sabato 17 novembre 2012

14 IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE di LORENZO SCUPOLI


CAPITOLO XIII
Il modo di combattere contro gli impulsi del senso
e gli atti che la volontà deve fare per acquistare le abitudini alle virtù
Ogniqualvolta la tua volontà ragionevole è combattuta da quella del senso da una parte e da
quella divina dall'altra, mentre ciascuna cerca di riportare vittoria, è necessario che ti eserciti in
più modi perché in te prevalga in tutto la volontà divina.
Primo: quando sei assalita e  battagliata dagli impulsi del senso, devi opporre un'accanita
resistenza perché la volontà superiore non acconsenta a quelli.
Secondariamente: allorché essi sono cessati, eccitali di nuovo in te per reprimerli con maggior
impeto e forza. Dopo richiamali alla terza battaglia, nella quale ti abituerai a scacciarli da te con
sdegno e ripugnanza. Questi due incitamenti a battaglia si devono fare in ogni nostro appetito
disordinato fuorché negli stimoli carnali, dei quali tratteremo a suo tempo.
Infine devi fare atti contrari a ogni tua viziosa passione. Con il seguente esempio ti si farà il tutto
più chiaro. Tu sei forse combattuta dagli stimoli dell'impazienza: se rientrando in te stessa starai
ben attenta, sentirai che essi continuamente battono alla porta della volontà superiore perché si
inchini e acconsenta a loro. E tu come primo esercizio, opponendoti a ciascun impulso, fa'
ripetutamente quanto puoi perché la tua volontà non vi dia il consenso. Né cessa mai da questa
battaglia finché non ti avveda che il nemico, quasi stanco e come morto, si dia per vinto. Ma
vedi, figliuola, la malizia del demonio. Quando egli si accorge che noi ci opponiamo fortemente
agli stimoli di qualche passione non solo resta a eccitarli in noi ma, quando sono eccitati, tenta
per il momento di acquietarli. E questo lo fa perché con l'esercizio non acquistiamo l'abitudine
alla virtù contraria a quella passione e inoltre per farci cadere nei lacci della vanagloria e della
superbia, facendoci poi astutamente convincere che noi da generosi soldati abbiamo subito
calpestato i nostri nemici. Perciò tu passerai alla seconda battaglia, richiamandoti alla memoria
ed eccitando in te quei pensieri che ti cagionavano l'impazienza, in modo da sentirti da essi
commossa nella parte sensitiva e  da reprimere allora ripetutamente e con sforzo maggiore di
prima i suoi impulsi. E sebbene noi respingiamo i nostri nemici sapendo di far bene e di piacere a
Dio, tuttavia se non li abbiamo del tutto in odio corriamo pericolo di essere un'altra volta da essi
superati: per questo tu devi farti loro incontro con il terzo assalto e scacciarli lontano da te
facendo atti non solo di ripugnanza ma anche di indignazione, fino a tanto che si rendano odiosi
e abominevoli. Infine, per ornare e perfezionare  l'anima tua con le abitudini alle virtù, devi
produrre atti interiori che siano direttamente contrari alle tue disordinate passioni. Ad esempio
volendo tu acquistare perfettamente l'abitudine  alla pazienza, se uno disprezzandoti ti porge
l'occasione di essere impaziente, non basta esercitarti nelle tre maniere di combattere di cui ti ho
detto, ma devi volere e amare per giunta il disprezzo ricevuto, desiderando di essere di nuovo
nello stesso modo e dalla stessa persona oltraggiata, aspettando e proponendoti di sostenere
anche cose più gravi. La causa per cui tali atti contrari sono necessari per perfezionarci nelle
virtù è questa: gli altri atti, pur essendo molti e forti, non sono sufficienti a estirpare le radici che
producono il vizio.
Pertanto (per continuare nello stesso esempio), benché noi, quando siamo disprezzati, non
consentiamo ai moti dell'impazienza anzi combattiamo contro di essi con i tre modi indicati
sopra, nondimeno se non ci abitueremo con molti e frequenti atti ad amare il disprezzo e a
rallegrarcene, non ci potremo mai liberare dal  vizio dell'impazienza  il quale, per la nostra
inclinazione alla reputazione propria, si fonda nell'aborrimento del disprezzo. E finché resta viva,
