domenica 4 dicembre 2011

IL ROSARIO PREGATO DAI BAMBINI******MISTERI DOLOROSI ******

IL ROSARIO PREGATO DAI BAMBINI******MISTERI DOLOROSI ******


IL ROSARIO PREGATO DAI BAMBINI
UN MAZZO DI ROSE
Il rosario è composto da tante preghiere rivolte a Maria, la mamma di Gesù. Ogni preghiera ricorda un fatto della vita di Gesù o di Maria. Questi fatti sono chiamati misteri, non perché siano difficili da capi­re, ma perché sono il segno, la prova dell'amore di Ge­sù e di Maria per noi. Pregando quei fatti, dobbiamo scoprire il mistero di questo grande amore. Nella vita di Gesù e di Maria vi sono episodi belli che hanno procurato a Maria tanta gioia, tanto gaudio: sono i misteri gaudiosi. Vi sono episodi che mostrano la cattiveria degli uo­mini verso Gesù, episodi che hanno fatto soffrire Maria: sono i misteri dolorosi. Infine vi sono episodi che ricordano la felicità, la gloria che Dio ha concesso a Maria e a Gesù: sono i mi­steri gloriosi. Pregando questi misteri noi rendiamo omaggio a Maria. E come se le offrissimo un mazzo di rose. Le rose sono fiori bellissimi, però hanno le spine. I petali delle rose rappresentano i momenti gaudiosi e gloriosi della vita di Gesù e di Maria; le spine, i momenti dolorosi. Non vogliamo offrire a Maria le spine. Esse ci ri­cordano che non dobbiamo mai far soffrire Maria e Ge­sù con la nostra cattiveria. Offrendo questo mazzo di rose a Maria, vogliamo rivivere, con lei e con Gesù, i momenti felici o tristi del­la loro vita. Possiamo incominciare il rosario pregando il Padre nostro, poi ad ogni mistero possiamo recitare un'Ave Maria, o il Gloria al Padre. Basta anche meditare un solo mistero. L'importante è pregare con il cuore. Alla fine possiamo recitare una Salve, o Regina, o le invoca­zioni a Maria. Ad ogni mistero chiediamo alla Madonna di aiutare qualche persona che soffre, che piange, che ci vuole be­ne. Possiamo pregare per i bambini che muoiono di fa­me, per i malati, gli handicappati, i poveri, gli anziani. Possiamo pregare per il papa, per i vescovi, i sacerdoti, le suore, i missionari, i nostri insegnanti, i nostri genito­ri, i nostri nonni. Tutti abbiamo bisogno dell'aiuto di Maria che è la mamma di ogni uomo. Maria ci ascolta sempre, perché ci vuole bene come ha voluto bene a suo figlio Gesù.
Padre nostro,che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frut­to del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Co­me era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Salve, o Regina, madre di misericordia; vita, dolcez­za e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva: a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.


INVOCAZIONI A MARIA

Maria, mamma di Gesù, prega per noi tuo Figlio benedetto.
Maria, mamma di tutti i bambini del mondo, ricordati di noi e accoglici fra le tue braccia.
Maria, che sei senza peccato, perdona la nostra cattiveria.
Maria, che hai tanto sofferto, aiuta e conforta quelli che sono nel dolore.
Maria, regina degli angeli e dei santi, proteggimi da tutti i pericoli.
Maria, regina della pace, fa smettere le guerre che insanguinano la terra.
Maria, madre dolcissima, resta vicina a noi nell'ora della nostra morte.
Maria, nostra gioia, portaci in cielo accanto a te e a Gesù.

****************************

MISTERI DOLOROSI

1. GESU’ PREGA NELL’ORTO DEGLI ULIVI






Fino all'età di trenta anni Gesù rimane a Nazaret. Dopo la morte di Giuseppe lavora come falegna­me. Poi lascia la mamma per compiere la missio­ne che il Padre celeste gli ha affidato. Per tre anni, insieme con gli apostoli, percorre le strade della Palestina. Insegna agli uomini che Dio è un Padre buono, guarisce i malati, concede il perdono ai peccatori, conforta i poveri, fa amicizia con i bambini, rimprovera i ricchi sicuri di sé, smaschera gli ipocriti. Le persone ricche e potenti lo temono. I poveri e i piccoli gli vogliono bene. Le autorità ebraiche e i sacerdoti del tempio sono preoccupati. Non capiscono che Gesù è il Salvatore pro­messo dai profeti. Pensano che sia un bestemmiatore, un imbroglione. Cercano di catturarlo per ucciderlo. Ma hanno paura della gente che vuole bene a Gesù. Allora, di nascosto, si accordano con un apostolo, Giuda Isca­riota, perché consegni Gesù nelle loro mani. Giunge l'ora per Gesù di offrire volontariamente la propria vita per cancellare i peccati degli uomini. La vi­gilia della sua passione, dopo aver cenato con gli aposto­li, si reca in un orto vicino a Gerusalemme. E’ notte. Gli apostoli che lo accompagnano si addormentano sotto gli ulivi. Gesù è molto triste. Pensa a Giuda che lo tradisce. Pensa agli apostoli che dormono indifferenti. Pensa alle sofferenze che lo aspettano. Si inginocchia e, con la fronte sulla nuda terra, invoca Dio:  - Padre, aiutami in quest'ora. Arriva Giuda con un gruppo di soldati mandati dai sacerdoti del tempio. Sono armati di spade e bastoni co­me se Gesù fosse un brigante. Lo catturano e gli legano le mani dietro la schiena. Gli apostoli si svegliano, sba­digliano, poi spaventati scappano via. Abbandonano il loro amico e maestro nelle mani dei malfattori.



