TRINITÀ per la glorificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA
O augusta e Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, noi Ti lodiamo e Ti ringraziamo per il dono della santità della tua serva fedele Luisa Piccarreta.
Ella ha vissuto, o Padre, nella tua Divina Volontà, rendendosi, sotto l’azione dello Spirito Santo, conforme al Figlio tuo, obbediente sino alla morte di croce, vittima e ostia a Te gradita, cooperando all’opera della Redenzione del genere umano. Le sue virtù di obbedienza, di umiltà, di amore sommo a Cristo e alla Chiesa ci spingono a chiederti il dono della sua glorificazione sulla terra, perché risplenda a tutti la tua gloria, e il tuo Regno di verità, di giustizia, di amore si diffonda
sino ai confini della terra, nel particolare carisma del «Fiat voluntas tua sicut in coelo et in terra».
PREGHIERA
Signor mio Gesù Cristo, che tanto brami che la tua Divina Volontà abbia il suo Regno sulla terra come in Cielo, degnati, Ti preghiamo, di collocare “la lampada” che Tu hai acceso sul “lampadario” della tua Chiesa, “affinché chi entra veda la Luce” (Lc 8,16), e di glorificare, per l’onore del tuo Volere, la tua umilissima serva Luisa Piccarreta, “la Piccola Figlia della Divina Volontà”, colei che tanto Ti ha glorificato sulla terra “facendosi obbediente fino alla morte”, con l’esempio delle sue virtù straordinarie, con i suoi sublimi scritti e con tutta la sua vita immolata per la salvezza e la santificazione delle anime. Amen.
…E gli Angeli hanno detto: “Signore, Vi preghiamo: mostrate alle genti ciò che avete operato in quest’anima con un segno prodigioso della vostra onnipotenza, per la gloria vostra e per il bene delle anime. Non tenete più nascosti i tesori in lei versati, onde vedendo e toccando loro stessi la vostra onnipotenza in un’altra creatura, possa essere di ravvedimento ai cattivi e di maggior sprone a chi vuol essere buono”. (Dal vol. 4°, 2 Ottobre 1901).
Uno storico traguardo!
“Ecco l’annunzio di una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10):
I giorni 27, 28 e 29 Ottobre 2005, a Corato (Bari), più di 400 persone provenienti da 16 paesi parteciparono al Terzo Congresso internazionale in cui si conclusero i lavori del processo diocesano della Causa di Beatificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA, “la Piccola Figlia della Divina Volontà”.
In questo modo la sua vita, la sua missione ed il suo Messaggio passano dalle mani della chiesa diocesana, che undici anni fa , il 27 Novembre 1994 (solennità di Cristo Re) ne aprì la Causa, a quelle della Chiesa universale, nella Sacra Congregazione per le Cause dei Santi. Successivamente, il 7 Marzo 2006 (59° anniversario della sepoltura di Luisa), nella cancelleria di questa Sacra Congregazione sono state aperte ufficialmente le casse che contenevano la copia di tutti i suoi scritti e delle testimonianze sulla sua vita e virtù: in un certo senso, “il sepolcro” di Luisa è stato aperto.
È un momento solenne; come venti secoli fa Nostro Signore ordinò all’amico morto: “Lazzaro, vieni fuori!”, così adesso l’autorità della Chiesa dice: “Luisa, vieni fuori!”, esci alla luce pubblica mediante i tuoi scritti; e a noi ordina: “Scioglietela e lasciatela andare”, scioglietela da tutti i vostri schemi (anche spirituali), delle vostre paure, dai vostri pregiudizi, dai vostri interessi privati, dal vostro famoso volere umano, e che la sua voce, potente come una Tromba, risuoni in tutto il mondo.
All’orizzonte storico della nostra speranza vediamo ormai avvicinarsi il giorno tanto sospirato in cui la Santa Chiesa prenderà in seria considerazione questa umilissima creatura che tanto l’ha amato e per la quale si è immolata in lunghi anni d’intimo dolore nel suo letto.
