venerdì 29 agosto 2014

ADORAZIONE EUCARISTICA DEL 29 -8 -2014







Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.




(Mt 16, 13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Parola del Signore.


Pausa di Silenzio

G. Che importanza ha per l’uomo d’oggi il fatto che 2000 anni fa, presso le sorgenti del Giordano, Pietro abbia detto a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»? All’uomo d’oggi interessa ancora sapere chi è Gesù? La sua domanda: «Voi chi dite che io sia?», è sentita ancora come una interpellanza personale, un problema cruciale o almeno importante? A dispetto di un secolarismo sempre più diffuso e di un abbandono di pratiche e di tradizioni cristiane sempre più massiccio, è interessante notare come la domanda risuonata a Cesarea di Filippo continua a creare ancora interrogativi inquietanti. Per i giovani Gesù rappresenta oggi la novità, la freschezza, la contestazione di una società e di un sistema vecchio, arido, privo di fantasia e di creatività; alle masse oppresse dell’America Latina Gesù appare come il liberatore, il simbolo di una speranza che non è soltanto in un aldilà misterioso; agli operatori sociali Gesù appare come un rivoluzionario che lotta contro l’ingiustizia, l’oppressione, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Significativo, comunque, resta il fatto che il nostro mondo non può prescindere da Gesù. La nostra storia ne è talmente marcata che non si può ignorarlo.


Dal Salmo 137: Rit. Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo. Rit.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. Rit.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani. Rit.

Pausa di Silenzio

La domanda di Gesù è la domanda fondamentale della nostra fede: chi è Gesù per i discepoli? Chi è per noi? È una domanda di eccezionale importanza.

L'episodio si colloca in un momento delicato, ad una svolta della vita di Gesù: si raffredda l'entusiasmo delle folle, perché Gesù delude sempre più le loro attese; cresce l'opposizione delle autorità e la loro aperta ostilità; aumenta anche il disorientamento dei discepoli, anch'essi delusi.

Gesù ripete sempre più chiaramente che il suo destino è segnato dalla sofferenza. La pagina che abbiamo letto continua dicendo:

«Da allora Gesù incominciò a spiegare ai suoi discepoli che egli doveva soffrire molto e venire ucciso».

Per questa strada i discepoli fanno fatica a seguirlo. Pietro si ribellerà...

In questo contesto di delusione nascono molti interrogativi. Gesù vuole chiarezza e pone ai discepoli la questione decisiva della fede:

«Voi che cosa pensate di me?».

La gente tenta di interpretare la persona di Gesù secondo modelli del passato, il Battista redivivo, Elia o una delle grandi figure della tradizione biblica, vecchi schemi che permettono di non prendere posizione di fronte alla novità di Gesù.

Ma i discepoli non possono trincerarsi dietro l'opinione della gente, devono schierarsi personalmente:

«Voi, chi dite che io sia?».

Anche oggi è viva la tentazione di cercare l'identità di Gesù a partire dalle proprie attese, disegnando un Gesù che risponda ai propri desideri e dia dignità ai propri ideali umani.

Così per molti Gesù è l'operatore di miracoli, che deve risolvere i nostri problemi quotidiani e risparmiarci la sofferenza.

Per i più giovani Gesù è la contestazione di un sistema vecchio, arido, senza fantasia. Per gli emarginati Gesù può essere l'uomo che lotta con coraggio contro l'ingiustizia, l'oppressione, lo sfruttamento dell'uomo.

C'è molta verità in queste intuizioni.

Chi è dunque Gesù? Tutte le risposte, con sottolineature diverse, devono tener conto della risposta di Pietro:

«Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente»,

Cioè colui che ci riporta alle radici ultime delle nostre speranze e ci fa entrare in una dimensione trascendente, che invita ad andare oltre il modo diffuso di pensare, grazie al rapporto unico che egli ha con il Dio vivente, con la verità ultima della vita.

La risposta può sembrare vaga, senza agganci con la vita reale.

Allora precisiamo: Gesù non è un simbolo dei valori umani facili, accettati da tutti, perché in naturale sintonia con le culture emergenti.

Egli è piuttosto colui che soffre e muore per indicarci i valori più scomodi e più difficili, la libertà dai beni, l'amore-responsabilità, il perdono, e per mostrarci come salvarli dall'inquinamento egoistico.

Invece della retorica dei grandi ideali, a cui l'uomo è naturalmente aperto, Gesù ci indica la strada difficile che ci permette di realizzarli.

Gesù è la rivelazione di un'esistenza libera dai miti del facile benessere e totalmente donata agli altri, secondo il progetto di Dio, e, dunque, coraggiosa, capace di affrontare anche la sofferenza per fedeltà a quel progetto.

Con questa rivelazione egli ci libera dai nostri limiti, dalle nostre paure, dalle nostre difese, e ci rende capaci di un amore autentico, creativo, efficace, non solo ambizioso o istintivo.

Perché questa liberazione avvenga, non basta qualche gesto religioso, è necessario che la nostra fedeltà al Vangelo produca una cultura che si traduca nella vita, sul piano sociale e politico.