la radice viziosa va sempre germogliando in maniera da rendere languida la virtù, anzi talora da
soffocarla in tutto e da tenerci inoltre in continuo pericolo di ricadere in ogni occasione che ci si
presenti. Dalle quali cose ne segue che senza i detti atti contrari non possiamo mai acquistare la
vera abitudine alle virtù. Si avverta per giunta che questi atti devono essere tanto frequenti e in
tale numero da potere del tutto distruggere l'abitudine viziosa, la quale, siccome per molti atti
viziosi ha preso possesso nel nostro cuore, così con molti atti contrari la si deve svellere da
quello per introdurvi l'abitudine virtuosa. Anzi dico di più: per fare l'abitudine virtuosa si  16
richiedono atti buoni più degli atti cattivi necessari per fare l'abitudine viziosa; infatti quelli non
sono aiutati, come invece sono aiutati questi, dalla natura, corrotta dal peccato.
Oltre a quello che fin qui si è detto, aggiungo che se la virtù che allora eserciti così richiede, devi
anche fare atti esteriori conformi agli interiori, come (per stare nel detto esempio) usare parole di
mansuetudine e di amore e servendo, se puoi, chi ti è stato noioso e contrario in qualunque modo.
E quantunque questi atti tanto interiori quanto esteriori fossero o ti paressero accompagnati da
tanta debolezza di spirito da sembrarti di farli contro ogni tua voglia, non per questo li devi in
alcun modo tralasciare: per quanto deboli essi siano, ti tengono ferma e salda nella battaglia e ti
agevolano la strada alla vittoria.
Sta' ben attenta e raccolta in te stessa per combattere non solo contro le voglie grandi ed efficaci,
ma ancora contro le piccole e deboli di ciascuna passione, perché queste  aprono la strada alle
grandi, onde poi si generano in noi le abitudini viziose. E dalla poca cura che alcuni hanno avuto
di sradicare dai loro cuori queste vogliette, dopo aver superato le maggiori della medesima
passione, è avvenuto loro che quando meno vi pensavano sono stati assaliti e vinti dagli stessi
nemici più gagliardamente e rovinosamente di prima. Ti ricordo inoltre di attendere a mortificare
e rompere alle volte le tue voglie anche di  cose lecite non necessarie, perché da questo
seguiranno per te molti beni e ti renderai sempre più disposta e pronta a vincerti nelle altre; ti
farai forte ed esperta nella battaglia delle tentazioni, fuggirai varie insidie del demonio e farai
cosa graditissima al Signore.
Figliuola, ti parlo chiaramente: se nel modo che ti ho detto andrai continuando in questi leali e
santi esercizi per riformare e vincere te stessa, ti assicuro che in poco tempo avanzerai molto e
diventerai spirituale davvero e non solamente di nome. Ma in altra maniera e con altri esercizi,
benché fossero, come tu credi, eccellenti e tanto dilettevoli al tuo gusto da sembrarti di stare in
essi tutta unita e in dolci colloqui con il Signore, non persuaderti di acquistare mai virtù e spirito
vero. Il quale (come ti ho detto nel primo capitolo) non consiste né nasce dagli esercizi piacevoli
e conformi alla nostra natura, ma da quelli che la mettono in croce con tutti i suoi atti: onde,
rinnovato l'uomo per mezzo delle abitudini alle virtù evangeliche, lo congiungono al suo
Crocifisso e Creatore.
Non v'è chi dubiti che siccome le abitudini viziose vengono a farsi con molti e frequenti atti della
volontà superiore mentre cede agli  appetiti del senso, così viceversa le abitudini alle virtù
evangeliche si acquistano facendo spesso e spessissime volte atti conformi alla volontà divina, da
cui siamo chiamati ora a questa, ora a quell'altra virtù. E siccome la nostra volontà non può mai
essere viziosa e terrena per quanto sia battagliata dalla parte inferiore e dal vizio finché a quella
non cede e s'inchina, così non sarà mai virtuosa e congiunta con Dio, benché molto vivamente
sia chiamata e combattuta dalle ispirazioni e dalla grazia divina, finché quando ce n'è bisogno
non si conforma ad essa con gli atti interni e con quelli esterni.

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