La Divina Sapienza ha disposto che, così come nessuno può venire al Padre se non per mezzo di Gesù Cristo (cfr. Gv 14,6) e non si può conoscere la sua Divinità se non attraverso la sua Adorabile Umanità, così non si conosca il grande messaggio della Divina Volontà come vita, se prima non si conosce colei che ne è la depositaria e che è vissuta in Essa. Al “Tesoro nascosto” si arriva soltanto aprendo l’umilissimo meraviglioso “scrigno” che lo contiene: LUISA PICCARRETA.
“Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? …Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta…” (Lc 7,24-26).
Le parole di Gesù sul Precursore oggi parlano di lei, “la piccola Figlia della Divina Volontà”.
“Che cosa siete andati a vedere a Corato? Una Santa?”
È vero che la sua gente la ricorda ancora, dopo 62 anni dalla morte, il 4 Marzo 1947, come “Luisa la Santa”. È vero che dal 20 Novembre 1994 è stata aperta la sua Causa di beatificazione e le viene dato il titolo di “serva di Dio”. Ma chi è e perché senza rumore fa venire persone da ogni parte del mondo, mentre, al confronto, in Italia non è ancora conosciuta?
Moltitudini di pellegrini affollano i grandi santuari mariani; folle sterminate visitano i luoghi di San Pio da Pietrelcina o di Sant’Antonio, a Padova… Al confronto, è irrilevante il numero di visitatori della casa dove Luisa è vissuta, o la tomba nella sua chiesa parrocchiale a Corato (provincia di Bari). Ma c’è una differenza significativa: nel primo caso, le moltitudini ferventi che si recano da Padre Pio o da S. Antonio o da S. Rita, vanno in genere per invocare il loro patrocinio, per chiedere una grazia o anche per adempiere una promessa, mentre chi va alla casa di Luisa lo fa in risposta ad una misteriosa chiamata, per conoscere Qualcosa di molto speciale, con il segreto desiderio di imparare un’arte divina: a fare la Volontà di Dio. Poi, man mano che scopre la figura di Luisa, scopre che questo Qualcosa è il “Fiat” Divino vissuto in continuazione, una misteriosa e sorprendente novità: che adesso il Signore ci propone il vivere nella Divina Volontà. Quindi, di fronte alla vita che Luisa ha vissuto, confinata per più di 64 anni in un letto, passa dallo stupore alla gioia di scoprire in lei “il tesoro nascosto” e al desiderio di sapere di più di questo Regno per acquistarlo.
“Con la beatificazione del Beato Annibale Di Francia
sono stati approvati dalla Chiesa anche i Suoi scritti e quindi anche le prefazioni alle opere di Luisa”
(dall’Omelia del 23 Gennaio 1991 di S. E. Mons. Carata nella chiesa di San Domenico in Corato)
“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?Non è qui, è risuscitato.” (Lc 24,5-6)
Luisa la si trova sempre viva nei suoi Scritti.
Luisa può dire con San Paolo: “Animati da quello stesso
spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo”
 (2 Cor 4,13).
E, proprio perché ha posseduto questo Dono supremo del vivere nella Divina Volontà, ha potuto di conseguenza parlare di questo nuovo Dono e della Volontà di Dio –lei la prima– con una luce ed una competenza come nessuno,
né prima né dopo, ha potuto farlo nella Chiesa.
Dichiarazione
Soltanto adesso, dopo la narrazione della vita di Luisa, senza occultare o dissimulare niente, perché “la verità ci farà liberi” (Gv 8,32) –e quanto è stato detto in questo libro si appoggia interamente su documenti e testimonianze– questa dichiarazione non è più una doverosa formalità, ma è dovere di giustizia e di lealtà verso la Chiesa e verso la Verità.
1. Facendo sue le parole di Luisa, l’Autore intende, alla fine di tutto quanto è stato esposto, “spontaneamente e prontamente compiere il dovere di anima cristiana di umiliare la sua incondizionata, pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della Santa Romana Chiesa, senza restrizione alcuna”, e ciò in conformità ai decreti di Urbano VIII e alle direttive del Concilio Vaticano II. In questo modo, l’Autore non intende in alcun modo prevenire il giudizio sulla vita, la missione, la santità e il messaggio di Luisa, che spetta alla Santa Chiesa Cattolica. Quanto è stato detto non pretende altra fede, se non quella che meritano attendibili testimonianze umane.
