martedì 19 novembre 2013

(Lc 19,11-28) Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

VANGELO
 (Lc 19,11-28) Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore



LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni o Spirito di Dio e illumina la mia mente, metti la tua sapienza al mio servizio, perché io possa servirti.

Prima di tutto, dobbiamo considerare chi i talenti che il Signore ci mette a disposizione, a volte non sono così chiari neanche a noi stessi, infatti, spesso facciamo della nostra vita un groviglio di cose senza senso, commettendo errori che ci portano a perdere gran parte del nostro tempo a rimpiangere quello che abbiamo perduto ed a commiserarci o arrabbiarci per quello che non abbiamo. Cominciamo a capire qualcosa sempre troppo tardi, e ad apprezzarci per quello che siamo, solo se ci guardiamo con gli occhi di chi ci apprezza per le nostre doti, ma spesso sono falsi apprezzamenti, rispetto a false doti. Quello che invece in questa parabola si vuole rilevare, è l’aspetto cristiano della cosa, quello che ci fa considerare, anche con nostro estremo disappunto, che noi non siamo niente e non abbiamo niente senza il nostro Dio. 
Diamo per scontato che quello che abbiamo è nostro, che ci appartiene, ma non è vero, è tutto dono di Dio, perché la vita stessa è dono. Nella parabola dopo aver distribuito i doni, il nobile parte e lascia i suoi servi da soli per tornare ad esprimere il suo giudizio
 Ci chiediamo perché ad ognuno doni diversi; perché a chi più e a chi meno, ma nessuno di noi fa quella che è l’unica cosa giusta da fare: guardare al nostro dono. Vedere di far crescere quel seme che il Signore ha messo nel nostro cuore, semplicemente cercando di svilupparlo così come facciamo con tutti i nostri sensi, con tutta la nostra persona.
Impariamo ad usare la parola, ma non tutto quello che diciamo è uguale, e nessuno se ne meraviglia. Abbiamo la vista e sappiamo grazie a questa leggere, ma non tutti sappiamo leggere nello stesso modo.
Pochi giorni fa leggevo la storia di un grande attore che fu chiamato a leggere una pagina del vangelo e la lesse in modo perfetto, fermandosi nei punti giusti, con la giusta intonazione, ma quando toccò al piccolo prete di campagna, alla gente che ascoltava, quella pagina non riempì solo le orecchie, ma il cuore e i sentimenti vibrarono come corde di violino….
Il piccolo seme di figlio di Dio cresce in noi, cerchiamo di non farlo avvizzire, di non farlo soffocare dalla gramigna, cerchiamo di mettere tutto nelle mani di Dio, cominciando dalla nostra vita, saprà lui come farla  fruttare.


3 commenti:

  1. REFLEXION DE LELLA
    PRIERE :"Viens, O Esprit de Dieu et éclaire mon esprit, met ta connaissance à mon service, pour que je puisse te servir."

    - Nous devons considérer avant tout, que parfois les talents qu'il nous met à disposition ne sont pas clairs mêmes pour nous, en effet, nous faisons souvent de notre vie un enchevêtrement de choses qui n'ont aucun sens, en commettant des fautes qui nous portent à perdre une grande partie de notre temps à regretter ce que nous avons perdu et à nous plaindre ou nous énerver pour ce que nous n'avons pas. Nous commençons toujours trop tard à comprendre les choses, et à nous apprécier pour ce que nous sommes, seul si nous nous regardons avec les yeux de celui qui nous apprécie pour nos compétences, mais ce sont souvent de fausses appréciations, faux respect pour fausses compétences. Par contre ce qu'il veut relever dans cette parabole , c'est l'aspect chrétien de la chose, ce qui nous fait considérer, aussi avec notre extrême désappointement, que nous ne sommes rien et nous n'avons rien sans notre Dieu. Nous donnons pour escompté que ce que nous avons est nôtre, que cela nous appartient, mais ce n'est pas vrai, tout est don de Dieu, parce que la vie elle même est un cadeau. Dans la parabole après avoir distribué les Dons, le noble part et il laisse ses serviteurs tout seul pour revenir exprimer son jugement. Nous nous demandons pourquoi à chacun un Don différents; parce que qui à plus et qui à moins, mais personne de nous ne fait ce qui est la chose juste et unique à faire: regarder notre Don. Voir de faire croitre cette graine que le Seigneur a mis dans notre coeur, simplement en cherchant à la développer comme nous faisons avec tous nos sens avec toute notre personne. Nous apprenons à utiliser la Parole mais tout ce que nous disons n'est pas égal, et personne ne s'en étonne. Nous avons la vue et nous savons lire grâce à elle, mais pas nous tous ne savons pas lire de la même façon. Il y a peu de jours je lisais l'histoire d'un grand acteur qui fut appelé à lire une page de l'évangile et il la lut de manière parfaite, en s'arrêtant sur les points justes, avec l'intonation juste, mais quand il toucha au petit prêtre de campagne, les gens qui écoutait, cette page n'eurent pas seulement les oreilles remplie, mais le coeur et leurs sentiments vibrèrent comme des cordes de violon....
    La petite graine d'enfants de Dieu grandit en nous, cherchons à ne pas la faire flétrir, à ne pas la faire étouffer dans le chiendent, tâchons de mettre tout dans les mains de Dieu, en commençant par notre vie, il saura comment la faire fructifié.