O Maria, sei stata vicina a Gesù nei momenti più importanti della sua vita, quelli belli e quelli brutti. Con il cuore e con la mente sei stata sempre vicina a lui. Hai sofferto nel silenzio, senza lamentarti. Fa’ che io non abbandoni mai il mio amico Gesù. Fa’ che non lo tradisca mai e non mi vergogni di lui. Fa’ che io sopporti il dolore e la solitudine con coraggio. 


2. GESU’ E’ FRUSTATO DAI SOLDATI ROMANI








Gesù viene condotto davanti ai sacerdoti del tem­pio e alle autorità ebraiche, radunate in casa di Caifa che è il loro capo. Le autorità stanno se­dute in cerchio. Hanno la faccia molto seria. Si lisciano nervosamente le barbe bianche. Hanno già deciso di condannare a morte Gesù. Studiano ora qualche scusa per giustificare la loro sentenza. Caifa si alza in piedi e chiede a Gesù:    - Sei tu il Figlio di Dio benedetto? Gesù fissa Caifa negli occhi e risponde a voce ferma: - Io lo sono! I capi ebrei si tappano le orecchie scandalizzati. Caifa, rosso in faccia, per dimostrare che è molto arrab­biato, si strappa un lembo del mantello che lo ricopre. Poi, rivolto ai sacerdoti, grida con voce stridula: - Avete sentito? Avete sentito, vero? Ha bestem­miato! Dio non può avere figli! Non abbiamo bisogno di altre prove! Quest' uomo è colpevole! Deve morire! I capi ebrei potevano condannare a morte, ma solo il rappresentante dell'imperatore, il procuratore roma­no, poteva far eseguire la sentenza. Gesù viene portato da Ponzio Pilato, procuratore in quegli anni. Sta per spuntare l'alba. Pilato è costretto ad alzarsi da letto. Ha fatto un brutto sogno. E’ ancora mezzo ad­dormentato. E’ seccato e annoiato per quel contrattempo. I nemici di Gesù sussurrano in un orecchio a Pilato: - Condanna quest'uomo. Si è vantato di essere il re dei giudei. Pilato si stropiccia gli occhi e chiede a Gesù:  - Sei il re dei giudei? Gesù tace. Molta gente si è radunata davanti al pa­lazzo di Pilato sobillata dai sacerdoti. Pilato non ha mo­tivi per condannare Gesù. La gente dalla piazza grida:  - Crocifiggi Gesù! Sperando di commuovere la folla, Pilato fa frustare Gesù dai suoi soldati.


O Maria, la gente che Gesù aveva aiutato, ora grida contro di lui, Gesù non ha fatto nulla di male, ma accetta di essere frustato per farci capire quanto siamo cattivi e ingiusti. Per farci capire la sua pazienza e il suo amore. O Maria, domanda perdono per noi a tuo figlio. Fa’ che siamo sempre riconoscenti a chi ci fa del bene.

  
3. GESU’ E’ CONDANNATO A MORTE E CORONATO DI SPINE






Dopo averlo fatto flagellare, Pilato presenta Gesù alla folla e dice: - Ecco l'uomo! Volete ancora che lo condanni a morte? Ha già sofferto abbastanza... Ma la folla grida: - Condannalo a morte! Altrimenti non sei amico dell'imperatore!
Pilato alza il braccio per far tacere la gente. Si fa portare un catino di acqua. Si lava simbolicamente la punta delle dita e dice con una smorfia: - Io sono innocente del sangue di questo giusto. Poi consegna Gesù ai soldati perché eseguano la sentenza. Prima di condurre il condannato a morte sul Calvario per crocifiggerlo, i soldati vogliono divertirsi un po'. Non sanno mai come passare il tempo. Sono an­noiati. Inventano un gioco. Un soldato mette indosso a Gesù il proprio mantel­lo rosso. Un altro gli infila tra le mani una canna come se fosse uno scettro. Un altro, badando bene a non pun­gersi le dita, intreccia una corona di spine e la calca sulla testa di Gesù. Tutti fanno finta di inginocchiarsi e di chinarsi da- vanti a Gesù e dicono con sorrisi di scherno: - Salve, o re dei giudei! E gli danno schiaffi e pugni e gli sputano in faccia. Per loro Gesù è come se fosse già morto. Gesù chiude gli occhi e non si lamenta. Ha il volto coperto di sputi e di sangue, ma sembra lo stesso un vero re. I soldati si stancano di questo gioco crudele. Tolgo­no il mantello a Gesù e gli sciolgono le mani. Poi lo por­tano nel cortile e gli caricano sulle spalle la croce. La co­rona di spine però non la tolgono per non perdere altro tempo. Adesso hanno fretta. Maria è in mezzo alla folla nella piazza. Ma non può fare niente per Gesù. E nessu­no del resto le dà retta.