2. Il Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede (già “Santo Uffizio”) che abroga i canoni 1399 e 2318 dell’anteriore Codice di Diritto Canonico (A.A.S. n. 58/16 del 29.12.1966) fu approvato da S.S. Paolo VI il 14.10.1966 e pubblicato quindi per ordine dello stesso Pontefice, per cui non è più proibito divulgare senzaImprimatur scritti riguardanti presunti fatti o rivelazioni soprannaturali.
3. L’Indice dei libri proibiti è il catalogo ufficiale dei libri condannati dalla Sede Apostolica come dannosi alla fede o alla morale, e di cui, nella precedente legislazione, erano vietati, salvo speciale dispensa, sia la lettura che lo stesso possesso. Tale Indice, pubblicato la prima volta nel 1559 sotto Paolo IV e aggiornato man mano in numerose edizioni successive, è rimasto in vigore fino al 14.06.1966, quando una Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ne ha abolito il valore giuridico (Enchir. Vat., vol. 2. pp. 674-677).
Ovviamente rimane integro il diritto-dovere della Santa Sede di condannare gli scritti che mettessero in pericolo la fede o i costumi; similmente rimane integro il valore morale dell’Indice stesso. Avverte infatti espressamente la detta Notificazione: “Questa Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver consultato il Santo Padre, comunica che l’Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per un’esigenza che scaturisce dalla stessa legge naturale, da quegli scritti che possano mettere in pericolo la fede o i costumi; dichiara però nello stesso tempo che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure”.
4. È intenzione esplicita dell’Autore sollecitare e incoraggiare quanti sono impegnati nella sua Causa di Beatificazione e le Autorità della Chiesa, cui compete “il caso Luisa” nei suoi vari aspetti, perché facciano tutto quanto è nelle loro possibilità, affinché definitivamente esca, con la glorificazione della Serva di Dio, da questo stato di evidente contraddizione in cui è stato relegato inspiegabilmente per tanti anni.
E al tempo stesso, sollecitare e incoraggiare quanti hanno conosciuto Luisa, anzi, tutti quanti nella Chiesa, affinché uniamo i nostri sforzi presso il Signore, mediante la preghiera e la conoscenza e l’adempimento della Divina Volontà, per così ottenere tutti insieme questa Grazia, questo grande miracolo del Signore: che sia riconosciuto a Luisa pubblicamente il posto che le ha assegnato la Divina Provvidenza nel suo imperscrutabile Disegno d’amore e, di conseguenza, che la Divina Volontà sia conosciuta e regni. “Il caso Luisa” è responsabilità di tutti.
5. Infine, non dimentichiamo che tutti, nella Chiesa, possiamo peccare di omissione; nel caso presente, specificatamente, contro la Fede, se occultassimo la luce a noi stessi o agli altri, per pigrizia o per anteporre interessi personali. Questo è un richiamo al santo timor di Dio, ben sapendo che Dio fa dipendere la realizzazione dei suoi disegni dalla libera fedeltà e ubbidienza di povere creature. Quante volte gli uomini, in nome dello zelo per Dio, non hanno saputo vedere l’Opera di Dio né ubbidirla: “ignorando la Giustizia (che offre) Dio e cercando di affermare la propria, non si sono sottomessi alla Giustizia di Dio” (Rom 10,3)... Sono i rischi di Dio. E la Chiesa è composta da Gesù Cristo e da questi “rischi”, che siamo gli uomini.
Ebbene, nonostante la fragilità e la piccolezza di ogni uomo, l’Autore crede la Chiesa, fondata sulla Roccia, che è Pietro, che è Cristo, che è la Divina Volontà stessa, ed è sicurissimo dell’assistenza divina che le ha promesso il Signore. Perciò, malgrado tutte le difficoltà, nutre un inguaribile ottimismo, che la Luce della Verità prima o poi splenderà in favore di questa umilissima e obbedientissima creatura, che è Luisa. Perciò, l’Autore fa sue le già citate parole di un testimone di Luisa, il P. Domenico Franzè:“Io ho la certezza morale, per quanto è dato all’uomo”, e quelle altre del P. Consalvo Valls. “Io nutro l’intima persuasione che la persona in questione –la nostra Luisa– è un’anima di Dio e che è divina l’opera che in essa si compie”.