C'è un livello profondo che deve essere toccato e trasformato dai criteri che hanno ispirato la vita di Gesù.

Il nostro incontro con Gesù, cioè, deve cambiare la nostra vita e la nostra storia.

Allora ci chiediamo: quale immagine di Gesù abbiamo noi che ci diciamo credenti? Quale immagine riusciamo a comunicare nell'ambiente in cui viviamo? È un'immagine che suscita speranza? Provoca crisi feconde?

Oppure è solo un innocuo residuo di tradizioni religiose morte, in un clima di immaturità umana, insignificante sul piano storico?

In altre parole: la nostra immagine di Gesù ci lascia tranquilli nelle nostre complicità con l'ingiustizia del mondo o ci spinge a cambiare la nostra vita seguendo i criteri del Vangelo?

Tutti

Signore, nostro Dio,
fa' che il nome del tuo figlio Gesù
abbia ancora forza in mezzo a noi,
non serva solo
a coprire le nostre attese personali,
a dare dignità ai nostri ideali umani,
ma diventi rivelazione del tuo progetto,
dono di verità, di speranza e di impegno.
Noi ti ringraziamo, Signore nostro Dio,
perché il tuo figlio Gesù ci ha fatto conoscere
la grandezza del tuo progetto di umanità
e la pienezza della nostra vocazione,
non impoverita dal nostro conformismo religioso,
nel piccolo orizzonte delle nostre attese umane,
ma aperta al futuro nuovo
che la tua parola offre a tutti gli uomini.
Canto:

Pausa di Silenzio

«Voi, chi dite che io sia?». La singolare domanda di Gesù ai discepoli è una domanda provocatoria che ci induce a riflettere in prima persona sulla nostra fede.

A Gesù non interessa sapere che cosa dica la gente del Figlio dell'uomo, non gli interessano le opinioni generiche sul suo conto.

Che alcuni dicessero che era il Battista o un qualsiasi profeta poco gli importava, ma che cosa pensassero di Lui i suoi discepoli, e chi nel tempo avrebbe deciso di seguirlo, questo sì, gli stava a cuore.

La chiamata alla salvezza è indubbiamente universale per rendere cattolico l'universo degli uomini e formare nella sua Chiesa il popolo di Dio.

Tuttavia, se la chiamata è universale, il percorso che ognuno deve compiere per entrare a far parte dell'unico popolo di Dio non può essere un percorso massificato, dettato dalla tradizione, dall'appartenenza a un gruppo, a una nazione, a una cultura.

Gesù vuole che ognuno compia il suo singolare percorso per rispondere in piena coscienza alla sua domanda:

«Tu, chi dici che io sia?»,

Come per dire:

"Chi sono io per te, quando devi scegliere tra la mia Parola e le parole del mondo? Quando sei felice e quando soffri?".

Essere credenti, sebbene implichi il far parte di un unico "corpo" di cui Cristo è il capo e noi le membra, non significa perdere la propria individualità nel rapporto intimo con il Signore.

Alla domanda di Gesù non possiamo rispondere con risposte precostituite, con concetti dogmatici che a volte nemmeno comprendiamo né possiamo delegare ad altri la responsabilità di rispondere per noi di fronte ai problemi fondamentali dell'esistenza.

Ognuno deve rispondere da solo alla chiamata del Signore, o Cristo sarà sempre per alcuni un grande uomo, per altri un profeta.

E anche per chi, credendo di credere, risponde che Cristo è il Figlio di Dio, se la sua risposta non è sgorgata dal cuore, dal travaglio interiore di chi s'interroga sulla propria fede, anche per lui rimarrà un martire inchiodato a una croce, incapace di dare risposte al dolore del mondo.

Credere in Gesù di Nazareth significa credere davvero nel Risorto che, sconfitta la morte, ha promesso che sarebbe rimasto accanto a noi sino alla fine del mondo.

La risposta che Gesù vuole da noi è dunque una risposta difficile ma decisiva che ci cambia l'orizzonte della vita.

Certo non può essere una risposta immediata, scaturita dall'emozione di un momento, ma implica un lungo percorso fatto di inciampi e di cadute.

Tutti

Il tuo volto, Signore, io cerco,
mostrami il tuo volto,
tu ti mostri a chi ti cerca,
ti sveli solo a chi non mente.
Non chi dice: "Signore, Signore",
non chi altro dio serve
troverà risposta.
Abbandonarsi al tuo volere è sola gioia,
abbracciare il tuo Vangelo è la speranza.
Nessuno è uguale a Te, mio Signore,
chi ad altri ti paragona è falso.
Il Figlio di Dio dona la salvezza,
solo lui risveglia dal sonno della morte.
Parole vuote offendono il vero,
venditori di fumo appestano l'aria,
non cadrò nell'inganno di falsi profeti,
non accetterò consigli da loschi mercanti.
Solo in te riposa l'anima mia,
solo in te la verità si svela,
tu sei pace,
tu ogni ricchezza,
in te solo credo, in te soltanto spero.




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