O Maria, vorrei confortarti. Vorrei farti dimenticare la crudeltà della folla e dei soldati romani. Riconosco che Gesù è il re del mondo e lo adoro. Voglio che regni sempre nel mio cuore. Prego perché tutti facciana parte del suo regno d’amore, di giustizia e di pace.

  
4. GESU’ SALE AL CALVARIO PORTANDO LA CROCE






La crocifissione era la morte riservata agli schiavi, agli assassini, ai ladri. Assieme a Gesù vengono condotti al Calvario, per essere crocifissi, due ladri. La folla che si era radunata in piazza accompagna il corteo dei condannati. Fra la gente c'è anche Maria, la mamma di Gesù. E’ pallida e non ha più lacrime. Gio­vanni, l'unico apostolo che non è scappato, le sta vicino. Alcune donne buone e pie la sorreggono. Altre donne di Gerusalemme si lamentano e fingono di strapparsi i capelli. Il loro mestiere è di piangere a tutti i funerali. Gesù guarda la mamma. Vorrebbe consolarla, ma non trova le parole. Maria non ha neppure la forza di parlare. Vorrebbe solo togliere dalla testa del figlio quella corona di spine che deve fargli tanto male. Ma non può avvicinarsi troppo perché i soldati tengono la gente a una certa distanza. Gesù dice alle donne che si lamentano: - Non piangete sopra di me, ma sopra voi stesse e sopra i vostri figli. Gesù cade perché la croce gli scivola dalle spalle e la strada è piena di buche e di sassi. I soldati lo costringono a rialzarsi a furia di calci e colpi di frusta. Quando si accorgono che Gesù è troppo debole, obbligano un uomo, un certo Simone di Cirene, a portare la croce per un tratto di strada. Maria con lo sguardo ringrazia Simone. Vorrebbe gridare ai soldati:  - Non fate del male a Gesù! È buono! Io lo so... è mio figlio! Ma riesce appena a muovere le labbra e poi c'è troppa confusione. Il corteo arriva sulla cima del Calvario. I soldati for­mano un cerchio e tengono lontani i curiosi e le donne. Anche Maria e Giovanni devono stare dietro i soldati.


O Maria, la croce di Gesù rappresenta il peccato di tutti gli uomini. La mia cattiveria, il mio egoismo, la mia pigrizia pesano sulle spalle di tuo figlio e lo fanno cadere. Fa’ che io riconosca i miei peccati. Fa’ che io pianga sui miei peccati. Dammi la forza di rialzarmi dai miei peccati . Fa’ che la mia compassione per Gesù non sia finita.

  
5. GESU’ VIENE CROCIFISSO E MUORE







I soldati spogliano i tre condannati. Poi li distendono ognuno sopra la propria croce e inchiodano loro le mani e i piedi. Le tre croci vengono innalzate e piantate per terra. Sopra la croce di Gesù i soldati appendono un car­tello con la scritta: «Gesù di Nazaret, re dei giudei». I soldati hanno ancora voglia di scherzare e conti­nuano nel crudele gioco che hanno inventato. Ma Gesù, anche sulla croce, sembra un vero re. Ora i soldati lasciano che la gente si avvicini. Ma or­mai la folla è stanca e comincia ad annoiarsi. Lo spetta­colo è finito e molti tornano a casa. Maria, Giovanni e alcune pie donne rimangono sotto la croce di Gesù. Gesù vede la mamma e l'apostolo e dice:  - Donna, ecco tuo figlio. Poi dice a Giovanni:  - Ecco tua madre. Poi prega il Padre e dice: - Perdona quelli che mi hanno crocifisso. Verso le tre del pomeriggio nuvole oscure e minac­ciose hanno coperto il sole. Le croci, le facce della gen­te, le corazze dei soldati, le mura di Gerusalemme, tutto ha assunto un colore livido, violaceo. La terra trema co­me per un terremoto. Gesù dice: - Padre, nella tue mani affido la mia vita. Poi china la testa sulla spalla e muore. Un soldato, per essere sicuro che Gesù è proprio morto, gli trafigge il petto con la lancia. La sera dello stesso giorno, alcuni amici distaccano il corpo di Gesù dalla croce e lo mettono in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Davanti all'entrata del se­polcro rotolano una grande pietra.



O Maria, sulla croce Gesù mi ha affidato a te. Insegnami a sacrificarmi per la gioia degli altri. Insegnami a pregare il Padre anche quando sono nel dolore. Insegnami a perdonare quelli che mi fanno del male.  

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.