giovedì 21 aprile 2011

(Lc 16,19-31) Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

VANGELO
 (Lc 16,19-31) Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: 
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. 
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore
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LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Ti imploro Spirito Santo,di aiutarmi a capire e a vivere la parola del Signore,con tutto il cuore,con tutta l'anima e con tutta la mente.Amen.

In questo brano,Luca,ci racconta una parabola che Gesù racconta ai farisei,ma che potrebbe raccontare anche a noi nei giorni nostri.
Noi che siamo presi da mille progetti,da mille traguardi da raggiungere per migliorare la nostra posizione sociale,per avere la macchina più bella,la casa più bella,la vacanza più esotica..e non pensiamo che con il nostro lusso,o addirittura con quello che noi definiamo normalità,potremmo sfamare chi MUORE DI FAME.
Un terzo del mondo vive nella più completa indigenza,e molti sono quelli che tra di noi, non riescono a mettere più di un pasto al giorno sulla tavola, ma molti fingono di non vedere,o peggio ancora, li criticano per la loro condizione,accusandoli di non saper darsi da fare per migliorare la propria condizione.
Ma non è solo una questione di ricchezza materiale,ma di indifferenza totale delle disgrazie altrui,a volte una parola buona ,un po' di pazienza,un po' di fiducia,possono salvare una persona dalla disperazione,ma sembra che il mondo vada troppo di fretta per perdere tempo in queste piccole e banali cose,neanche il tempo di un sorriso,di chiedere come stai?
Di saper ascoltare,di saper porgere una spalla su cui piangere.
Troppo tardi ci renderemo conto di aver sbagliato,perchè se non entriamo da subito in contatto vero con la parola di Dio,non capiremo,che non basta non sbagliare,ma che a volte è proprio la nostra indifferenza il peccato peggiore.Non aspettiamo di trovarci davanti al giudizio di Gesù per sapere se abbiamo dato da mangiare all'affamato,vestito l'ignudo,confortato la vedova o l'afflitto.Apriamo gli occhi al nostro prossimo,a quello che è più vicino a noi,a quello che il Signore ci manda davanti,a quello che non conosciamo,ed in questo modo,con le opere di misericordia e carità,salveremo la nostra anima.
Beati i poveri e gli afflitti,perchè di essi sarà il regno dei cieli-----Non è la ricchezza che ci condanna, ma l'indifferenza.
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