lunedì 18 novembre 2013

SANTI é BEATI :

Sante Quaranta Donne Martiri di Eraclea con Annone diacono Vergini e vedove
† Eraclea (Tracia), 312 ca.
Nella città di Eraclea, in Tracia, subirono il martirio in odio alla fede cristiana ben 40 sante donne, vergini e vedove, che la tradizione orientale è solita raffigurare in un’unica grande icona sinattica. Il Martyrologium Romanum ricorda questo gruppo di martiri in data odierna.
Martirologio Romano: A Marmara Ereglisi in Tracia, nell’odierna Turchia, sante quaranta donne, vergini e vedove, martiri.

Nonostante che il racconto dei loro tormenti e del loro martirio, abbia tutti i segni della leggenda e dell’agiografia fantastica, sembra non ci siano dubbi sulla loro esistenza e sulla loro testimonianza di fede.
Le quaranta donne sono ricordate dal calendario gotico, che le commemora il 19 novembre come martiri a Berea vicino Eraclea; lo stesso gruppo nei sinassari e menologi greci, viene ricordato però il 1° settembre.
Il Martirologio Geronimiano le ricorda sempre il 19 novembre, ponendo il martirio delle 40 donne e vedove ad Heraclea (Tracia); su ciò si basa l’ipotesi di Niceforo Callisto, che considera queste donne, come le mogli dei 40 martiri di Sebaste (9 marzo), ma ciò non è possibile documentarlo.
Il racconto del loro martirio è stato riportato sin dal primo ‘Martirologio Romano’ e dal Sinassario orientale di Costantinopoli, e la loro vicenda è stata ritenuta degna di fede da tutte le antiche fonti, come il ‘Menologio’ di Basilio Porfirogenito.
La ‘Passio’ riporta come capo del numeroso gruppo di donne, il diacono Ammone, maestro e promotore della loro conversione al Cristianesimo.
Al tempo dell’imperatore Costantino (280-337), era associato nella guida dell’Impero in Oriente Licinio Valerio Liciniano (250-325) e la persecuzione contro i cristiani, cessata definitivamente con l’editto di Milano del 313 e firmato dai due imperatori, era ancora sporadicamente in atto; Licinio mandò come funzionario a Berea il suo messo Baudo, il quale appena giunto, ricevé una denunzia contro Celsina priora e le quaranta vergini e vedove riunite con lei in comunità monastica.
Celsina dopo un interrogatorio in cui finse di assoggettarsi ai voleri del funzionario pagano, si ritirò in preghiera, esortata a perseverare dal diacono Ammone loro guida spirituale.
Durante il secondo interrogatorio e presente tutta la comunità delle monache, gli idoli si sbriciolarono e il sacerdote di Zeus, fu sollevato in aria da angeli di fuoco e mentre Annone e le 40 donne cristiane si ritiravano, egli precipitò sfracellandosi al suolo.
Baudo infuriato, fece arroventare un elmo di bronzo e lo fece porre sul capo di Ammone, appeso alle macchine per la tortura; ma l’elmo volò via finendo sulla testa dello stesso Baudo, che fu prodigiosamente sollevato in aria, finché non chiese perdono ai martiri; poi se ne liberò inviando tutto il gruppo a Licinio in Eraclea, dove le vergini venerarono le reliquie di santa Gliceria martire, poi patrona della città.
L’imperatore ordinò che venissero gettate tutte in pasto alle belve, ma gli animali non vollero toccarle e allora Licinio fece uccidere il diacono Ammone, le vergini capeggiate da Celsina e le vedove capeggiate dalla diaconessa Lorenza, massacrandoli a gruppi con raccapriccianti supplizi, pratica che si industriavano ad inventare i potenti e prepotenti di allora e che omettiamo di descrivere, per non fare una galleria degli orrori.
La data del martirio, tenuto conto degli anni di governo degli imperatori Costantino e Licinio e dell’editto del 313, che metteva fine alla persecuzione, si può ritenere che sia avvenuto nel 312 o primi giorni del 313 stesso.

Autore:
Antonio Borrelli

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