sabato 17 novembre 2012

10 IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE di LORENZO SCUPOLI


CAPITOLO IX
Un'altra cosa da cui si deve guardare l'intelletto perché possa discernere bene
L'altra cosa da cui dobbiamo difendere l'intelletto è  la curiosità perché, riempiendolo noi di
pensieri nocivi, vani e impertinenti, lo rendiamo inabile e incapace di apprendere ciò che più
appartiene alla nostra vera mortificazione e perfezione. Per cui tu devi essere come morta in tutto
a ogni investigazione delle cose terrene non necessarie, sebbene lecite.
Restringi sempre il tuo intelletto quanto puoi e ama di farlo stolto. Le novità e le vicissitudini del
mondo, piccole e grandi, per te siano appunto come se non fossero; e se ti sono offerte, opponiti
loro e scacciale lontano da te. Nel desiderio di intendere le cose celestiali fa' in modo da essere
sobria e umile, non volendo sapere altro che Cristo crocifisso (cfr. 1Cor 2,2; Gal 6,14; 1Cor
1,23), la vita e la morte sua e quanto da te domanda. Allontana da te tutto il resto e farai cosa
molto gradita a Dio, il quale considera suoi cari e diletti coloro che desiderano da lui e cercano
quelle cose che bastano per amare la sua divina bontà e per fare la sua volontà. Ogni altra
domanda e ricerca è amor proprio, superbia e inganno del demonio. Se tu seguirai queste norme
potrai sfuggire a molte insidie perché, vedendo l'astuto serpente che in quelli che attendono alla
vita spirituale la volontà è gagliarda e forte, tenta di abbattere il loro intelletto per farsi così
padrone di questo e di quella. Onde è solito  molte volte dar loro sentimenti alti, vivi e
stravaganti; e li concede massimamente alle persone acute e di grande ingegno e che sono facili a
montare in superbia perché, occupate nel diletto e nella meditazione di quei punti nei quali
falsamente si persuadono di godere Dio, si dimentichino di purificare il cuore e di attendere alla
conoscenza di se stessi e alla vera mortificazione. Irretiti così nel laccio della superbia, si fanno
un idolo del proprio intelletto. Da questo ne segue che a poco a poco, senza accorgersene, si
convincono di non avere bisogno del consiglio e ammaestramento altrui, essendo già abituati a
ricorrere in ogni evenienza all'idolo del proprio giudizio. Questa è cosa di grave pericolo e molto
difficile a curarsi, perché è più pericolosa la superbia dell'intelletto che della volontà: essendo la
superbia della volontà manifesta al proprio  intelletto, facilmente un giorno potrà curarla
obbedendo a chi deve. Ma chi ha ferma opinione che il suo parere sia migliore di quello di altri,
da chi e come potrà essere sanato? Come si sottoporrà al giudizio di altri, che non ritiene tanto
buono quanto il suo proprio? Se l'occhio dell'anima, che è l'intelletto, con cui si doveva
conoscere e purificare la piaga della superba  volontà è infermo, cieco e pieno della stessa
superbia, chi lo potrà curare? E se la luce diventa tenebre e la regola fallisce, che ne sarà del
resto? Perciò tu opponiti per tempo a così pericolosa superbia, prima che ti penetri nelle midolla
delle ossa. Rintuzza l'acutezza del tuo intelletto: sottoponi facilmente il tuo parere a quello altrui;
diventa pazza per amore di Dio e sarai più saggia di Salomone

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