Nel tracciare questa sua Biografia, l’intimo desiderio dell’Autore è stato quello di offrire la sua personale testimonianza su Luisa.
“Non c’è nulla di nascosto che non dovrà essere svelato, né di segreto che non dovrà essere conosciuto”. Parola del Signore (Lc 12, 2)

“Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato!” (Atti, 4,20)

Ritengo provvidenziale e di grande significato che il mio primo incontro non fu con la figura di Luisa Piccarreta, ma con lo spirito di Luisa, con la sua vita interiore, con la “sua” Dottrina sulla Divina Volontà.
In questo modo Dio ha voluto attirare la mia attenzione verso quello che più di ogni altra cosa Gli sta a cuore, verso il suo “quadro” prima ancora che verso “la cornice”, che è Luisa.
“DEUS CARITAS EST”
È il titolo della prima Enciclica del Papa Benedetto XVI.
Nel n. 17 dice significativamente:
“L’incontro con le manifestazioni visibili dell’amore di Dio può suscitare in noi il sentimento della gioia, che nasce dall’esperienza dell’essere amati. Ma tale incontro chiama in causa anche la nostra volontà e il nostro intelletto. Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l’amore, e il sì della nostra volontà alla Sua unisce intelletto, volontà e sentimento nell’atto totalizzante dell’amore. Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l’amore non è mai «concluso» e completato; si trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane fedele a se stesso. Idem velle atque idem nolle – volere la stessa cosa e rifiutare la stessa cosa, è quanto gli antichi hanno riconosciuto come autentico contenuto dell’amore: il diventare l’uno simile all’altro, che conduce alla comunanza del volere e del pensare.
La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento, e così, il nostro volere e la Volontà di Dio coincidono sempre di più: la Volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all’esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr Sal 73 [72] 23-28).”
All’inizio del suo Pontificato, nell’omelia di quella domenica 24 Aprile 2005, aveva detto: «Il mio vero programma di governo è non fare la mia volontà, non seguire le mie proprie idee, ma pormi, insieme a tutta la Chiesa, in ascolto della Parola e della Volontà del Signore e lasciarmi condurre da Lui, in modo tale che sia Egli stesso a condurre la Chiesa in quest’ora della nostra storia».
SCHEMA DELLA VITA DI LUISA
1865 - 23 Aprile: Nascita e Battesimo (la domenica “in Albis”)
1874 (9 anni): Prima Comunione e Cresima. Incomincia a sentire
la voce di Gesù.
1878 (13 anni): Prima visione di Gesù con la Croce (“Aiutami!”)
1881 (16 anni): Lo stato di Vittima. Incomincia a stare a letto per periodi.
(17 anni): la Novena del Natale.
1887 - Novembre: Rimane definitivamente a letto.
1888 - 16 Ottobre: LO SPOSALIZIO MISTICO.
1889 - 7 Settembre (24 anni): Rinnovo del MATRIMONIO MISTICO in Cielo (ricevette allora il dono del Divino Volere).
1899 - 28 Febbraio: Per ubbidienza al Confessore incomincia a scrivere.
1900 - Marzo e Novembre: Gesù incomincia a parlare del suo Volere, che le ha già dato.
1911 - Novembre: Gesù le rinnova ciò che le ha fatto vedere 11 anni prima (vol. 10°)
1919 [Vol. 12°]: Luisa incomincia ad attuare nella Divina Volontà.
1922 [Vol. 14°]: Si completa la formazione di Luisa come un’altra Umanità per Gesù.
1925 - La Chiesa instituisce la festa di CRISTO RE. (Cfr. Lc 19,15).
1928 - 7 Ottobre: Luisa va a vivere con le Figlie del Divino Zelo.
1938 - 31 Agosto: tre libri di Luisa sono messi all’Indice.
- 7 Ottobre: Luisa esce dall’orfanotrofio delle Figlie del Divino Zelo.
- 28 Dicembre: cessa l’ubbidienza di scrivere (fine del 36° volume).

1947 - 4 Marzo: Prodigiosa morte di Luisa e trionfale funerale
(7 Marzo).

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