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  2. MY REFLECTION
    PRAYER
    Come O Spirit of God and enlighten my mind, put your knowledge to serve me, that I may serve you.
    First of all, we have to consider who the talents that the Lord offers us, sometimes are not so clear even to ourselves, in fact, we often make of our lives a tangle of nonsense, making mistakes that lead us to lose much of our time to regret what we have lost, and in pitying or angry for what we have. We begin to understand something always too late, and to appreciate us for who we are, if we look through the eyes of those who appreciate us for our skills, but often are false appreciation, compared to false gifts. What we do in this parable is to be detected, it is the Christian aspect of the thing, what makes us think, even with our extreme disappointment that we are nothing and we have nothing without our God.
    We assume that what we have is ours, that belongs to us, but it is not true, it is all a gift of God, because life itself is a gift. In the parable after having distributed the gifts, the noble part and leaves his servants to return alone to express his opinion.
      We wonder why gifts to each other, because at some more and some less, but none of us is the one that is the only right thing to do to look at our gift. Refer to grow the seed which the Lord has placed in our hearts, simply trying to develop it as we do with all our senses, with our whole person.
    We learn to use the word, but not everything we say is the same, and no one wonder. We know this because of the view and read this, but not everyone knows how to read the same way.
    A few days ago I read a story about a great actor who was called to read a page of the Gospel and read it in a perfect way, pausing in the right places with the right intonation, but when he touched the small country priest, the people who listened, that page not only filled the ears, but the heart and feelings vibrated like the strings of a violin ....
    The small seed of a child of God grows in us, we try not to wither, not to smother the weeds, let's put it all in God's hands, starting with our lives, he will know how to make it bear fruit.

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  3. MI REFLEXIÓN
    ORACIÓN
    Ven oh Espíritu de Dios e iluminar mi mente, poner su conocimiento para que me sirvan, para que pueda servirle.
    En primer lugar, debemos tener en cuenta que los talentos que el Señor nos ofrece, a veces no son tan claros, incluso a nosotros mismos, de hecho, a menudo hacer de nuestras vidas una maraña de tonterías, cometer errores que nos llevan a perder mucho de nuestro tiempo para lamentar lo que hemos perdido, y compasiva o enojado por lo que tenemos. Empezamos a entender algo siempre demasiado tarde, y nos apreciarán por lo que somos, si miramos con los ojos de los que nos aprecian para nuestros conocimientos, pero a menudo son falsas apreciación, en comparación con falsos regalos. Lo que hacemos en esta parábola es para ser detectado, es el aspecto cristiano de la cosa, lo que nos hace pensar, a pesar de nuestra profunda decepción de que no somos nada y no tenemos nada sin nuestro Dios.
    Suponemos que lo que tenemos es nuestro, que nos pertenece, pero no es cierto, es todo un don de Dios, porque la vida misma es un don. En la parábola después de haber repartido los dones, la parte noble y deja a sus siervos que volver solo a expresar su opinión.
      Nos preguntamos por qué los regalos a los demás, ya que en algunos más y otros menos, pero ninguno de nosotros es el que es lo único que hay que hacer para mirar nuestro regalo. Consulte a crecer la semilla que el Señor ha puesto en nuestros corazones, simplemente tratando de desarrollarlo como lo hacemos con todos nuestros sentidos, con toda nuestra persona.
    Aprendemos a usar la palabra, pero no todo lo que decimos es lo mismo, y no hay que pensar. Sabemos esto debido a la vista y leer esto, pero no todo el mundo sabe cómo leer de la misma manera.
    Hace unos días leí una historia acerca de un gran actor que fue llamado a leer una página del Evangelio y lo leyó a la perfección, deteniéndose en los lugares adecuados con la entonación correcta, pero cuando toqué la pequeña cura de aldea, las personas que escucharon, dicha página no sólo llena los oídos, pero el corazón y los sentimientos vibran como las cuerdas de un violín ....
    La pequeña semilla de un hijo de Dios crece en nosotros, tratamos de no marchitarse, no para ahogar las malas hierbas, vamos a ponerlo todo en manos de Dios, a partir de nuestras vidas, él sabrá cómo hacer fructificar.

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