mercoledì 2 ottobre 2013

I LIBRI DELLA BIBBIA --- PROVERBI----

PROVERBI
Il libro dei Proverbi è formato da una raccolta di sentenze posta sotto il nome del re Salomone,
ovvero un'antologia di detti, massime, enigmi, che sono patrimonio della sapienza popolare di
Israele.
Il Libro dei Proverbi contiene la più antica testimonianza della ricerca sapienziale dell’uomo
biblico, che nel riflettere sull’esperienza umana si avvale della sapienza egiziana e, in generale,
del vicino Oriente, ma interpretandola alla luce della sua fede religiosa. È proprio per questa
rilettura religiosa che la sapienza di Israele si distingue da quella degli altri popoli ai quali si è
pure tanto ispirata.
La chiave di lettura di questo libro è suggerita dalla dichiarazione: «Il timore del Signore è
principio della scienza» (Prv 1,7a). Il libro dei Proverbi comprende 31 capitoli che accolgono
nove raccolte di sentenze, riguardante i vri ambiti della vita e dell’esperienza umana, di varie
epoche e diversi autori. La stesura definitiva risale al periodo postesilico (V secolo a.C.).
Il libro dei Proverbi, come noi lo abbiamo, è formato da una raccolta di sentenze posta sotto il
nome del re Salomone. Il libro si apre con questa indicazione: «Proverbi di Salomone, figlio di
Davide, re d'Israele, per conoscere la sapienza e la disciplina per capire i detti profondi, per
acquistare un'istruzione illuminata, equità, giustizia e rettitudine,per dare agli inesperti
l'accortezza,ai giovani conoscenza e riflessione... per comprendere proverbi e allegorie, le
massime dei saggi e i loro enigmi (cfr. 1,1-6).
Il libro dei Proverbi è, dunque, un’antologia di detti, massime, enigmi, che sono patrimonio
della sapienza popolare di Israele, ma anche, di poemi composti da maestri della sapienza:
gente di corte, ministri, consiglieri e scrivani del re. In realtà, solo le parti più antiche (10-22 e
25-29) sono attribuite al re Salomone che, secondo 1 Re 5,12, «pronunciò tremila proverbi».
Nei «Proverbi di Salomone» il sapiente appare come un vero educatore del popolo di Dio,
specie dei giovani. L’insegnamento mira a formare i giovani, a far loro comprendere il senso
della vita umana, a educarli ad acquistare buon senso, prudenza, cautela, penetrazione,
affabilità e pazienza, autocontrollo e ottimismo, fino ad arrivare attraverso una riflessione
sull'esperienza a capire che «il principio della vera sapienza è il timore di Dio».
In due modi ci si può realizzare: con la sapienza o con la stoltezza, con la fede o l’idolatria. Alla
sapienza corrisponde la fede e alla stoltezza l’idolatria. Queste due vie corrispondono a quelle
indicate dal salmo 1. In proverbi 4,16-18 “la via dei giusti è come luce dell’aurora il cui
splendore aumenta fino all’apparire del giorno. La via degli empi invece è come l’oscurità; non
sanno in che cosa inciampano”.
Il saggio s’identifica con l’uomo religioso, lo stolto si confonde con l’ateo. La persona umana
realizza la propria felicità vivendo un giusto equilibrio umano, che proviene dalla ragione e dal
buon senso, i quali entrambi si rapportano armoniosamente alla fede del Dio biblico. Il libro
dei Proverbi termina con l’elogio della donna saggia che è felicità del marito, intraprendente e
laboriosa, lodata dai figli (30,10 -31).
Da sapere che
 La sapienza personificata descritta nel libro dei proverbi nel Nuovo Testamento richiama
Gesù, sapienza eterna di Dio e Verbo incarnato, quando invita a seguirlo e ad ascoltarlo
(cfr. Prov 3,17; 8,22-36; Gv 1,1-5; Mt 11,28-30; 1Cor 1,18-31; Col 1,15-17).
 La preghiera in Prov 30,7-9 chiede a Dio il dono di vivere nell’equilibrio e richiama
anche la richiesta del pane quotidiano del Padre nostro.
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